Dieci piccole grandi storie italiane, sull’erba verde di uno Slam

TRA TANGO E ROCK AND ROLL 

Era il 2022, Matteo vinceva per la seconda volta il Queen’s. 
Nel 2021 era diventato il primo italiano ad approdare alla finale di Wimbledon. Era il numero 6 del mondo.
Aveva un servizio e un dritto da urlo. Pat Cash così parlava di lui: ‘Sull’erba il suo servizio e il dritto sono i migliori. Mi fanno pensare a Roddick, ma l’italiano è su un altro livello, più alto. Non riesco a vedere in giro un migliore uno-due del suo.”
Pacato, erudito, elegante, di bella presenza, spesso il giovane romano in campo parlava da solo, ma questo lo facevano in tanti. C’era stato però un tempo in cui aveva esagerato, lo chiamavano Radio. Il maestro Raul Pietrangeli gli regalava un libro: “Io non mi lamento”, dello psicologo statunitense Will Bowen. 
Il miracolo si compiva. I tifosi cambiavano il suo soprannome. Diventava The Hammer, Il Martello.
Dritto bastardo, coraggio da guerriero, servizio che intimidiva, capacità di regalare emozioni. Questo era Matteo Berrettini. 
Ultimo di dieci titoli, Kitzbuhel luglio 2024.
Due volte vincitore della Coppa Davis. Semifinalista agli Australian Open e agli US Open. Poi, sono arrivati gli infortuni.
Oggi Matteo ha 30 anni e ha detto, con un mezzo sorriso ironico, “Sono stanco di ritirarmi”. Esordirà martedì contro Stan Warinka, che ha scelto il 2026 per il suo “Farewell Tour” dopo avere vinto tre Slam in carriera.
No, non è un inno alla nostalgia, anzi. È sempre un piacere vedere sul campo due tennisti come loro, capaci di regalare emozioni a chi questo sport lo ama. 
Sarà un tango argentino (il musicista Enrique Santos Discépolo lo definiva “un pensiero triste che si balla”), o vivremo ancora una volta l’euforia che nasce dalla carica esplosiva di un rock and roll danzato sull’erba di Wimbledon?
Lo sapremo solo vivendo.

SOFFRE, CADE, SI RIALZA, VINCE

Jannik Sinner cade, si rialza, cade di nuovo. Una cattiva giornata dal punto di vista tecnico. Una gran paura per una brutta caduta, l’unghia del piede destro che sanguina, l’avversario che mette in piedi la partita della vita. Ma come sempre, o quasi, il numero 1 del mondo conferma tenuta mentale e coraggio.
Mette in fila colpi fantastici ed errori che non gli appartengono. Poi negli ultimi due set va via d’autorità e torna nel ruolo che gli compete. È il numero 1 del mondo, non poteva perdere all’esordio di Wimbledon 2026.
Miomir Kecmanovic è stato bravo, ha giocato una partita solida. Sicuro nei colpi, per tre set, e nella capacità di sfruttare al meglio ogni occasione. Meno bravo quando è stato chiamato a spostarsi rapidamente, a tentare di rispondere a colpi che richiedevano movimenti veloci e coordinazione al momento in cui arrivava sulla palla. 
Al quinto set si è arrivati perché Sinner è stato, per un tempo che a me è sembrato infinito, lontano del suo standard. 
Prima della partita i bookmaker lo avano in lavagna a 1.01, lo sfidante era dato a 20. E i bookmaker rischiano i propri soldi, non si sbilanciano se non ne sono convinti.
Il serbo quest’anno ha giocato 27 partite, ne ha perse 16, è uscito otto volte al primo turno dai tornei in cui era impegnato, è il numero 50 ATP. Insomma, sul campp da tennis ci sa stare. Oggi è stato bravo, a tratti bravissimo, ma Jannik gli ha dato una mano.
Ci ha messo del suo e si è complicato la vita. Non giocava da un mese, era alla prima partita dell’anno sull’’erba e all’esordio come campione uscente, apriva il torneo. Tutto questo potrebbe avere causato del nervosismo. Nello sport può accadere. I campioni sono quelli che si rialzano e alla fine ne escono vincitori. E nessuno può negare che Jannik Sinner sia un grande campione.
Oggi ha infilato 52 errori gratuiti, ha messo assieme qualche doppio fallo di troppo, ha faticato a trovare un buon rendimento con la seconda di servizio. Ma ha vinto meritatamente. 
Dopo tre ore e mezzo di gioco gli ace erano 31. La solidità del servizio e il suo talento l’hanno portato sul posto che gli appartiene. Quello del vincitore.
Prossima appuntamento di Sinner, mercoledì 1 luglio, contro il portoghese Nuno Borges (48 del mondo).

