HBO Tv e Haymon, colossi in crisi. Dagli Usa un allarme per il pugilato

al-haymon

Dagli Stati Uniti arrivano notizie inquietanti per il pugilato.
La HBO è una televisione via cavo (a pagamento: come Sky o Mediaset Premium in Italia) che trasmette boxe da quarantatrè anni. Ha cominciato con Joe Frazier vs George Foreman il 22 gennaio del ’73 e non si è più fermata. Più di mille match in diretta, per gli abbonati o in pay per view. Insomma, una certezza per questo sport.

Adesso questa certezza vacilla.
Nel 2016 ha trasmesso il 20% in meno di eventi rispetto al 2014. L’audience medio è calato del 10% rispetto alla scorsa stagione.

Ci sono poche stelle su cui investire facendo profitti” ha detto al Los Angeles Times un ex dirigente della tv che ha base a New York.

Bisogna realizzare i migliori match possibili, non i migliori per gli organizzatori” ha rafforzato il concetto un analista televisivo.

Inquietanti alcuni dati degli eventi trasmessi in pay tv.

crawford

Il 23 luglio scorso il mondiale Wbc e Wbo dei superleggeri vinto nettamente da Terence Crawford contro Viktor Postol, entrambi imbattuti, è stato acquistato solo da 50.000 (cinquantamila) spettatori.

Nelle diciannove riunioni trasmesse per gli abbonati nel 2016 soltanto una ha superato il milione di audience (nel 2015 erano state sette).

Tre eventi in pay per view hanno complessivamente realizzato 850.000 acquisti, nel 2015 Alvarez vs Cotto da solo ne aveva portati a casa 900.000.

È stata una stagione in cui molti match arrivati dall’Europa sono stati trasmessi in diretta, non in prima serata. Ma soprattutto sono mancati i grandi protagonisti.

I dirigenti della HBO si lamentano.

Una volta i pesi massimi americani erano catalizzatori di interesse.

foreman-knocks-down-frazier

Ali, Foreman, Frazier e avanti così fino a Tyson.

Oggi i campioni sono Deontay Wilder che non gode certo di grande popolarità, Tyson Fury di cui non si sa cosa voglia fare da grande e Anthony Joshua che è britannico.

Erosa la base popolare, il pugilato in televisione paga anche l’avanzata della MMA. Grandi numeri al botteghino, sia come spettatori che come incassi, ottimi numeri davanti al piccolo schermo. L’attacco sferrato delle arti marziali ha inferto un duro colpo alla boxe privandola di una grande fetta di pubblico giovane.

Se a questo si assomma la concorrenza sia di Showtime che (da qualche tempo) di Netflix si capisce perché in casa HBO siano preoccupati.

Ma le brutte notizie per il pugilato non arrivano solo da lì.

Sembra che stia per finire l’era di Al Haymon.

Il promoter aveva deciso di entrare a gamba tesa sul mondo dei pugni. Per realizzare il piano aveva alzato a dismisura i compensi dei pugili con il risultato di mettere sotto contratto più di duecento atleti tolti alla concorrenza. Bob Arum e Oscar De La Hoya gli hanno fatto causa per violazione della legge antitrust e per non avere rispettato il Muhammad Ali act che vieta a un manager di essere allo stesso tempo organizzatore degli spettacoli che hanno come protagonisti i suoi pugili.

thurman

Ma l’attacco è arrivato anche dai finanziatori che avevano investito tre anni fa 925 (novecentoventicinque) milioni di dollari nell’impresa perdendone quasi cinquecento (fonte bloodyelbow.com).

Haymon aveva trovato quello che sembrava essere l’uovo di Colombo.

La boxe era scomparsa dai network tradizionali, quelli in chiaro, quelli visibili a tutti senza dover pagare un dollaro. Questo aveva ridotto l’audience e privato soprattutto il popolo dei giovani dello spettacolo pugilistico. Con i soldi messi assieme da un fondo di investimenti il promoter aveva comprato gli spazi televisivi.

