Ecco perché Carlo Nori, presidente della Lega Pro Boxe, si è dimesso

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera del Presidente della Lega Pro Boxe Carlo Nori rivolta al mondo del pugilato

Carissimi,

rendo noto che, nel corso dell’ultimo Consiglio Direttivo del 21 settembre scorso, ho rassegnato le mie dimissioni da Presidente della Lega Pro Boxe e che queste avranno effetto dal 1° novembre p.v.

Ritengo infatti che, dall’aprile 2014, data del mio insediamento, e dalla successiva Assemblea Elettiva della Lega Pro Boxe estesa a tutte le componenti del professionismo, nel gennaio 2015, non sussistano più le condizioni per proseguire il cammino come auspicato.

Ricordo infatti, che proprio in occasione dell’Assemblea Elettiva, approvammo le modifiche allo Statuto al fine di comprendere al nostro interno oltre agli organizzatori senior, anche altri attori del mondo Pro, quali i pugili, i procuratori, i tecnici e gli organizzatori junior, iniziando, in quella circostanza, un percorso che alla fine ci avrebbe portato a diventare Federazione del “professionismo” dal 2017.

Questo era l’accordo con la FPI a seguito del cambiamento imposto dall’Aiba.

A partire dal gennaio 2015 siamo stati in grado di proseguire l’intensa attività organizzativa che la Lega degli Organizzatori aveva promosso sin dal luglio 2011, dando vita ad un movimento al quale hanno contribuito tutti gli associati nell’ambito delle proprie specificità.

Gli organizzatori senior hanno realizzato, in Italia, ulteriori 82 manifestazioni con titoli in palio (periodo gennaio 2015/settembre 2016); nuove figure come i Neo Pro hanno generato un significativo incremento di tesseramenti che ha portato il numero dei pugili Pro italiani da 140 agli attuali 330; sono nate nuove società organizzatrici, le junior (ad oggi 6); 4 nuovi procuratori hanno sostenuto e superato l’esame; abbiamo promosso e portato a termine l’edizione 2015 del Campionato Neo Pro e stiamo tuttora realizzando l’edizione 2016.

In ossequio al mandato, come convenuto con la FPI, si è cercato di strutturare il movimento al fine di intraprendere un percorso di indipendenza totale anche da un punto di vista finanziario.

Adesso, in conseguenza della decisione dell’Aiba, di segno opposto alla precedente, di reinserire il professionismo all’interno delle Federazioni e di consentire ai pugili Pro la partecipazione al Torneo Olimpico già a partire da Rio 2016, lo scenario di riferimento si modifica sensibilmente e con prospettive finalmente di più adeguato riconoscimento del mondo professionistico.

Risulta evidente che quel percorso di indipendenza totale, che appariva ineluttabile, non si rende più necessario.

Sono certo che il pugilato Pro avrà modo di riprendere il suo cammino di crescita all’interno della Federazione Pugilistica Italiana, avendo nel frattempo “incassato” un riconoscimento che consentirà alla stessa Federazione di sostenere con rinnovato impegno un settore che deve poter svolgere un ruolo trainante a beneficio della disciplina e degli appassionati.

Pertanto, la fase storica dell’attuale Lega Pro Boxe, per la quale ho profuso massimo impegno insieme a tutte le componenti di Consiglio e di Staff, può ritenersi conclusa.

Al fine di non disperdere una esperienza lunga circa sei anni (dalla costituzione nell’ottobre del 2010) l’auspicio è di proseguire il lavoro svolto, che ha consentito al mondo del pugilato professionistico italiano di produrre eventi con un sensibile incremento rispetto all’analogo periodo precedente, tornando, attraverso una modifica dell’attuale Statuto, alla Lega degli Organizzatori in modo che quest’ultima, così come era fino al 2014, possa contribuire alla promozione del pugilato, portando avanti gli impegni presi ma questa volta all’interno della FPI.

Mi auguro, in futuro, di poter continuare a fornire un fattivo contributo di esperienza e di passione alla disciplina del pugilato in senso generale e al mondo professionistico in particolare, convinto che quest’ultimo possa vivere una nuova fase anche grazie agli attuali cambiamenti in essere.

Grazie

Saluti

Carlo Nori

 

 

 

 

 

 

 

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Presidente Brasca, salvi il sito della sua Federazione!

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Ennesima puntata del teatro dell’assurdo.

Cosa ci fa quella scritta (più o meno) nella lingua di Dante (Bergamo Mostra 100FPI) sul sito della Federazione Pugilistica ITALIANA?

