Addio a un grande coach. Enzo Calzaghe, un sardo che si è fatto onore nel mondo

Alla fine, come spesso accade, ha vinto il male.
Enzo Calzaghe non ce l’ha fatta.
Se ne è andato per sempre lunedì, 17 settembre 2018.
Era nato a Bancali, una piccola frazione in provincia di Sassari, il giorno di Capodanno del 1949. Due anni dopo la famiglia si era trasferita nel Bedfordshire. Era cresciuto da quelle parti, era andato a scuola con Joe Bugner, futuro campione europeo dei pesi massimi. Era stato lui a consigliare all’amico di dedicarsi al pugilato, era certo che l’avrebbe aiutato a difendersi dai bulli che avevano cominciato a dargli fastidio.
A 13 anni, nuovo cambiamento. La famiglia tornava in Sardegna e lui, ovviamente, era con loro. Provava a fare il calciatore, sembrava potesse essere la strada giusta, dicono che avesse addirittura giocato in una squadra assieme a Gianfranco Zola.
Ma non riusciva a sentirsi a suo agio, il percorso era troppo lungo e lui aveva fretta di arrivare. Cambiava così obiettivo, assieme ai fratelli Sergio e Uccio formava un gruppo musicale. Erano giovani, non si lasciavano spaventare dai sacrifici e avevano spirito d’avventura. Se ne andavano in giro per l’Europa. Dormivano dove potevano, mangiavano quando trovavano qualcosa che costasse davvero poco.

Non so se ad Enzo piacessero gli hamburger, sicuramente gli piaceva quella ragazza che li preparava in un pub del Galles. Faceva di tutto per conoscerla, per uscire con lei. Quattro settimane dopo lui e Jackie erano sposati. È stata la sua fortuna.
Si trasferiva in Inghilterra, poi in Galles. Guidava i bus, vendeva finestre, e intanto continuava a suonare.
La famiglia cresceva. Nasceva Joseph William, poi arrivavano anche Sonia e Melissa. Quando Joe aveva nove anni, Enzo riviviva da papà un vecchio incubo. Il ragazzo era molestato dai bulli a scuola. Per lui valeva l’antica regola, la boxe era la cura giusta.
Cominciava ad allenarlo, non avrebbe più smesso.
È stato al suo angolo nei 120 match da dilettante (110-10-0) e nei 46 da professionista (46-0, 32 ko, mondiale delle quattro maggiori sigle, seppure in tempi diversi, nei supermedi).
È stato anche l’uomo che gli ha consigliato di smettere.
Nel discorso in cui annunciava il ritiro, il campione riservava parole di grande affetto per il papà: “Sono stato fortunato ad aver avuto una carriera fantastica, devo ringraziare tutte le persone che sono state al mio fianco e mi hanno aiutato a ottenere tutto. Ovviamente i miei ringraziamenti speciali vanno alla mia famiglia e, soprattutto a mio padre Enzo, che prima mi ha incoraggiato a indossare i guantoni e poi è stato al mio angolo per tutti i combattimenti che ho disputato”.
Enzo Calzaghe ha guidato al mondiale anche Enzo Maccarinelli e Gavin Rees. È stato il coach di altri veri campioni, tra cui Nathan Cleverly.
Ha ricevuto i premi The Ring Magazine Trainer of the Year e Boxing Writers Association of America. È stato uno dei più grandi maestri che la Gran Bretagna abbia mai avuto.

Nelle prime ore della giornata di sabato 15 settembre si era sparsa la voce che fosse morto.
Poco dopo era arrivata la smentita.
“È una falsa notizia. Mio zio è vivo, ma sta molto male. Per cortesia vogliate rispettare i sentimenti della nostra famiglia in questo momento così difficile” aveva detto la nipote Carrie.
Stavolta purtroppo non ci saranno smentite.
“La famiglia, devastata, annuncia la morte dell’amato Enzo. Joe e tutta la famiglia Calzaghe ringraziano il pubblico per il loro affetto e le parole di incoraggiamento. Un ringraziamento particolare per il sostegno che ci ha offerto l’intera comunità della boxe. Enzo ha condotto una vita incredibile sia all’interno che all’esterno della palestra di pugilato e la sua perdita è devastante per la nostra intera famiglia”.
Poi, i Calzaghe hanno chiesto cortesemente rispetto per il loro dolore.
Se ne è andato così un italiano che si è fatto onore, con il lavoro e i risultati. E non ha mai dimenticato le sue origini. Quando poteva, tornava in Sardegna dove aveva vissuto momenti meravigliosi.
La boxe piange una altro fuoriclasse.

 

 

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