È IL TENNIS BELLEZZA

Quattro tie break. il secondo ricco di inciampi, colpi da campioni, sofferenza, errori ma niente paura. Diciotto a sedici il punteggio finale di un tie break che ha saputo regalare attimi di passione pura. Nel complesso una partita giocata con la testa, il cuore e il talento. Lo sport cattura da sempre l’anima delle folle per un preciso motivo. Dispensa sane emozioni. 
Matteo Berrettini ha vinto una maratona di quattro ore e 19 minuti giocata sul filo dei nervi, sempre vicino all’alta tensione agonistica senza quasi mai bruciarsi. Stan Warinka è stato alla sua altezza, nella bellezza tecnica del gesto gli è stato addirittura superiore in alcuni momenti. Ma il tennis, come ogni sport, premia i fatti. E il risultato dice che il vincitore è un romano che spara ancora bordate al servizio (29 ace) a più di 222 kmh, ha un dritto che per larghi tratti incute il massimo ispetto. E stasera ha avuto anche la bella idea di farci vedere punti di tocco, smorzate, passanti difficili anche solo a pensarli.
Il secondo tie break, dicevo. Alla vigilia mi chiedevo se questa partita sarebbe stato uno struggente e triste tango argentino o uno scatenato rock and roll. Il secondo tie break ha scelto il ritmo frenetico, ha esaltato l’alternarsi di emozioni. Niente facce da poker, solo due tennisti che picchiano duro o accarezzano la pallina dando l’anima finché non arriva il punto. Scambi rapidi, ogni colpo con l’intento di chiudere il conto. Rock and roll nel suo aspetto migliore. 
Abbiamo rivisto il Berrettini che parla, parla, parla. Con il suo team, ma anche con sé stesso, la pallina, la racchetta. Allo strumento di lavoro dedica attenzioni particolari. Lo bacia dopo un vincente difficile, le chiede aiuto nel momento in cui c’è da giocare un punto determinante.
È state bello vedere Matteo giocarsela sino in fondo questa partita. Ha sofferto, lottato, cercato il successo. Dall’altra parte del campo un signore con tre Slam nella sacca. Uno che il tennis lo gioca con classe, onora il suo talento, non perde mai la concentrazione. E solo alla fine cede, ma non si arrende. Lotta sino in fondo e si batte al meglio contro chi oggi è stato il migliore.
“È difficile dire addio a qualcosa che si ama” dice Stan. 
E, a 41 anni, lascia per l’ultima volta l’erba di WImbledon da giocatore.
E il tennis bellezza, dicono che lo abbia inventato il diavolo. 
Forse hanno ragione. Troppi tormenti e gioie mischiati insieme.
E Matteo? Bravo, coraggioso. Si meritava una serata così.

 

NON CI RESTA CHE ATTENDERE

Sinner continua la sua marcia di avvicinamento verso una condizione ideale, al momento il numero 1 del mondo sembra abbia soprattuto bisogno di giocare. 
Un mese lontano dall’agonismo, zero partite sull’erba prima dell’esordio sui campi di Wimbledon, i ricordi nefasti del match con Cerundolo al Rolanda Garros. Qualche dubbio devono avere lasciato anche nella testa del campione.
Jannik fa terapia di gioco, affronta i problemi, riesci a risolverli.. Anche oggi è sembrato distante da una rendimento ottimale, ma non ha sofferto. C’è stato un solo momento in cui qualche dubbio gli ha attraverssto la mente, sul 5-4 del secondo set Nuno Borges ha avuto una palla per chiudere quel parte di gioco in suo favore. Un rovescio, piuttosto semplice, affossato in rete ha spezzato le speranze del presente e quelle sul uture del match.
Bene anche in questo turno il servizio di Sinner, 28 ace; regge soprattutto la capacità di gestire i momenti cruciali, quelli in cui anche il numero del mondo potrebbe trovarsi in difficoltà. Le prime due partite di Wimbledon hanno rassicurato su questo. Sinner supera gli affanni alla vecchia maniera, se così si può dire per un giovanotto di 24 anni. Vincendo.
Ha chiuso in tre set e adesso, venerdì 3 luglio, troverà lo statunitense Jenson Brooksby.
Un solo precedente tra i due. Washington 2022, torneo ATP 500, vittoria dell’italiano 7-6 6-1. Il giocatore di Sacramento, attualmente numero 81 del mondo, nella stagione in corso ha superato il secondo turno in un solo torneo (Dubai, ATP 500) e iundici volte è uscito al primo turno.
Un’altra tappa per ritrovare certezze, ritmo di gioco, continuità.
Non ci resta che attendere. 