Presidente Alberto Brasca, lei che tra l’altro è anche di Firenze: città di grandi tradizioni e cultura, perché permette questo continuo scempio senza intervenire?

So che sta per ufficializzare la sua ricandidatura, che sta per presentare un piano tecnico e finanziario, che vuole dare una scossa alla boxe di casa nostra. Cominci dalla cosa più semplice: liberi il sito dai suoi peccati, restituisca alla comunicazione online la lingua madre. Il nostro sport ha talmente tanti problemi che credo sia da masochisti accollarsi anche questo.

Presidente, salvi il sito federale!

È fatto male, ma questa è un’opinione personale.

Non offre notizie in maniera chiara, anche questa è semplicemente una mia convizione.

Non regala un quadro generale, è ripetitivo, di difficile consultazione, poco aggiornato. E qui accanto a me si è già formato un bel gruppetto.

Ma soprattutto offende chiunque provi ad aprirlo (tesserati e non) con questo continuo, insistente, provinciale, riduttivo uso dell’inglese come lingua base.

Fin qui sono stato troppo serio. E allora ripropongno un articolo di poco tempo fa.

Magari si capisce meglio…

https://dartortorromeo.com/2016/08/03/uno-spassionato-consiglio-alla-fpi-parla-come-magni/

P.S. La comunicazione è importante. Nella prossima puntata parlerò di come sia gestita dalla Fpi.

Manchester 26 novembre: Joshua vs W. Klitschko, se la boxe fosse una cosa seria

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Le due parti hanno le stesse idee. Lo hanno ribadito ieri.

Io ed Eddie Hearn, promoter di Anthony Joshua, abbiamo raggiunto l’accordo sul piano finanziario. Ora dipende dalle organizzazioni mondiali. Sono certo che vedremo l’organizzazione del match andare avanti” ha detto Bernd Boente, manager di Wladimir Klitschko.

Da parte nostra se a Wladimir Klitschko e Anthony Joshua sarà consentito di boxare per i mondiali Wba e Ibf, saremo felici di combattere” ha commentato Eddie Hearn per Joshua.

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Le due televisioni interessate, Sky Sports e RTL Germany, si sono espresse con un più che convincente “Siamo molto interessate”.

Il match avrebbe già una data e una sede: 26 novembre alla Manchester Arena.

La palla ora passa agli Enti mondiali.

Joshua (17-0, 17 ko) aveva già fissato una difesa del titolo Ibf per quella data e quella sede. L’avversario avrebbe dovuto essere il neozelandese Joseph Parker, sfidante ufficiale al mondiale. Ma, ammesso che le organizzazioni tengano conto delle loro stesse regole, per la difesa obbligatoria il pugile inglese ha tempo fino al 9 gennaio 2017. Ostacolo quindi agevolmente superabile.

Il problema è che quelli di Joshua vogliono sul tavolo il titolo Wba.

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Tyson Fury ha dato il secondo forfait (9 luglio e 29 ottobre) alla rivincita contro Wladimir Klitschko. Il Wbo gli ha spedito una lettera in cui gli concede dieci giorni di tempo per presentare un certificato medico che specifichi i suoi problemi e giustifichi la rinunia al match di fine ottobre. In caso contrario gli toglierà il titolo.

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La Wba finora si è espressa in modo molle.

Il presidente Gilberto Jesus Mendoza sul sito dell’Ente ha dichiarato: “Vediamo cosa accadrà. Penso che chiederemo a Tyson Fury una spiegazione su quello che è successo”.

Questo sì che è aggredire il problema.

Ed è questo il punto che fa nascere dei dubbi sull’effettuazione del match tra Wladimir e Joshua. Se la Wba non prenderà il coraggio a due mani e non si comporterà secondo le sue stesse regole il match salterà.

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Tyson Fury ha conquistato il titolo il 28 novembre 2015 e non l’ha mai difeso. L’articolo 11 comma b del regolamento della World Boxing Association recita: “Il pugile che conquista il titolo battendo il campione in carica deve difenderlo contro lo sfidante ufficiale o contro il primo rivale di classifica disponibile entro (per i pesi massimi) dodici mesi se si tratta dello sfidante ufficiale, sei mesi se si tratta di altro pugile”.

Il tempo scadrebbe dunque il 28 novembre prossimo. E Tyson Fury ha già fatto sapere che non sarà in grado di salire sul ring se non nel 2017, e anche su questo ci sono dei dubbi.

Se la boxe fosse una cosa seria Anthony Joshua e Wladimir Klitschko il 26 novembre si affronterebbero alla Manchester Arena per i titoli Wba e Ibf.

Se fosse una cosa seria.

