Barty, si ritira la n. 1 del tennis mondiale. L’aveva già fatto, questa è la sua storia…

Ashleigh Barty si ritira.
Lo fa a 25 anni e da numero 1 del mondo.
È stata leader della WTA per 121 settimane, 114 delle quali consecutive. Ha vinto 15 titoli in singolare, tra cui tre Slam: Roland Garros 2019, Wimbledon 2021 e Australian Open 2022.
Ha dato l’annuncio sul suo profilo Instagram, in un colloquio con l’amica e collega Casey Dellacqua.
Sono felice e sono pronta. Non ho più la spinta fisica, il desiderio emotivo e tutto ciò che serve per le sfide ai massimi livelli. Sono esaurita. Sono grata al tennis per tutto ciò che mi ha dato. Ha realizzato i miei sogni, ma so che è giunto il momento di lasciare e inseguire altri sogni. Wimbledon l’anno scorso ha cambiato molto in me come persona e come atleta. C’era solo una piccola parte di me che non era del tutto soddisfatta. C’è stato un cambio di prospettiva nella seconda fase della carriera, la felicità non dipendeva solo dai risultati. La sfida degli Australian Open è stata il modo perfetto per celebrare quell’incredibile viaggio che è stata la mia avventura nel tennis. Inseguire i sogni non significa necessariamente viaggiare per il mondo, essere lontano dalla famiglia, da casa. È una scelta che mi fa paura. Non smetterò mai di amare questo sport. Sarà sempre una parte importante di me, ma ora penso che sia importante potermi godermi la vita come Ash Barty persona, non come Ash Barty atleta“.

Così l’ho raccontata nel mio ultimo libro IL CASO ANNA K., questa è la sua storia. Penso aiuti a capire meglio la decisione presa nelle ultime ore.

Ash Barty ha 15 anni quando vince Wimbledon tra le junior. E già allora le sembra che ci sia poco da festeggiare. Capisce subito come il successo possa regalare gioia, ma anche tensioni, pressioni. Se non hai la forza per reggerne il carico, rischi di farti male.
Gioca l’ultimo vincente, non esulta. Va nello spogliatoio, prende la borsa da tennis e quella da viaggio, chiama un taxi e si fa portare all’aeroporto. Scappa.
Dopo ogni vittoria, arriva un nuovo dubbio. È così che va avanti la sua vita. A 12 anni comincia l’epoca del tormento. L’allenatore continua a porle ostacoli lungo il cammino. E quando lei vince un torneo a Rockhampton e porta il trofeo all’allenamento, lui lo getta in un bidone dell’immondizia.
“Potrai mostrarli quando ne avrai abbastanza da riempire una parete”.
Ash fugge tra le braccia dei genitori e delle sorelle. Si fa cullare dall’amore della bisnonna, un’aborigena della tribù Ngarigo, nel New South Wales.
Una donna orgogliosa delle sue origini.
La Barty trova in un dizionario i riferimenti di una lingua ormai praticamente estinta, li mostra a Konrad Marshall, del The Sydney Morning Herald. Il giornalista li usa per raccontare le qualità della ragazza.
Il dritto, malub. Un fulmine.
Lo smash, miribi. Un tuono.
Il rovescio, djuran. L’acqua che scivola.
La corsa leggera sul campo, mugan. Il fantasma.
Non basta. Barty continua a lottare contro i demoni.
Gioca in Europa e passa le notti al telefono con la mamma. Va in campo in Olanda e piange per quasi tutta la partita. Scoppia in lacrime anche alla fine di un allenamento. Ingaggia una lotta spietata contro la solitudine, scoprendo che è un nemico troppo forte per lei.
Ashleigh diventa la numero 1 del mondo il 24 giugno 2019, a fine 2021 ha in bacheca tredici tornei e in banca un montepremi di 22 milioni di dollari americani.
Quando scoppia la pandemia sceglie la famiglia, le serate con gli amici, una birra al pub. Meglio chiudersi nel castello tra persone fidate e amate, piuttosto che sfidare il virus.
La Barty tira giù la saracinesca. Da una parte lei, dall’altra il mondo. Non gioca per un anno. Resta ferma da febbraio 2020 a febbraio 2021. Poi torna in campo e vince Wimbledon, quello dei grandi.
L’idea che il Covid-19 possa contagiarla, la terrorizza, fino a farla rinunciare agli US Open e a difendere il titolo al Roland Garros. Non è la prima volta che viene tormentata da un conflitto interiore così forte.
A Birmingham, nel 2014, assieme a Casey Dellacqua si aggiudica il doppio. È l’ultima tappa prima del crollo.
“Non ce la faccio più”.
A casa, genitori e sorelle la consolano con un lungo abbraccio.
“Vuoi smettere? Fai la tua scelta in piena serenità”.
Lascia il tennis. Passa le giornate a pescare, a prendere il sole distesa sulla spiaggia, a divertirsi nei pub.
Segue una terapia antidepressiva.
Si sente meglio. Le torna la voglia di fare sport. Prova con il cricket. Indossa la divisa dei Brisbane Heat, partecipa alla Big Bash League.
Le vecchie amiche danno saggi consigli.
Ashleigh Barty racconta i suoi dubbi alla compagna di doppio.
“Fai quello che ti senti di fare, non pensare a quello che potrà o non potrà essere” le suggerisce Casey.
“Voglio riprovarci” risponde Ash.
A maggio 2016 è di nuovo in campo. Chiude l’anno al numero 325. Poi, decolla come un razzo spaziale. Vince otto tornei, compresi Roland Garros, Miami e WTA Finals.
Diventa la più forte del mondo.
Il successo continua a farle paura.È giovane, ma ha già vissuto tre vite. Prepararsi alla quarta la preoccupa un po’. La bestia è sempre in agguato. L’incubo del coronavirus l’ha tenuta lontana da quello che ama. Un anno di silenzio. Poi torna e vince Wimbledon 2021 e Australian Open 2022.
I tempi della pandemia non dettano più il suo cammino.
A 25 anni decide di godersi la vita senza lasciarsi condizionare dalla paura per un virus che ha sconvolto il mondo. Lotta e vince Ahleigh Barty. Contro le rivali, contro la tensione. È una guerriera impegnata in mille battaglie. Ha grinta, carattere, si batte fino allo stremo sul campo da tennis e nella vita.

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