UFC, match in Florida Trump: Congratulazioni USA: 1.245.775 casi

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Sabato scorso, 9 maggio, a Jacksonville (Florida) si è svolta una riunione di Ultimate Fighting Championship. La UFC è la più importante istituzione nel campo delle MMA (arti marziali).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la tutela sanitaria in questo periodo di pandemia da coronavirus ha indicato alcune regole base da seguire. Ne riporto quattro:

  1. Evitare contatti ravvicinati.
  2. Mantenere la distanza di almeno un metro. Nel caso non fosse possibile, coprire mento, bocca e naso con una mascherina.
  3. Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani.
  4. Evitare strette di mano e abbracci.Ovviamente nessuno dei partecipanti ha potuto rispettare queste regole. Non le hanno rispettate neppure gli arbitri e l’annunciatore Michael Buffer, che è entrato nell’ottagono senza mascherina.

    Sabato mattina, giornata dell’evento, Ronaldo Souza e i suoi due allenatori sono stati trovati positivi al coronavirus, erano asintomatici. Alloggiavano nell’albergo che ospitava tutti i partecipanti alla riunione. Gli altri atleti sono risultati negativi al test.
    Nessuno di loro è stato messo in isolamento.

    Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive Usa, si è posto in auto-isolamento dopo essere venuto a conoscenza di un caso positivo al coronavirus fra i membri dello staff della Casa Bianca. Lo stesso Fauci lo ha detto alla Cnn, mentre a riportare la notizia è stata l’agenzia Dpa. Secondo la Cnn, venerdì scorso Fauci è risultato negativo al test per Covid-19 ed ha avuto solo contatti “a basso rischio” con il personale, non in stretta vicinanza quindi con la persona poi risultata positiva.

    Bob Arum ha definito Dana White, boss della UFC: “Un irresponsabile“.
    La Top Rank di Arum e Frank Warren hanno rinviato a data da destinarsi la terza sfida per il mondiale massimi Wbc tra Tyson Fury e Deontay Wilder.

    “Voglio congratularmi con Dana White e l’UFC. Questa iniziativa mi piace. Penso sia importante. Riporta i campioni sportivi davanti agli occhi della gente. Si gioca. Abbiamo bisogno di sport. Rivogliamo i nostri sport. Congratulazioni a Dana White e all’UFC”, ha detto il presidente Donald Trump.

    Al momento in cui scrivo, gli Stati Uniti hanno 1.245.775 casi positivi e 75.364 decessi (fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità).

Il 22 febbraio Wilder vs Fury, i bookmaker danno favorito lo sfidante

Frank Warren dice che la data è fissata: sabato 22 febbraio, quasi sicuramente a Las Vegas, il campione dei massimi WBC, lo statunitense Deontay Wilder (42-0-1, 41), difenderà il titolo contro Tyson Fury (29-0-1, 20 ko).
Lo stesso Wilder ha confermato, sabato notte subito dopo avere messo ko Ortiz, che il prossimo avversario sarà Fury. Anche se il 22 febbraio, ha detto, gli sembra un po’ presto. Certo della vittoria, ha aggiunto che poi si concentrerà sull’unificazione del mondiale della categoria.
Di parere diverso i bookmaker che danno favorito Tyson Fury. Pagano la sua vittoria a 1.72, offrono quella di Wilder a 2.1. Il pari è quotato 19.
Annunciato per il 2020 anche il rientro sul ring di Floyd Mayweather jr (50-0, 27 ko) impegnato in due match: il primo a maggio, il secondo a settembre. Gli avversari dovrebbero essere Manny Pacquiao (62-7-2, 39 ko) e il fenomeno UFC Khabib Nurmagomedov (28-0) che l’ex campione affronterebbe in una sfida con le regole del pugilato. Uno dei due match si dovrebbe svolgere all’interno del nuovo stadio dei Raiders, che partecipano al campionato NFL, che sarà inaugurato proprio il prossimo anno e che è costato poco meno di due miliardi di dollari. La realizzazione del combattimento contro il campione dell’UFC è resa complicata, nella scelta della data, da una sfida di mega importanza che lo stesso dovrebbe sostenere contro Tony Fergusson (12-0).

