Laila Ali: Mayweather è un ragazzino viziato

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Floyd Mayweather ha detto di essere il più grande di sempre, più grande di Muhammad Ali e Sugar Ray Robinson.

Il clan di Ali gli ha risposto con un simpatico tweet.

Ehi, ricordati che il più grande sono io“.

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Laila Ali, la figlia del mito, non ha usato l’arma dell’ironia. È entrata a piedi pari ed ha colpito duro. Le sue parole dipingono un quadro che a me sembra assai vicino alla realtà. Le parole dell’ex campionessa del mondo sono state pronunciate in un’intervista alla CBS-Tv.

Capisco che un campione del suo calibro possa sentirsi così. Ma non rispecchia la realtà. La prima cosa che mi viene in mente è la figura di mio padre fuori dal ring. No, Floyd Mayweather non potrà mai essere migliore di lui. Conosco lui e la sua famiglia. Roger e Mayweather sr mi hanno allenata. Sono stata in palestra con lui. Mi sarebbe piaciuto prenderlo da parte e parlargli perché vedevo un piccolo ragazzo anche quando ormai era un uomo. Vedevo una persona con dei problemi. Avrebbe bisogno di una buona iniezione di realtà nella sua vita. So benissimo che quando hai potere e denaro sei circondato da persone che ti dicono sempre sì. E so anche che quando sei ricco e potente non trovi mai una persona che abbia il coraggio di prenderti da parte per dirti la verità. Sì, mi piacerebbe parlare con lui. Non lo odio. Semplicemente non mi piace il modo in cui tratta le persone. Non mi piace uno che picchia le donne, è un atto da codardo. Credo proprio che avrebbe bisogno di qualcuno che gli facesse da guida nella vita“.

Floyd Mayweather Jr.

Non mi sembra ci sia risentimento nelle parole di Laila.
Floyd Mayweather jr è un grande campione, un fuoriclasse del ring, uno dei migliori di sempre. Ma ha un’arroganza, dentro e fuori dalle corde, che lo rende colpevole.

Il valore del pugile non è intaccato dal comportamento fuori dalla boxe, ma allo stesso tempo non può giustificare le colpe dell’uomo.

Di personaggi che gli dicono sempre sì, sono certo anch’io, sarà circondato in ogni minuto della vita. Laila non fa parte del gruppo. E non solo perché ha preso le difese del padre, a cui del resto basta il nome per difendersi.

Non sono fra quelli che dicono: “Non mi interessa cosa faccia fuori dal ring, io guardo solo il pugile“. Le due cose probabilmente procedono in parallelo. Ma sento un grande fastidio quando mi imbatto in personaggi che non conoscono il rispetto per gli altri.

Sì, sono con Laila Ali. Floyd Mayweather jr avrebbe bisogno di qualcuno che gli spiegasse quali siano davvero i valori della vita.
Questo senza nulla togliere al suo valore di atleta che è eccezionale.

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Mayweather favorito, Pacquiao obbligato al match perfetto

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Nessuno conosce i limiti di un pugile che non ha mai perso, non li conosce neppure lui.

Attorno a Floyd Mayweather jr c’è qualche dubbio, ma solo perché ogni giudizio sulle sue qualità tecniche è influenzato da quello che fa e dice fuori dal ring. Se non fosse così arrogante nessuno metterebbe in discussione il valore assoluto di uno che è maestro nell’arte della difesa, ha grande velocità di braccia al punto da essere considerato tra i migliori incontristi di sempre e possiede una personalità così forte da reggere qualsiasi pressione.

Manny Pacquiao ha perso cinque volte, ma è soprattutto l’ultima sconfitta contro Juan Manuel Marquez a pesare come un macigno. Di un ko devastante come quello non te ne liberi mai del tutto. Rimane sempre lì, nella mente e nel fisico.

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Parte da questi semplici punti base il ragionamento che porta molti tecnici a concedere a Floyd Mayweather il favore del pronostico.

Provo a capire dove potrebbe nascondersi la sorpresa.

Qualche difficoltà per Pretty Boy potrebbe venire dal fatto che il filippino boxa in guardia falsa. Per uno come lui abituato a girare naturalmente a destra trovarsi davanti a un mancino potrebbe essere un problema, anche se in passato ha dimostrato di saperlo risolvere alla grande contro Robert Guerrero, Zab Judah e Shamba Mitchel. Anche Victor Ortiz è mancino, ma quel match Floyd l’ha vinto in maniera diciamo “avventurosa“.

L’americano ha fino a oggi dimostrato di possere la capacità di togliersi da situazioni pericolose. Ha nelle mani e soprattutto nella testa una sorta di magia, sa come uscire dalle corde e trasformare un’azione di svantaggio in un’opportunità in suo favore.

Se però le gambe di Pacquiao reggeranno la fatica, se gli permetteranno di pressare con brevi ma ripetute serie, se lo aiuteranno nei momenti chiave in cui dovrà essere lui ad anticipare il colpo del rivale ed entrare in controtempo, allora nelle Filippine e non solo ci potrebbe essere festa grande.

Dettagli tecnici. La sostanza rimane sempre la stessa. Da qualsiasi parte si guardi la sfida, se si vuole concedere una possibilità di vittoria a Manny bisogna che lui stesso se le guadagni con un match perfetto. Sta proprio qui la chiave di lettura dell’incontro. A Pacman non è concesso il minimo errore. Dovrebbe ripetere la performance realizzata contro Miguel Cotto, De La Hoya o Hatton. Allora sì che la bilancia potrebbe pendere dalla sua parte. Ma da quegl’incontri sono passati sei/sette anni.

