Un sorriso per Teo, indimenticabile compagno di viaggio. Un amico

Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci.
(Elbert Hubbard)

A Edo e Lauretta

Quando scavalli i settanta ti abitui a guardare indietro.
Abbi cura dei tuoi ricordi, perché non puoi viverli di nuovo.
Così canta Bob Dylan in Open the door, Homer. Alla mia età, dicono, devo godere dei momenti felici che la memoria mi regala, senza fare tanti sogni sul futuro. E perché mai? Sento ancora dentro di me la necessità di mettere in piedi nuovi progetti, di andare controcorrente, di guardare avanti cercando di inventare ogni giorno un nuovo obiettivo. Mi sento giovane nel cuore, anche se gli acciacchi quotidiani potrebbero suggerire il contrario.
Tutto questo pippone (mi si perdoni l’uso di un nostalgico termine dialettale) nasce dal fatto che stamattina mi sono svegliato storto, come mi succede da nove anni il 9 di gennaio. Giorno di vigilia.
Lo ripeto in continuazione. Il lavoro, per me, è stato ed è un colpo di fortuna. La possibilità di scrivere e viaggiare era il sogno di un bambino. La Garbatella di possibilità non ne offriva tante. Ci voleva una botta di culo, io l’ho avuta. Per tutta la vita ho fatto e faccio il mestiere che volevo fare. E ho avuto spesso per compagni di viaggio personaggi fantastici.
Teo, ad esempio. Ironico, petulante, simpatico, irritante, un martello nel bene e nel male, giornalista attento, geniale nelle uscite, stralunato. Comunque, indimenticabile.
Sono qui a ricordarlo, come faccio in ogni vigilia. Lui mi ha fatto capire, nelle situazioni buone e in quelle negative, cosa sia un amico.
Domani, 10 gennaio 2023, saranno nove anni che Teodoro Teo Betti, inviato per il Messaggero in tutto il mondo, se ne è andato via per sempre.
E io sono qui a pensare a tutte le mille storie che mi legano a lui.
Ne parlavo ieri con Lauretta, la figlia di Teo.
Rimettevamo in fila le risate, i paradossi, le incazzature, le invenzioni, le capacità. Quell’insieme di emozioni che avevamo vissuto assieme il papà ed io.
E ripetevamo aneddoti che ci siamo raccontati una, due, dieci, cento volte. Cercavamo di fare una classifica delle avventure di cui Teo ed io eravamo stati protagonisti. Perché in quelle trasferte passavamo la maggior parte del tempo a lavorare, ma nel momento del recupero di energie diventavamo come Peter Sellers in Hollywood Party. Capaci di qualsiasi follia.
Mi fermo qui, riproponendo la chiusura di ogni vigilia.
Teo, sta’ tranquillo. Te riscrivo pure l’anno prossimo. Questa è la decima vorta che lo faccio, lassamelo fa pe’ ‘n antra trentina de anni. Poi se rivedemo…
Chi gli ha voluto bene, ma soprattutto chi ancora gliene vuole, domani gli dedichi un sorriso, non certo una lacrima. Non sarebbe da lui.
‘mbè, mo è arivata l’ora de anna’.
Al prossimo anno Teo.


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