McGregor sul ring a oltre settantasette chili di peso…

Il Mirror online ha dato una risposta a una domanda che molti si erano fatti la notte del match.

Quanto pesava Conor McGregor al suono del primo gong dello show contro Floyd Mayweather jr?

Alle operazioni di peso ufficiali, l’irlandese aveva fermato la bilancia a 153 libbre (69,399 kg). Il suo nutrizionista aveva spiegato che limitando in maniera drastica i carboidrati e bevendo poca acqua, tranne che a quattro giorni dal match, arrivare a quel risultato era stato abbastanza semplice.

Dopo essersi reidratato e avere mangiato, nelle trenta ore dal peso all’incontro il campione dell’UFC ha messo su quasi otto chili e si è presentato al combattimento a 77,110 (cioè 170 libbre).

Non si hanno dati su Mayweather, ma da indiscrezioni sembra che Pretty Boy non fosse sopra i 70 chili.

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Floyd vs Conor, per lo streaming illegale rischio di forte multa e carcere

Un giallo attorno allo show Mayweather vs McGregor.

Il mistero coinvolge lo streaming illegale e tutti quelli che ne hanno usufruito (oltre tre milioni di utenti secondo BoxingInsider.com). Lo ha svelato TorrentFreak: una pubblicazione online che riporta le ultime notizie sui diritti d’autore, la protezione sulla diffusione di notizie sulla vita privata e tutto ciò che riguarda la condivisione dei file.

Durante le trasmissioni pirata (operate da quei siti che non ne avevano pagato i diritti di messa in onda e le proponevano gratuitamente) sono apparse sugli schermi di Tv o computer delle serie casuali di numeri e cifre. Mai durante il match, sempre quando la telecamera riprendeva gli angoli. Una sorta di codice che ha fatto pensare all’azione di qualcuno che volesse rintracciare chi stava approfittando del segnale senza avere pagato la quota della pay per view.

TorrentFreak ha ricevuto una segnalazione anonima, ha contattato altre due fonti e ne ha avuto la conferma (nelle foto appaiono, con alcune cifre mascherate, le immagini incriminate). Ora si tratta di capire chi e perché abbia usato quello stratagemma.

Il sito online insinua il dubbio che possa essere stata la stessa emittente Sky Boxe Office del Regno Unito, uno dei broadcast che aveva i diritti di trasmissione. Avrebbe potuto usare quel sistema per individuare i pirati e poi denunciarli alle autorità.

In questo caso i colpevoli, se individuati, rischierebbero una forte multa pecuniaria e/o (addirittura) una pena carceraria.

Del resto che la lotta allo streaming illegale sarebbe stata spietata lo aveva annunciato per tempo anche Showtime Tv.

Altra ipotesi avanzata da TorrentFreak. Potrebbero essere stati gli stessi originari ladri di immagini a inserire il codice con lo scopo di avere un tabulato in cui fossero indicati gli accounti di chi aveva usufruito della pirateria, per poi sfruttare successivamente quei dati per altri scopi.

La domanda che aumenta il mistero è: perché con la tecnologia avanzata di cui disponiamo nel 2017, una tecnologia che permetterebbe di indagare senza rendere visibile alcun indizio dell’indagine, si è scelto di fare apparire quei numeri/cifre?

Sky Box Office potrebbe avere agito per mandare un segnale: attenti sappiamo chi siete, per ora è un avvertimento, non provatci più. Oppure chi ha operato potrebbe non essere un professionista di alto livello. Terza ipotesi: lo scopo non è quello di denunciare alle autorità competenti coloro che hanno usufruito illegalmente dello streaming, ma quello di ottenere dati importati da usare per successive attività criminose.

Un altro dato va intanto ad arricchire il già abbondante incasso per l’organizzazione dello show tra Floyd Mayweather jr e Conor McGregor. La vendita al circuito chiuso nei 481 cinema che hanno mandato in onda negli Stati Uniti la diretta dell’evento ha fruttato 2,4 milioni di dollari.

 

 

Floyd: L’ultimo match. Conor: L’ho trasformato in un messicano….

Sereno, senza scossoni anche il dopo match.

Sorridente Mayweather, sorridente McGregor, sorridente l’intervistatore di Showtime.