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Pacman ha perso per strada parte della sua potenza. Non ottiene un successo prima del limite dal 14 novembre 2009, quando ha messo kot 12 Cotto. Ha vinto ancora, sette volte su nove incontri, quasi sempre con largo margine (tranne in una delle sue sfide contro Juan Manuel Marquez in cui è riuscito a portare a casa un discusso verdetto a maggioranza), ma l’azione non è più sembrata folgorante come un tempo. Anche perché la sua è stata una carriera caratterizzata dalla progressiva salita di peso. Ha cominciato da minimosca a 48 chili, ora combatte da welter a 66. Questo vuol dire che affronta rivali che militano naturalmente, quasi da sempre, in una categoria superiore e quindi subiscono in misura minore la sua forza.

Trentasei anni e il ko devastante subito l’8 dicembre del 2012 pongono qualche dubbio sul rendimento del filippino.

Vero, Maywetaher ha quattordici mesi più di Pacman, ma ha anche una carriera meno pesante. Non perché abbia affrontato avversari più scarsi, ma perché ha incassato molti meno pugni. La differenza sostanziale è nel loro modo di stare sul ring. Pochi i colpi subìti da Floyd che, grazie a una fantastica tecnica difensiva, si pone come un fantasma davanti all’avversario. Una lunga, continua, aggressiva azione d’attacco come schema tattico per Manny, una scelta spettacolare e vincente, ma anche una strategia che lo espone in modo più eclatante alla reazione del rivale.

Le gambe di Pacquiao, lo dicevo poche righe fa, saranno determinanti. Per farcela dovrà dettare il ritmo del match. Accellerare e riprendere fiato quando vorrà lui, senza farsi dettare l’andamento dal rivale che tenderà a rallentare l’azione soprattutto nella fase iniziale del match.

Mayweather è un ostacolo di primo livello. Horse catégorie è il termine usato nel ciclismo per indicare le salite di grande difficoltà. Ecco, credo che possa essere usato anche per il giovanotto di Grand Rapids. Quando ti sembra di averlo sotto tiro, ti accorgi che a correre il vero pericolo sei tu. Ha tempi di reazione eccezionali. È veloce, molto veloce anche se negli ultimi incontri lo è sembrato un po’ meno. Capisce in anticipo le tue intenzioni, ti prende d’incontro e quando provi a replicare non lo trovi più.

Regge bene anche quelle che a Roma chiamiamo legnate. Il destro di Shane Mosley al secondo round del loro incontro gli ha fatto piegare le gambe. Ma poi è riuscito a recuperare e a vincere. Jab sinistro e diretto destro hanno costretto alla resa i suoi 47 avversari. Non è cosa da poco.

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Tutto questo discorso rischierebbe di trasformarsi in un inutile esercizio dialettico se non considerassi un elemento fondamentale. L’età e il logorio della carriera.

A volte la boxe ti toglie senza regalarti il beneficio della consapevolezza. E così scopri solo sul ring che sei un lontano parente di quello che eri appena sei, otto, dieci mesi prima.

Pacquiao ha 36 anni, Mayweather 38. Hanno già dato il loro meglio. La sfida avrebbe avuto un altro sapore, un’altra valenza se si fosse disputata nel 2010 o giù di lì. Ma resta comunque una delle cose più interessanti ed eccitanti da vedere in questi giorni.

Floyd Mayweather Jr. v Victor Ortiz

Un match di boxe nasconde mille insidie, può offrire tante sorprese soprattutto quando i duellanti sono in età pugilisticamente avanzata. Potrei chiudere qui dopo avere illustrato quello che dal mio punto di vista è lo spettacolo che ci aspetta, ma non rispetterei il mio ruolo se dopo tante parole non mi sbilanciassi. Come dice Rino Tommasi: “I pronostici li sbaglia solo chi li fa”, quindi scrivo il mio.

Vincerà Mayweather ai punti.

A domenica, sperando di dover commentare un errore di valutazione. Il mio.

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Tutto in diretta su Deejay Tv
si comincia alle 23 da Roma
Main event alle 5 di domenica

Ore 23 di sabato, da Roma. Supermedi (Internazionale Ibf, 12×3): Giovanni De Carolis (22+, 5-, 11 ko) vs Mouhammed Ali Ndiaye (24+, 2- 1=, 13 ko); medi (campionato italiano, titolo vacante, 10×3) Massimiliano Buccheri (18+, 1-, 1=, 1 ko) vs Andrea Manco (10+, 1-, 4 ko). Ore 3 a.m. di domenica, da Las Vegas piuma (10×3) Leo “El Terremoto” Santa Cruz (29+, 1-, 17 ko) vs Josè Cayetano (17+, 3-, 8 ko). Ore 4 a.m. piuma (titolo Wbo, 12×3) Vasyl Lomachenko (3+, 1-, 1 ko) vs Gamalier Rodriguez (25+, 2-, 3=, 17 ko). Ore 5 a.m. di domenica, welter (mondiale Wbc, Wbo, Wba, 12×3) Floyd Mayweather jr (47+, 26 ko) vs Manny Pacquiao (57+, 5-, 2=, 38 ko). Arbitro: Kenny Bayless. Giudici: Burt Clements, Dave Moretti, Glen Feldman.

