Il presidente ha uno strano modo di leggere il presente del pugilato…

Un popolo senza memoria 
è un popolo senza futuro.

Luis Sepúlveda

Flavio D’Ambrosi, presidente della FPI, ha uno strano modo di leggere il presente.
Dopo il disastro olimpico di Parigi 2024, ha commentato.
“La visione d’insieme evita gli eccessi. La stessa visione d’insieme dovrebbe essere utilizzata per l’intero movimento pugilistico nazionale, in continua crescita negli ultimi quattro anni, sia in termini quantitativi che qualitativi.”
Sul fallimento ai Mondiali di Liverpool 2025 ha detto.
“Nel complesso il team azzurro si è ben comportato.” (fonte: intervista di Marcel Vulpis per The Daily Cage, sito che racconta gli sport da combattimento).
Dell’attuale situazione del pugilato italiano, a preoccuparlo è soprattutto un elemento.
“Talvolta il mio timore, guardando all’interno del nostro movimento, è che ci sia un sentimento di negatività diffusa, un legame troppo stretto con il passato. Dobbiamo fare un cambio di passo radicale e guardare assolutamente al futuro … Dobbiamo sapere che è importante andare avanti e, anche culturalmente, non restare intrappolati nella nostra “storia”, per quanto gloriosa.” (fonteintervista di Marcel Vulpis per The Daily Cage).
Lo preoccupa più la memoria storica di quanto non lo preoccupi il presente.
1. Olimpiadi, settore maschile. Zero medaglie a Rio 2016, nessun qualificato a Tokyo 2020, zero podi a Parigi 2024. Bronzo con Irma Testa in Giappone. 
2. Parigi 2024. Dieci match, otto sconfitte. Sei eliminati al primo turno.
3. Mondiali Liverpool 2025. Un bronzo con Sirine Charaabi. Cinque sconfitte al primo turno, sette al secondo. Fra tutti quelli (uomini e donne) che hanno sconfitto un atleta della nostra Nazionale, nove su dodici sono stati eliminati al turno successivo.
Parla di svecchiamento dell’organico. A Liverpool, quasi tutti i vincitori degli azzurri erano più giovani dei nostri atleti.
Cita un parco avversari illimitato, parla del passato come di un universo popolato da rivali decisamente meno forti e meno numerosi.
La disgregazione dell’impero sovietico ha prodotto due nazionali importanti, Uzbekistan e Kazakistan. Vero, ma la Russia non è più quella che in una sola squadra raggruppava il meglio dell’URSS. Dice che neppure Usa, Gran Bretagna e Cuba riescono a vincere ori. Gli Stati Uniti, nel dilettantismo, hanno retto fino al 2004, ad Atene l’ultima vittoria con Andre Ward nei mediomassimi. Erano forti in un lontano periodo storico. Sono deboli a livello dilettantistico da più di vent’anni.
Cuba ha aperto al professionismo sia in casa, che nella concessione dei visti per l’espatrio. Prima era praticamente imbattibile sul ring dei Giochi, oggi ricopre un ruolo assai meno dominante rispetto alla storia. 
Gli avversari erano forti allora, almeno quanto lo sono oggi. E non c’erano le donne. Dal 2012 le Olimpiadi hanno aperto al pugilato femminile. E l’Italia ha goduto di questa innovazione.
Veniamo al professionismo.
“Non possiamo pensare di poter contare, ogni anno, sulla presenza di un campione del mondo “pro”. (fonte: intervista di Marcel Vulpis per The Daily Cage).
Sono nove anni che l’Italia non ha un solo titolo mondiale professionisti in una delle quattro sigle principali (Wbc, Wba, Ibf, Wbo). 
E le cinture a disposizione sono diventate settanta! Fino al 1962 veniva riconosciuta come unica sigla la NBA. IBF e WBO sono nate dopo il 1983. 
Stia tranquillo, non siamo intrappolati nella nostra storia, per quanto gloriosa.
Continuate pure a vivere dicendovi gli uni agli altri quanto siete bravi, quante medaglie avete conquistato (dimenticando che, in assoluto, le uniche che contano sono quelle di Mondiali e Olimpiadi), quanti campioni oggi l’Italia possa vantare, come siate tornati nelle grazie dei media, in che modo trionfale vi siate riappropriati delle televisioni (a proposito, complimenti per la trasmissione dell’europeo silver di Dario Morello. La telecronaca è cominciata a mezzanotte e quaranta! Ed era in differita, cioè con il risultato già noto). 
Chiudo esternando una speranza.
Molti tra quelli che hanno deciso di rimanere legati a questo sport, lo fanno solo perché spinti da una grande passione.
Non deludeteli ancora una volta.

Il paziente non cerca cure per guarire, se prima non ammette di essere malato.
(anonimo della Garbatella).


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