Mayweather jr: Nel 2020 torno a combattere. Sarà un evento spettacolare

Due giorni fa ha detto che non sarà mai più impegnato in un match di pugilato.
Adesso lo ha ribadito.
“La boxe è uno sport molto, molto brutale. Negli ultimi anni molti pugili sono morti dopo un combattimento. Devi capire quando dire basta. Ho avuto una grande carriera. Continuerò a viaggiare e a fare esibizioni”.
Anche perché, ha aggiunto: “Un’esibizione mi fa guadagnare tra i 10 e i 30 milioni di dollari”.
Attraverso il suo account Instagram ha fatto un ulteriore annuncio: “Nel 2020 tornerò a combattere”. In poco tempo 843.000 persone hanno messo Mi Piace al suo post.
Successivamente ha precisato che sta lavorando con Dana White (boss della UFC, una delle organizzazione della MMA) a un evento spettacolare per il prossimo anno.
Mayweather jr (50-0, 27 ko) ha disputato gli ultimi due incontro contro altrettanti rappresentanti della MMA: Conor McGregor e Tenishu Nasukawa.
Di spettacolare c’è stato davvero poco.

Iron Mike vuole vedere Mayweather vs Khabib. E lo dice a modo suo

Mike Tyson è uscito allo scoperto. A lui il match tra Khabib Nurmagoumedov (l’uomo che ha sconfitto Conor McGregor) e Floyd Mayweather jr piace. E vorrebbe vederlo. Ovviamente, essendo Tyson, l’ha comunicato a modo suo.
Iron Mike ha pubblicato sul profilo Instragram, 6,8 milioni di followers, una vecchia foto del 2014 in cui si vede Dana White mentre dorme, seduto al suo posto in aereo. La prima immagine mostra l’ex campione del mondo dei massimi occupato a scrivere qualcosa sulla fronte del boss dell’UFC. Nella seconda appare il risultato di quel lavoro.

DICK.

E nulla più.
Scegliamo la versione meno volgare. L’altra farebbe esplicito riferimento all’organo riproduttivo maschile. Il dizionario Hazon dice che in slang, ovvero in forma dialettale, potrebbe anche significare: stupido, cretino.

Unendo i due concetti in una sola parola, potremmo prendere in prestito un termine volgare del vecchio dialetto romanesco, che veniva però usato anche in modo ironico: cazzaccio. Che sta per (Fernando Ravano, Dizionario romanesco, Newton Compton Edizioni 2010) “sciocco, balordo, stupido al massimo grado”. Scriveva il poeta Giuseppe Gioacchino Belli: “Bon omo nun vò dì sempre cazzaccio”. E, se volessimo enfatizzare il concetto: cazzaccio cor botto (stupido in maniera superlativa, al massimo grado).

Perché Tyson ha deciso di pubblicare la foto quattro anni dopo averla fatta?
Semplice, non ha gradito il commento di Dana White al match: “Questo combattimento non si farà mai. La mia organizzazione non è stata contattata da Mayweather, mentre Nurmagomedov è sotto contratto in esclusiva con noi e per qualsiasi attività deve ottenere il nostro nulla osta”.

Iron Mike vuole vedere questo match e poi, con tutti i soldi che ci sono in giro, dubita che l’UFC si metta in mezzo per bloccare l’affare.

Sui social network è già apparso il poster dell’incontro (che sarebbe combattuto con le regole del pugilato). Ci sono anche una data e una sede: 4 maggio 2019 a Grozny, in Russia. Se dovesse andare in porto, ne sono sicuro, un posto a bordo ring sarebbe per Tyson.

McGregor sul ring a oltre settantasette chili di peso…

Il Mirror online ha dato una risposta a una domanda che molti si erano fatti la notte del match.

Quanto pesava Conor McGregor al suono del primo gong dello show contro Floyd Mayweather jr?

Alle operazioni di peso ufficiali, l’irlandese aveva fermato la bilancia a 153 libbre (69,399 kg). Il suo nutrizionista aveva spiegato che limitando in maniera drastica i carboidrati e bevendo poca acqua, tranne che a quattro giorni dal match, arrivare a quel risultato era stato abbastanza semplice.

Dopo essersi reidratato e avere mangiato, nelle trenta ore dal peso all’incontro il campione dell’UFC ha messo su quasi otto chili e si è presentato al combattimento a 77,110 (cioè 170 libbre).

Non si hanno dati su Mayweather, ma da indiscrezioni sembra che Pretty Boy non fosse sopra i 70 chili.

Floyd vs Conor, per lo streaming illegale rischio di forte multa e carcere

Un giallo attorno allo show Mayweather vs McGregor.