HBO Tv e Haymon, colossi in crisi. Dagli Usa un allarme per il pugilato

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Dagli Stati Uniti arrivano notizie inquietanti per il pugilato.
La HBO è una televisione via cavo (a pagamento: come Sky o Mediaset Premium in Italia) che trasmette boxe da quarantatrè anni. Ha cominciato con Joe Frazier vs George Foreman il 22 gennaio del ’73 e non si è più fermata. Più di mille match in diretta, per gli abbonati o in pay per view. Insomma, una certezza per questo sport.

Adesso questa certezza vacilla.
Nel 2016 ha trasmesso il 20% in meno di eventi rispetto al 2014. L’audience medio è calato del 10% rispetto alla scorsa stagione.

Ci sono poche stelle su cui investire facendo profitti” ha detto al Los Angeles Times un ex dirigente della tv che ha base a New York.

Bisogna realizzare i migliori match possibili, non i migliori per gli organizzatori” ha rafforzato il concetto un analista televisivo.

Inquietanti alcuni dati degli eventi trasmessi in pay tv.

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Il 23 luglio scorso il mondiale Wbc e Wbo dei superleggeri vinto nettamente da Terence Crawford contro Viktor Postol, entrambi imbattuti, è stato acquistato solo da 50.000 (cinquantamila) spettatori.

Nelle diciannove riunioni trasmesse per gli abbonati nel 2016 soltanto una ha superato il milione di audience (nel 2015 erano state sette).

Tre eventi in pay per view hanno complessivamente realizzato 850.000 acquisti, nel 2015 Alvarez vs Cotto da solo ne aveva portati a casa 900.000.

È stata una stagione in cui molti match arrivati dall’Europa sono stati trasmessi in diretta, non in prima serata. Ma soprattutto sono mancati i grandi protagonisti.

I dirigenti della HBO si lamentano.

Una volta i pesi massimi americani erano catalizzatori di interesse.

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Ali, Foreman, Frazier e avanti così fino a Tyson.

Oggi i campioni sono Deontay Wilder che non gode certo di grande popolarità, Tyson Fury di cui non si sa cosa voglia fare da grande e Anthony Joshua che è britannico.

Erosa la base popolare, il pugilato in televisione paga anche l’avanzata della MMA. Grandi numeri al botteghino, sia come spettatori che come incassi, ottimi numeri davanti al piccolo schermo. L’attacco sferrato delle arti marziali ha inferto un duro colpo alla boxe privandola di una grande fetta di pubblico giovane.

Se a questo si assomma la concorrenza sia di Showtime che (da qualche tempo) di Netflix si capisce perché in casa HBO siano preoccupati.

Ma le brutte notizie per il pugilato non arrivano solo da lì.

Sembra che stia per finire l’era di Al Haymon.

Il promoter aveva deciso di entrare a gamba tesa sul mondo dei pugni. Per realizzare il piano aveva alzato a dismisura i compensi dei pugili con il risultato di mettere sotto contratto più di duecento atleti tolti alla concorrenza. Bob Arum e Oscar De La Hoya gli hanno fatto causa per violazione della legge antitrust e per non avere rispettato il Muhammad Ali act che vieta a un manager di essere allo stesso tempo organizzatore degli spettacoli che hanno come protagonisti i suoi pugili.

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Ma l’attacco è arrivato anche dai finanziatori che avevano investito tre anni fa 925 (novecentoventicinque) milioni di dollari nell’impresa perdendone quasi cinquecento (fonte bloodyelbow.com).

Haymon aveva trovato quello che sembrava essere l’uovo di Colombo.

La boxe era scomparsa dai network tradizionali, quelli in chiaro, quelli visibili a tutti senza dover pagare un dollaro. Questo aveva ridotto l’audience e privato soprattutto il popolo dei giovani dello spettacolo pugilistico. Con i soldi messi assieme da un fondo di investimenti il promoter aveva comprato gli spazi televisivi.

Li aveva comprati su otto tv: NBC, NBCSN, ESPN, ESPN Deportes, CBS, Fox Sports 1, Spike Tv e Bounce. Aveva pagato borse super per ogni incontro, versato ingenti tasse e promosso a sue spese gli eventi.

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Il risultato in termine di ascolti è stato (quasi sempre) positivo.

3.370.000 spettatori per Thurman vs Guerrero

2.180.000 spettatori per Wilder vs Duhaupas

3.200.000 spettatori per Garcia vs Guerrero

4.800.000 spettatori per Spence vs Bundu

Ma i conti no, quelli non potevano tornare.

