Calcio in Tv. Aumenti e scelte discutibili penalizzano lo spettatore

Sky ha comprato per 795 milioni di euro i diritti televisivi di Champions League ed Europa League nel periodo 2018-21. A pagare saranno gli abbonati che da ottobre si ritroveranno con un aumento dell’8,6% del canone. Il rateo infatti, anziché essere mensile come lo è stato finora, sarà esigibile ogni quattro settimane. Le mensilità da dodici diventeranno quindi tredici. Così, come se niente fosse.
La televisione via cavo recita sempre di più il ruolo del padrone, del vecchio feudatario. Ha l’esclusiva, se vuoi vedere il calcio devi subire.
Ha 4,8 milioni di abbonati e li tratta così sia sul piano dell’esborso finanziario sia su quello dell’offerta.
La Lega Calcio ha fatto di tutto per aiutarla nel perseguire questo intento. Nel concorso per l’assegnazione di prossimi diritti della Serie A, al comma 2.3 del Bando diritti estero, ha inserito per la prima volta una clausola: il broadcaster avrà la possibilità di scegliere l’orario delle partite di campionato. Non di tutte, ma di dodici sì. Per ora.


Cosa sia diventata l’ingerenza della Tv nel mondo dello sport è sotto gli occhi di tutti, ma sembra che non desti scalpore più di tanto. Il calcio è diventato monopolio televisivo in tutti i suoi momenti. Pagano e gestiscono.
Il 75% del fatturato dell’industria del pallone viene dai diritti televisivi.
Ma il banco potrebbe anche saltare.
La Lega ha dovuto annullare la prima asta, avendo giudicato le offerte insufficienti. Chiedeva un miliardo di euro, ha ricevuto proposte per complessivi 490 milioni da Sky e dall’inglese Perform. Se ne riparlerà a gennaio o febbraio 2018.


Da testimone a padrona dello spettacolo. La televisione ha cambiato il panorama sportivo. Oggi andare in televisione per uno sport, calcio compreso, è diventato obbligatorio se vuole continuare a vivere. Questa consapevolezza ha portato i gestori dell’attività a cedere a ogni richiesta. Il campionato di Serie A si è trasformato in una telenovela che dura più giorni.
Si gioca sabato, domenica e lunedì. A mezzogiorno, nel pomeriggio e alla sera. L’eventuale sconfinamento di una partita al venerdì è previsto da tempo. E come se non bastasse adesso arriva la possibilità concessa al broadcaster di gestire a proprio piacimento la collocazione di dodici partite.
Una volta si giocava tutti alle 14:30 della domenica e le partite teletrasmesse erano tenute nascoste fino a un minuto prima della messa in onda del solo secondo tempo.


Un’altra epoca, l’appassionato stava decisamene peggio davanti a quella misera offerta. So benissimo che il progresso non deve lasciare nostalgia del passato. Ma non bisogna dimenticare che lo sport è sentimento, subire una partita alle 12:30, accettare un turno di campionato diluito in tre/quattro giorni, fare gestire la programmazione dell’evento esclusivamente dagli interessi del network fa male.
Ma forse sono semplicemente fuori sintonia con il tempo in cui vivo.
Almeno fino a quando gran parte degli spettatori non si stancherà di subire. Perché, come ho detto all’inizio, i broadcaster investono soldi. Ma quei soldi in fin dei conti sono anche nostri, abbonati che pagano parte della macchina. Un minimo di voce in capitolo dovremmo averla…

Se qualcuno fosse interessato alla programmazione della prima di campionato…

Sabato 19 agosto
Ore 18:00 Juventus-Cagliari
Ore 20:45 Hellas Verona-Napoli

Domenica 20 agosto
Ore 18:00 Atalanta-Roma
Ore 20:45 Bologna-Torino; Crotone-Milan; Inter-Fiorentina; Lazio-Spal; Sampdoria-Benevento; Sassuolo-Genoa; Udinese-Chievoverona.

Per ora…

 

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