A parlare per primo è Floyd Mayweather jr.

“Questo è il mio ultimo incontro. Signore e signori, questo è il mio ultimo match”.

Una frase che avevo già sentito in almeno altre due occasioni.

Andiamo avanti.

“Stanotte ho scelto il giusto partner con cui danzare. Conor tu sei un diavolo di campione”.

Ghigno soddisfatto.

“Una vittoria è una vittoria, non importa come la raggiungi“.

Inevitabile la domanda sul 50-0, superato il record di Rocky Marciano. Questo dato statistico mi fa sempre innervosire. Sia perché non significa nulla, sia perché è stato raggiunto con l’aggiunta di un match facile, facile.

“Rocky Marciano è una leggenda, io spero un giorno di entrare nella Hall of Fame”.

Floyd Mayweather jr è un fuoriclasse, uno dei migliori. Ma è prigioniero di se stesso, vittima del proprio ego gigantesco. E a volte racconta favole anziché storie.

“Credo che abbiamo dato ai tifosi quello che volevano vedere. Sono venuto sempre avanti, non ho mai fatto un passo indietro. Ho regalato al pubblico una grande prestazione. Anche lui lo ha fatto. È molto meglio di quanto pensassi. È stato un avversario forte, ma io stanotte sono stato un uomo migliore”.

Poi, finalmente racconta.

“Il nostro piano era quello di prenderci il nostro tempo, andargli incontro, fargli tirare i suoi colpi pesanti all’inizio del match e poi metterlo via nel finale del combattimento. Nella MMA lui combatte 25 minuti a grandi ritmi. Dopo 25 minuti, ha cominciato a rallentare.”

Piomba sulla scena Conor McGregor.

“L’ho trasformato in un messicano! Stanotte ha combattuto come un messicano!”

Sorriso di intesa.

“Lui è molto attento sul ring. Non è veloce, non ha tutta quella potenza, ma è molto tranquillo. Penso sia stato un match incerto, l’arbitro l’ha interrotto troppo presto. Ero solo un po’ affaticato. Lui era molto più sereno di me, più tranquillo. Gliel’ho detto. È la serenità che ti hanno regalato i tuoi cinquanta match. Ma ripeto, ero affaticato non distrutto”.

 

Mayweather per kot, bene McGregor. Posso dire di essermi annoiato?

Una cosa l’abbiamo capita. Non siamo i soli a vivere con l’idea fissa del complotto. Nell’ultima settimana sui siti americani meno affezionati all’etica è stato un rimbalzare di illazioni. Su una cosa erano tutti convinti, che Mayweather avrebbe fatto il tuffo. Avrebbe rispettato un patto scritto, riscosso i milioni di dollari che gli servivano per pagare le tasse e sarebbe tornato a casa.

È andata in modo leggermente diverso…

Conor McGregor era un debuttante. Cosa diavolo pensavate facesse?

Lento, macchinoso, impacciato. Mai in controllo del match.

Floyd Mayweather mi ha sempre dato l’impressione della serenità. Ha lasciato che l’altro si facesse del male da solo. L’irlandese ha cominciato meglio. Ma neppure nei primi tre round, che sono stati i migliori di McGregor, c’è stata incertezza. Li ha vinti (sicuramente i primi due), ma provate a rivederli e poi ditemi quanti colpi puliti ha messo a segno.

Dopo sei riprese era già a corto di fiato. È un lottatore, un guerriero. Per questo ha tenuto la scena, aiutandosi con clinch e colpi irregolari, sino alla decima. Non c’è stata storia, come era lecito pensare. È andata avanti fino a quando Mayweather non ha spinto per chiudere.

Deluso?

E perché mai?

Se entro in un ristorante romano e trovo sul menù carbonara, matriciana, cacio e pepe non mi lamento per il fatto che non siano sulla carta pâté de foie gras e zuppa di cipolle. Sapevo benissimo cosa avrei visto, è andata anche meglio di quanto pensassi.

Il fatto è che il match non mi ha regalato emozioni, strano per un evento pugilistico. Ma questo lo era? Per dieci round ho avuto la sensazione di assistere a due grandi protagonisti che interpretavano un copione che conoscevano a memoria. No, non dico che la sceneggiatura del match fosse stata scritta prima (anche se avvio favorevole all’antagonista, ripresa e successo per kot del campione potrebbero installare qualche dubbio…), ma che sia Mayweather che McGregor hanno confermato quello che di loro si sapeva.