Il giornalista Lance Pugmire del Los Angeles Times ha scritto che in dieci riunioni organizzate nel 2015 in California e Nevada la PBC (Premier Boxing Champions di Haymon) ha incassato al botteghino 3,9 milioni di dollari spendendone 19,2 tra borse dei pugili e tasse, compenso televisivo escluso (il solo Thurman vs Guerrero è valso alla NBC due milioni e mezzo di dollari).

I vertici di ascolto sono rimasti alti, la media è scesa.

In 27 riunioni trasmesse da marzo a settembre l’audience si è assestata poco oltre i 460.000 spettatori.

Meglio anche qui la MMA. La serie Bellator ne ha totalizzati in media 840.000. Spike Tv con la boxe è scesa del 40% rispetto agli ascolti di altri programmi andati in onda nella stessa ora e nello stesso giorno della settimana.

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Vedo in tutti questi numeri un pericoloso segnale di allarme.

Se HBO e Al Haymon presentano bilanci negativi non si può certo dire che il mondo della boxe americana attraversi un periodo d’oro. Se dovesse cedere questo versante, l’effetto domino che ne potrebbe scaturire sarebbe devastante.

Ma c’è chi (tra questi: Sampson Lewkowicz di Sampson Boxing che lo ha detto a Boxing Scene, Alessandro Ferrarini matchmaker internazionale che lo ha confessato a me) pensa che tempo un anno e tutto tornerà alla normalità.

Haymon uscirà da questa posizione di monopolio del mercato e tornerà a fare il semplice organizzatore, le borse dei pugili si ridurranno notevolmente, Hbo riprenderà a trasmettere boxe con maggiore frequenza. E il pugilato americano riprenderà il suo solito corso.

Spero abbiano ragione loro.

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Nel frattempo gli Enti Mondiali continuano a picconare l’universo pugilistico.

Tyson Luke Fury ha 28 anni. Da novembre 2015 è campione del mondo dei pesi massimi. Appena vinto il titolo ha ceduto la fetta Ibf. Si è rifiutato di difendere la corona contro lo sfidante ufficiale Viacheslav Gearkov. Il motivo? Preferiva concedere la rivincita a Wladimir Klitshcko. Per due volte ha disdetto l’impegno a pochi giorni dal match. La Wbo ha minacciato di riprendersi la sua fetta di mondiale se entro la prima settimana di ottobre il giovanotto non presenterà un certificato medico che giustifichi il rinvio. La Wba per il momento riposa, aspetta e guarda.

La boxe è in mano a questi signori.

Pugili inaffidabili, manager che giustificano qualsiasi cosa, enti che più che governare si trasformano in uffici silenziosi in attesa che altri decidano per loro.

La Wba, ad esempio. È la stessa che nel ranking di giugno 2015 ha classificato all’undicesimo posto dei minimosca Ali Ryami, morto un mese prima.

La Wba che oltre a 17 campioni del mondo (con differenze di peso ridicole fino a 1,3 kg) ha anche sette supercampioni e due campioni indiscussi, oltre a nove campioni a interim.

Nel mondo normale tutto questo sarebbe inaccettabile, la boxe ha imparato che nulla è impossibile. Per questo ogni giorno che passa perde credibilità e ha ridotto ai minimi termine il pubblico di domani. I giovani hanno fatto altre scelte.

Il Titanic affonda e i signori continuano a ballare…

 

Il sito della Fpi ormai parla solo inglese. E prepara la nuova pagina in kazako…

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Raggiunto il completo distacco dalla nostra lingua

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il sito della Federazione Pugilistica Italiana, ormai al 100% in lingua inglese, sta preparandosi a una nuova sfida. Pubblicare tutte le notizie in kazako.
Sono venuto in possesso dell’ultima schermata di prova.
Eccola.

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Qualche anno fa la boxe era sull’orlo dell’abisso. Per fortuna da allora abbiamo fatto un decisivo passo avanti.

Della Rosa diretta su Sportitalia dalle 21:45, Fragomeni per l’UE contro l’imbattuto Ngabu

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Accordo dell’ultimora tra Boxe In Progress e Sportitalia (canale 60 del digitale terrestre e quindi in chiaro, canale 225 del bouquet Sky) .

L’emittente tv trasmetterà domani 24 settembre 2016 da Chanteloup les Vignes in Francia il vacante titolo dell’Unione Europea pesi superwelter tra Emanuele Della Rosa (36-2-1, 10 ko) e Zakaria Attou (27-6-2, 7 ko). Il match è la rivincita della sfida disputata tra i due a Fiumicino cinque mesi fa. Il collegamento sarà dalle 21:45 alle 23:45. Prevedibile quindi la trasmissione di qualche altro incontro.

