Ex pugile diventa Primo Ministro del Canada, un bel titolo non apparso sui nostri giornali

JTIo non l’ho letto. Forse mi sarà sfuggito.

EX PUGILE DIVENTA PRIMO MINISTRO DEL CANADA

Sarebbe stato un bel titolo. L’etichetta di pugile i giornali la cuciono addosso anche a chi davanti a una palestra è solo passato un paio di volte. Basta che compia un gesto criminoso e zac, il delinquente diventa un ex pugile per qualche bel titolone in cronaca.

La mia è una provocazione, ma è fortemente ancorata alla lettura della realtà.

Justin Trudeau ha un cognome importante. Non tutti possono vantare un papà che è stato Primo Ministro e a cui è stato addirittura intitolato un aeroporto intecontinentale, quello di Montreal.

Ma Justin Trudeu, 44 anni il prossimo Natale, è anche uno che è riuscito a sconvolgere più volte il pronostico. Due giorni fa ha vinto le elezioni canadesi alla guida del Partito Liberale, con un margine di voti talmente ampio da garantirsi la maggioranza assoluta in Parlamento.

JT è stato un pugile. Per carità, poca cosa. Ma in palestra si è allenato e si allena davvero, ha fatto un paio di match da dilettante e soprattutto si è esibito in diretta tv sulla distanza delle tre riprese contro il senatore Patrick Brazeau del Partito dei Conservatori.

Era il 31 marzo del 2012, la sfida era a sfondo benefico e serviva per raccogliere fondi a favore della ricerca per combattere il cancro. Ma non è stato certo un incontro incruento. Brazeau era favorito 3/1. Aveva un passato sportivo importante. Cintura nera di karate e tanto allenamento. Il fisico più massiccio era lì a testimoniarlo. Nonostante fosse più basso di sette centimetri, pesava un chilo e mezzo in più (83 contro 81,5, match dunque a cavallo tra mediomassimi e massimi leggeri).

Se le erano date sul serio, anche se lo stile era un po’ arruffone e poco tecnico. Primo round per Brazeau (calzoncini e maglietta blu), poi era venuto fuori Trudeau che aveva fatto contare più volte il rivale, gli aveva fatto sanguinare il naso e aveva costretto l’arbitro a fermare l’incontro prima che finisse la terza e ultima ripresa decretando il kot.

In platea ad applaudire c’erano anche la mamma del vincitore Margaret e la moglie Sophie.

pugileFino a quel momento la figura di Justin Trudeau era disegnata dai giornalisti come quella di un giovane gracile, poco aggressivo, impreparato alla durezza della lotta politica, non pronto per la scalata alla poltrona di Primo Ministro. Da quel momento in poi l’immagine del giovanotto è completamente cambiata. Un match di boxe gli ha regalato credibilità, sicurezza, leadership.

L’altro invece è rotolato all’indietro e nel tempo ha collezionato una disgrazia dietro l’altra. Prima estromesso dal Comitato Centrale del partito, poi sospeso dal Senato, quindi accusato di violenza domestica e successivamente di violenza sessuale.

Il pugilato aveva indicato un politico di successo ed era stato in grado di assicurargli un’immagine positiva.

imageMi sarebbe piaciuto che tutto questo fosse apparso sui nostri quotidiani, sempre pronti a sottolineare con enfasi le degenerazioni della boxe e a etichettare i pugili come criminali nell’anima. Anche quelli che la palestra l’hanno solo vista in fotografia. Se sono pugili loro perché non dovrebbe esserlo chi sul ring c’è salito davvero, anche se solo per tre match, uno dei quali in realtà era un’esibizione (ma senza freni…).

Un ultima nota. Sapete come era soprannominato dagli amici Justin Trudeau quando tirava di boxe?

Pretty Boy.

Che ne dici Floyd?

Una ragione ci sarà se è diventato primo ministro…

 

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