Il vice presidente vicario della Federboxe, Muhammad Ali e questo blog…

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Mi scrive Walter Borghino, vice presidente vicario della Federazione Pugilistica Italiana e direttore responsabile di Boxe Ring.

Egregio Torromeo,
La ringrazio per la Sua come sempre astuta e pungente critica, alla quale non credo sia il caso di replicare con gli stessi toni, poiché non servirebbe. Noto però come anche questa volta, pur in un commento che poteva starci, Lei da buon e vero giornalista abbia artatamente stravolto il senso delle mie parole, che estrapolate dal tutto possono certo dare ai lettori meno attenti un senso che, invece, non hanno. Lo scopo dell’editoriale della nostra rivista, in genere, non è quello di esaltare, come in questo caso, figure mitiche e personaggi del nostro mondo che, ahimè, ci lasciano. C’è la notizia, lasciamo il resto agli articolo interni. Ma visto il fiume di parole e di articoli e di servizi e di commenti e di editoriali e di scritti e di servizi TV che hanno parlato, certo meglio di quanto potessi fare umilmente io, del grande Ali, ho pensato, nella libertà che mi è data dal mio ruolo di direttore, che il cenno fatto fosse sufficiente Non era e non voleva essere una monografia su Alì, che ripeto ben altre penne più educate della mia (la Sua ovviamente tra le primissime…) ha saputo, sa e saprà esaltare. Cosa avrei potuto aggiungere? Concludo esprimendoLe in ogni caso la mia delusione, il mio rammarico e il mio personale fastidio per la caduta di stile nei mie confronti, alle quali evidentemente non ha potuto resistere: quindi io umilierei la boxe con i miei scritti? Quindi io scriverei assurdità pugilistiche? Bene, prendo atto. Per ora. Spero solo che Lei da grande giornalista e scrittore abbia a questo punto il tempo per un confronto personale sereno e corretto con lo scrivente, sia per darmi la possibilità di uno scambio di opinioni finalmente chiarificatore, sia per potermi abbeverare alla sua inestinguibile fonte di immensa saggezza e sapere pugilistico, così da evitarmi in futuro altri “errori”. Critiche si, offese no. Per concludere, mi farebbe piacere sapere cosa ha risposto ai lettori che Le chiedevano degli europei di Anapa…

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Egregio Borghino,
non ho “artatamente stravolto” il senso delle Sue parole, non ho estrapolato un concetto fornendo una visione parziale di un discorso più complesso. Ho riportato l’intera frase che Lei ha voluto dedicare al più popolare sportivo di tutti i tempi. La frase che Lei ha inserito a metà dell’Editoriale tra preparazione olimpica, europei junior e Aiba. Arrivando a ipotizzare che il luttuoso evento fosse stato “quasi relegato in secondo piano” da qualificazioni olimpiche ed europei junior. Questo Lei ha scritto, questo io ho riportato.
Lei si chiede: “quindi io umilierei la boxe con i miei scritti?”

Io scrivo: “Perché la boxe deve umiliarsi da sola?”
Lei si chiede: “Quindi io scriverei assurdità pugilistiche?”
Io scrivo: “Qui non si tratta di esprimere un’opinione a favore o contro, di giudicare un match in un modo o nell’altro, di scegliere questa o quella politica federale. Qui si tratta di concepire, scrivere e pubblicare un’assurdità pugilistica. Sulla rivista ufficiale della Federazione e a firma del vice presidente vicario.”
Il riferimento è chiaro, i confini sono delineati.
Scrivere che le qualificazioni olimpiche e gli europei junior hanno quasi relegato in secondo piano la scomparsa del “più grande” è, mi permetta, un’assurdità pugilistica.
Boxe Ring è una gloriosa rivista di pugilato, Ali è stato nella storia di questo sport l’esponente più conosciuto nell’Universo.
Il numero della rivista era il primo dopo la sua morte. Lei da Direttore dotato di “inestinguibile fonte di immensa saggezza e sapere pugilistico” avrebbe dovuto intuire che quella frase sarebbe risultata offensiva.
Lei “da grande giornalista” avrebbe potuto agire diversamente. Scrive: “Ho pensato, nella libertà che mi è data dal mio ruolo di direttore, che il cenno fatto fosse sufficiente. Non era e non voleva essere una monografia su Alì, che ripeto ben altre penne più educate della mia ha saputo, sa e saprà esaltare.”
Dalla monografia a cinque righe c’è una bella differenza, soprattutto se le cinque righe sono usate nel modo in cui Lei le ha usate.
E già che ci siamo, Le confesso che non ho capito un passo della sua “astuta e pungente critica”: “Lo scopo dell’editoriale della nostra rivista, in genere, non è quello di esaltare, come in questo caso, figure mitiche e personaggi del nostro mondo che, ahimè, ci lasciano. C’è la notizia, lasciamo il resto agli articolo interni. “
È come dire che la morte di Johan Cruijff non avrebbe meritato più di due righe (questa è la proporzione per quel che riguarda l’impatto mediatico tra il grande calciatore olandese e Ali) nell’editoriale di una rivista di calcio da Lei diretta. E alla scomparsa di David Bowie non sarebbero state concesse più di tre righe su un mensile di musica che avesse avuto il privilegio di averLa alla direzione.
Concludo esprimendoLe in ogni caso la mia delusione, il mio rammarico e il mio personale fastidio per la caduta di stile nei mie confronti, alle quali evidentemente non ha potuto resistere.
Sono sempre pronto a “un confronto personale sereno e corretto” sui temi a Lei e a me più cari: giornalismo e pugilato.
Vorrei essere estremamente chiaro sul virgolettato: ho semplicemente ripreso le espressioni che Lei ha così gentilmente voluto dedicarmi.

fp
Approfitto della sua replica per chiederLe una cortesia.
Lei che è vice presidente vicario della Federazione Pugilistica Italiana, Lei che è direttore di Boxe Ring potrebbe mettere una buona parola affinché sul sito federale si torni a parlare la nostra lingua? Recentemente credo si sia esagerato…

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