Nello stesso accordo è finito il titolo italiano vacante dei pesi leggeri tra Vincenzo Finello (10-3-2, 1 ko) e Gianluca Ceglia (12-3-0, 2 ko) in programma sempre domani al Parco Villa Comunale di Sam Valentino Torio nel salernitano. Il match andrà in onda in registrata lunedì con collegamento dalle 21:20 alle 22:30 sempre su Sportitalia.

L’European Boxing Union ha designato Giacobbe Fragomeni (47 anni, 33-5-2, 13 ko) e Yves Ngabu (27 anni, 16-0, 12 ko) co sfidanti al titolo vacante dei massimi leggeri dell’Unione Europea. Questo il percorso recente dei due avversari.

Fragomeni (ultimo match 4 ottobre 2015)

+ 8 Marco Martinjak (5-15-2)
– ko 4 Rakhim Chakhkiev (19-1-0)
+ kot 2 Olegs Lopajevs (7-8-0)
– kot 6 Krzysztof Wlodarczyk (48-2-1)

Ngabu (ultimo match 4 giugno 2016)

+ 8 Isossa Mondo (7-9-0)
+ ko 1 Engin Karakaplan (14-5-1)
+ kot 3 Peter Erdos (9-7-4)
+ kot 4 Gabriel Lecrosnier (18-30-4)

Le due parti avranno tempo fino al 5 ottobre per raggiungere l’accordo a trattativa privata, poi si andrà all’asta. Tutto lascia pensare che il match si svolgerà in Belgio, più precisamente a Zwevezele l’11 novembre. Ngabu ha infatti già programmato una sfida sulle 12 riprese per quella data e in quella sede.

Minà regala ancora emozioni. Qui parla dei suoi amici, da Ali a Garcia Marquez…

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Una bellissima intervista a Gianni Minà pubblicata dal sito fanpage.it.
Grazie ad Andrea Esposito che l’ha realizzata e all’utente del Forum di pugilato mondoboxe.com che si firma con il soprannome di Gentleman che me l’ha fatta scoprire.
Grazie al mio amico Gianni Minà che ancora una volta, attraverso i suoi racconti, è stato capace di regalarmi emozioni.
Dentro ci sono tutti: Muhammad Ali, Gabriel Garcia Marquez, Robert De Niro, Sergio Leone, Nelson Mandela, Fidel Castro, Diego Maradona, Massimo Troisi e poi…

Movimento 5 Stelle e l’Olimpiade. Nove mesi fa avevano detto sì a Roma 2024…

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Olimpiade di Roma 2024.
21 settembre 2016.
La sindaca Virginia Raggi: “Noi non abbiamo mai cambiato idea sulle Olimpiadi.
15 dicembre 2015.
Luigi Di Maio, esponente di spicco del gruppo dirigente del Movimento 5 Stelle, intervistato da Lilli Gruber nella trasmissione Otto e mezzo su La 7.

Lilli Gruber: Il Movimento 5 Stelle sostiene la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024?
Luigi Di Maio: “La sosterremo se vinceremo a Roma, se invece dobbiamo affidare la gestione delle Olimpiadi a chi solo gestendo i campi rom ha creato Mafia Capitale, allora no. Preferiamo prima restituire i servizi essenziali alla città. Speriamo di vincere e di essere i migliori alleati delle Olimpiadi per fare un ottimo lavoro.”

Il vice presidente vicario della Federboxe, Muhammad Ali e questo blog…

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Mi scrive Walter Borghino, vice presidente vicario della Federazione Pugilistica Italiana e direttore responsabile di Boxe Ring.