REPLICHE – Su Deejay Tv (canale 9 del digitale terrestre, 145 del bouquet di Sky) domenica alle 9 i tre match di Las Vegas. Alle 14 e alle 21.15 il match Mayweather jr vs Pacquiao

 

 

Punta 100.000$ sul pari, sogna di vincere un milione

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La puntata è stata fatta presso una delle agenzie William Hill U.S. a Las Vegas. Un ignoto scommettitore ha messo 100.000 (centomila) dollari sul pari tra Floyd Mayweather jr e Manny Pacquiao in cartellone il 2 maggio all’MGM Grand Arena.

Se avrà indovinato metterà in banca 950.000$ (quando ha puntato, la quota per il pareggio era 950/100). Intascherà più di 50 Cent che investito 1,6 milioni di dollari su Mayweather. Il rapper infatti ne vincerà 800.000 nel caso il suo amico riuscisse a farcela.

Le quotazioni di ieri pomeriggio (martedì 27 aprile) non si scostavano molto da quelle della scorsa settimana.

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I bookmaker di Las Vegas hanno ipotizzato un movimento di denaro attorno ai 40 milioni di dollari nelle sole agenzie di città, la maggior parte di questi soldi (82%) è finita su Pacquiao.

Polizia in allarme. Non per minacce di attentati, ma per la certezza che le prostitute caleranno in massa su Vegas, attirate dai turisti che riempiranno le strade della capitale del gioco.

Ann Lobert conosce bene il problema. In passato ha fatto la escort e probabilmente si è trovata in queste situazioni. In una dichiarazione all’Associated Press ha confessato che ingiorni come questi la prostituzione aumentava di dieci volte rispetto a un normale week end.

Nella Clark County la prostituzione è vietata e prevede anche la prigione per chi non rispetta la legge.

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Floyd Mayweather jr ha scelto i guantoni per il combattimento. Saranno, ovviamente sobri. Nel disegno e nei colori. Sono della casa americana Grant.

L’inno americano sabato notte sarà cantato da Jamie Foxx. Il vincitore di un Oscar nel 2004 con Ray, ha un forte legame con il pugilato. Ha interpretato la parte di Bundini Brown nel film su Ali e sarà Mike Tyson nella pellicola che andrà presto in lavorazione.

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È stato postato un tweet di Muhammd Ali in risposta a Floyd Mayweather jr che aveva detto di essere il più grande di sempre. Simpatico, anche se viene dal suo clan e non direttamente dal campione.

Freddie Roach ha comprato biglietti per 70.000 dollari.

Me li hanno chiesti mamma, i nipoti, un po’ tutti i parenti. Non potevo scappare”.

Anche l’MGM ha comprato biglietti. Ne ha presi per 25 milioni (sono posti da 7.500 e 15.000$). Li darà agli scommettitori più fedeli, quelli che hanno un credito di 500.000$ nel Casinò dell’hotel.

 

 

Gaffe Wbc, anche in Italia mondiale gratis in Tv

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Il World Boxing Council in una nota ufficiale sul suo sito informa che il Messico entra pesantemente sul teatro dell’evento pugilistico che ha scatenato il più grande giro d’affari di sempre.

Televisa e Atzetca sono i due network che hanno comprato i diritti televisivi del mondiale welter tra Floyd Mayweather jr e Manny Pacquiao (sabato 2 maggio a Las Vegas, all’interno dell’MGM Grand Arena).

Le due emittenti lo trasmetteranno gratis nel loro Paese.

Blog e giornali americani hanno ripreso e pubblicato la notizia con buona evidenza.

Fin qui tutto bene. Meno bene quando il Wbc (che per l’evento ha creato una cintura speciale in oro e smeraldi del valore di un milione di dollari) dice che il fatto costituisce un momento storico, perché non è mai accaduto in alcun altro Paese del mondo.

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A parte il fatto che in passato sia Rai che Canale 5 hanno ripetutamente trasmesso in chiaro campionati del mondo di pugilato, un esempio importante lo si può trovare anche in questo caso.

Deejay Tv (canale 9 del digitale terrestre e 145 del bouquet di Sky) nella notte tra sabato e domenica manderà in onda in chiaro (a partire dalle 3) la riunione di Las Vegas, compreso il titolo dei welter. Gratis.

L’Italia almeno in questo si distingue, se non altro alla pari del Messico.

È il match della gente, ma in Usa pochi potranno vederlo…

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È il match della gente, il popolo della boxe lo ha aspettato per cinque anni. Ma negli Stati Uniti saranno proprio i tifosi più puri ad essere tenuti ai margini del combattimento tra Floyd Mayweather jr e Manny Pacquiao. Nessuna possibilità di ingresso nell’Arena dell’MGM Grand. Troppi i 150 dollari per il circuito chiuso a Las Vegas (ammesso che si riesca a trovarli, visto che i bagarini ieri li offrivano a 620), troppi anche i 100$ per la pay per view. Cifre fuori budget per le persone normali.