Floyd a quarant’anni, dopo due di assenza dal ring, ha ingigantito i suoi (pochi) difetti. Non concede molto allo show, e in questo caso potrebbe sembrare davvero un paradosso, rischia il minimo indispensabile, accelera solo quando è sicuro. E io non sono così convinto che siano davvero dei difetti…

Spettacolo accettabile, ben recitato. Ma a me è sembrato privo di passione. Alla fine Mayweather fresco come se fosse reduce da un pomeriggio sul divano a guardare la tv, McGregor con qualche gonfiore sulla faccia e un ematoma sotto l’occhio sinistro. Per tutti quei milioni di dollari che hanno intascato, credo sia stato il minimo della pena.

Non penso che questa sfida abbia sancito la superiorità della boxe sull’UFC. Si combatteva con le regole del pugilato, se così non fosse stato probabilmente il risultato sarebbe stato invertito. Penso che alla fine sia rimasta in piedi la domanda che ci ha accompagnato per questi lunghi mesi di approccio all’evento: Mayweather vs McGregor, a quale sport apparteneva questo show?

Il match va rivisto senza la tensione della diretta, senza il coinvolgimento emotivo di una visione notturna, senza la pressione del tifo per l’uno o per l’altro, senza l’antipatia che Mayweather attira naturalmente, senza i condizionamenti che ci sono pervenuti dall’esterno spediti da professionisti della gestione delle emozioni, senza l’amore per l’una o l’altra disciplina. Se faremo così, forse, potremo convincerci che il tutto è stato decisamente noioso.

Ma non potremo lamentarci, perché nessuno di noi pensava di trovarsi davanti a un altro Hagler vs Hearns. Ricordate? Quello era un match di boxe…

Superwelter: Floyd Mayweather jr (50-0; 67,814) b Conor McGregor (0-1; 69,399) kot 10 dopo 1:05. Cartellini al momento della sospensione: Clements 89-82, Moretti 87-83, Cavalleri 89-81.

Un evento di cui il mondo parla, per i giornali italiani non esiste…

Il mondo ne parla, l’Italia tace.

Mayweather vs McGregor occupa spazi sulle prime pagine di tutti i giornali del globo, tranne che in Italia. Un evento che racchiude finanza, genialità del marketing, razzismo, violenza, sport, storia della società americana e di quella irlandese, sviluppo della televisione, capacità di scatenare sentimenti contrastanti, popolarità dei protagonisti, non è stato giudicato degno neppure di un richiamo a una colonna.

Il significato dell’aggettivo popolare è totalmente sconosciuto ai nostri media.

Da noi lo sport si identifica solo con il calcio.

Da più di venti anni l’informazione sportiva è omologata. Il calcio occupa fino all’85% dello spazio, a seconda del quotidiano di riferimento. E dal calcio non escono notizie. Le società di Serie A hanno messo il doppio lucchetto e l’allarme anti-notizie. Comunicano solo attraverso veline, il proprio sito web e twitter. Anche le interviste in esclusiva si vanno diradando fino quasi a scomparire. E quando diventano possibili, sono sotto il taglio della censura. La presenza di un uomo dell’ufficio stampa della società è condizione indispensabile per acconsentire all’incontro tra il giornalista e il calciatore. Ormai giocatori e allenatori parlano solo con le televisioni che pagano milioni di euro i diritti per avere partite e interviste. Così tutti hanno quasi sempre lo stesso materiale, partendo da questo bisognerebbe cercare almeno di diversificare il modo di raccontare l’universo sportivo.

