“Dentro i secondi” con Antonello Cossia da giovedì al Teatro Tram di Napoli

Francesco De Luca, capo dello sport de Il Mattino,  ha dedicato un articolo allo spettacolo “Dentro i secondi” che andrà in scena al Teatro Tram di Napoli (via Port’Alba, 30) da giovedì 12 a domenica 15 (i primi tre giorni alle ore 21, l’ultimo alle ore 18).

Lo show è diretto e interpretato da Antonello Cossia, attore, regista, autore che ha scritto e interpretato anche “A testa alta”: storia della vita del padre ex-pugile, atleta della nazionale azzurra che rappresentò l’Italia ai giochi olimpici di Melbourne in Australia, nel 1956.

I testi di “Dentro i secondi” sono di Franco Esposito e Dario Torromeo. Costumi: Annalisa Ciaranella, disegno luci: Angela Grimaldi, musiche a cura di Francesco Albano, produzione: Altrosguardo.

Protagonisti nell’ombra. Scudieri, accompagnatori preziosi dei primattori, spesso primattori anch’essi, mai avvezzi però alla prima pagina e al titolo a nove colonne.
Presenze fondamentali, essenziali, al fianco dei campioni, le cui vittorie sono sovente il prodotto del lavoro degli insostituibili: spalle preziose su cui poggiarsi quando la fatica diventa terribile, sparring, compagni d’avventura. Inamovibili, silenziosi, operosi, fedeli e fidati. Una vasta specie con connotati precisi. E oltre un secolo di opere risolutive: alcuni entrati con dolce prepotenza nella storia dello sport. Gunboat Smith, pugilatore all’inizio dell’altro secolo, si faceva prendere a pugni dal suo superiore: preparava il celebre Jack Johnson, l’odio dei bianchi d’America, alla conquista del mondo. E poi: Carrera e Milano, gli angeli di Coppi, Nobby Stiles il cattivo dell’Inghilterra che si prese la World Cup nel ’66; Lodetti e Bonini che correvano per Rivera e Platini…
Gli ultimi che diventano primi, e talvolta primi s’inventano davvero.
È l’immutabile magia dello sport.

Scrive Emanuela Audisio nella prefazione:
“Sono i Sancho Panza dello sport. Gonfiano i sogni altrui, li rendono materia. Danno concretezza alle imprese, anzi le cucinano e le sfornano calde. Fanno nascere romanzi sportivi strepitosi. Sudano, lottano, si sacrificano. Anche se ad alzare le braccia è sempre Don Chisciotte, non il suo fedele servitore. Sono l’ombra che lascia la grandezza. Sherpa di salite anche esistenziali. Nessuno ha mai capito chi glielo fa fare: troppa timidezza, disagio, generosità, masochismo. Danno il loro meglio agli altri, ai campioni che li sfruttano e li ricompensano con una carezza di gloria”.

Ecco un estratto della storia di Jimmy Ellis, amico e sparring di Muhammad Ali.

Era l’estate del Settantuno.
«Ciao campione»
«Ciao campione».
«Stavolta saremo rivali»
«Jimmy lo so che sei forte. Per diventare mio sparring devi essere veramente bravo».
«Ali ti rispetto, ma cercherò di batterti».
«Coraggio amico, andiamo a divertirci».
Jimmy cercava di mostrare all’altro la sua bravura, voleva fargli vedere quanto fosse migliorato. Centinaia di round di sparring gli avevano svelato ogni segreto di Ali. Poteva intuire quando sarebbe partito il jab sinistro, quando avrebbe provato a entrare con il diretto destro. Avrebbe potuto, ma non era riuscito a farlo.
Ali era tornato indietro nel tempo. Volava come una farfalla e pungeva come un’ape. Poi nel quarto round piazzava un destro che faceva tremare l’intero corpo di Ellis. Da quel momento il match viveva nell’attesa del colpo finale, con una storia che sembrava essere stata scritta molto tempo prima.
Nella dodicesima ripresa un montante sinistro di Ali centrava l’amico, lo scuoteva, rendeva traballanti le sue gambe.
Un’altra serie lo portava sull’orlo dell’abisso. A quel punto Ali si fermava, aspettava che accadesse qualcosa, che qualcuno ponesse fine a quella mattanza. L’arbitro Jay Adson capiva al volo il drammatico momento e chiudeva l’impari sfida.
«Ali perché ti sei fermato?»
«Ho visto nei suoi occhi una grande sofferenza».
«Ti sei fermato perché era un tuo amico?»
«Mi sono fermato perché è un uomo, come me. E io non voglio uccidere un uomo sul ring».
«È stato un match facile?»
«Sono stato in gamba, ho battuto il peso massimo più forte del mondo dopo di me».

L’idea per la realizzazione di questo spettacolo si basa sul libro scritto da Franco Esposito e Dario Torromeo: “Dentro i secondi” (Absolutely Free Editore), in cui gli autori spaziando su un ampio arco sportivo, tracciano trenta ritratti in cui più che la gloria, c’è la fatica di personaggi che appunto sono scavati nell’ombra, dove i riflettori non riescono ad arrivare, eppure abbiamo vissuti preziosi poiché senza la tenacia di costoro, tanti campioni non sarebbero saliti sul gradino più alto del podio, non avrebbero conquistato nelle varie discipline indagate quelle vittorie che li hanno consegnati attraverso il bacio della gloria alla Storia mondiale dello sport.

Dal calcio al pugilato, si snocciolano i racconti dei “secondi” che non corrono solo di lato o stanno all’angolo, ma hanno stoffa e talento di livello, che sacrificano e mettono a disposizione di altri per i motivi più diversi.

Campioni con poca gloria a cui è solo capitato di essere contemporanei di altri ancora più grandi e più luminosi come Jimmy Ellis, che fu allo stesso tempo sparring-partner ed anche avversario di “un certo” Cassius Clay-Muhammad Alì, sempre con molto rispetto reciproco.

Come Giovannino Corrieri, gregario di Gino Bartali, la maglia rosa più veloce della storia: la indossò a mezzogiorno, la sfilò qualche ora dopo, quando Koblet vinse la tappa del pomeriggio che avrebbe portato fino al termine del Giro 1950. Poche ore di gloria, una vita ad accudire Bartali in bicicletta. Tempo votato a sacrificarsi per il capitano nonostante una segreta ammirazione per Coppi.

Il ciclismo e il pugilato sono i più grandi fornitori di storie, ma c’è anche il calcio, l’atletica leggera, il canottaggio. Ritratti di accompagnatori preziosi, spalle fondamentali alle quali appoggiarsi quando la fatica diventa terribile. Vite da gregari, dunque, termine di cui non si abusa. Agonisti formidabili, votati alla discrezione, non attratti dalla pubblicità, abituati a sudare nel silenzio e nel sacrificio, lavoratori ostinati, coraggiosi, generosi. Non sono questi i vincenti da copertina, ma che risultano fasulli alla prima sconfitta, sgretolandosi in mille distrazioni che li allontanano dal percorso.

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