Chi ha pagato somme folli pur di essere all’interno dell’Arena ha obbedito a quel tarlo che entra nella testa di molti quando si trovano davanti a un grande evento. Su tutto prevale la voglia di presenziare, anche solo per poter dire “Io c’ero”. E sì perché i signori degli ultimi due settori, i più in alto, quelli che hanno pagato anche 8.000$ il loro biglietto, il match potranno gustarselo solo quando saranno tornati a casa e troveranno un’anima pia che lo avrà postato su Facebook. Nel frattempo StuHub, motore di ricerca per la vendita di biglietti per mega eventi, ha comunicato di avere ancora qualcosa a disposizione: prezzo minimo 5.245$, massimo 106.950$.

Cifre folli che terranno lontani quelli che la boxe ce l’hanno nel sangue, che l’amano, che la seguono per passione e hanno la capacità di capire sino in fondo il suo valore.

Vero, ma la sfida di sabato avrà comunque una grande valenza per tutti i malati di boxe.

Per il pugilato, comunque finisca, sarà stata una serata felice. Soprattutto in Italia.

Mayweather vs Pacquiao ha fatto tornare a parlare di questo sport come non accadeva dai tempi di Iron Mike Tyson. I giornali hanno dedicato servizi anche a dieci giorni dal match. E, soprattutto, una televisione, Deejay Tv, è scesa in campo e ha detto “banco!” Ha preso l’intero pacchetto. Il mega scontro di Las Vegas e la programmazione pugilistica sul piccolo schermo sino a dicembre. Poi, si vedrà.

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L’appuntamento di Vegas ha restituito fiducia nel futuro di questo sport, ma come tutti i grandi eventi non può essere semplicemente inquadrato in chiave tecnico sportiva perché va ad abbracciare la sfera sociale.

Se il giro d’affari è attorno al mezzo miliardo di dollari, il discorso non può limitarsi a chi vincerà tra Maayweather e Pacquiao. Qui si entra in un nuovo mondo, si valicano i confini dello sport e ci si chiede perché mai una sfida tra due ultra trentaseienni che hanno già dato il loro meglio, possa avere scatenato una simile dipendenza. La MayPacMania è un virus che è entrato in circolo negli States, ma poi ha coinvolto il mondo.

Sono convinto che grande merito di tutto questo vada alla mente che ha gestito mediaticamente il prodotto. Non so se sia stata solo una o un gruppo di persone. Di certo sono stati di un’abilità pazzesca.

Hanno creato un clima di tensione, esasperato l’attesa dell’accordo fino a farlo sembrare irragiungibile. Poi, una volta avuta in mano la sfida, hanno tirato la corda sino al limite di tenuta.

Hanno creato una sorta di commedia teatrale in cui hanno affidato il ruolo del tutto cattivo a Maywether e del tutto buono a Pacquiao. Quindi hanno venduto il match come la sfida tra il bene ed il male.

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A questo va aggiunto che entrambi i pugili hanno interpretato alla perfezione i loro ruoli. Pretty Boy ha incarnato se stesso. Sbruffone, arrogante, senza rispetto per il denaro e per la storia. Pacman è stato assai più silenzioso, ma quando ha parlato l’ha fatto da uomo sicuro senza offrire spiragli di debolezza psicologica.

È stata esaltata la fame che c’è di grandi appuntamenti pugilistici. Non girano grandi personaggi. Intendo personaggi universalmente conosciuti. Mayweather e Pacquiao sono gli unici che possano reggere il palcoscenico in tutto il mondo sperando che la maggior parte della platea li conosca.

La pay per view ha portato ricchezza nella boxe. Ma ha anche abbassato in modo considerevole il livello di popolarità dei protagonisti. Per entrare nelle case della gente, in tutte non solo in quelle degli appassionati, devi colpire duro. A volte anche esagerando, ingigantendo. Mayweather l’ha fatto assencondando la sua arroganza. Pacquiao l’ha fatto reagendo quando era indispensabile.

E adesso siamo qui, davanti al più grosso spettacolo mai messo in piedi da un’organizzazione pugilistica.

Speriamo che non ci deludano. La paura che ciò accada è forte.
Avere avuto successo sino a questo punto rende giustizia all’abilità di chi ha creato l’evento.

Sbagliare sul ring sarebbe un peccato imperdonabile da imputare esclusivamente ai due protagonisti.

 

Un cavallo dal giusto nome promuoverà la sfida di Las Vegas

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Chi gestisce la promozione di Mayweather jr vs Pacquiao è un fenomeno.

Hanno l’arena dell’MGM Grand piena, il circuito chiuso di Las Vegas esaurito, ma devono alzare i numeri della pay per view. È lì che c’è la cassaforte, lì che si nascondono i soldi veri. E allora bisogna spingere, investire per alzare i ricavi.

I quattro mega partner (Mayweather Promotion, Top Rank, HBO e Showtime) si sono messi d’accordo ancora una volta, i dollari fanno miracoli, e hanno chiuso un’accordo con la Starlight Racing. Perché?

La risposta testimonia la genialità della promozione.

Jack Woff, il boss della Starlight, ha un cavallo che (guarda un po’) si chiama Itsaknockout (“è un ko”, tradotto in italiano) e sabato alle 6:24 pm Eastern Time correrà a Lexington il Kentucky Derby. È una delle corse più famose del mondo, la prima della mitica Triple Crown che comprende anche Preakness Stakes e Belmont Stakes. Vincere una prova del trittico regala gloria eterna, centrare la tripletta ti porta dritto dritto nella leggenda. L’ultimo a riuscirci è stato Affirmed nel 1978.