Si continua ad andare sul facile: le “notizie” di calciomercato. Per un mese si porta avanti la favola di tizio che finisce alla squadra X, per poi scoprire che tizio andrà alla squadra Y oppure non si muoverà da quella che è già la sua squadra.
Dicono: è l’unica cosa che faccia vendere.
Forse. Io almeno il dubbio ce l’ho, i gestori dell’informazione sportiva no. Anche se i loro quotidiani perdono decine di migliaia di copie ogni anno.
A questo punto urge una precisazione, altrimenti passo per pazzo, stupido o (nella migliore delle ipotesi) ingenuo.
So benissimo che il calcio è largamente lo sport più popolare in Italia. Quello che fa vendere di più i giornali. Lo so io, lo sai tu, lo sanno tutti. Ma un quotidiano fatto all’85% di calcio non regge più. Sono i numeri a dirlo, non io.
E se abbassassimo la proporzione di 10 punti percentuali?

Peccato che stavolta l’evento uscisse dai confini dello sport per entrare a piedi uniti nel sociale, con tutte le implicazioni del caso. Bastava rilevarle…

Per quel che riguarda i quotidiani sportivi solo la Gazzetta dello Sport ha mandato un inviato, anche se non ha ritenuto l’evento meritevole di spazio in prima.

Tuttosport ha relegato la materia nella pagina del notiziario. Pezzo, titolo a due colonne e fotone.

Il Corriere dello Sport ha messo la notizia tra le brevi.

Si è perso il gusto del racconto. E cosa volete raccontare se non siete testimoni dell’evento, se con i protagonisti ci parlate se va bene una volta l’anno, se la vostra faccia non la conosce più nessuno tra gli addetti ai lavori?
La crisi economica ha portato alla riduzione degli organici, al taglio drastico delle trasferte. Un giornale che azzera gli inviati non può farcela. Le storie riprese dalla Tv o da Internet sono vecchie già prima di essere scritte. Non c’è approfondimento che tenga se alla base c’è un’ignoranza della materia. Nel senso che se non si è dentro al sistema, se non si conoscono i dettagli, se non si riesce a parlare con i protagonisti difficilmente si può scrivere qualcosa che faccia dire al lettore: “Ho speso bene i miei soldi.”
Gli unici stravolgimenti dell’editoria sportiva in tempi recenti sono stati quelli realizzati sul piano grafico. Ora le pagine (forse) sono di più facile lettura, rendono (forse) più immediato il senso della proposta. Ma, a mio parere, i contenuti sono scaduti e scadono ogni giorno di più.

So che Internet e televisione sono un freno, che in Italia si legge davvero poco. Lo so io, lo sanno i boss dell’editoria che sembra si siano convinti che qualsiasi cosa si faccia, non si potrà mai bloccare il calo della diffusione. Dobbiamo morire? Difendiamoci, almeno moriremo più tardi possibile.

Non è che andando sui siti dei quotidiani politici le cose cambino. Solo il Corriere della Sera ha messo un pezzo in homepage (ha dedicato ampio spazio anche nell’edizione cartacea). Repubblica e La Stampa non ne danno notizia neppure nella sezione Sport. E in edicola il quotidiano torinese si affida a qualcosa che è poco più di una notizia, mentre il giornale romano non offre neppure quello.

Tv e Internet rappresentano un freno devastante per la diffusione della stampa su carta. Ma non possono essere l’unico alibi per il crollo verticale. Non possono essere sempre e comunque citati come scusa per non fare resistenza.

Se non si trova spazio online vuol dire che non si conosce quello di cui si dovrebbe parlare, se ne ignora la potenziale valenza, non si hanno le capacità giornalistiche per raccontarla.

Torniamo ai giornali sportivi. Qualità, credibilità e capacità di analisi sono le uniche armi che possono usare davanti a una crisi epocale. Ma se l’arsenale è vuoto, se le munizioni non ci sono, come fai a sparare?

Forse i media di casa nostra pensavano tutti si trattasse di un match di pugilato, quando invece si tratta di un evento dalle mille sfaccettature, altrettante storie da raccontare da qualsiasi angolazione si volesse affrontare la materia.

I giornali sportivi italiani vivono tra le mura della redazione, sono autoreferenziali, hanno perso il contatto con il lettore. Sarebbe bastato fare un giro in città per ascoltare gente che non ha mai ha visto due persone su un ring, parlare di questo show che ha al suo interno mille sfaccettature in grado di diventare materia di scrittura.

Non si doveva mica fare la rivoluzione.