Il mistero coinvolge lo streaming illegale e tutti quelli che ne hanno usufruito (oltre tre milioni di utenti secondo BoxingInsider.com). Lo ha svelato TorrentFreak: una pubblicazione online che riporta le ultime notizie sui diritti d’autore, la protezione sulla diffusione di notizie sulla vita privata e tutto ciò che riguarda la condivisione dei file.

Durante le trasmissioni pirata (operate da quei siti che non ne avevano pagato i diritti di messa in onda e le proponevano gratuitamente) sono apparse sugli schermi di Tv o computer delle serie casuali di numeri e cifre. Mai durante il match, sempre quando la telecamera riprendeva gli angoli. Una sorta di codice che ha fatto pensare all’azione di qualcuno che volesse rintracciare chi stava approfittando del segnale senza avere pagato la quota della pay per view.

TorrentFreak ha ricevuto una segnalazione anonima, ha contattato altre due fonti e ne ha avuto la conferma (nelle foto appaiono, con alcune cifre mascherate, le immagini incriminate). Ora si tratta di capire chi e perché abbia usato quello stratagemma.

Il sito online insinua il dubbio che possa essere stata la stessa emittente Sky Boxe Office del Regno Unito, uno dei broadcast che aveva i diritti di trasmissione. Avrebbe potuto usare quel sistema per individuare i pirati e poi denunciarli alle autorità.

In questo caso i colpevoli, se individuati, rischierebbero una forte multa pecuniaria e/o (addirittura) una pena carceraria.

Del resto che la lotta allo streaming illegale sarebbe stata spietata lo aveva annunciato per tempo anche Showtime Tv.

Altra ipotesi avanzata da TorrentFreak. Potrebbero essere stati gli stessi originari ladri di immagini a inserire il codice con lo scopo di avere un tabulato in cui fossero indicati gli accounti di chi aveva usufruito della pirateria, per poi sfruttare successivamente quei dati per altri scopi.

La domanda che aumenta il mistero è: perché con la tecnologia avanzata di cui disponiamo nel 2017, una tecnologia che permetterebbe di indagare senza rendere visibile alcun indizio dell’indagine, si è scelto di fare apparire quei numeri/cifre?

Sky Box Office potrebbe avere agito per mandare un segnale: attenti sappiamo chi siete, per ora è un avvertimento, non provatci più. Oppure chi ha operato potrebbe non essere un professionista di alto livello. Terza ipotesi: lo scopo non è quello di denunciare alle autorità competenti coloro che hanno usufruito illegalmente dello streaming, ma quello di ottenere dati importati da usare per successive attività criminose.

Un altro dato va intanto ad arricchire il già abbondante incasso per l’organizzazione dello show tra Floyd Mayweather jr e Conor McGregor. La vendita al circuito chiuso nei 481 cinema che hanno mandato in onda negli Stati Uniti la diretta dell’evento ha fruttato 2,4 milioni di dollari.

 

 

Floyd: L’ultimo match. Conor: L’ho trasformato in un messicano….

Sereno, senza scossoni anche il dopo match.

Sorridente Mayweather, sorridente McGregor, sorridente l’intervistatore di Showtime.

A parlare per primo è Floyd Mayweather jr.

“Questo è il mio ultimo incontro. Signore e signori, questo è il mio ultimo match”.

Una frase che avevo già sentito in almeno altre due occasioni.

Andiamo avanti.

“Stanotte ho scelto il giusto partner con cui danzare. Conor tu sei un diavolo di campione”.

Ghigno soddisfatto.

“Una vittoria è una vittoria, non importa come la raggiungi“.

Inevitabile la domanda sul 50-0, superato il record di Rocky Marciano. Questo dato statistico mi fa sempre innervosire. Sia perché non significa nulla, sia perché è stato raggiunto con l’aggiunta di un match facile, facile.

“Rocky Marciano è una leggenda, io spero un giorno di entrare nella Hall of Fame”.

Floyd Mayweather jr è un fuoriclasse, uno dei migliori. Ma è prigioniero di se stesso, vittima del proprio ego gigantesco. E a volte racconta favole anziché storie.

“Credo che abbiamo dato ai tifosi quello che volevano vedere. Sono venuto sempre avanti, non ho mai fatto un passo indietro. Ho regalato al pubblico una grande prestazione. Anche lui lo ha fatto. È molto meglio di quanto pensassi. È stato un avversario forte, ma io stanotte sono stato un uomo migliore”.