Torniamo a Itsaknockout. Un nome che è tutto un programma. Laurie, la moglie di Woff, spiega perché ha deciso di chiamarlo così: “Lo stallone di cui è figlio si chiama Lemon Drop Kid. Mi ha subito dato l’idea di un pugile, per questo ho chiamato in quel modo il puledro. Credo di averla indovinata“.

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Il 3 anni, come ha rivelato un articolo del New York Times, indosserà nel pre gara una mantella con la pubblicità del match di Las Vegas con Mayweather scritto in rosso e Pacquiao in arancione. Durante la corsa il fantino che lo monterà, Luis Saez (uno dei più famosi d’America), avrà la pubblicità sui pantaloni. Su un lato Mayweather, sull’altro Pacquiao.

Il Kentucky Derby si correrà poche ore prima del mondiale welter. Un ultimo eccezionale lancio per il mega evento nel Nevada.

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Il 2 maggio sarà una giornata davvero speciale per lo sport made in Usa.

Oltre all’incontro dell’MGM Grand Arena e al Kentucky Derby, ci sarà il draft della NFL, i playoff di NHL e NBA. Boxe, ippica, football americano, hocky su ghiaccio, pallacanestro. Manca solo il baseball per fare il pieno. In un così alto concentrato di qualità e di passione anche Mayweather vs Pacquiao deve spingere sulla pubblicità per convincere la gente a comprare la pay per view. Anche perché costa 100 dollari…

L’eroe del decathlon diventa donna

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Bruce Jenner ha ufficializzato ieri di voler cambiare sesso in un’intervista rilasciata alla giornalista Diane Sawyer dall’emittente americana Abc.

Medaglia d’oro nel decathlon all’Olimpiade di Montreal ‘76, sposato per tre volte, padre di sei figli e patrigno di altri quattro, ha raccontato di non aver mai avuto il coraggio di dire la verità riguardo la propria identità sessuale, perché “Non volevo deludere le persone a cui volevo bene“.

Aveva cominciato una terapia ormonale alla fine degli anni Ottanta, si era anche sottoposto ad alcuni interventi di chirurgia plastica.

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L’incontro con Kris Kardashian, la sua ultima moglie, nel 1990 lo ha portato a una brusca virata. L’amore, culminato con il matrimonio del 21 aprile 1991, lo ha convinto a bloccare la cura di ormoni e a ridurre il seno. Dall’unione sono nati due figli: Kendall, che oggi ha 19 anni, e Kylie che ne ha 17.

Nel dicembre scorso la coppia ha divorziato.

Bruce Jenner si è fatto depilare la barba, si è sottoposto a un’operazione per l’appiattimento del pomo d’Adamo ed ha un look decisamente più femminile.

Persone a lui vicino dicono che a influenzare l’ex eroe del dechatlon sia stata anche la storia di Renée Richards.

Renée ha 80 anni.

Ha due zigomi alti che sembra vogliano strappargli la pelle del viso. Capelli fini, lunghi, castani. Labbra sottili. Due piccoli occhi scuri le regalano uno sguardo duro, sofferente. Fino a poco tempo fa si divertiva ancora a giocare a tennis, a volte anche a golf. Vive a nord di New York, a un’ora di macchina dalla città. E’ titolare di due studi oculistici, uno a Manhattan e l’altro a Westchester County, e gode della stima di tutti. E’ specializzata nella cura dei problemi legati allo strasbismo.

Renée Richards è una donna in salute, 188 centimetri di un corpo ancora perfettamente tonico. Ma sembra avere dimenticato cosa sia la felicità.

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La ESPN quattro anni fa le ha dedicato un film, settantacinque minuti curati dal regista Eric Drath. La pellicola è andata in onda ad ottobre 2011 sulla televisione americana. Hanno scelto un titolo semplice, una sola parola per portare gli spettatori nel cuore della storia. “Renée”, il suo nome di oggi.

Quando è nata, il 19 agosto del 1934, si chiamava Richard Raskind.

Viene da una famiglia di medici dell’alta borghesia ebraica. Viveva a Forrest Hills, nel Queens.

Capitano della squadra di tennis a Yale, ha prestato servizio militare nella Marina degli Stati Uniti. Gli amici lo chiamavano “Dick”. Alla fine degli anni Sessanta ha scoperto di sentirsi donna nel più profondo dell’anima. Ed ha cominciato a prendere ormoni femminili. L’incontro con una modella ha generato qualche dubbio, il matrimonio e la nascita di un figlio hanno cancellato ogni incertezza. Un brutto divorzio, poi l’operazione per il cambio di sesso.

1977 US Open Tennis Championship

La prima idea era stata di operarsi a Casablanca, presso la Clinique Parc di Georges Buron. Poi la rinuncia, altri tormenti. Infine la decisione e l’intervento con l’endocrinologo tedesco Harry Bejamin. Del suo passato ha cancellato molte immagini, ha distrutto tutte le foto in cui appariva con la barba, ma ha conservato quelle in divisa da Luogotenente di Marina.