Inter-Roma per i quotidiani italiani vale (GIUSTAMENTE) molto di più di Mayweather vs McGregor. Metterlo in dubbio vorrebbe dire esser ciechi e sordi, oltre che giornalisticamente incapaci. Ma le antenne dovrebbero servire a vedere l’intero panorama, a spaziare in ogni angolo del pianeta sport. Mega spazi meritati dunque per Spalletti e i guerrieri giallorossi, ma un microscopico ritaglio in prima e paginate interne sui giornali sportivi le meritava anche lo show di Las Vegas.

E non parlatemi del fatto che qualcuno ha scritto un pezzo durante la settimana, mettendo assieme cifre, soldi, dollari. Insomma solo quello che appare in superficie. Non è questo di cui sto parlando, non può bastare.

Non un pugno, ma una montagna di dollari. Si va in scena…

Las Vegas, T-Mobile Arena.

(interno notte)

Tutto è pronto per lo show.

Si va in scena.

Due attori protagonisti, qualche commediante di secondo piano, tanto chiasso attorno allo spettacolo e un fiume di soldi che scorre lungo la Strip. Bisogna seguire la via del dollaro per capire cosa rappresenti Mayweather vs McGregor, allestito in un teatro costato 375 milioni.

È un evento venduto al mondo intero. Se la pay per view farà il suo dovere e porterà a casa quattro milioni di acquirenti, a cose fatte Mayweather metterà in banca 210 milioni e McGregor 90 (100 e 30 sono i rispettivi minimi garantiti).

Per ora mi fermo qui con i numeri. Potrebbero diventare noiosi, ma sono indispensabili per capire come sia stato possibile realizzare qualcosa che non c’è.

Non è boxe, comunque vada.

Non è UFC, le regole con cui si combatte non lo comtemplano.

Forse è sport, ma non chiedetemi quale. Perché mettere sul ring un pentacampione mondiale con un record di 49-0 e un debuttante, anche se campione nella sua arte, non avrebbe senso in alcuna disciplina.

Quando è stato annunciato, l’opinone comune era che Mayweather avrebbe distrutto McGregor così velocemente da fare infuriare tutti quelli che avevano comprato i biglietti pagandoli da 1.500 a 18.000 dollari. Dopo avere investito tempo e denaro si sarebbero guardati allo specchio chiedendosi: Perché l’ho fatto?

Adesso che siamo a poche ore dallo show, in tanti si chiedono: ma davvero McGregor non ha alcuna possibilità di vittoria?

Se lo chiedono soprattutto gli oltre settemila scommettitori che hanno puntato su di lui. Su Floyd si sono scatenati in meno di cinquecento, anche se per ovvie ragioni, leggasi quote, le cifre pagate ai bookmaker sono state decisamente più alte: in tre hanno messo sul piatto altrettanti milioni di dollari. Se lo chiedono i tifosi della MMA, gli ammiratori dell’irlandese. Ma se lo chiede anche qualche supporter della boxe e di Pretty Boy.

Il cambio di umore è stato lento e costante. Chi ha gestito l’operazione è un fuoriclasse. Ha lavorato per installarci un dubbio dietro l’altro, per convincerci che lo spiraglio per infilare la sorpresa non era poi così piccolo. E quando ha ritenuto che fosse giunto il tempo di piazzare la botta finale, l’ha fatto senza starci tanto a pensare su.

Mayweather non ha più soldi, deve 25 milioni al Fisco e non sa dove trovarli. Ha accettato il match. Ha sperperato al gioco tutto quello che aveva, solo per questo è tornato a combattere.

L’ha detto Conor nell’ultima conferenza stampa. E da quel momento la cascata delle illazioni è scesa giù senza rispetto né pudore.

Hanno detto che nei contratti sono scritte anche le percentuali da dare alla Mayweather Promotion per i prossimi match di McGregor.

Mi chiedo. Come ha fatto Floyd a buttare al vento 1,2 miliardi di dollari guadagnati in carriera? Perché dovrei credere a una simile follia?

Eppure applaudo i gestori occulti, credo siano sceneggiatori di serie televisive o esperti di psicologia di massa. Li applaudo perché sono convinto che Conor riuscirà a mettere a segno pochi pugni e Floyd vincerà senza fatica, ma ancora non sono riuscito a scriverlo. Mi hanno influenzato, lo ammetto. Tutte queste chiacchiere mi hanno tolto capacità di analisi critica. I dubbi rendono difficile la gestione serena dei propri pensieri.

