L’affascinante mondo di Conor McGregor

John Kavanagh dorme, ma per fortuna ha il sonno leggero. Si sveglia non appena sente uno strano rumore, viene dal piano terra. Gli sembra che qualcuno si stia muovendo, che strusci velocemente i piedi sul pavimento. John si tira lentamente su dal letto e guarda l’orologio: segna le 4 del mattino. Si alza, scende cauto la scala che porta in quella che nella sua testa dovrebbe essere una palestra e lo vede.

Un folletto che si agita nel silenzio totale. Agile e veloce prova colpi, finta, rientra e colpisce un fantasma. È solo, sta facendo quello che da noi chiamiamo fare il vuoto e negli Stati Uniti definiscono più poeticamente shadowboxing. Boxare con l’ombra.

Conor McGregor è fatto così.

E John Kavanagh è il maestro che gli ha insegnato quasi tutto, gli vuole bene al punto da ospitarlo in casa sua.

Per Conor il tempo non esiste, è un’unità di misura che non vuole prendere in considerazione. Ammette che possano esserci gli orologi, ma questo non vuol dire che si debbano rispettare gli schemi orari che dettano. Lui mangia quando vuole, dorme quando vuole.

E si allena quanto vuole.

Anche alle 4 del mattino.

È un tipo strano McGregor, e questo non è certo un giudizio negativo.

Ama il mondo animale, ruba dal mondo animale.

Fra esercizi di allungamento muscolare ogni volta che mette i piedi giù dal letto.

“Siamo gli unici animali a non fare stretching quando si svegliano”.

Studia il modo in cui gorilla, tigri e coccodrilli affrontano le loro prede. Ne copia i movimenti, incamera le sensazioni, immagina la sequenza logica o istintiva che detta il loro modo di combattere.

È arrivato a farsi tatuare sul petto un enorme gorilla che divora un cuore umano. Non una riproduzione fumettistica, ma un vero e proprio cuore umano preso da un testo di anatomia e trasportato sul suo corpo da un bravo artista.

Conor combatte da sempre.

Prima nel calcio con i ragazzini del Lourdes Celtic FC, poi in strada.

Chiunque lo incroci sente un’irrefrenabile voglia di picchiarlo. Forse sarà per quella faccia strafottente con cui sembra voglia prendere in giro il mondo intero, forse sarà per quel linguaggio spazzatura che è l’unica forma di comunicazione verbale nei momenti clou della sua vita sportiva.

“Non avevo e non ho un linguaggio sporco, semplicemente dicevo e dico la verità”.

Quando scopre in soffitta un vecchio manifesto che promuove un’esibizione di Muhammad Ali al Croke Park di Dublino nel 1972 capisce quale sia la strada da percorrere. La boxe.

Croke Park Exhibition – poster for the July 19th 1972 meeting of Muhammad Ali and Al ‘Blue’ Lewis,

Entra alla Crumlin Fight Club, la palestra della città dove è nato il 14 luglio del 1988, e chiede di allenarsi. I genitori non vogliono. No, non perché pensino che il pugilato sia uno sport pericoloso. Tony e Margaret non vogliono perché dopo la scuola il ragazzo deve mettersi a lavorare. In casa servono soldi non sogni.

Conor mette assieme le due cose. Comincia a lavorare come idraulico: 165 sterline di paga settimanale. Continua a frequentare la palestra.

Quando incontra John Kanevagh si trova davanti a un bivio e sceglie il sentiero che porta alle arti marziali.

Dicono che McGregor sia un tipo davvero particolare.

Lui risponde che chi lo conosce lo ama, chi pensa di conoscerlo lo odia.

In realtà i detrattori non lo possono proprio sopportare.

“Ci sono persone che pagherebbero di tasca loro nella speranza di vedermi a faccia in giù, affogato in una piscina piena del mio sangue”.

Imagine degna di una scena pulp scritta da Quentin Tarantino. Con gli eccessi il giovanotto si è costruito una carriera.

A Muhammad Ali ha invece rubato l’arte della magia.

Non è un caso che nell’UFC si faccia chiamare Mystic Mac e predica quando e come vincerà i match.

Ma dal più grande ha preso anche la capacità di stare in scena.

È il padrone del palcoscenico, sa come muoversi, sa cosa dire.

“Io posso fare cose che nessuno ha mai fatto prima”.

E ancora.

“Io sono il miglior combattente del Pianeta”.

E a chiudere, in risposta a chi gli chiede perché usi poco l’allenamento con i pesi…

“Le macchine non usano le macchine. E io sono una macchina”.

Dice di non essere superstizioso, ma usa spesso un cappello dalla grande cupola. L’ha ereditato dal nonno.

“Non è superstizione, ma solo un segno di affetto per il nonno che amavo”.

Anche i fighter hanno un cuore.

Lui dal 2008 lo divide con Dee Devlin, la compagna, e dal 5 maggio di quest’anno anche con il picccolo Conor Jack jr.

Ho fatto un salto esagerato in avanti.

Veloce flash back prima di lanciarci nel futuro.

Dopo avere lasciato l’idraulica e la boxe, ha trovato soldi e gloria nell’Ultimate Fitghting Championship, l’UFC. Dalle 165 sterline a settimana è passato ai 60.000 dollari a match. Ha battuto il brasiliano Joseè Aldo che non perdeva da dieci anni, l’ha messo ko in tredici secondi ed è diventato campione. È stato il primo a detenere contemporaneamente due titoli, quello dei piuma e dei leggeri. Ha segnato numeri da record nella pay per view, fino a toccare 1,650,000 nella rivincita contro Diaz.

“I suoi colpi non lasciano lividi sulla pelle, la spaccano” dice il boss dell’UFC, Dana White.

Nel suo sport è un mito.

Ma, come lui stesso ripete, deve stare continuamente in movimento, non fermarsi mai. L’UFC gli sta stretto e allora punta in alto, più in alto possibile. Una sfida contro Floyd Mayweather jr: l’uomo con il record che l’intero mondo del pugilato invidia, 49-0. Ho detto più volte cosa pensi dell’inutilità di questo tipo di statistiche, non è il caso di ripetermi.

Conor McGregor disputerà il primo incontro da pugile professionista e intascherà una borsa di almeno cento milioni di dollari. Un primato che difficilmente un altro debuttante riuscirà ad uguagliare.

Tutti dicono che contro Mayweather non abbia alcuna possibilità di vincere. Lui ribatte alla sua maniera.

“Non ci sono regole da infrangere, perché in realtà non ci sono regole”.

L’Universal Picture ha già annunciato un film sulla sua vita.

Conor è stato protagonista di altri due lungometraggi in cui ha interpretato se stesso: The Ultimate Fighter 22 e Notorius.

La prossima recita è in cartellone sul palcoscenico della T-Mobile Arena di Las Vegas il 26 di questo mese. E lui, l’ex idraulico di Crumlin, sobborgo a sud di Dublino, sarà uno dei due protagonisti. Ne ha fatta di strada il ragazzo. I giovani compagni che un tempo volevano picchiarlo ogni volta che lo vedevano, ora sorridono mentro gli chiedono un autografo.

Non mi piace questa sfida, mi ricorda tanto i copioni del wrestling, ma onestamente devo dire che l’hanno messa su davvero bene.

 

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