UNA PARTITA, TANTE STORE

Arthur Fils, 22 anni, numero 24 del mondo, è tornato a giocare lo scorso febbraio, dopo otto mesi di fermo per un problema alla schiena. E ha vinto Barcellona, è andato in semifinale a Miami e Madrid. 
Matteo Berrettini conosce benissimo queste situazioni. Finalista a Wimbledon 2021, ha scoperto quanto pesasse l’impossibilità di affidare solo ai suoi mezzi il bene o il male della carriera. Infortuni a catena ne hanno minato il percorso.
Oggi Berrettini e Fills hanno dato un calcio alle sfortune del recente passato, hanno giocato un match denso di emozioni, di scelte tattiche, ovviamente anche di errori e punti gettati al vento. 
Ma è stato davvero bello rivedere Berrettini muoversi su alti livelli. Dopo i quarti al Roland Garros, eccolo sull’erba di Wimbledon. Lo meritava lui, lo meritava il suo talento. Stavolta non ha avuto il servizio come custode principale delle sue fortune. Ha funzionato, ma non come nei giorni migliori. Ha giocato di personalità, di grinta, di voglia di vincere. E ha regalato a sé stesso, e a chi gli vuole bene, un grande pomeriggio di passione.
Fills (22 anni, numero 24 del mondo) è stato degno rivale. Un terzo set da applausi, capace addirittura di far pensare alla resa di Matteo apparso per lunghi tratti rinunciatario, falloso, poco aggressivo in questa fase del gioco. Il francese ne ha approfittato e ha rimesso in piedi la possibilità di andare avanti. Sino in fondo, pensava. 
Berrettini non glielo ha permesso.
Partita di sostanza, e di colpi di tocco, di seconde di servizio efficaci, di gioco profondo, di smorzate da applausi. Questo è stato l’italiano. Alla fine, per dirsi bravo, ha scelto una strada a mezza via tra lo sforzo per non lasciarsi andare alla commozione e il sorriso pieno di soddisfazione.
Fiils ha retto il palcoscenico, è giovane e ovviamente non può accontentarsi. 
Sarà per la prossima volta.
Oggi pomeriggio l’erba di Wimbledon è stata ancora il terreno del signor Matteo Berrettini da Roma. Al prossimo turno, sabato, affronterà il vincente del match tra Jakah Mensik e Grigor Dimitrov.

UN TRANQUILLO VENERDI’ SULL’ERBA

Nessuno scossone, nessun dubbio, né tantomeno paura. Jannik Sinner, dopo due turni sofferti, si prende un pomeriggio di tennis senza sorprese. Batte Jenson Brooksby e porta a casa gli ottavi di finale. Il numero 1 del mondo timbra il cartellino e regola in tre set lo statunitense, come pronostico imponeva. 
Una tranquilla giornata in campagna.
Si permette addirittura un gesto insolito, un dito sull’orecchio a chiamare gli applausi. Questo e le tre discese vincenti a rete (una nel settimo game del terzo set, due nel nono) dello statunitense che chiama anche lui a raccolta applausi e consensi, sono i momenti più caldi di una partita scivolata via senza scossoni.
Domenica toccherà a Shintaro Mochizuki affrontare Jannik.
Il giapponese, 23 anni da poco compiuti, è approdato agli ottavi vincendo tre match nelle qualificazioni e altrettanti nel tabellone principale. Risultato d’oro per lui, soprattutto in questo 2026 in cui ha perso tutte e sei le partite giocate nei tabelloni principali dei tornei ATP.
Oggi ha pescato la carta della felicità. Ha sconfitto Rafa Jodal, spagnolo di 19 anni, numero 26 del ranking mondiale. Adesso Shintaro ha sei partite sulle spalle e un grande entusiasmo. Ha realizzato in un solo torneo, uno Slam, più di quanto avesse portato a casa in sei mesi di attività.
Sinner? Favorito, mi sembra sconftato. Il numero 151 del mondo non dovrebbe creargli problemi. 