Ma adesso che sono alla fine di questa storia sento il dovere di esprimermi come avrei fatto per qualsiasi altro match. Dimenticando la montagna di soldi, parliamo di seicento milioni di dollari, che lo show realizzerà.

Eccomi, sono pronto. Senza condizionamento alcuno.

Floyd Mayweather jr sarà l’attore protagonista a cui Kenny Bayless, che reciterà nel ruolo dell’arbitro, alzerà il braccio. Conor McGregor raccoglierà applausi per la sua breve apparizione sul palcoscenico.

Giù il sipario, fine della commedia.

Anche se le cose dovessero andare in maniera diversa, resterò sempre dell’idea che si sia trattato di due grandi prove d’attore.

FINE

(le foto di Conor McGregor con il figlio e la moglie sono dal profilo Instagram del campione dell’UFC)

A Las Vegas (T-Mobile Arena, sabato 26 agosto) – Superpiuma (12×3) Gervonta Davis (18-0-0, foto) vs Francisco Fonseca (19-0-1); mediomassimi (titolo Wba, 12×3): Nathan Cleverly (30-3-0) vs Badou Jack (21-1-2); massimi leggeri (titolo NABF, 12×3) Andrew Tabiti 14-0-0) vs Steve Cunningham (29-8-1); superwelter (12×3) Floyd Mayweather jr (49-0-0) vs Conor Mcgregor (debuttante). Arbitro Robert Byrd (Usa), giudici: Burt A. Clements (Usa), Dave Moretti (Usa), Guido Cavalleri (Ita); superleggeri: Juan Heraldez 12-0-0) vs Jose Miguel Borrego (13-0-0); supermedi: Kevin Newman II 7-0-1) vs Mark Anthony Hernandez (9-1-0); supermedi (boxe femminile): Savannah Marshall (debuttante) vs Sydney Leblanc (4-3-1); welter: Yordenis Ugas (19-3-0) vs Thomas Delorme (24-2-0).

 

Floyd e Conor, doping e scommesse. È il tempo delle accuse…

È sempre il tempo delle accuse.

Floyd Mayweather jr e Conor McGregor con l’avvicinarsi del match alzano la posta. Nessuno dei due si preoccupa di documentare le velenose illazioni, sparano sperando che nella confusione qualcuno si faccia male.

Dice il pugile: “Mi dicono che McGregor abbia fatto sette flebo per compensare la disidratazione, conseguenza delle difficoltà nel taglio del peso. Ma le flebo non sono permesse qui in Nevada, potrebbero diluire la presenza di sostanze proibite e rendere l’antidoping più difficoltoso”.

Ha scritto Thomas Hauser di SB Nation che Mayweather alla vigilia dell’incontro con Manny Pacquiao nel maggio 2015 avrebbe fatto due iniezioni intravenose per un totale di 750 millilitri di liquido. Il clan del campione avrebbe giustificato il fatto dicendo che erano curative: soluzioni saline e vitamine. L’USADA, la Commissione Antidoping, lo ha scoperto durante un test, ma non ha riferito il fatto alla Commissione Atletica del Nevada. Successivamente ha esentato Mayweather da qualsiasi colpa per Therapeutic Use Exemption (TUE). Anche in quel caso le due iniezioni avrebbero potuto diluire la presenza di sostanze proibite e rendere più difficoltoso l’antidoping.

Dice il campione dell’UFC: ““Penso che abbia un grosso problema di gioco. Mostra sempre le scommesse che ha vinto, ma non quelle che ha perso. Forse è per questo che è nella posizione che è e ha dovuto accettare questa sfida “.

Queste parole hanno scatenato una montagna di polemiche e qualcuno ne ha anche approfittato per insinuare dubbi sulla presetazione che potrebbe offrire Mayweather.

Se McGregor non farà il peso pagherà milioni di penale a Mayweather

Floyd Mayweather jr non ha dubbi: “McGregor non ce la farà a rientrare nei limiti di peso, è ancora sopra di 10 pound (4,5 kg e poco più)”.

