Lo strano caso di Gennady Golovkin, un re della boxe che fatica a diventare star universale

Gennady Golovkin è imbattuto, 32 ko su 34 match con una striscia di ventuno vittorie prima del limite. GGG è un campione che detiene nei pesi medi quattro cinture mondiali. Eppure fatica a trovare riconoscimenti fuori dal mondo pugilistico. Il suo esordio in pay per view contro David Lemieux ha registrato appena 152.000 acquirenti. L’organizzatore si è detto soddisfatto considerando la concomitanza con la partita di baseball tra Mets e Cubs che ha sottratto all’evento molti potenziali compratori. Ma non sono certo numeri da stella assoluta. Mayweather nei suoi quindici match in ppv ha segnato da 365.000 a 4,4 milioni.

Qualcosa però si sta muovendo.

All’interno dell’universo della boxe il suo nome è una garanzia. Il solo fatto che abbia cominciato il cammino nella ppv è significativo. E poi ci sono altre cifre a testimoniarlo. Tutti venduti i 20.548 biglietti del Madison Square Garden per un incasso al botteghino di oltre due milioni di dollari. Record di introiti per il merchandising. Buona vendita dei diritti televisivi all’estero: ppv in Canada, alti ascolti in Germania, Polonia, Russia e Kazhakistan.

È indubbio che Golovkin abbia i numeri per “sfondare”.

Accade sempre più spesso che oggi un pugile abbia qualità tecniche da fuoriclasse, ma non riesca ugualmente a entrare nelle case della gente che magari ha sentito parlare di boxe una volta o poco più. Attirare l’attenzione di uomini e donne di ogni fascia d’età, di ogni ceto sociale è un’impresa difficile. Solo pochi pugili moderni sono riusciti a farlo in modo totale. Penso a Muhammad Ali, Mike Tyson, Sugar Ray Leonard, Marvin Hagler. Neppure Floyd Mayweather jr ce l’ha fatta, almeno sino a quando non ha incrociato i guantoni con Manny Pacquiao.

Il carisma, una simpatia naturale, qualcosa che lo distingua dagli altri. Ecco cosa serve per diventare una superstar, uno che conoscono nei bar dove non si parla mai di boxe o nei salotti dove questo sport è trattato addirittura con diffidenza. Gennady Golovkin potrebbe farcela, ancora non c’è riuscito.

Eppure ha tutto quello che serve.

Dotato di un fisico che ricorda più quello di un nuotatore che quello di un pugile: gambe piccole e torace sviluppato, il 33enne kazako ha grande capacità di bilanciamento, favorito come è da un’ottima potenza di gambe. Sincronia nei movimenti e a una solida tecnica generano notevole potenza al momento di scaricare il colpo.

Quello che più mi colpisce e la capacità di muoversi a un costante ritmo elevato. Una buona scelta di tempo e la giusta pazienza nel cercare la soluzione vincente ne hanno fatto un fuoriclasse assoluto.

Stare davanti a uno con la potenza di Golovkin genera panico” ha detto Matthew Macklin, una delle sue vititme.

Usa con disinvoltura il jab, fa danni con il destro e chiude spesso la sfida con il gancio sinistro corto al corpo.

Nato incontrista si è trasformato in attaccante sotto la guida del coach Abel Sanchez. Oggi sa svolgere entrambi i ruoli con sufficiente padronanza.

Golovkin ha una storia tragica alle spalle.

Padre minatore, scomparso alla vigilia del match contro Andy Lee. Un incontro saltato per permettere a Gennady di rendere l’ultimo omaggio al genitore.

Morti anche i due fratelli maggiori, Vadim nel 1990 e Sergej nel 1994, mentre servivano l’esercito russo. La famiglia non ha celebrato i funerali senza i corpi nelle bare, il governo non li ha mai restituiti.

È stata una vita da vagabondo. Fino al 2006 in Kazakhistan, nella città di minatori Karaganda, la sua patria. Poi in Germania sino al 2012, quando si è trasferito a Los Angeles per andarsi ad allenare a Big Bear con Abel Sanchez.

Sposato con Alina, padre di un bambino a cui ha dato il nome di Vadim in ricordo del fratello a cui era molto legato.

Grande da dilettante: oro ai Mondiali di Bangkok 2003, argento all’Olimpiade di Atene 2004 sconfitto da Ahmed Khan, 345 vittorie e 5 sconfitte.

Ancora più forte da professionista.

Nell’intera carriera, 382 combattimenti, non è mai andato al tappeto.

Detto questo, resta difficile capire perché non sia ancora riuscito a bucare la barriera che separa la popolarità settoriale da quella universale.

È un ragazzo che si presenta bene, non banale nelle dichiarazioni, un combattente che ha sempre vinto. Forse la lacuna sta nella gestione del personaggio. Forse per elevare il suo status a quello di uomo simbolo ha bisogno di un avversario di spessore mediatico indiscutibile.

E il prossimo rivale lo sarà.

La sfida che intriga di più è quella al vincente tra Miguel Cotto vs Saul Canelo Alvarez per il titolo Wbc in programma il 21 novembre. Alvarez ha già detto che non incontrerà Golovkin al limite dei pesi medi (160 libbre), mentre è disposto a farlo a 155. Il presidente Mauricio Sulaiman ha affermato che se il vincitore di quella sfida non salirà sul ring contro il kazako gli sarà tolta la cintura e Golovkin sarà proclamato nuovo campione.

L’altra possibilità è quella di affrontare il vincente tra Andy Lee vs Billy Joe Saunders in cartellone il 19 dicembre per la cintura Wbo.

Gennady Golovkin aspetta, non ha fretta.

Campione ben pagato (due milioni di dollari l’ultima borsa) ha cominciato la scalata alle sponsorizzazioni importanti. Ha esordito con uno spot per gli orologi Apple all’interno del Monday Night di Football Americano. È il segnale che finalmente anche la pubblicità si è accorta di lui. Se lo merita. Il pugilato ha bisogno di un campione così, ha bisogno che diventi un personaggio universale capace di regalare nuova energia a questo sport.

 

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