Li aveva comprati su otto tv: NBC, NBCSN, ESPN, ESPN Deportes, CBS, Fox Sports 1, Spike Tv e Bounce. Aveva pagato borse super per ogni incontro, versato ingenti tasse e promosso a sue spese gli eventi.

spence

Il risultato in termine di ascolti è stato (quasi sempre) positivo.

3.370.000 spettatori per Thurman vs Guerrero

2.180.000 spettatori per Wilder vs Duhaupas

3.200.000 spettatori per Garcia vs Guerrero

4.800.000 spettatori per Spence vs Bundu

Ma i conti no, quelli non potevano tornare.

Il giornalista Lance Pugmire del Los Angeles Times ha scritto che in dieci riunioni organizzate nel 2015 in California e Nevada la PBC (Premier Boxing Champions di Haymon) ha incassato al botteghino 3,9 milioni di dollari spendendone 19,2 tra borse dei pugili e tasse, compenso televisivo escluso (il solo Thurman vs Guerrero è valso alla NBC due milioni e mezzo di dollari).

I vertici di ascolto sono rimasti alti, la media è scesa.

In 27 riunioni trasmesse da marzo a settembre l’audience si è assestata poco oltre i 460.000 spettatori.

Meglio anche qui la MMA. La serie Bellator ne ha totalizzati in media 840.000. Spike Tv con la boxe è scesa del 40% rispetto agli ascolti di altri programmi andati in onda nella stessa ora e nello stesso giorno della settimana.

hbo-boxing-logo

Vedo in tutti questi numeri un pericoloso segnale di allarme.

Se HBO e Al Haymon presentano bilanci negativi non si può certo dire che il mondo della boxe americana attraversi un periodo d’oro. Se dovesse cedere questo versante, l’effetto domino che ne potrebbe scaturire sarebbe devastante.

Ma c’è chi (tra questi: Sampson Lewkowicz di Sampson Boxing che lo ha detto a Boxing Scene, Alessandro Ferrarini matchmaker internazionale che lo ha confessato a me) pensa che tempo un anno e tutto tornerà alla normalità.

Haymon uscirà da questa posizione di monopolio del mercato e tornerà a fare il semplice organizzatore, le borse dei pugili si ridurranno notevolmente, Hbo riprenderà a trasmettere boxe con maggiore frequenza. E il pugilato americano riprenderà il suo solito corso.

Spero abbiano ragione loro.

tyson

Nel frattempo gli Enti Mondiali continuano a picconare l’universo pugilistico.

Tyson Luke Fury ha 28 anni. Da novembre 2015 è campione del mondo dei pesi massimi. Appena vinto il titolo ha ceduto la fetta Ibf. Si è rifiutato di difendere la corona contro lo sfidante ufficiale Viacheslav Gearkov. Il motivo? Preferiva concedere la rivincita a Wladimir Klitshcko. Per due volte ha disdetto l’impegno a pochi giorni dal match. La Wbo ha minacciato di riprendersi la sua fetta di mondiale se entro la prima settimana di ottobre il giovanotto non presenterà un certificato medico che giustifichi il rinvio. La Wba per il momento riposa, aspetta e guarda.

La boxe è in mano a questi signori.

Pugili inaffidabili, manager che giustificano qualsiasi cosa, enti che più che governare si trasformano in uffici silenziosi in attesa che altri decidano per loro.

La Wba, ad esempio. È la stessa che nel ranking di giugno 2015 ha classificato all’undicesimo posto dei minimosca Ali Ryami, morto un mese prima.

La Wba che oltre a 17 campioni del mondo (con differenze di peso ridicole fino a 1,3 kg) ha anche sette supercampioni e due campioni indiscussi, oltre a nove campioni a interim.

Nel mondo normale tutto questo sarebbe inaccettabile, la boxe ha imparato che nulla è impossibile. Per questo ogni giorno che passa perde credibilità e ha ridotto ai minimi termine il pubblico di domani. I giovani hanno fatto altre scelte.

Il Titanic affonda e i signori continuano a ballare…

 

Advertisements