Un evento di cui il mondo parla, per i giornali italiani non esiste…

Il mondo ne parla, l’Italia tace.

Mayweather vs McGregor occupa spazi sulle prime pagine di tutti i giornali del globo, tranne che in Italia. Un evento che racchiude finanza, genialità del marketing, razzismo, violenza, sport, storia della società americana e di quella irlandese, sviluppo della televisione, capacità di scatenare sentimenti contrastanti, popolarità dei protagonisti, non è stato giudicato degno neppure di un richiamo a una colonna.

Il significato dell’aggettivo popolare è totalmente sconosciuto ai nostri media.

Da noi lo sport si identifica solo con il calcio.

Da più di venti anni l’informazione sportiva è omologata. Il calcio occupa fino all’85% dello spazio, a seconda del quotidiano di riferimento. E dal calcio non escono notizie. Le società di Serie A hanno messo il doppio lucchetto e l’allarme anti-notizie. Comunicano solo attraverso veline, il proprio sito web e twitter. Anche le interviste in esclusiva si vanno diradando fino quasi a scomparire. E quando diventano possibili, sono sotto il taglio della censura. La presenza di un uomo dell’ufficio stampa della società è condizione indispensabile per acconsentire all’incontro tra il giornalista e il calciatore. Ormai giocatori e allenatori parlano solo con le televisioni che pagano milioni di euro i diritti per avere partite e interviste. Così tutti hanno quasi sempre lo stesso materiale, partendo da questo bisognerebbe cercare almeno di diversificare il modo di raccontare l’universo sportivo.

Si continua ad andare sul facile: le “notizie” di calciomercato. Per un mese si porta avanti la favola di tizio che finisce alla squadra X, per poi scoprire che tizio andrà alla squadra Y oppure non si muoverà da quella che è già la sua squadra.
Dicono: è l’unica cosa che faccia vendere.
Forse. Io almeno il dubbio ce l’ho, i gestori dell’informazione sportiva no. Anche se i loro quotidiani perdono decine di migliaia di copie ogni anno.
A questo punto urge una precisazione, altrimenti passo per pazzo, stupido o (nella migliore delle ipotesi) ingenuo.
So benissimo che il calcio è largamente lo sport più popolare in Italia. Quello che fa vendere di più i giornali. Lo so io, lo sai tu, lo sanno tutti. Ma un quotidiano fatto all’85% di calcio non regge più. Sono i numeri a dirlo, non io.
E se abbassassimo la proporzione di 10 punti percentuali?

Peccato che stavolta l’evento uscisse dai confini dello sport per entrare a piedi uniti nel sociale, con tutte le implicazioni del caso. Bastava rilevarle…

Per quel che riguarda i quotidiani sportivi solo la Gazzetta dello Sport ha mandato un inviato, anche se non ha ritenuto l’evento meritevole di spazio in prima.

Tuttosport ha relegato la materia nella pagina del notiziario. Pezzo, titolo a due colonne e fotone.

Il Corriere dello Sport ha messo la notizia tra le brevi.

Si è perso il gusto del racconto. E cosa volete raccontare se non siete testimoni dell’evento, se con i protagonisti ci parlate se va bene una volta l’anno, se la vostra faccia non la conosce più nessuno tra gli addetti ai lavori?
La crisi economica ha portato alla riduzione degli organici, al taglio drastico delle trasferte. Un giornale che azzera gli inviati non può farcela. Le storie riprese dalla Tv o da Internet sono vecchie già prima di essere scritte. Non c’è approfondimento che tenga se alla base c’è un’ignoranza della materia. Nel senso che se non si è dentro al sistema, se non si conoscono i dettagli, se non si riesce a parlare con i protagonisti difficilmente si può scrivere qualcosa che faccia dire al lettore: “Ho speso bene i miei soldi.”
Gli unici stravolgimenti dell’editoria sportiva in tempi recenti sono stati quelli realizzati sul piano grafico. Ora le pagine (forse) sono di più facile lettura, rendono (forse) più immediato il senso della proposta. Ma, a mio parere, i contenuti sono scaduti e scadono ogni giorno di più.

So che Internet e televisione sono un freno, che in Italia si legge davvero poco. Lo so io, lo sanno i boss dell’editoria che sembra si siano convinti che qualsiasi cosa si faccia, non si potrà mai bloccare il calo della diffusione. Dobbiamo morire? Difendiamoci, almeno moriremo più tardi possibile.

Non è che andando sui siti dei quotidiani politici le cose cambino. Solo il Corriere della Sera ha messo un pezzo in homepage (ha dedicato ampio spazio anche nell’edizione cartacea). Repubblica e La Stampa non ne danno notizia neppure nella sezione Sport. E in edicola il quotidiano torinese si affida a qualcosa che è poco più di una notizia, mentre il giornale romano non offre neppure quello.

Tv e Internet rappresentano un freno devastante per la diffusione della stampa su carta. Ma non possono essere l’unico alibi per il crollo verticale. Non possono essere sempre e comunque citati come scusa per non fare resistenza.

Se non si trova spazio online vuol dire che non si conosce quello di cui si dovrebbe parlare, se ne ignora la potenziale valenza, non si hanno le capacità giornalistiche per raccontarla.

Torniamo ai giornali sportivi. Qualità, credibilità e capacità di analisi sono le uniche armi che possono usare davanti a una crisi epocale. Ma se l’arsenale è vuoto, se le munizioni non ci sono, come fai a sparare?

Forse i media di casa nostra pensavano tutti si trattasse di un match di pugilato, quando invece si tratta di un evento dalle mille sfaccettature, altrettante storie da raccontare da qualsiasi angolazione si volesse affrontare la materia.

I giornali sportivi italiani vivono tra le mura della redazione, sono autoreferenziali, hanno perso il contatto con il lettore. Sarebbe bastato fare un giro in città per ascoltare gente che non ha mai ha visto due persone su un ring, parlare di questo show che ha al suo interno mille sfaccettature in grado di diventare materia di scrittura.

Non si doveva mica fare la rivoluzione.

Inter-Roma per i quotidiani italiani vale (GIUSTAMENTE) molto di più di Mayweather vs McGregor. Metterlo in dubbio vorrebbe dire esser ciechi e sordi, oltre che giornalisticamente incapaci. Ma le antenne dovrebbero servire a vedere l’intero panorama, a spaziare in ogni angolo del pianeta sport. Mega spazi meritati dunque per Spalletti e i guerrieri giallorossi, ma un microscopico ritaglio in prima e paginate interne sui giornali sportivi le meritava anche lo show di Las Vegas.

E non parlatemi del fatto che qualcuno ha scritto un pezzo durante la settimana, mettendo assieme cifre, soldi, dollari. Insomma solo quello che appare in superficie. Non è questo di cui sto parlando, non può bastare.

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One thought on “Un evento di cui il mondo parla, per i giornali italiani non esiste…

  1. Tutto giusto. Peraltro, nella sua nuova versione, il Corriere dello Sport/Stadio disporrebbe pure di qualche paginetta in piu’. Quindi perche’ non dedicare un pò di questo spazio agli sport extra-calcistici? Per il momento vedo che puntano molto sull’amarcord, con articoli che fra l’altro si leggono piacevolmente, ma anche quello è un filone che non è inesauribile : sarebbe pure saggio diversificare.
    D’altro canto, bisogna anche dire che un giornale potrebbe essere poco motivato a dare risalto a un evento che tanto il lettore non avrà modo di seguire in TV, per mancanza di copertura televisiva.

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