Il dicembre americano di Mazzinghi, tra Dean Martin e un ko senza felicità

È il 17 dicembre del 1969.
L’aviazione degli Stati Uniti conclude le sue investigazioni e annuncia che non ci sono prove dell’esistenza di astronavi extraterrestri. Gli UFO non esistono, almeno sulla Terra.
Non basta certo a farci sentire più tranquilli, anche perché l’idea che da qualche parte dell’Universo ci sia una forma di vita ci piace. E ci accompagnerà per sempre.
E poi sul nostro pianeta esiste più di un essere umano che sia fuori dal mondo, almeno da quello civile. Pietro Valpreda è detenuto a Regina Coeli, in cella di isolamento, accusato di concorso in strage per Piazza Fontana. Lui continua a negare, dice che quando è scoppiata la bomba era a letto in casa della zia, a Milano. Ma loro, gli UFO, continuano a indagare in una sola direzione. Volano bassi e dalle loro astronavi dicono che sono gli anarchici i grandi colpevoli.
Il nero è il colore del buio, ma anche di quegli anni.

In Toscana un uomo vive i suoi tormenti. È stato un grande campione, protagonista nello sport e nella società degli anni Sessanta. Adesso sente che il lungo viaggio sta per concludersi.
L’idea del ritiro prende sempre più consistenza.
L’ha promesso a Marisa, la moglie. E poi c’è in ballo un film. Dovrebbe recitare in una pellicola sulla malavita americana. Già pronto il contratto, l’accordo con il produttore. Mancano solo le firme.
Eppure staccarsi dalla boxe è dura. Per anni è stata la sua vita, ne ha governato le giornate, le ha riempite di pensieri e di progetti. Più che dal passare dei mesi, gli anni di Sandro Mazzinghi sono stati scanditi dal susseguirsi degli incontri. Uno dopo l’altro, con pause appena necessarie per capire chi aveva affrontato e contro chi avrebbe dovuto battersi. E adesso, anche se la carica interna sembra esaurita, è incerto tra la voglia di chiuderla qui e quella di riprovarci.
L’offerta di volare negli Stati Uniti risolve ogni dubbio. È un modo per staccare la spina, per liberarsi dal peso di combattere in Italia, per andare a scoprire un mondo diverso. In fondo in America c’è stato una sola volta, da dilettante, ed è tornato con un titolo mondiale militare e il ricordo di una bella esperienza.
Perché non riprovarci?
È il 17 dicembre del 1969.
Il match si disputa al Caesars Palace di Las Vegas, in una sala da ballo, il Silver Slipper. Lui alloggia al Riviera Hotel di proprietà di Dean Martin, cantante e attore assai famoso. Artista di origini italiane.
Il papà Gaetano Crocetti è nativo di Montesilvano in provincia di Pescara, la mamma Angela Barra è nata in America da genitori abruzzesi.
All’angolo di Mazzinghi ci sono il fratello Guido e il nuovo manager Umberto Branchini, il Cardinale.
L’incontro soddisfa il pubblico, nella piccola arena mille persone applaudono quel ragazzo italiano che combatte da vero guerriero. Proprio come piace a loro. Il match è programmato sulle dieci riprese, ma Cipriano Hernandez resiste solo due round. Applausi, pacche sulle spalle e al rientro in albergo la sorpresa di vedere la sua foto tra le decine di immagini che riempiono un’intera parete. I complimenti di Dean Martin, poi quelli di Freddie Little che è in platea.
Una bella serata anche se la borsa è di sole ottocentomila lire.
Non è certo per soldi che Sandro è sbarcato in Nevada. Chiede solo un po’ di calore, ha voglia di risentirsi protagonista.
Cercava l’emozione di un ko veloce. Ha avuto tutto questo, ma proprio non ce la fa a sentirsi felice.


Questo racconto è stato in parte pubblicato su Anche i pugili piangono, Sandro Mazzinghi un uomo senza paura, nato per combattere. Vincitore del Premio Selezione Bancarella Sport 2017.

Erano gli anni della seconda guerra mondiale. La mamma si alzava alle cinque del mattino e tirava avanti fino alle sei della sera. Andava a fare i materassi dai contadini, il bucato in casa dei ricchi. Quando rientrava, Sandro interrompeva il lavoro nei campi, metteva gli zoccoli sotto la bretella della canottiera e le andava incontro. L’Ernesta appariva in fondo alla strada, un’ombra che avanzava dondolando. Due borse nelle mani, una cesta sulla testa. Dentro c’erano cipolle, aglio, fagioli, ceci, pane. Soldi non ce n’erano e i contadini le davano gran parte della ricompensa direttamente dall’orto. Sandro Mazzinghi ha sofferto la fame, quella vera che ti fa svegliare nel cuore della notte. È stato sotto i bombardamenti, ha conosciuto la tragedia quando Vera è morta in un incidente d’auto. Era sua moglie da dieci giorni. Voleva smettere, è tornato sul ring perché è nato per combattere. Ha vinto il mondiale contro Dupas, l’ha difeso in Australia. Accanto a lui Guido, fratello ma anche amico, consigliere, maestro. Ha spaccato l’Italia a metà. Da una parte lui, dall’altra Nino Benvenuti. Due incontri entrati nella storia della boxe e del nostro Paese. Perso il titolo, se lo è ripreso contro Ki-Soo Kim in un match cruento, spietato. Battaglie così, un uomo ne può affrontare solo una nella vita. Sandro Mazzinghi, pugile da leggenda. Questa è la sua storia.
(di Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free)

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