Mondiale massimi. Joshua netto favorito, Pulev vuole emulare Rocky


Kubrat Pulev ha corso per dieci chilometri sulle salite delle montagne Pirin in Bulgaria sudoccidentale. Giura di avere coperto la distanza in 50 minuti. Ha scalato il Tooth Peak, il Picco del Dente, a 2.340 metri di altezza. Ha lavorato duro al Balmeken Olympic Center, sempre tra le montagne, in uno di quei centri in cui si rifugiavano gli atleti della Germania Est in tempi sospetti. Si è allenato lontano dalla città, dai suoi rumori. Ha cercato nel silenzio la concentrazione per essere al meglio. Ha completato un ritiro degno di Rocky (Balboa). Ma quello era il protagonista di un film, lui sul ring sabato ci salirà davvero.
Ha il volto scolpito nel marmo Pulev, lo sguardo da cattivo, la determinazione di uno che a 39 anni e sette mesi sa di giocarsi l’ultima carta. Sfida il campione Anthony Joshua. Senza speranze dicono i bookmaker che quotano il bulgaro a 6 (ogni sterlina puntata su di lui ne frutterà sei di vincita, nel caso dovesse farcela), mentre bisogna investirne 10 per guadagnarne 1 se si decide di andare sul sicuro e puntare su AJ.
Kubrat tira fuori il suo inglese duro, cavernoso, fatto di parole base messe in fila per esprimere un concetto semplice.
“Joshua ha detto che mi schiaccerà. Io dico che lo riporterò giù dalla montagna dopo averlo investito come se fossi una valanga”.


Trova un ovvio alleato dall’altra parte dell’Oceano. È il suo promoter Bob Arum, 89 anni da poco compiuti, sempre sulla breccia. Come spesso gli capita, il promoter americano riesce a costruire una tesi complessa appoggiando ogni concetto su una base solida. Che poi sia la verità, è da vedere. Alla fine del discorso i dubbi restano gli stessi, ma vale la pena ascoltarlo.
“Pulev può battere Joshua, non sarei per nulla sorpreso se ci riuscisse. Andy Ruiz jr non è certo un picchiatore. Lo dico perché lo conosco bene, ho organizzato una trentina dei suoi incontri. È veloce, bravo tecnicamente, ma non è un picchiatore. Eppure nel primo match ha distrutto Joshua, lo ha messo knock out. Poi ha cominciato le celebrazioni, in tanti lo hanno adulato, si è lasciato andare. Così nella rivincita è salito sul ring grasso e lento. Il campione britannico ha cominciato a correre per il ring e lui non è stato in grado di tagliargli la strada, di fermarlo. Così ha perso il titolo”.

Tesi affascinante, ma gli elementi che ho in mano mi fanno propendere per un altro risultato.
Pulev negli ultimi cinque match ha vinto per tre volte ai punti. E lo ha fatto contro gente tipo Kevin Johnson, Rydell Booker, Hughie Fury. Buoni pugili, ma non certo nell’elite dei migliori. E poi va per i 40, combatte da oltre venti. Un’attività molto intensa da dilettante e undici anni da professionista. Una carriera lunga, con un solo precedente mondiale.
Il 15 novembre 2014 è stato dominato e messo ko al quinto round da Wladimir Klitschko. In palio c’era il mondiale di quattro categorie, mancava solo il WBC. Proprio come sabato.
Se Pulev non troverà d’incanto la mazzata del picchiatore, dubito fortemente che possa mettere in seria difficoltà AJ.


Il campione non combatte da un anno, come del resto lo sfidante. Ma a 31 anni è più facile che a 40 restare nei meccanismi giusti e ritrovare confidenza con la battaglia.
Il britannico nel secondo match contro Andy Ruiz jr ha dimostrato personalità, forza morale.
Ha sofferto, ha subito anche insulti pesanti. E alla fine è tornato campione al termine di una prestazione tatticamente e tecnicamente perfetta. Gambe, ritmo, un sinistro veloce e pesante, controllo tattico dell’intero incontro. A chi gli chiedeva una spiegazione al prima e dopo, dal match del Garden a quello negli Emirati, offriva un commento suggestivo.
“Devi saper rimanere nella tua merda, buona o cattiva che sia, è questo che conta. In molti interpretano la tua storia a modo loro, perché vogliono fotterti. Finché riesci a rimanere fedele alla persona che sei e a essere consapevole del ruolo che hai, non avrai nulla di cui preoccuparti.”
Ecco, credo che se Joshua rimarrà fedele a sé stesso anche sabato, batterà Pulev e si preparerà alla grande sfida. Perché Eddie Hearn lo ha detto chiaramente: “Il match con Tyson Fury è chiuso, al 100%. Si farà entro giugno del 2021, spero solo che lui non voglia fare un match prima di quello con AJ, sempre che sabato sia Anthony il vincitore. Se Fury dovesse chiederci tempo, il prossimo incontro di AJ sarà contro Usyk”.
Accade sempre così, quando sul ring c’è un netto favorito. Il match del Madison Square Garden contro Andy Ruiz jr ha insegnato poco. Un pugno alla volta, un round alla volta, un match alla volta. Dovrebbe essere il mantra di chiunque operi nel pugilato. Ma questa pandemia che ci ha costretto, e ancora ci costringe, all’immobilità, rende difficile ogni attesa. Quando si può, si preferisce correre. E la fretta, si sa, induce all’errore.


Sabato dunque il mondiale massimi. Il mio chiaro favorito è Anthony Joshua, un dominio che penso si possa concretizzare con una larga vittoria ai punti. Ma non date per spacciato Kubrat Pulev. Uno con una faccia così da cattivo non si arrende facilmente. E poi si è allenato in un clima alla Rocky, quasi volesse sottolineare che nella boxe, come nella vita, la sorpresa è dietro l’angolo.
Non ci resta che aspettare, tra poco sapremo.


https://dartortorromeo.com/2020/12/10/tutto-su-joshua-vs-pulev-torna-il-pubblico-a-bordo-ring/

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