Io mi emoziono, voi controllate il cronometro

fede

LA GRANDEZZA di Federica Pellegrini non sta nel fatto di avere toccato per prima la piastra nell’ultima frazione della 4×200 sl, ma nell’aver pensato di poterlo fare. Ecco, se non si capisce la differenza non possiamo comunicare. Parliamo due linguaggi differenti.

L’idea era folle. Per quanto potesse andare lenta la svedese, cinque secondi in avvio di frazione e la metà prima degli ultimi 50 gridavano una sola verità: la gara è finita! E invece lei ha inseguito un sogno, ha capito che c’erano le condizioni per scardinare la serratura. E ci ha provato.

Percezione, intuito, capacità di esecuzione.

Eccola qui la spiegazione del perché questa impresa abbia esaltato me e tantissime altre persone. Al di là dei riscontri conometrici, del crollo della svedese, del non esaltante tempo finale dell’azzurra. È la magia dell’uomo (in questo caso della donna) quando segue l’istinto e riesce a trasformare un’idea in realtà.

Lo sport è fatto di emozioni, di momenti magici. Ne abbiamo vissuto uno tutti assieme, se non avete saputo coglierne le sfumature mi dispiace per voi.

Alcuni commenti sui social network mi impongono altre precisazioni.

A Federica Pellegrini non serve una medaglia, anche se d’oro, nella 4×200 sl europea per essere consacrata campionessa. Lei è semplicemente la più grande nuotatrice italiana di tutti i tempi (uomini e donne). Ha realizzato cose che nessuno ha saputo fare. Troppo breve il regno di Domenico Fioravanti e dei suoi due ori nella stessa Olimpiade, meno esaltante a livello di mondiali e record quello di Massimiliano Rosolino.

Tutto il resto viene dopo di lei.

Non è “un personaggio”. È una fuoriclasse assoluta, una rarità nel mondo dello sport italiano. E non solo. Dura da dieci anni e ha vinto tutto: italiani, europei, mondiali, Olimpiade. In vasca corta e lunga. Ha realizzato primati del mondo.

L’unica colpa che ha, mi si perdoni il paradosso, è quella di avere una personalità spiccata, di godere la vita come ogni giovane della sua età, di non nascondersi né agli obiettivi e tantomeno ai giornalisti. Meno male, datecene altre dieci e il nuoto italiano entrerà nel sangue di tutti.

Ultima nota. La finale della staffetta europea è stata analizzata cronometro in mano. La mia chiave di lettura è stata diversa.

Due anni fa ho visto al Roland Garros una partita di doppio con John McEnroe che giocava in coppia con Adriano Panatta.

Quando l’americano caricava come una molla il servizio mi emozionavo. Quando vedevo Adriano fare punto con un paio di veroniche mi emozionavo. Eppure era una partita di vecchie glorie, il gesto atletico era praticato a velocità ridotta. Ma era la magia di quei colpi, le immagini fantasiose che evocavano, la gioia del gioco fine a se stesso che mi emozionavano.

Sono da sempre convinto che questa sia la spinta che rende lo sport universalmente popolare: le emozioni che sa scatenare.

Lascio volentieri cronometro, tempi e passaggi ad altri. Anche perché nel caso specifico Federica Pellegrini è in grado di rispondere da sola in acqua a qualsiasi chiave di lettura parta da questi presupposti.

Mi tengo la libertà e la gioia di entusiasmarmi per una folle idea. Quella di riuscire in un recupero che sembrava impossibile. Un’idea arrivata in un attimo, catturata al volo e resa reale da una macchina da guerra come è Fede.

Ho letto in un commento al mio articolo: Grandissima vittoria di squadra!!! Ma i giornalisti Rai e altri hanno sempre bisogno della notizia legata al personaggio.

Per quel che mi riguarda lo dico da anni: prima di giudicare un articolo bisognerebbe leggerlo. Inutile raccomandazione, basta un’occhiata veloce al titolo e si parte con la reprimenda certi che solo il proprio punto di vista sia quello giusto.

Un quartetto di ragazze d’oro guidate da una guerriera dell’acqua.”
In tre avevano nuotato molto bene, mantenendo in vita il sogno di un argento che alla vigilia sembrava comunque un’impresa difficile da centrare.
Alice Mizzau, Stefania Pirozzi e Chiara Masini Luccetti erano state davvero brave.
Devo dire che stavolta ci è davvero riuscita. E con lei le sue tre compagne di avventura: Alice Mizzau, Stefania Pirozzi e Chiara Masini Luccetti. Grazie a tutte, mi avete regalato otto minuti di emozioni.

Questo avevo scritto, bastava leggerlo.

Non vergognatevi di un’emozione.

Tutto il resto è noia.

 

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2 Comments Add yours

  1. E’ accaduto tutto quello che poteva accadere per far passare alla storia questa “epica” 4×200. Fede immensa Pirozzi enorme Lucetti brava Mizzau solida … poi arriva la realtà e l’analisi delle cose, che però poi sono le cose che servono e contano per arrivare a vivere quanto abbiamo vissuto. Abbasso gli ipocriti la realtà è sempre un mix quindi bella medaglia ma nessuna “epica” impresa, la vera impresa in quella gara l’ha fatta il “mostro” Sjostrom e l’hanno fatta 4 italiane che hanno fatto il loro compito.
    Grazie per il tuo articolo

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