IL VINICIUS DE NOANTRI

“Nessuno è più solo di un pugile sul ring”, ha detto Big George Foreman. Sull’erba verde di Wimbledon, un romano (testa di serie numero 9) ha ricordato al mondo dello sport come la solitudine sia uno stato frequente anche nel tennis. 
Solo, così deve essersi sentito Flavio Cobolli oggi pomeriggio, durante e subito dopo il primo set. Karen Khachanov (testa di serie numero 19). lo aveva usato come punching ball. Ed era vero. Ne aveva distrutto resistenza e fiducia. Così pensavano in tanti, non conoscevano Cobolli.
Ha chiesto il toilet break, è andato nello spogliatoio, si è liberato del problema e si è sentito meglio. Lo ha detto lui stesso, con un sorriso furbetto, all’intervistatrice nel post-partita (“Non avevamo chiesto tutti questi particolari” ha commentato lei ridendo).
È tornato in campo e il match ha assunto una nuova dimensione. Secondo e terzo set giocati più di coraggio che di finezze tecniche. Punto su punto con una ferocia sportiva da applausi. Alla fine di quei tre tempi di gioco, il russo era sfinito. Conduceva due set a uno, ma non sapeva che per lui l’incontro si sarebbe chiuso lì.
Flavio aveva più energia nelle gambe, superiore varietà di colpi, più lucidità, maggiore forza mentale. Lo aggrediva, anche la risposta diventava un’arma di attacco, il suo tennis diventava esplosivo. Un rovescio lungo linea, affascinante come un jab di Marvin Meraviglioso Hagler, apriva l’affondo finale. Nei due set che chiudevano la partita, lasciava solo quattro game al rivale. Poi, dopo pochi secondi in cui riusciva a stare fermo sulla panchina, correva di nuovo in campo e si lanciava in un veloce passo di danza.
“L’ho fatto per pagare una scommessa. Con la mia squadra stiamo guardando la Coppa del Mondo, mi piace il balletto con cui i brasiliani festeggiano i gol.”
Adesso negli ottavi, lunedì 6 luglio, troverà Alex De Minaur. 
Flavio Coboblli. fiorentino di nascita, romano di adozione (la famiglia si è trasfertia prima a Subiaco, poi nella Capitale, quando lui era bambino) può affrontare chiunque. Il Vinicius de noantri è pronto a tornare sul palcoscenico.

 

IL PUZZLE GIAPPONESE

Più che una partita, un rompicapo, un puzzle che propone a ogni palla un problema diverso. Shintaro Mochizuki, proviene dalle qualificazioni e alla settima partita sull’erba di Wimbledon 2026. Gioca al massimo delle sue possibilità, crea problemi di interpretazione, più che di sostanza, a Jannik Sinner.
Il numero 1 del mondo tiene sempre in mano la partita, non concede un break, vince in tre set. Ma non è così facile come sembra.
Il giapponese è ovunque, rapido negli spostamenti, con la capacità di intuire la zona di campo da coprire, fa recuperi incredibili e soprattuto opera in una parte di campo sconosciuta a molti giocatori di oggi. Soprattuto sull’erba.
Mochizuki gioca (bene) spesso e volentieri a rete, dimostra (tranne che in due clamorose occasione) capacità di tocco e intuizione.
Sinner ha qualche dubbio di troppo nella testa. Ma ogni volta che si è tratta di risolvere complicate situazioni, piazza la botta giusta. Annulla pallei break, gioca alla grande nei punti decisivi del secondo set.
Quando arrivano al tie break, sulla testa di Shintaro arriva una nuvola piena di dubbi. Quando si trova davanti al pistolero imbattibile, il re del tie break, la sua sicurezza crolla a quota zero. Come i punti messi assieme in quel giochino divertente e crudele chiamato tie break. Sette punti a zero, a seguire il break nel primo gioco del terzo set. 
Jannik Sinner è implacabile, rimette in riga il giovane asiatico, lo sconfigge con la sicurezza del grande giocatore. Un’agressvità resa a tratti addirittura brutale, e la consapevolezza di dovere usare tutto il suo talento per portare a casa i quarti. 
Rischia, sbaglia, a tratti entusiasma, vince. Da campione quale è.
Martedì si troverà davanti il tedesco Jan Lennard Struff. 
Chi vince, è in semifinale.