Poi, finalmente racconta.

“Il nostro piano era quello di prenderci il nostro tempo, andargli incontro, fargli tirare i suoi colpi pesanti all’inizio del match e poi metterlo via nel finale del combattimento. Nella MMA lui combatte 25 minuti a grandi ritmi. Dopo 25 minuti, ha cominciato a rallentare.”

Piomba sulla scena Conor McGregor.

“L’ho trasformato in un messicano! Stanotte ha combattuto come un messicano!”

Sorriso di intesa.

“Lui è molto attento sul ring. Non è veloce, non ha tutta quella potenza, ma è molto tranquillo. Penso sia stato un match incerto, l’arbitro l’ha interrotto troppo presto. Ero solo un po’ affaticato. Lui era molto più sereno di me, più tranquillo. Gliel’ho detto. È la serenità che ti hanno regalato i tuoi cinquanta match. Ma ripeto, ero affaticato non distrutto”.

 

Mayweather per kot, bene McGregor. Posso dire di essermi annoiato?

Una cosa l’abbiamo capita. Non siamo i soli a vivere con l’idea fissa del complotto. Nell’ultima settimana sui siti americani meno affezionati all’etica è stato un rimbalzare di illazioni. Su una cosa erano tutti convinti, che Mayweather avrebbe fatto il tuffo. Avrebbe rispettato un patto scritto, riscosso i milioni di dollari che gli servivano per pagare le tasse e sarebbe tornato a casa.

È andata in modo leggermente diverso…

Conor McGregor era un debuttante. Cosa diavolo pensavate facesse?

Lento, macchinoso, impacciato. Mai in controllo del match.

Floyd Mayweather mi ha sempre dato l’impressione della serenità. Ha lasciato che l’altro si facesse del male da solo. L’irlandese ha cominciato meglio. Ma neppure nei primi tre round, che sono stati i migliori di McGregor, c’è stata incertezza. Li ha vinti (sicuramente i primi due), ma provate a rivederli e poi ditemi quanti colpi puliti ha messo a segno.

Dopo sei riprese era già a corto di fiato. È un lottatore, un guerriero. Per questo ha tenuto la scena, aiutandosi con clinch e colpi irregolari, sino alla decima. Non c’è stata storia, come era lecito pensare. È andata avanti fino a quando Mayweather non ha spinto per chiudere.

Deluso?

E perché mai?

Se entro in un ristorante romano e trovo sul menù carbonara, matriciana, cacio e pepe non mi lamento per il fatto che non siano sulla carta pâté de foie gras e zuppa di cipolle. Sapevo benissimo cosa avrei visto, è andata anche meglio di quanto pensassi.

Il fatto è che il match non mi ha regalato emozioni, strano per un evento pugilistico. Ma questo lo era? Per dieci round ho avuto la sensazione di assistere a due grandi protagonisti che interpretavano un copione che conoscevano a memoria. No, non dico che la sceneggiatura del match fosse stata scritta prima (anche se avvio favorevole all’antagonista, ripresa e successo per kot del campione potrebbero installare qualche dubbio…), ma che sia Mayweather che McGregor hanno confermato quello che di loro si sapeva.

Floyd a quarant’anni, dopo due di assenza dal ring, ha ingigantito i suoi (pochi) difetti. Non concede molto allo show, e in questo caso potrebbe sembrare davvero un paradosso, rischia il minimo indispensabile, accelera solo quando è sicuro. E io non sono così convinto che siano davvero dei difetti…

Spettacolo accettabile, ben recitato. Ma a me è sembrato privo di passione. Alla fine Mayweather fresco come se fosse reduce da un pomeriggio sul divano a guardare la tv, McGregor con qualche gonfiore sulla faccia e un ematoma sotto l’occhio sinistro. Per tutti quei milioni di dollari che hanno intascato, credo sia stato il minimo della pena.

Non penso che questa sfida abbia sancito la superiorità della boxe sull’UFC. Si combatteva con le regole del pugilato, se così non fosse stato probabilmente il risultato sarebbe stato invertito. Penso che alla fine sia rimasta in piedi la domanda che ci ha accompagnato per questi lunghi mesi di approccio all’evento: Mayweather vs McGregor, a quale sport apparteneva questo show?