Egregio Torromeo,
La ringrazio per la Sua come sempre astuta e pungente critica, alla quale non credo sia il caso di replicare con gli stessi toni, poiché non servirebbe. Noto però come anche questa volta, pur in un commento che poteva starci, Lei da buon e vero giornalista abbia artatamente stravolto il senso delle mie parole, che estrapolate dal tutto possono certo dare ai lettori meno attenti un senso che, invece, non hanno. Lo scopo dell’editoriale della nostra rivista, in genere, non è quello di esaltare, come in questo caso, figure mitiche e personaggi del nostro mondo che, ahimè, ci lasciano. C’è la notizia, lasciamo il resto agli articolo interni. Ma visto il fiume di parole e di articoli e di servizi e di commenti e di editoriali e di scritti e di servizi TV che hanno parlato, certo meglio di quanto potessi fare umilmente io, del grande Ali, ho pensato, nella libertà che mi è data dal mio ruolo di direttore, che il cenno fatto fosse sufficiente Non era e non voleva essere una monografia su Alì, che ripeto ben altre penne più educate della mia (la Sua ovviamente tra le primissime…) ha saputo, sa e saprà esaltare. Cosa avrei potuto aggiungere? Concludo esprimendoLe in ogni caso la mia delusione, il mio rammarico e il mio personale fastidio per la caduta di stile nei mie confronti, alle quali evidentemente non ha potuto resistere: quindi io umilierei la boxe con i miei scritti? Quindi io scriverei assurdità pugilistiche? Bene, prendo atto. Per ora. Spero solo che Lei da grande giornalista e scrittore abbia a questo punto il tempo per un confronto personale sereno e corretto con lo scrivente, sia per darmi la possibilità di uno scambio di opinioni finalmente chiarificatore, sia per potermi abbeverare alla sua inestinguibile fonte di immensa saggezza e sapere pugilistico, così da evitarmi in futuro altri “errori”. Critiche si, offese no. Per concludere, mi farebbe piacere sapere cosa ha risposto ai lettori che Le chiedevano degli europei di Anapa…

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Egregio Borghino,
non ho “artatamente stravolto” il senso delle Sue parole, non ho estrapolato un concetto fornendo una visione parziale di un discorso più complesso. Ho riportato l’intera frase che Lei ha voluto dedicare al più popolare sportivo di tutti i tempi. La frase che Lei ha inserito a metà dell’Editoriale tra preparazione olimpica, europei junior e Aiba. Arrivando a ipotizzare che il luttuoso evento fosse stato “quasi relegato in secondo piano” da qualificazioni olimpiche ed europei junior. Questo Lei ha scritto, questo io ho riportato.
Lei si chiede: “quindi io umilierei la boxe con i miei scritti?”

Io scrivo: “Perché la boxe deve umiliarsi da sola?”
Lei si chiede: “Quindi io scriverei assurdità pugilistiche?”
Io scrivo: “Qui non si tratta di esprimere un’opinione a favore o contro, di giudicare un match in un modo o nell’altro, di scegliere questa o quella politica federale. Qui si tratta di concepire, scrivere e pubblicare un’assurdità pugilistica. Sulla rivista ufficiale della Federazione e a firma del vice presidente vicario.”
Il riferimento è chiaro, i confini sono delineati.
Scrivere che le qualificazioni olimpiche e gli europei junior hanno quasi relegato in secondo piano la scomparsa del “più grande” è, mi permetta, un’assurdità pugilistica.
Boxe Ring è una gloriosa rivista di pugilato, Ali è stato nella storia di questo sport l’esponente più conosciuto nell’Universo.
Il numero della rivista era il primo dopo la sua morte. Lei da Direttore dotato di “inestinguibile fonte di immensa saggezza e sapere pugilistico” avrebbe dovuto intuire che quella frase sarebbe risultata offensiva.
Lei “da grande giornalista” avrebbe potuto agire diversamente. Scrive: “Ho pensato, nella libertà che mi è data dal mio ruolo di direttore, che il cenno fatto fosse sufficiente. Non era e non voleva essere una monografia su Alì, che ripeto ben altre penne più educate della mia ha saputo, sa e saprà esaltare.”
Dalla monografia a cinque righe c’è una bella differenza, soprattutto se le cinque righe sono usate nel modo in cui Lei le ha usate.
E già che ci siamo, Le confesso che non ho capito un passo della sua “astuta e pungente critica”: “Lo scopo dell’editoriale della nostra rivista, in genere, non è quello di esaltare, come in questo caso, figure mitiche e personaggi del nostro mondo che, ahimè, ci lasciano. C’è la notizia, lasciamo il resto agli articolo interni. “
È come dire che la morte di Johan Cruijff non avrebbe meritato più di due righe (questa è la proporzione per quel che riguarda l’impatto mediatico tra il grande calciatore olandese e Ali) nell’editoriale di una rivista di calcio da Lei diretta. E alla scomparsa di David Bowie non sarebbero state concesse più di tre righe su un mensile di musica che avesse avuto il privilegio di averLa alla direzione.
Concludo esprimendoLe in ogni caso la mia delusione, il mio rammarico e il mio personale fastidio per la caduta di stile nei mie confronti, alle quali evidentemente non ha potuto resistere.
Sono sempre pronto a “un confronto personale sereno e corretto” sui temi a Lei e a me più cari: giornalismo e pugilato.
Vorrei essere estremamente chiaro sul virgolettato: ho semplicemente ripreso le espressioni che Lei ha così gentilmente voluto dedicarmi.