Conor sorride: “Non ho mai fallito il peso, lui parla solo perché non riesce a tenere la bocca chiusa”.

Iain Kidd ha lavorato con i migliori nutrizionisti dell’UFC e dice che tirare via 4,5 kg sarebbe comunque un gioco da ragazzi: “Si potrebbe fare addirittura nella stessa giornata del match”.

Poi spiega come procedere con maggiore calma in tre tappe: “Prima giornata. Bere un gallone (3,78 litri) d’acqua al mattino, bere poco durante la giornata e solo quando la sete è intensa. Seconda giornata. Diminuire drasticamente la quantità d’acqua. Poca e solo quando si ha davvero sete. La sera, dopo l’allenamento finale, un bagno caldo prima di andare a letto. Terza giornata. Sveglia a ridosso delle operazioni di peso, eliminare ogni eventuale piccola eccedenza con un bagno caldo o una sauna”.

Conor McGregor, 1.75 di altezza, combatte a 70 chili (155 libbre) nell’UFC. Stavolta il limite è quello imposto dal regolamento pugilistico ai superwelter: 154 libbre (69,853), poca differenza dunque. Non credo possano esserci problemi.

Anche se Mayweather avesse ragione e McGregor non riuscisse a rientrare nei limiti imposti dal contratto, il match non salterebbe. L’irlandese dovrebbe però pagare una pesante multa (si parla di milioni di dollari detratti direttamente dalla borsa pattuita) che andrebbe a finire direttamente nelle tasche di Floyd.

Il peso credo rappresenti un problema più per il pugile che per Conor.

Mayweather ha combattuto solo due volte in carriera al limite delle 154 libbre: ha sconfitto ai punti Cotto con decisione unanime e De La Hoya per split decision. In entrambe le occasioni si è presentato sulla bilancia sotto il limite: rispettivamente a 151 e 150 libbre.

Gli altri match recenti della carriera li ha affrontati a 146.

L’ipotesi più probabile è dunque che Floyd Mayweather jr regali  almeno tre chili in peso e sicuramente due centimetri in altezza al rivale.

 

Il Wbc crea una cintura per Mayweather vs McGregor. Perché?

Non ce la fanno proprio, è più forte di loro.

Quando si accendono le luci dei riflettori, non resistono.

Parlo delle associazioni mondiali. Parlo, in questo caso di Mauricio Sulaiman: presidente del World Boxing Council.

Si è presentato all’ultima conferenza stampa che celebrava lo show di sabato tra Floyd Mayweather jr e Conor McGregor e ha mostrato al mondo la “Money Belt”, la cintura che il Wbc consegnerà al vincitore di quella sfida. È stata creata per un evento che non ha titoli in palio.

Ne ha magnificato il valore: 3360 diamanti, 600 zaffiri, 160 smeraldi, 1.5 chili d’oro a 24 carati, pelle di coccodrillo a tenere insieme il tutto.

Ha esaltato i due protagonisti “Mayweather eroe del Wbc, McGregor eroe dell’Ufc”.

Poi, è sceso dal palco mentre due signorine mostravano al pubblico la cintura. Tra l’altro, veramente brutta.

Quello che mi chiedo è: perché un Ente storicamente importante come il Wbc non riesce a capire l’umore del popolo della boxe?

Mayweather vs McGregor è un evento che suscita curiosità, uno spettacolo che è stato magistralmente gestito dagli organizzatori, uno show in cui i protagonisti hanno recitato alla perfezione.

Ma con il pugilato vero ha poco a che fare. Mette infatti a confronto un cinque volte campione del mondo, con un record di 49-0, e un debuttante.

E il Wbc crea una cintura per il vincitore?

Come si dice a Roma, ma fateci il piacere

Dieci cose da sapere su Mayweather jr vs McGregor

IL MATCH

Non sarà valido per alcun titolo, ma si svolgerà sulla distanza delle 12 riprese, al limite dei superwelter (154 pound, 69,853 kg). Non si conosce ancora il nome dell’arbitro, di certo si sa che non sarà Kenny Bayless. È stato Conor McGregor a porre il veto e adesso la Commissione Atletica del Nevada cerca di far passare la cosa come se fosse una sua decisione. Un paio di mesi fa Bayless ha detto: “Non mi piacerebbe vedere questo match, boxe e UFC sono due sport differenti. Che senso ha mischiarli?”. Poche chiare parole che gli sono costate l’ostracismo.