Il match va rivisto senza la tensione della diretta, senza il coinvolgimento emotivo di una visione notturna, senza la pressione del tifo per l’uno o per l’altro, senza l’antipatia che Mayweather attira naturalmente, senza i condizionamenti che ci sono pervenuti dall’esterno spediti da professionisti della gestione delle emozioni, senza l’amore per l’una o l’altra disciplina. Se faremo così, forse, potremo convincerci che il tutto è stato decisamente noioso.

Ma non potremo lamentarci, perché nessuno di noi pensava di trovarsi davanti a un altro Hagler vs Hearns. Ricordate? Quello era un match di boxe…

Superwelter: Floyd Mayweather jr (50-0; 67,814) b Conor McGregor (0-1; 69,399) kot 10 dopo 1:05. Cartellini al momento della sospensione: Clements 89-82, Moretti 87-83, Cavalleri 89-81.

Un evento di cui il mondo parla, per i giornali italiani non esiste…

Il mondo ne parla, l’Italia tace.

Mayweather vs McGregor occupa spazi sulle prime pagine di tutti i giornali del globo, tranne che in Italia. Un evento che racchiude finanza, genialità del marketing, razzismo, violenza, sport, storia della società americana e di quella irlandese, sviluppo della televisione, capacità di scatenare sentimenti contrastanti, popolarità dei protagonisti, non è stato giudicato degno neppure di un richiamo a una colonna.

Il significato dell’aggettivo popolare è totalmente sconosciuto ai nostri media.

Da noi lo sport si identifica solo con il calcio.

Da più di venti anni l’informazione sportiva è omologata. Il calcio occupa fino all’85% dello spazio, a seconda del quotidiano di riferimento. E dal calcio non escono notizie. Le società di Serie A hanno messo il doppio lucchetto e l’allarme anti-notizie. Comunicano solo attraverso veline, il proprio sito web e twitter. Anche le interviste in esclusiva si vanno diradando fino quasi a scomparire. E quando diventano possibili, sono sotto il taglio della censura. La presenza di un uomo dell’ufficio stampa della società è condizione indispensabile per acconsentire all’incontro tra il giornalista e il calciatore. Ormai giocatori e allenatori parlano solo con le televisioni che pagano milioni di euro i diritti per avere partite e interviste. Così tutti hanno quasi sempre lo stesso materiale, partendo da questo bisognerebbe cercare almeno di diversificare il modo di raccontare l’universo sportivo.

Si continua ad andare sul facile: le “notizie” di calciomercato. Per un mese si porta avanti la favola di tizio che finisce alla squadra X, per poi scoprire che tizio andrà alla squadra Y oppure non si muoverà da quella che è già la sua squadra.
Dicono: è l’unica cosa che faccia vendere.
Forse. Io almeno il dubbio ce l’ho, i gestori dell’informazione sportiva no. Anche se i loro quotidiani perdono decine di migliaia di copie ogni anno.
A questo punto urge una precisazione, altrimenti passo per pazzo, stupido o (nella migliore delle ipotesi) ingenuo.
So benissimo che il calcio è largamente lo sport più popolare in Italia. Quello che fa vendere di più i giornali. Lo so io, lo sai tu, lo sanno tutti. Ma un quotidiano fatto all’85% di calcio non regge più. Sono i numeri a dirlo, non io.
E se abbassassimo la proporzione di 10 punti percentuali?

Peccato che stavolta l’evento uscisse dai confini dello sport per entrare a piedi uniti nel sociale, con tutte le implicazioni del caso. Bastava rilevarle…

Per quel che riguarda i quotidiani sportivi solo la Gazzetta dello Sport ha mandato un inviato, anche se non ha ritenuto l’evento meritevole di spazio in prima.

Tuttosport ha relegato la materia nella pagina del notiziario. Pezzo, titolo a due colonne e fotone.

Il Corriere dello Sport ha messo la notizia tra le brevi.

Si è perso il gusto del racconto. E cosa volete raccontare se non siete testimoni dell’evento, se con i protagonisti ci parlate se va bene una volta l’anno, se la vostra faccia non la conosce più nessuno tra gli addetti ai lavori?
La crisi economica ha portato alla riduzione degli organici, al taglio drastico delle trasferte. Un giornale che azzera gli inviati non può farcela. Le storie riprese dalla Tv o da Internet sono vecchie già prima di essere scritte. Non c’è approfondimento che tenga se alla base c’è un’ignoranza della materia. Nel senso che se non si è dentro al sistema, se non si conoscono i dettagli, se non si riesce a parlare con i protagonisti difficilmente si può scrivere qualcosa che faccia dire al lettore: “Ho speso bene i miei soldi.”
Gli unici stravolgimenti dell’editoria sportiva in tempi recenti sono stati quelli realizzati sul piano grafico. Ora le pagine (forse) sono di più facile lettura, rendono (forse) più immediato il senso della proposta. Ma, a mio parere, i contenuti sono scaduti e scadono ogni giorno di più.