fp
Approfitto della sua replica per chiederLe una cortesia.
Lei che è vice presidente vicario della Federazione Pugilistica Italiana, Lei che è direttore di Boxe Ring potrebbe mettere una buona parola affinché sul sito federale si torni a parlare la nostra lingua? Recentemente credo si sia esagerato…

La Fpi boccia i tecnici azzurri. Via i maestri, modifica della metodologia di lavoro

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Finalmente, dopo lunga e sofferta gestazione, è stato partorito il comunicato sul Consiglio Federale di sabato scorso. La Fpi lo ha pubblicato ufficialmente sul proprio sito.
Molti i passi interessanti. Il primo raccoglie il bilancio tecnico della Federazione (in corsivo in testo del documento, in neretto le mie riflessioni).

La valutazione dei risultati complessivi del quadriennio è ampiamente positiva, sia sul terreno della crescita quantitativa del movimento che sulla qualità dei risultati conseguiti, in particolare nel settore giovanile e femminile, culminati con la conquista di ben 23 medaglie nelle competizioni internazionali ufficiali di cui 6 d’oro, 8 d’argento e 9 di bronzo.
Io direi che la valutazione dei risultati complessivi del quadriennio è ampiamente negativa. A cominciare dall’evento più importante, l’Olimpiade di Rio:
Tre vittorie e cinque sconfitte.
Nessun pugile a medaglia.
Tre eliminazioni al primo turno.
Partecipazione limitata a sei elementi su dieci categorie di peso.
Un bilancio disastroso che viene da un quadriennio che avrebbe dovuto far intuire cosa ci saremmo trovati davanti.
Europei di Minsk 2013: zero medaglie.
Mondiali di Almaty 2013: un oro e due bronzi.
Europei di Somokov 2015: due bronzi.
Mondiali di Doha 2015: zero medaglie.
Olimpiade di Rio 2016: zero medaglie.

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C’è poi un certo autocompiacimento per l’incremento di affiliazioni, agonisti e attività.

“+ 6%    le affiliazioni di Associazioni e Società sportive (da 753 a 798)
+ 6%    gli atleti agonisti (da 6940 a 7354)
+ 7%    i Tecnici Sportivi tesserati (da 1967 a 2119)
+ 4%    le riunioni/giornate di gara sul territorio nazionale (da 1179 a 1220)
+ 5%    gli incontri disputati (da 10.476 a 10.961)
+ 9%    le riunioni ordinarie di club (da 871 a 951)
+ 24%    totale incontri per riunioni di club (da 7254 a 9447)
+ 33%     gli atleti tesserati del Settore Giovanile (da 1432 a 2321)
+ 27%    i Criterium giovanili (da 69 a 95)
+ 47%    i partecipanti Criterium (da 2501 a 3989)
+ 48%    gli atleti amatori (da 6163 a 9887)
+ 33%    i pugili PRO (da 191 a 286)
+ 32%    incremento dei Titoli Italiani Pro (da 17 a 24)
+ 26%    manifestazioni Pro organizzate in Italia per titoli internazionali.”

Dati esaltanti, che ci pongono però davanti a un quesito: perché all’incremento dei dilettanti, dei professionisti, dei tesserati giovanili, dell’attività in generale non corrispondono adeguati risultati positivi? Chi ha sbagliato?

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“A seguito dei risultati della Squadra Elite nelle ultime competizioni internazionali e in particolare alle Olimpiadi di Rio e a fronte della svolta  normativa  adottate dall’AIBA nei confronti del professionismo, è stata  sottolineata l’esigenza di una profonda innovazione su due punti centrali: a) la riorganizzazione del settore tecnico azzurro e b) l’attivazione di iniziative incisive per il rilancio del pugilato pro in Italia.
Sul primo punto è stata espressa la volontà di un deciso rinnovamento, non solo dei quadri tecnici ma dell’intera organizzazione delle metodologie di lavoro. E’ stata sottolineata in particolare l’esigenza di una attenta ricognizione di tutti gli atleti di interesse nazionale con una più ampia rotazione nel primo biennio del nuovo ciclo olimpico, di un rapporto costante con le società di provenienza ed una stretta interazione con i tecnici societari a cui offrire una formazione specialistica mirata, di una contrazione nella durata dei collegiali ma supportata delle migliori specialistiche, dell’organizzazione di stages diffusi a livello territoriale. Nel merito è stato dato mandato al Presidente di redigere un documento di indirizzo metodologico e programmatico da verificare a breve nel Consiglio Federale, che provvederà anche alla designazione nominativa dei tecnici cui affidare le responsabilità gestionali della squadra azzurra.
Conseguentemente il C.F. ha deciso di non procedere ad un rinnovo contrattuale dei tecnici Francesco Damiani, Raffaele Bergamasco e Vasily Filimonov, i primi due in scadenza il 30 agosto e il secondo il 30 novembre. Il Consiglio esprime peraltro il proprio ringraziamento a tutti e tre i collaboratori per la quantità e la qualità del loro apporto al miglioramento tecnico dei nostri atleti, per la serietà dimostrata, per l’impegno sempre profuso e per gli importanti risultati conseguiti negli anni.”