Renée Richards si è lasciata alle spalle un passato pieno di rancori. David, il papà chirurgo ortopedico, non ha mai voluto riconoscerla come donna (anche quando lei si presentava a casa in abiti femminili); Josephine, la sorella, ha sempre sostenuto che l’operazione sia stata una follia; la mamma, psichiatra, ha rotto i rapporti. Ma i tormenti più grandi sono arrivati da Nicholas Raskind detto Nick, il figlio che oggi ha più di quarant’anni e vive facendo l’agente immobiliare nello stato di New York. Del genitore dice: “Oggi papà è in un posto tra il tormento e la felicità.” Lo chiama ancora “papà”. Anche perché quando Richard è diventato Renée il bambino aveva appena tre anni e fino a otto lei gli ha nascosto tutto. Quando andava a trovarlo, indossava abiti maschili e una parrucca di corti capelli grigi.

Renée oggi vive con l’ assistente Arleen Larzelere, 60 anni venticinque dei quali passati assieme all’amica. Non c’è un legame amoroso tra le due. Le donne non interessano la Richards. Il problema è che anche con gli uomini ha avuto problemi a relazionarsi. Le storie sono state spesso prive di affetto, soltanto sesso. E poco anche di quello, perché: “Dopo l’operazione non ho più provato la stessa passione di prima.

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Giura di non avere rimpianti. Qualche anno fa ha dichiarato alla rivista People: “Meglio essere un uomo intatto, funzionante al 100% con la capacità di fare qualsiasi cosa, che essere un transessuale donna che è sempre una donna imperfetta. Se ci fosse stata una droga, un rito voodoo o qualsiasi magica alterazione della mente che mi avesse fatto restare un uomo intatto, sarebbe stato meglio. Ma non sono pentita. La pressione a cambiare, a diventare una donna era così forte che se non ci fossi riuscita, avrei potuto suicidarmi”.

La Richards dice di non avere mai voluto diventare un’icona del popolo dei transessuali, di non essere mai stata un’attivista. “Puoi essere ebreo anche senza essere un rabbino.” Aggiunge di avere cercato una vita senza dovere obbligatoriamente passare sotto le luci della celebrità. Eppure ha scritto e pubblicato due autobiografie. “Second serve” del 1986 è diventato un film con protagonista Vanessa Redgrave; “No way Renée: The second half of my notorius life” è del 2007. La Richards ha anche accettato di farsi intervistare dalla ESPN, e questa è la parte centrale dell’ultimo film. Ma soprattutto ha deciso di diventare un “caso” nella seconda metà degli anni Settanta.

Giocava da dilettante, poi ha cominciato a fare sul serio. Il servizio era davverto potente per le ragazze dell’epoca. Ha tentato di partecipare agli US Open del 1976, ma si è rifiutata di sottoporsi all’esame del sesso. La Federazione statunitense le ha negato l’iscrizione, lei si è rivolta alla Corte Suprema di New York che nel 1977 le ha dato ragione. Il miglior risultato da singolarista in uno Slam è stato il terzo turno del 1979, quando ha battuto Mary Carillo e Vermaak, per poi arrendersi a Chris Evert. Nel doppio femminile è arrivata in finale, assieme a Betty Ann Stuart, nel 1977. Superate solo dalla coppia Navratilova-Stove. Nel misto ha raggiunto la semifinale assieme a Ilie Nastase. In carriera René Richards ha sconfitto Hana Mandlikova, Sylvia Hanika, Virginia Ruzici e Pam Shriver. Ha allenato Martina Navratilova in due vittoriosi Wimbledon. Nel 2000, la stessa USTA che le aveva negato l’autorizzazione a giocare, l’ha inserita nella Hall of Fame.

Dice che non le interessano le spinte del movimento transgender. Che non approva la decisione del CIO di fare gareggiare i transessuali alle Olimpiadi (“La mia età avanzata rispetto alle avversarie, pareggiava i vantaggi”). Vive portando sulle spalle un complesso di colpa per come si è comportata con il figlio. Un ragazzo che ancora oggi ha difficoltà a trovare il giusto equilibrio psicologico e continua a chiamare “dad” il genitore.

E come volete che lo chiami? Quello che so è che ho una mamma donna, mio padre potrebbe avere fatto qualsiasi trasformazione genetica. Essere diventato un elefante, un dromedario o qualsiasi cosa lui volesse. Per me è sempre mio padre.

Da ragazzo è stato espulso dalla scuola. Preso in giro e insultato dai compagni che ne conoscevano la storia, aveva preso lezioni di arti marziali e aveva reagito con violenza agli sberleffi. A 14 anni era scappato in Giamaica. Oggi sta faticosamente ritrovando una pace interiore. Vive a Park Avenue, vende loft ai signori ricchi. Con Renée ha un rapporto affettivo complicato.

Mi chiedete se Nick accetti volentieri di parlare di me. Vi rispondo che lo fa molto volentieri se pensa possa essergli utile a vendere qualche appartamento in più.

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Solo nei monti sopra New York, Renée trova un attimo di serenità. Le lunghe passeggiate assieme a Rocco, un San Bernardo di 64 chili; le chiacchierate con Arleen; il sorriso dei pazienti. Ecco la ricetta per recuperare una piccola parte della tranquillità che ha inseguito per una vita senza mai riuscire a trovarla. Forse è per questo che sente il bisogno di sottoporsi all’esame del mondo. Con un libro, un’intervista, un film. Ha bisogno di spiegarsi, di raccontarsi, di parlare per farsi capire. Non è facile. Suo padre non ci ha neppure provato, suo figlio ricaccia indietro ogni cosa metta in discussione il passato. E neppure Martina Navratilova, John McEnroe o Billy Jean King (anche loro hanno fatto parte del film) sono riusciti a dire una parola che potesse aiutarla ad uscire dai dubbi.