So che Internet e televisione sono un freno, che in Italia si legge davvero poco. Lo so io, lo sanno i boss dell’editoria che sembra si siano convinti che qualsiasi cosa si faccia, non si potrà mai bloccare il calo della diffusione. Dobbiamo morire? Difendiamoci, almeno moriremo più tardi possibile.

Non è che andando sui siti dei quotidiani politici le cose cambino. Solo il Corriere della Sera ha messo un pezzo in homepage (ha dedicato ampio spazio anche nell’edizione cartacea). Repubblica e La Stampa non ne danno notizia neppure nella sezione Sport. E in edicola il quotidiano torinese si affida a qualcosa che è poco più di una notizia, mentre il giornale romano non offre neppure quello.

Tv e Internet rappresentano un freno devastante per la diffusione della stampa su carta. Ma non possono essere l’unico alibi per il crollo verticale. Non possono essere sempre e comunque citati come scusa per non fare resistenza.

Se non si trova spazio online vuol dire che non si conosce quello di cui si dovrebbe parlare, se ne ignora la potenziale valenza, non si hanno le capacità giornalistiche per raccontarla.

Torniamo ai giornali sportivi. Qualità, credibilità e capacità di analisi sono le uniche armi che possono usare davanti a una crisi epocale. Ma se l’arsenale è vuoto, se le munizioni non ci sono, come fai a sparare?

Forse i media di casa nostra pensavano tutti si trattasse di un match di pugilato, quando invece si tratta di un evento dalle mille sfaccettature, altrettante storie da raccontare da qualsiasi angolazione si volesse affrontare la materia.

I giornali sportivi italiani vivono tra le mura della redazione, sono autoreferenziali, hanno perso il contatto con il lettore. Sarebbe bastato fare un giro in città per ascoltare gente che non ha mai ha visto due persone su un ring, parlare di questo show che ha al suo interno mille sfaccettature in grado di diventare materia di scrittura.

Non si doveva mica fare la rivoluzione.

Inter-Roma per i quotidiani italiani vale (GIUSTAMENTE) molto di più di Mayweather vs McGregor. Metterlo in dubbio vorrebbe dire esser ciechi e sordi, oltre che giornalisticamente incapaci. Ma le antenne dovrebbero servire a vedere l’intero panorama, a spaziare in ogni angolo del pianeta sport. Mega spazi meritati dunque per Spalletti e i guerrieri giallorossi, ma un microscopico ritaglio in prima e paginate interne sui giornali sportivi le meritava anche lo show di Las Vegas.

E non parlatemi del fatto che qualcuno ha scritto un pezzo durante la settimana, mettendo assieme cifre, soldi, dollari. Insomma solo quello che appare in superficie. Non è questo di cui sto parlando, non può bastare.

Non un pugno, ma una montagna di dollari. Si va in scena…

Las Vegas, T-Mobile Arena.

(interno notte)

Tutto è pronto per lo show.

Si va in scena.

Due attori protagonisti, qualche commediante di secondo piano, tanto chiasso attorno allo spettacolo e un fiume di soldi che scorre lungo la Strip. Bisogna seguire la via del dollaro per capire cosa rappresenti Mayweather vs McGregor, allestito in un teatro costato 375 milioni.

È un evento venduto al mondo intero. Se la pay per view farà il suo dovere e porterà a casa quattro milioni di acquirenti, a cose fatte Mayweather metterà in banca 210 milioni e McGregor 90 (100 e 30 sono i rispettivi minimi garantiti).

Per ora mi fermo qui con i numeri. Potrebbero diventare noiosi, ma sono indispensabili per capire come sia stato possibile realizzare qualcosa che non c’è.

Non è boxe, comunque vada.

Non è UFC, le regole con cui si combatte non lo comtemplano.

Forse è sport, ma non chiedetemi quale. Perché mettere sul ring un pentacampione mondiale con un record di 49-0 e un debuttante, anche se campione nella sua arte, non avrebbe senso in alcuna disciplina.