A parte le parole di circostanza, la Federboxe boccia in maniera totale, senza attenuanti, la gestione tecnica dell’ultimo quadriennio. Non a caso la Fpi ha cambiato totalmente i quadri tecnici e annunciato la modifica della metodologia del lavoro (nel primo biennio i pugili rimarranno nelle loro società di appartenenza, con l’esclusione dei periodi riservati agli stages azzurri). Sarebbe interessante conoscere in tempi brevi programmi e uomini con cui si intende portare avanti la ristrutturazione. Resta ancora in piedi l’ipotesi dell’allenatore cubano, ma sembra ci si stia orientando verso un accordo a tempo (contratto sino a marzo, poi sarà il nuovo CF a scegliere se rinnovarlo o meno). L’arrivo del cubano costituirebbe un’ulteriore bocciatura per i maestri italiani e per chi li ha formati. Se non ce ne è uno in grado di prendere in mano la nazionale, vuol dire che è stato sbagliato l’intero percorso.

renzini

“Per quanto concerne i settori giovanile e femminile vengono confermati i rispettivi quadri tecnici per la partecipazione delle nostre squadre ai prossimi appuntamenti agonistici del 2016.”
Stando a questo capoverso, gli unici a restare al loro posto (almeno per i prossimi tre mesi) saranno Emanuele Renzini (per lui è in lavorazione un ruolo da supervisore), Laura Tosti, Giulio Coletta e Gianfranco Rosi. Non c’è nel comunicato il nome di Maurizio Stecca che, a quanto ne so, dovrebbe continuare a lavorare con la Federazione anche se con altro incarico.

aiba

“Sul fronte del professionismo, a seguito della decisione presa dall’AIBA che consente ai pugili Pro di non dover più uscire dalla FPI, vi sarà un deciso riaccentramento delle attività all’epoca demandate alla Lega Pro Boxe la quale tornerà ad operare nell’alveo delle sue funzioni primarie stabilite dalla Statuto ovvero di coordinare, secondo le direttive federali, il sostegno, la promozione e l’organizzazione delle manifestazioni agonistiche. Il nuovo piano di rilancio prevede il coinvolgimento dei maggiori e competenti operatori del settore al fine di trovare forme di sostegno e supporto alle attività dei pugili anche con finalità di preparazione olimpica. Anche su questo punto è stato dato mandato al Presidente di prospettare a breve più puntuali linee di progetto da sottoporre alla verifica del Consiglio Federale.”

Neppure un minimo accenno alla politica non certamente lineare dell’Aiba. L’organismo ha sconvolto una Federazione da sempre mista (dilettanti e professionisti in un’unica gestione), imponendole anche il cambio dello Statuto. Poi, con un atteggiamento che a Garbatella definiremmo a capocchia (in modo sconclusionato, senza criterio, a casaccio: fare, dire qcs. a c., Il Nuovo De Mauro), ha detto di avere scherzato. Non solo i pro’ sarebbero rientrati in Federazione, ma avrebbero addirittura partecipato alle Olimpiadi! Un comportamento che avrebbe dovuto consigliare interventi sociali importanti è stato accolto, sia prima che dopo, con una scrollatina di spalle. Loro comandano, loro possono fare ciò che vogliono. Le uniche parole di speranza dell’intero comunicato federale vengono dall’intenzione di utilizzare maggiori e competenti operatori del settore. Presto ne sapremo di più

8

Un’ultima nota.

Inoltre è stato recepito un pacchetto di modifiche nei seguenti regolamenti:
•    Regolamento Organico (art. 8)

Ci sono anche altri articoli modificati, ma è stato questo ad attirare la mia attenzione. L’articolo 8 del Regolamento Organico riguarda le Candidature. Mancano cinque mesi alle elezioni, forse sarebbe stato il caso di specificare quale fosse la modifica senza costringere i tesserati ad aspettare una circolare interna. Magari si tratta di cosa di poco conto, magari no. Io resto dell’idea che sia sempre meglio sapere…