Floyd: L’ultimo match. Conor: L’ho trasformato in un messicano….

Sereno, senza scossoni anche il dopo match.

Sorridente Mayweather, sorridente McGregor, sorridente l’intervistatore di Showtime.

A parlare per primo è Floyd Mayweather jr.

“Questo è il mio ultimo incontro. Signore e signori, questo è il mio ultimo match”.

Una frase che avevo già sentito in almeno altre due occasioni.

Andiamo avanti.

“Stanotte ho scelto il giusto partner con cui danzare. Conor tu sei un diavolo di campione”.

Ghigno soddisfatto.

“Una vittoria è una vittoria, non importa come la raggiungi“.

Inevitabile la domanda sul 50-0, superato il record di Rocky Marciano. Questo dato statistico mi fa sempre innervosire. Sia perché non significa nulla, sia perché è stato raggiunto con l’aggiunta di un match facile, facile.

“Rocky Marciano è una leggenda, io spero un giorno di entrare nella Hall of Fame”.

Floyd Mayweather jr è un fuoriclasse, uno dei migliori. Ma è prigioniero di se stesso, vittima del proprio ego gigantesco. E a volte racconta favole anziché storie.

“Credo che abbiamo dato ai tifosi quello che volevano vedere. Sono venuto sempre avanti, non ho mai fatto un passo indietro. Ho regalato al pubblico una grande prestazione. Anche lui lo ha fatto. È molto meglio di quanto pensassi. È stato un avversario forte, ma io stanotte sono stato un uomo migliore”.

Poi, finalmente racconta.

“Il nostro piano era quello di prenderci il nostro tempo, andargli incontro, fargli tirare i suoi colpi pesanti all’inizio del match e poi metterlo via nel finale del combattimento. Nella MMA lui combatte 25 minuti a grandi ritmi. Dopo 25 minuti, ha cominciato a rallentare.”

Piomba sulla scena Conor McGregor.

“L’ho trasformato in un messicano! Stanotte ha combattuto come un messicano!”

Sorriso di intesa.

“Lui è molto attento sul ring. Non è veloce, non ha tutta quella potenza, ma è molto tranquillo. Penso sia stato un match incerto, l’arbitro l’ha interrotto troppo presto. Ero solo un po’ affaticato. Lui era molto più sereno di me, più tranquillo. Gliel’ho detto. È la serenità che ti hanno regalato i tuoi cinquanta match. Ma ripeto, ero affaticato non distrutto”.

 

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