Il Re Leone ha 24 anni, la sua vita è già piena di storie da raccontare…

WIlfredo Leon è diventato padrone del mondo a 17 anni.

Nello sport è un traguardo a cui arrivano così in fretta solo i fuoriclasse assoluti. Ci sono riusciti Pelè, Boris Becker, il pugile Wilfredo Benitez.

Leon viene da Cuba e si porta dietro un soprannome impegnativo: “il migliore”. Un talento assoluto a cui gli americani hanno subito regalato un’etichetta: “natural born killer”. Un assassino nato. Nel senso che lo sport regala a questo termine termine, per carità. Uno che uccide le partite, che non fallisce mai quando è chiamato a tirare l’ultimo colpo, quello decisivo.

Wilfredo non tradisce l’emozione. Non l’ha fatto quando è stato chiamato all’esordio in World League a 14 anni, perché mai dovrebbe farlo adesso?

L’ho visto giocare da bordo campo, ho parlato con lui tanti anni fa, quando è venuto in Italia per i Mondiali del 2010. Faccio un salto all’indietro nel tempo e racconto la sua storia come ho fatto in quei giorni. Una storia che lui stesso mi ha narrato.

Cammina ondeggiando. Il bacino leggermente in avanti, le spalle che oscillano. È alto, 2.02 e continua a crescere. In un anno è stato capace di salire di altri due centimetri.

È sempre stato un fenomeno, ma è anche uno che non se l’è mai tirata.
Mi viene incontro col sorriso, si piega appoggiandosi al cancelletto che in zona mista separa i giocatori dai giornalisti. Vuole scendere alla mia altezza, deve piegarsi molto. Non è uno a cui piace guardarti dall’alto in basso.

Indossa due collane con tre medagliette.

La prima ha l’immagine di Gesù Cristo, la seconda è blù/bianca/rossa e ricorda i colori della bandiera cubana, la terza ha inciso un leone. È il suo segno zodiacale, il nome originale ma anche il grido di battaglia dei tifosi.

È il Re Leone per chiunque ami Cuba e la pallavolo.

leon0

Ha provato con il baseball, ma il volley gli è piaciuto di più.

«Mamma mi ha insegnato a giocare quando avevo sei anni. Mi ha spiegato per ore come fare il servizio. Diceva che era la chiave di tutto».

Alina del Rosario Venero Boza è stata pallavolista con la squadra di Santiago di Cuba, la città dove Wilfredo è nato il 31 luglio del ’93, appena quattro giorni dopo il volo- record nel salto in alto di 2.45 di Javier Sotomayor: uno che ha fatto la storia dello sport nell’isola e nel mondo.

Il giovanotto che mi sta davanti ha solo 17 anni, ne aveva 14 quando il 21 giugno 2008 ha esordito in World League contro la Russia. Sei punti, compreso quello decisivo. Il più giovane pallavolista che abbia mai debuttato nel torneo.

«Non ero emozionato, né spaventato. Mi sentivo solo felice, perché avevo raggiunto quel che avevo sognato da quando avevo cominciato a giocare».

Orlando Samuel Blackwood è il coach storico di Cuba. Quando gli chiedo di descrivermi Wilfredo, sorride.

«Se si vuol spiegare con un esempio cosa sia il talento, bisogna dire solo due parole: Wilfredo Leon. Ha tutto. Testa, fisico, tecnica. Vola alto, fuori dal mondo degli umani. Non si spaventa di niente. E’ un ragazzo e si comporta come tale. Ma in campo è un punto di riferimento, come un vecchio del gruppo».

Cuba vs Dominicana Norceca 1.JPG

Miglior giocatore, miglior marcatore, miglior servizio a livello giovanile. Tra i i migliori anche tra i grandi, nonostante la giovane età.

Ha scelto di giocare con il numero 1.

Perché?

«La vita comincia e finisce con quel numero

Pausa.