Quando è stato annunciato, l’opinone comune era che Mayweather avrebbe distrutto McGregor così velocemente da fare infuriare tutti quelli che avevano comprato i biglietti pagandoli da 1.500 a 18.000 dollari. Dopo avere investito tempo e denaro si sarebbero guardati allo specchio chiedendosi: Perché l’ho fatto?

Adesso che siamo a poche ore dallo show, in tanti si chiedono: ma davvero McGregor non ha alcuna possibilità di vittoria?

Se lo chiedono soprattutto gli oltre settemila scommettitori che hanno puntato su di lui. Su Floyd si sono scatenati in meno di cinquecento, anche se per ovvie ragioni, leggasi quote, le cifre pagate ai bookmaker sono state decisamente più alte: in tre hanno messo sul piatto altrettanti milioni di dollari. Se lo chiedono i tifosi della MMA, gli ammiratori dell’irlandese. Ma se lo chiede anche qualche supporter della boxe e di Pretty Boy.

Il cambio di umore è stato lento e costante. Chi ha gestito l’operazione è un fuoriclasse. Ha lavorato per installarci un dubbio dietro l’altro, per convincerci che lo spiraglio per infilare la sorpresa non era poi così piccolo. E quando ha ritenuto che fosse giunto il tempo di piazzare la botta finale, l’ha fatto senza starci tanto a pensare su.

Mayweather non ha più soldi, deve 25 milioni al Fisco e non sa dove trovarli. Ha accettato il match. Ha sperperato al gioco tutto quello che aveva, solo per questo è tornato a combattere.

L’ha detto Conor nell’ultima conferenza stampa. E da quel momento la cascata delle illazioni è scesa giù senza rispetto né pudore.

Hanno detto che nei contratti sono scritte anche le percentuali da dare alla Mayweather Promotion per i prossimi match di McGregor.

Mi chiedo. Come ha fatto Floyd a buttare al vento 1,2 miliardi di dollari guadagnati in carriera? Perché dovrei credere a una simile follia?

Eppure applaudo i gestori occulti, credo siano sceneggiatori di serie televisive o esperti di psicologia di massa. Li applaudo perché sono convinto che Conor riuscirà a mettere a segno pochi pugni e Floyd vincerà senza fatica, ma ancora non sono riuscito a scriverlo. Mi hanno influenzato, lo ammetto. Tutte queste chiacchiere mi hanno tolto capacità di analisi critica. I dubbi rendono difficile la gestione serena dei propri pensieri.

Ma adesso che sono alla fine di questa storia sento il dovere di esprimermi come avrei fatto per qualsiasi altro match. Dimenticando la montagna di soldi, parliamo di seicento milioni di dollari, che lo show realizzerà.

Eccomi, sono pronto. Senza condizionamento alcuno.

Floyd Mayweather jr sarà l’attore protagonista a cui Kenny Bayless, che reciterà nel ruolo dell’arbitro, alzerà il braccio. Conor McGregor raccoglierà applausi per la sua breve apparizione sul palcoscenico.

Giù il sipario, fine della commedia.

Anche se le cose dovessero andare in maniera diversa, resterò sempre dell’idea che si sia trattato di due grandi prove d’attore.

FINE

(le foto di Conor McGregor con il figlio e la moglie sono dal profilo Instagram del campione dell’UFC)

A Las Vegas (T-Mobile Arena, sabato 26 agosto) – Superpiuma (12×3) Gervonta Davis (18-0-0, foto) vs Francisco Fonseca (19-0-1); mediomassimi (titolo Wba, 12×3): Nathan Cleverly (30-3-0) vs Badou Jack (21-1-2); massimi leggeri (titolo NABF, 12×3) Andrew Tabiti 14-0-0) vs Steve Cunningham (29-8-1); superwelter (12×3) Floyd Mayweather jr (49-0-0) vs Conor Mcgregor (debuttante). Arbitro Robert Byrd (Usa), giudici: Burt A. Clements (Usa), Dave Moretti (Usa), Guido Cavalleri (Ita); superleggeri: Juan Heraldez 12-0-0) vs Jose Miguel Borrego (13-0-0); supermedi: Kevin Newman II 7-0-1) vs Mark Anthony Hernandez (9-1-0); supermedi (boxe femminile): Savannah Marshall (debuttante) vs Sydney Leblanc (4-3-1); welter: Yordenis Ugas (19-3-0) vs Thomas Delorme (24-2-0).