È dura per Testa e Carini. Buon avvio per le altre due. Poi…

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Sorteggio effettuato.
Diciamolo subito, non è andata bene.
Entro lunedì, tutte sul ring le ragazze del Poker azzurro ai Giochi di Tokyo 2020.
Da sinistra, accosciate (foto FPI/Bozzani) Testa, Nicoli, Sorrentino, Carini.
In piedi il fisioterapista Fabio Morbidini, il capo tecnico Emanuele Renzini, l’allenatore Riccardo D’Andrea.

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La prima ad esordire nel torneo sarà Irma Testa.
Preliminari.
Nei 57 kg, sabato 24 luglio la Testa contro Liudmilla Vorontsova (Roc) alle ore 10 del mattino (fuso orario italiano).
Domenica 25 luglio (ore 5 del mattino) toccherà a Giordana Sorrentino nei 51 kg contro Irismar Rojas Cardozo (Venezuela).
Lunedì 27 (alle 6 del mattino) nei 60 kg Rebecca Niccoli affronterà Esmeralda Falcon Reyes (Messico).
Alle 7.40 a. m. dello stesso giorno nei pesi welter Angela Carini contro Chen Nien-Chin di Taipei.


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A PARIGI, UN MESE FA, LE HA DATO UNA LEZIONE

Liudmilla Vorontsova (che in Giappone gareggerà sotto la sigla ROC, acronimo del Comitato Olimpico Russo) era numero 8 del mondo e testa di serie numero 1 del torneo, quando Irma Testa l’ha affrontata a Parigi nelle qualificazioni olimpiche lo scorso mese. Oggi è scivolata al 12. E questo anche per merito della ragazza di Torre Annunziata (a sinistra nella foto sopra) che le ha dato un’autentica lezione di boxe.
Così ho commentato quel match.
Un capolavoro. Irma Testa ha dominato la 22enne Valentina Vorontsova. L’ha fatta sembrare un’alunna alle prime lezioni di pugilato. Ha sfruttato ogni suo difetto, esaltandosi in una boxe di rimessa ingigantita da un talento eccezionale.
Che Irma fosse brava si sapeva, bisognava però che tutta questa bravura riuscisse ad esprimerla sino in fondo. È stata un gigante, una donna baciata dalla classe che solo i campioni hanno.
L’altra attaccava a testa bassa, lei la stoppava con il sinistro lungo. Glielo stampava in faccia, lo schiacciava tra muso e naso, infliggendole più dolore psicologico che fisico. Ma poi arrivava il destro e quell’uno/due era la combinazione che diceva al mondo: io sono qui, venitemi a prendere.
L’altra diventava un toro, sbuffava e attaccava, attaccava e sbuffava. Passo laterale e la Vorontsova si trovava davanti al nulla, si doveva accontentare dell’aria, del vuoto, della rabbia di un bersaglio impossibile da colpire. La Testa era un fantasma imprendibile.
Ha avuto la capacità di reggere per tre riprese a ritmi fantastici. È stata una professoressa. E davanti
aveva una delle leader della categoria non una qualunque.
Bisogna partire da qui per capire cosa ci aspetta. Un match duro, contro una delle migliori ragazze a 57 kg. Ma una sfida in cui Irma ha tutte le armi per spuntarla. Il torneo parte in salita, la Testa può arrivare sino in cima alla montagna, anche se il sorteggio non è stato benevolo con lei.
Se riuscirà a superare la russa, avrà subito Michaela Wash, numero 3 del mondo. Candidata all’oro.