«Amo la matematica, il nostro gioco in fondo è fatto di posizioni, aree, calcoli

Ha l’aria serena di un ragazzo che sta vivendo un’esperienza affascinante. Ma non devo lasciarmi ingannare dalle apparenze. È un tipo tosto. Ad affrontare le difficoltà di tutti i giorni glielo ha insegnato il papà, Wilfredo León Hechavarría: non a caso maestro di lotta libera.

Attaccante e opposto, due metri e due centimetri di altezza. Schiaccia a 3.50, blocca a 3.46. Nelle finali di World League è stato uno dei migliori: 57 punti, alte percentuali in attacco e in ricezione. Altri numeri. Ma non sono quelli a raccontare la sua grandezza. Bisogna vederlo in campo per capire cosa voglia dire essere un talento. Blackwood ha ragione.

«Sto bene, stiamo bene, possiamo fare bene

Sorride di quello scioglilingua appena inventato, sgrana gli occhi e se ne va via inseguendo i sogni.

leon2

Il ct della nazionale vuole aggiungere qualcosa.

«Ha testa, fisico e tecnica. Vola in alto, fuori dal mondo dei giocatori normali.»

Tre medagliette e il numero 1 sono i segreti dietro cui nasconde una forza che non ha limiti.

Ancora un salto nel tempo. È il 2012, Wilfredo Leon resta fermo per un anno.

Il mondo delle favole non esiste più. Ha ricevuto un’offerta da un milione di dollari dall’estero, l’ha detto alla sua Federazione e quelli l’hanno squalificato per due anni. Hanno paura che se non l’avessero fatto, alla prima trasferta sarebbe scappato dietro i soldi.

Teofilo Stevenson ha detto no a cinque milioni di dollari per battersi con Muhammad Ali, Felix Savon ha detto no al doppio per affrontare Mike Tyson. Il giovane Leon può starsene buono nell’isola senza inseguire sogni capitalisti.

Così la pensano i capi dello sport e della vita a Cuba.

Nell’aprile del 2013 il Fenomeno scappa da Cuba assieme a Youandri Diaz. Vola in Polonia, a Rzeszow. Se ne va in quella città nel sud est della nazione, sulle sponde del fiume Wislok. Lì vive con la fidanzata e il manager, entrambi polacchi. L’ha chiamato l’Asseco Resovia, anche se ci sono da scontare i due anni di fermo prima che lui possa tornare in campo.

I boss della squadra pensano di fargli acquisire la nazionalità. Gli trovano un posto di lavoro nell’agenzia di Andrzej Grsyb, in due stagioni sarà cittadino polacco. Poi ci sarà il passo più grande. Leon vorrebbe giocare con quella nazionale ai Giochi Olimpici.

Il regolamento del Cio dice che se cambi nazionalità puoi farlo, ma soltanto tre anni dopo avere disputato l’ultima competizione con la maglia del tuo Paese di origine.

La World League 2012 è il punto di partenza, dal 2015 diventa libero di vestire i nuovi colori.

Firma un pre contratto per lo Zenit Karzan. Il colpaccio è messo a segno da Oleg Bryzgolov, il general manager della squadra russa. A spingere ad accelerare i tempi è la notizia che la squalifica è stata ridotta a un anno. Potrà scendere in campo subito, a inizio stagione 2014-15.

Wilfredo Leon Venero ha 21 anni.

Sembra che Cuba sia tutta la sua vita. Poi vola in Russia, dopo aver vissuto in Polonia. Forse cerca solo di capire dove sia davvero il futuro.

Adesso sembra abbia finalmente trovato una risposta a quasi tutte le domande.

Ha vinto quattro Champions League con lo Zenit Zarkan, oltre a un mondiale per club. È appena arrivato a Perugia, l’ha voluto il presidente Gino Sirci. Giocherà con la squadra di coach Lorenzo Bernardi.

Wilfredo Leon Venero non ha ancora 24 anni, ma ha già alle spalle un’incredibile storia da raccontare.

Advertisements