Solo ora, a ottant’anni, sembra avere ritrovato la pace. Dicono offra consigli a chiunque pensi di compiere il suo stesso percorso. La chiamano Sex change coach.

Renée Richards non ne parla. Per tutta la vita ha portato dentro di sé l’enorme peso di sentirsi diversa rispetto al corpo che la natura le aveva regalato. Non ha nessuna intenzione di cambiare proprio ora che sta faticosamente ritrovando un minimo di serenità.

Bruce, Richard come Frank Maloney. Tre persone di sport nate nel corpo sbagliato.

 

MayPacMania, un fiume d’oro su Las Vegas

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In tanti mi hanno chiesto se sia giusto dare a un pugile 150 milioni di dollari per un match. È più o meno quanto guadagnerà Floyd Mayweather jr per affrontare Manny Pacquaio (a cui andranno circa 100 milioni) il 2 maggio a Las Vegas.

Rispondo subito, per me è giusto.

Perché non sono soldi pubblici.

Perché è stata quella che io chiamo MayPacMania a generare un capitale che altrimenti non esisterebbe.

Perché alla fine tra giro d’affari direttamente legato al mondiale e indotto ci troveremo davanti a un business da oltre mezzo miliardo di dollari, a un evento che genera guadagni e lavoro, a un fiume d’oro che attraversa Las Vegas.

Vediamo come.

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Il record di acquirenti per la pay per view è di 2,5 milioni per Mayweather vs De La Hoya del 2007. L’incasso più alto si è registrato nel 2013 per Mayweather vs Alvarez ed è stato di 150 milioni.

Se si calcola che sia Floyd che Pacquiao sono leader nella vendita della ppv e che questo è il più grande evento pugilistico degli ultimi dieci anni, si capisce come le cifre possano salire velocemente e i record siano destinati a essere battuti.

Una stima che non dovrebbe essere lontana dalla realtà indica attorno ai 3,25 milioni la vendita della ppv (costo: 89.95$, più altri 10$ per vederla in alta definizione), con un introito di circa 325 milioni di dollari. Di questi il 50% andrà ad arricchire le borse degli sfidanti, Hbo e Showtime incasseranno l’altro 50%.

Legati allo spettacolo televisivo saranno anche gli incassi per i diritti all’estero (si parla di 35 milioni, con 10 provenienti dalla Solar Tv che trasmetterà il match nelle Filippine) e le repliche negli Stati Uniti.

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Il record al botteghino è 20.003.150 dollari per Mayweather vs Alvarez del 2013. Se si tiene in considerazione il fatto che in quell’occasione i biglietti (venduti in 24 ore) costavano da 350 a 2.000 dollari ed ora sono stati ceduti a una cifra compresa al mercato ufficiale tra i 1.500 e i 40.000$ già si capisce di cosa stiamo parlando. L’incasso dovrebbe essere di 74 milioni, ma dal momento che i biglietti messi normalmente in vendita sono stati solo 500 e gli altri 16.300 sono andati ai motori di ricerca specializzati (che li hanno rivenduti con un ricarico del 30%) e ai bagarini, non credo di andare lontano dalla verità dicendo che il bottino totale sarà assai vicino ai 150 milioni (qualche biglietti è stato ceduto a oltre 100.000$).

Per la prima volta si paga anche per vedere le operazioni di peso. Dodicimila biglietti a 10$ l’uno, altri 120.000$ in cassa.

Il circuito chiuso nella sola Las Vegas ha venduto 50.000 tagliandi, altri 15.000 sono in attesa di collocazione per un introito totale di oltre 9,5 milioni.

A queste cifre vanno aggiunti i ricavi delle sponsorizzazioni e del marketing.

Per le prime saranno coinvolte grandi industrie, i soli pantaloncini di Pacquiao valgono 2,5 milioni, la birra Tecate ne ha versati altri 5,6.

Per l’altro sono certo che cappellini, T-shirt, berretti e sciarpe del match andranno sicuramente a ruba.

Poi c’è l’indotto. Il trend delle scommesse è decisamente positivo. Tralasciando gli estremi (50 Cent che si gioca 1,6 milioni su Mayweather, l’attore Mark Wahlberg che ne punta 250.00 su Pacquiao contro il rapper Diddy che sceglie Pretty Boy) c’è il movimento degli scommettitori a dare risultati interesanti. Somme medio-basse (da 100 a 5.000 dollari) sono state puntate su Pacquiao, quotato come sfavorito. Due giorni fa pagava 245 dollari ogni 100 di puntata. Più importanti le cifre investite sul favorito Mayweather che pagherebbe 155$ ogni 100.

Chiarisco per chi non è pratico. Nelle cifre che ho indicato per le scommesse vincenti sono compresi anche i 100$ della puntata.

I prezzi degli alberghi sono saliti vertiginosamente.

Sabato 2 maggio una stanza all’MGM costerà 1.800 dollari più tasse, il giorno dopo si potrà avere la stessa tipologia di stanza a 135$. Il Circus Circus da 259 a 69, l’Excalibur da 379 a 129, l’ARIA Sky Suites da 3.500 a 1.199.

