Assurdità, difetti e pericoli di un calcio totalmente dipendente dalla Tv

Il calcio in chiaro scompare dagli schermi televisivi italiani. I gol saranno visibili solo dopo le 22, Telegiornali esclusi. E non è tutto. Chi comprerà i diritti della Serie A potrà decidere anche la collocazione delle partite per cui avrà pagato. Sceglierà giorno (sabato, domenica o lunedì) e orario (12:30, 15:00, 18:00 o 20:30). Per finire, chi vorrà essere certo di non perdere una partita dovrà comprare due abbonamenti, salvo accordi commerciali fra gli operatori licenziatari.

E c’è qualcuno che scrive, Giuseppe Cruciani sul Corriere dello Sport-Stadio, che tutto questo è giusto e sacrosanto, che così gira il mondo. E non gira male.

Così facendo usa una chiave di lettura che distorce la visione del problema, che non è il rapporto tra la televisione e il tifoso, ma quello tra la televisione e lo sport. Un rapporto malato da entrambe le parti. Dispotico da un lato, miope dall’altro.

La Lega di Serie A chiede 1,1 miliardi di euro dividendo l’offerta in tre pacchetti: 452 milioni (anticipo del sabato, due partite della domenica: pomeridiana e serale); 408 milioni (una gara pomeridiana del sabato, due della domenica, il serale della domenica); 240 milioni (serale del sabato, 12:30 e 15:00 domenica).

Senza i diritti televisivi, in Italia il calcio morirebbe.

Il 64% del fatturato dell’industria del pallone viene infatti da lì (in Inghilterra è il 53%, in Spagna il 51%, in Francia il 44%, in Germania il 34%). Il resto degli introiti basta a malapena a pagare le spese di gestione: 11% ricavo vendita biglietti allo stadio, 25% sponsor e area commerciale.

Il rapporto calcio/televisione è comunque bilaterale e lo sarà fino a quando il banco riuscirà a pagare.

Sono oltre 23 milioni gli italiani interessati al pallone, quasi cinque milioni si sono abbonati alle pay tv. Ma attenzione perchè 3,7 milioni sarebbero pronti a lasciare Sky e Mediaset Premium nel caso in cui non avessero più la Serie A.

Il calcio non vivrebbe senza quei soldi. Le televisioni a pagamento non vivrebbero senza il calcio.

Prima o poi la contrazione della promozione globale del calcio, data in appalto esclusivo alle tv a pagamento, potrebbe anche ridurne il richiamo sul grande pubblico. E allora ci si renderebbe conto dell’errore madornale fatto in questi ultimi anni. La boxe, tanto per fare un esempio, è caduta nel grande inganno. In America l’avvento della pay per view ha portato a guadagni inimmaginabili per pochi pugili (Mayweather ha un reddito doppio rispetto a quello di Messi), ma ha anche azzerato la popolarità della maggior parte degli attori. Una volta in America erano in trenta milioni a guardare un match mondiale sul piccolo schermo, oggi quando si raggiunge il milione di spettatori si balla il mambo per una settimana. Quasi nessuno, al di fuori della nicchia dei fedelissimi, conosce i protagonisti contemporanei. Tutti, ieri, sapevano chi fossero Ali, Tyson, Benvenuti, Mazzinghi, Loi, Frazier, Hagler o Leonard.

I principali quotidiani americani (New York Times, Washington Post, Wall Street Journal, Boston Globe) hanno recentemente raccontato in un convengo, attraverso le voci dei loro direttori, la svolta epocale nella gestione dell’informazione. I loro giornali hanno ribaltato il concetto che privilegiava la pubblicità rispetto alla vendita nelle edicole o agli abbonamenti sul web. Qualità, rigore e professionalità alle dipendenze di un prodotto che venda il massimo è stata la chiave che ha portato il New York Times a quattro milioni di abbonamenti e gli altri a ridurre il passivo, a guadagnare copie e introiti. La pubblicità accompagna lo sviluppo dell’azienda editoriale, ma non impone tempi e scelte, non ha più un ruolo di debordante protagonismo.

Mi rendo conto che è difficile fare questi esempi a chi ha un ruolo amministrativo nel calcio. I bilanci sono lì a testimoniare quanta poca lungimiranza gestionale abbia la maggior parte delle società.

Uno sport che affida il 64% dei propri introiti a una sola fonte non può vivere sonni tranquilli.

Il mondo gira così, e gira male.

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