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LA VESPA È ALLA PORTATA DELLA SORRENTINO

Avispa, la vespa, così è affettuosamente chiamata degli appassionati venezuelani Irismar Rojas Cardozo. Nata il 2 maggio 1998 a La Guaira, il porto principale del Paese, nello stato di Vargas, ha ottenuto il miglior risultato ai Panamericani del 2019 dove ha vinto la medaglia di bronzo. E all’esordio olimpico.
“Qualificarmi per i Giochi di Tokyo 2020 rappresenta la mia più grande soddisfazione da quando faccio pugilato. Voglio lasciare il segno. La mia aspettativa è quella di salire sul podio, che poi è il sogno di ogni atleta. Quindi, anche il mio. Ringrazio innanzitutto Dio per questo risultato, la dottoressa Luisa, la mia famiglia, i miei allenatori e tutti coloro che hanno fatto parte della mia squadra”.
Irismar è entrata con il ripescaggio tramite classifica. Era a pari punti (75) con la dominicana Miguelina Hernandez. Si è così andati a vedere l’ultimo match tra le due, sfida in cui era stata la venezuelana a prevalere. È stato così che si è guadagnata un posto per il volo su Tokyo.
È una ragazza dalla boxe irruenta, una attaccante con una guardia frontale. Porta quasi esclusivamente colpi girati, ganci che potrebbero risultare pericolosi.
È una rivale decisamente alla porta di Giordana Sorrentino. Peccato che al secondo match l’ostacolo si chiamerebbe Huang Hsiao-Wen, numero 3 del mondo, esonerata dal primo combattimento grazie a un bye. Un muro contro cui l’azzurra rischia di finire la corsa.

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LA PRIMA MESSICANA AI GIOCHI, BUON TEST PER LA NICOLI

La Pantera. È il soprannome di Esmeralda Falcon. È la prima messicana a salire su un ring nella storia delle Olimpiadi, una spinta in più per una guerriera che non si ferma mai.
Mancina, trasforma i match in un combattimento in cui non c’è un attimo di tregua. Sempre in attacco, mulinando le braccia e tirando colpi. Raramente lascia partire il montante sinistro, ma quando lo fa è davvero pericoloso. Questa foga le fa perdere a volte attenzione in difesa, si espone così ai colpi dell’avversaria rischiando non poco.
Ha un altro problema che ha cercato di trasformare in vantaggio.
“Ho l’asma, la malattia mi ha solo reso più forte e ribelle. Non ho mai pensato di passare professionista, a Tokyo cercherò di fare un grande torneo. Se non ci riuscirò, rimarrò per un altro quadriennio”.
Ha vinto i Giochi Centroamericani del 2018 e ha conquistato il bronzo ai Panamericani l’anno successivo.
La 25enne nata nell’area di Città del Messico è una tosta, ma Rebecca Nicoli può sicuramente tenerle testa. Peccato però che il successivo combattimento non avrebbe un pronostico altrettanto favorevole. La rivale, in caso di successo dell’azzurra sulla Flacon, sarebbe Kellie Harrington: favorita per la vittoria, il pericolo pubblico numero 1 di ogni peso leggero ai Giochi.

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RIVALE FORTE PER LA CARINI, MA ANGELA È UNA DURA

Ad Angela Carini è capitata la cliente più scomoda. Saltato il primo match grazie a un bye, troverà Nien-Chin Chen (anche lei all’esordio) di Taipei, data di nascita 10 maggio 1997, è la numero 3 del mondo. Ha vinto l’argento all’Olimpiade giovanile del 2014, il bronzo ai Mondiali 2016. Le è andata male alla sua prima Olimpiade, quella di Rio cinque anni fa. Fuori al primo turno.
All’epoca boxava nei medi, a 75 chili. Nel 2018 il suo allenatore le ha chiesto di cambiare categoria, di scendere di sei chili e boxare tra i welter. Impresa non semplice, ma finora riuscita. Alta 1,69 a 75 kg pagava pegno in statura a molte rivali.
Adesso si presenta sul ring meglio strutturata sul piano fisico. Guardia normale, pecca di eccessivo di autostima. Boxa spesso con le mani basse, si fida dei suoi riflessi e di una velocità di braccia che le permette di anticipare il tentativo di attacco dell’avversaria. Il suo uno/due è rapido, ma non mi sembra possieda eccessiva potenza.
Angela è forte, può affrontare chiunque sperando di vincere. Sarà così anche stavolta, ma come primo match avrebbe potuto essere più fortunata.

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