“La notte della boxe” in televisione, alcune considerazioni…

Ascolti non esaltanti per “La notte della boxe” dal Centrale di Foro Italico a Roma, evento imperniato sul titolo internazionale Wba dei supermedi tra Viktor Polyakov e Giovanni De Carolis.

La trasmissione su TV 8 ha realizzato un’audience media di 156.000 spettatori con lo share dell’1,2. Al di sotto dei risultati segnati dalla Rete nella stessa fascia oraria del mese di giugno: 240.499, share 2,32.

Chiarisco subito un concetto.

Siamo tutti contenti per la boxe in chiaro. Lo sono ovviamente anch’io, potrebbe essere un buon inizio. La produzione di TV 8 e Sky è stata eccellente come qualità tecnica. La promozione è stata a livelli alti, non c’eravamo più abituati.

Un applauso dunque a TV 8 e Sky, ma questo non ha potuto impedirmi di vedere alcune bucce di banana su cui il network è scivolato.

Qualcuno dovrebbe informare le emittenti che l’intervallo tra un round e l’altro nella boxe dura un minuto. Programmare spot pubblicitari attorno a 1’15” fa saltare inevitabilmente l’inizio di ogni ripresa.

Con un’organizzazione televisiva di questo livello ci si aspettava i microfoni agli angoli e le interviste a fine match. Non ci sono stati né gli uni, né le altre.
Sono tutte piccole cose che nel tempo potrebbero essere corrette, sempre che TV 8 e Sky siano propense a riprovarci.
Mi ripeto. Il lavoro è stato di qualità assoluta. Anche e soprattutto da parte della MN Holding e della Round Zero di Giulio Spagnoli&Roberto Sabbatini.

C’è una cosa però che mi ha dato proprio fastidio: lo studio che ha preceduto il match. Lungo e totalmente inutile. Qualcuno dovrebbe spiegarmi il senso di mettere assieme uno chef (tra l’altro sono un fan di Alessandro Borghese, personaggio che mi diverte quando è nel suo specifico), un maestro pasticciere (Iginio Massari, che sembra abbia un passato pugilistico), un giornalista (parlo di Giuseppe Cruciani) che non sa nulla di boxe. E, gran colpo finale, perché far condurre il tutto a Diletta Leotta? Bella e sensuale, carica di sex appeal. Ma totalmente digiuna sull’argomento, per nulla in grado di gestire gli ospiti, incapace di dire una sola cosa interessante per il target a cui avrebbe dovuto fare riferimento la trasmissione. E cioè: gente che si preparava a vedere un incontro di boxe.

Il pugilato italiano, mi dispiace per quelli che non sono d’accordo, è uno sport in crisi maledetta. Sul piano tecnico/organizzativo non mi pronuncio, essendomi tirato fuori da qualsiasi coinvolgimento fin dallo scorso febbraio.
Sto parlando di popolarità. In calo preoccupante. Lo testimoniano i numeri. Un ascolto decisamente basso dopo una promozione finalmente all’altezza. Mi riferisco alle televisioni, a TV 8 e Sky. Perché i giornali non hanno seguito lo stesso percorso. Non ci sono state né prime firme, né giornalisti che fanno opinione a promuovere l’evento. E gli spazi dedicati, Corriere dello Sport escluso, non hanno aiutato a catturare l’attenzione del grande pubblico.
Location eccezionale, allestimento di livello assoluto, televisioni che si sono dedicate con impegno al progetto nella fase di lancio. Si è parlato, e tanto, di questa riunione. Le cose sono state fatte (quasi tutte) nel modo giusto. Il risultato, non solo quello tecnico, è stato deludente.
Orario di trasmissione da nottambuli.
Incontri di livello non accettabile.
Match non in diretta.
Pugili sconosciuti.
Sono queste le scuse ricorrenti quando audience e share sono bassi.
La realtà è che il clan dei patiti del pugilato è composto da pochi fedelissimi. Gli altri, quelli che continuano a sparare a pallettoni sulle televisioni che non trasmettono il loro sport preferito, non sanno neppure su quale canale andrà il match, a che ora comincerà.
Glielo scrivi chiaro, dividi dirette e repliche, indichi giorno e numero del canale. Poi leggi i post sui forum o sui social network.
Ma lo trasmette qualcuno?
Se mi interessa una serie televisiva o un film, cerco nella programmazione giorno e orario in cui potrò vederlo. Loro no, chiedono aiuto su Facebook.
È la realtà. E con la realtà bisogna fare i conti, i numeri non mentono.
Siamo talmente pochi che potremmo anche contarci…
Siamo uno sport povero. E questo consente a tutti di trattarci con sussiego.
Immaginate per un momento cosa avrebbe scatenato un pre-partita di calcio con in studio uno chef, un maestro pasticciere e un giornalista che ignora la materia. Immaginate cosa avrebbero detto i tifosi davanti a due calciatori che mimano l’esecuzione di un rigore o di una punizione…

Detto questo, spero che Sky e TV 8 non si arrendano.
Il pugilato ha un tremendo bisogno di loro.

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