Ristoranti, taxi, spettacoli. Tutto dovrà essere pagato di più e ogni posto sarà più affollato. I quotidiani ne parlano da giorni, il sito del Los Angeles Times ha addirittura creato una rubrica fissa (con tanto di conto alla rovescia) che pubblica a ciclo continuo aggiornamenti sulla sfida mondiale.

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Quello che negli Stati Uniti chiamano “gross”, il lordo degli incassi, sarà superiore al mezzo miliardo di dollari. Che la metà vada nelle tasche di chi genera tutto questo, di chi è il motore dell’evento, delle persone senza le quali nulla sarebbe accaduto, di chi prende pugni sulla faccia, mi sembra una cosa giusta.

In fondo anche l’arbitro Kenny Bayless che di cazzotti non ne deve prendere porterà a casa 25.000$ come regalo del compleanno che festeggerà due giorni dopo.

Floyd Mayweather jr e Manny Pacquiao sono i protagonisti del più grande affare che un match di pugilato abbia mai generato. Senza uno di loro due tutti questi soldi non sarebbero mai circolati, non sarebbe stato prodotto alcun movimento di denaro. Perché pensate che mettersene in tasca la metà sia troppo?

(aggiornato alle 23:30 del 25 aprile 2015)

 

Notte di Las Vegas diretta su Deejay Tv la casa del pugilato

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Sarà Deejay Tv (canale 9 del digitale terreste, 145 del bouquet di Sky) a trasmettere in chiaro il mondiale welter Floyd Mayweather jr vs Manny Pacquiao in programma il 2 maggio all’MGM Arena di Las Vegas. Diretta dalle 3 del mattino nella notte tra sabato 2 e domenica 3. Verso le 5 andrà in onda l’evento principale. Quel primo week end del mese entrerà da padrone nella storia del pugilato in tv.

Sarà una vera e propria maratona di boxe.

Si comincerà con la diretta da Roma. Internazionale supermedi Ibf tra Giovanni De Carolis (22+, 5-, 11ko) e Mouhammed Ali Ndiaye (24+, 2- 1=, 13ko), più vacante tricolore medi tra Massimiliano Buccheri (18+, 1-, 1=, 1ko) e Andrea Manco (10+, 1-, 4ko). Riunione organizzata dalla Buccioni Boxing Team.

Seguiranno alcuni speciali di avvicinamento al mondiale che da due mesi ha catturato l’attenzione di tutti gli appassionati. Filmati con Mayweather e Pacquiao protagonisti, interviste, curiosità.

Dalle 3 di domenica mattina il collegamento da Las Vegas.

Apre Vasyl Lomachenko (3+, 1-, 1ko) vs Gamalier Rodriguez (25+, 2-, 3=, 17 ko) piuma Wbo, a seguire (attorno alle 4:00) Leo Santa Cruz (29+, 1-, 17ko) vs TBA (la scelta forse cadrà su Alexis Santiago: 18+, 3-, 1= 8ko) pesi piuma 10 riprese. Attorno alle 5:00 mondiale welter Wbc, Wbo, Wba Floyd Mayweather jr (47+, 26ko) vs Manny Pacquiao (57+, 5-, 2=, 38ko).

Finalmente la boxe entra dalla porta principale e trova una televisione disposta a offrirle un teatro che fa sperare in un futuro pieno di soddisfazioni.

Questo sarà solo il primo appuntamento di un accordo quadro che legherà il pugilato e Deejay Tv (ma, probabilmente, anche Radio Deejay: oggi l’annuncio è stato fatto proprio su questo canale da Linus) almeno sino a fine anno. Quattro trasmissioni al mese. Due legate agli eventi sul territorio nazionale (campionati europei o dell’Unione Europea) e due a riunioni che si svolgeranno all’estero. L’accordo con le Wsb si chiuderà sabato 25 aprile.

La cosa che fa più piacere è che si torna a orari che restituiscono dignità alla boxe: le 23! Match quindi in diretta, senza dovere fare mattina per guardare lo sport che ci piace.

Siamo soddisfatti – ha detto Paolo Cassarà, amministratore della Boxe in Progress e advisor della Lega Pro Boxe – Abbiamo trovato una televisione che ha lo stesso nostro interesse: crescere. Speriamo di portare su questo network la stessa audience che abbiamo avuto su Italia 1, sarebbe un ottimo punto di partenza. Novanta minuti di diretta settimanale, dalle 23 a mezzanotte  mezza. Sì, ci piace.”

 

 

L’astronauta italiana in versione Star Trek

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Samantha Cristoforetti, l’astronauta italiana che sta viaggiando a bordo dell’International Space Station, dopodomani 26 aprile compirà 38 anni. Ieri ha voluto anticipare il compleanno regalandosi una trasformazione d’eccezione. Ha indossato l’uniforme dell’unico spin-off della serie Star Trek in cui agisce un capitano donna: Kathryn Janeway (interpretata dall’attrice Kate Mulgrew, foto sotto).

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L’ingegnere aerospaziale milanese ha postato foto e tweet sul suo profilo Twitter.

“C’è caffè in quella nebulosa”… ehm, intendo.. in quel #Dragon.

E con il pollice ha indicato il veicolo spaziale Dragon che stava portando nella navicella un tipo particolare di caffè espresso, studiato appositamente per essere gustato nello spazio.

L’astronauta italiana rientrerà sulla Terra il 14 maggio, dopo quasi sei mesi nello spazio.