LEI SORRIDE, LUI CERCA CASA

Il sorriso di Jas è lo specchio dell’anima. E oggi Jasmine Paolini è felice. Approda ai quarti di finale a Wimbledon, nella sua stagione più scura. Tante delusioni che hanno fatto pensare a molti, forse anche a lei, che il tempo dei successi si coniugasse solo al passato.
Oggi affrontava Alexandra Eala, la ragazza che con il suo tennis ha incantato le Filippine, e non solo. Eala veniva dalla vittoria nei sedicesimi contro Iga Świątek, ex numero 1 del mondo, attuale numero 6. Quattro volte campionessa al Roland Garros, una agli US Open e campionessa uscente di Wimbledon. 
Contro Jas si è dovuta arrendere. 
Una partita esaltante per la combattività, l’alternarsi delle situazioni, per numerosi colpi da applausi. Ma anche con tanti errori gratuiti (42 quelli di Jasmine), troppi potenziali punti break concessi, 19 in tutto. e cali improvvisi di ritmo e qualità. 
Stop ai numeri, oggi contava solo una cosa. Rivedere Jasmine Paolini nei quarti di Wimbledon, dove nel 2024 è arrivata in finale. 
In questo maledetto 2026, è finalmente riuscita a rialzare la testa, a tirare fuori il carattere, a recuperare sul piano fisico per prendersi una meritata soddisfazione.
Sorridi Jasmine.
Mercoledì affronterà nei quarti Marta Kostjuk, ucraina di 24 anni, in continua ascesa. Semifinalista all’ultimo Roland Garros. 
Passa nei quarti anche Flavio Cobolli, che elimina in tre set Alex De Minaur. A fine partita non pensa al prossimo rivale, al momento sembra avere altri problemi per la testa. Lo confessa, aiutato dal microfono dell’intervista sul campo, agli spettatori.
“Cosa farò nel prossimo turno? Non so neppure cosa farò stasera. Vorrei tornare a casa, ma qui non ho più una casa. Abbiamo lasciato i bagagli nella prima abitazione presa in affitto. Non pensavamo di rimanere anche la seconda settimana… Lancio un appello. Grazie a tutti voi che siete venuti a vedermi, qualcuno ha una casa da darmi? Fatemi sapere.”
Un grosso sorriso, e si infila negli spogliatoi. 

NON È AL MASSIMO? È IN SEMIFINALE

Wimbledon 2026. Jan Lennard Struff ha messo la partita sul piano dello scontro fisico. Ha sparato servizi da oltre 220kmh, ha rischiato su ogni punto, ha cercato il 15 ad ogni colpo. Ha giocato probabilmente ai suoi massimi livelli. E ha perso in tre set.
Jannik Sinner è in semifinale. Non per concessione divina, non per fortuna, ma perché sinora ha gestito al meglio i momenti difficili di ogni incontro. È il numero 1 del mondo anche per questo. Ha un grande servizio, efficacia nei colpi, buone scelte tattiche, continuità di rendimento. 
Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Citazione usata un milione di volte, ma ancora efficace perché rende al meglio l’idea. Così è sempre stato. Così è stato anche questa volta. Vero, da fondocampo non ha giocato ai soliti livelli. In più occasioni ha perso lo scambio prolungato. Ma ha vinto in tre set e, per l’ennesima volta, ha portato a casa il tie break, come quasi sempre gli è riuscito. Lo scorso anno ne ha vinti sedici su diciannove (84%). Quest’anno, al momento, tredici su diciassette. Sinner in crisi? Nel 2026 ha vinto 42 partite su 45, delle tre sconfitte, una (contro Cerundolo al Roland Garros) è stata causata causata da un malore più che dal valore dell’avversario. 
Il problema, vero anche questo, sembra sia ancora lì. Lui ha detto di avere scoperto quale sia, ma la verità è stata condivisa solo all’interno del team. Vista da fuori, la botta di Parigi sembra si stia riassorbendo. Match dopo match si vede qualcosa in più del Sinner che ha trionfato nei cinque Master 1000 consecutivi della stagione. Ha ancora dei cali di ritmo, sbaglia un po’ più di prima. Ma è sempre lì, in cima al mondo.
Venerdì la semifinale contro Novak Djokovic. 
Forza Jannik, ancora due passi sull’erba e il peggio degli ultimi due mesi sarà solo un brutto ricordo.


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