I PROTAGONISTI

Floyd Mayweather nel pugilato ha un record di 49-0 (26 vittorie per ko). Ha quarant’anni e in carriera ha guadagnato 1,3 miliardi di dollari.
Conor McGregor, 27 anni, è al debutto nella boxe. Viene dall’UFC dove ha messo assieme un record di 21-3 (18 ko) e 34 milioni di dollari di guadagno.

LA SEDE

Il match si svolgerà sabato 26 agosto (fuso orario del Pacifico) alla T-Mobile Arena di Las Vegas, un impianto costato 375 milioni di dollari e inaugurato il 6 aprile dello scorso anno. La capienza è di ventimila posti a sedere.

I GUANTONI

Entrambi i pugili hanno chiesto alla Commissione del Nevada di poter usare guantoni da 8 once, mentre solitamente i superwelter si battono con guantoni da 10 once. In passato Mayweather ha boxato con guanti da 8 o 10 once, McGregor nell’UFC ha indossato guanti da 4 once. Oggi la Commissione Atletica del Nevada darà una risposta ufficiale.

LE BORSE

Sarà possibile conoscere la reale entità delle borse solo dopo che si saranno tirate le somme della vendita in pay per view. Stando ai numeri attuali Floyd Mayweather jr dovrebbe intascare 210 milioni di dollari e Conor McGregor 90.

LE SCOMMESSE

Il 95% delle scommesse fatte presso William Hill Nevada è su McGregor (fonte ESPN). Ogni ventisette scommesse su McGregor se ne registra una su Mayweather (fonte MGM Hotel).
Joe e Gavin Maloof, ex proprietari dei Sacramento Kings della NBA, hanno puntato 880.000 dollari su Mayweather. In caso di vittoria devolveranno i 160.000 di vincita in beneficienza (fonte AP).
Attualmente (quote del 15 agosto) Mayweather è offerto a – 550, McGregor a + 350. Il pari è pagato 3300 (fonte Bovada.lv).

BOTTEGHINO

L’obiettivo era superare i 79,1 milioni di dollari intascati per Mayweather jr vs Pacquiao del 5 maggio 2015 (70,2 al botteghino, 6,9 dal circuito chiuso). Siamo fermi a 60 milioni del botteghino. Sul sito della T-Mobile Arena sono in vendita biglietti da 1.713 dollari (2.073 con le tasse) a 17.145 (20.745 con le tasse). Se non ci sarà un’accelerazione in queste ultime due settimane, sarà difficile centrare il record.

SPONSOR E MERCHANDISING

Mayweather jr vs Pacquiao ha incassato 18,1 milioni di dollari, Tecate è stato il main sponsor con 5,6. La sfida con McGregor si pensa potrebbe portare tra i 22 e i 25 milioni.
Potrebbe essere raddoppiato l’incasso ottenuto dal merchandising per Mayweather jr vs Pacquiao, portandolo da 1 a due milioni di dollari.

MOVIMENTO GENERALE

Le stime attuali del movimento d’affari generale sono al ribasso. Inizialmente era stato stimato oltre i 600 milioni, ora è sotto i 550. Per la sfida del 5 maggio 2015 era stato di 623.

TELEVISIONI

Negli Stati Uniti sarà possibile vedere il match su Showtime in pay per view al prezzo di 89.95 dollari, che diventeranno 99.95 se si sceglierà l’opzione in alta definizione.
In Inghilterra il costo sarà di 19.95 sterline, 24.95 euro in Irlanda.
Nel tentativo di impedire ai tifosi di guardare illegalmente online il match, Showtime ha presentato una denuncia tesa a vietare ad alcuni siti web lo streaming (fonte TMZ.com).
Il primato della ppv è di Mayweather jr vs Pacquiao con 4,6 milioni di case e 455 milioni di dollari di incasso.
In Italia, al momento, non ci sono televisioni che hanno annunciato la trasmissione dell’evento.
L’incontro dovrebbe avere inizio nella tarda serata di sabato, quando in Europa sarà il mattino di domenica 27 agosto.