Dossier WBA. Strani campioni, tragici errori, misteriose scalate…

La WBA terrà il Congresso (1-4 luglio) sfruttando il digitale. La pandemia impone il rispetto delle distanze. Il tutto in attesa del grande evento che si terrà nella prossima stagione.

Il 2 luglio 2021 la World Boxing Association festeggerà i cento anni di attività.
Nata come NBA (National Boxing Association) per governare la boxe negli Stati Uniti d’America, il 23 agosto 1962 è diventata WBA e ha allargato al mondo l’area di influenza. Cinquantotto anni di attività sotto questo acronimo, trentotto dei quali sotto il comando della stessa famiglia, i Mendoza. In pratica, una sorta di monarchia.

Gilberto Mendoza è stato eletto per la prima volta nel 1982 ed è rimasto in carica fino a dicembre 2015, quando è stato costretto a farsi da parte per problemi di salute, rimanendo presidente onorario fino al giorno della sua scomparsa.
Il posto è stato preso dal figlio, Giberto Jesus che è tuttora in carica.
Inizialmente la WBA aveva elezioni annuali (1921-1979), poi diventate biennali (1980-1988) per passare al quadriennio (1989-oggi). Non è escluso che un giorno la carica possa essere a vita, con titolo tramandato nell’ambito della stessa famiglia, senza votazioni. Chissà, con la boxe non si può mai dire…

Nell’ottobre del 2019 ho sottolineato alcune stranezze dell’Associazione.
L’ultima, in ordine di tempo, arrivava dalle classifiche del mese precedente. Nei pesi massimi, al decimo posto c’era un tale Christopher Lovejoy.
Leggevo il record, 18-0 (18 ko), e pensavo: però, bravo il ragazzo. Cominciavo a insospettirmi quando vedevo che i diciotto incontri erano stati tutti disputati a Tijuana, in Messico.
Lo confesso, non sapevo chi fosse il pugile in questione. Mi informavo.
È un signore che oggi ha 36 anni. Un omone di 1.96 con un peso che oscillava tra 116 e 138 chili.
Leggevo il curriculum e scoprivo che nell’intera carriera aveva affrontato un solo pugile con il record positivo. Gli altri diciassette, messi assieme, completavano un desolante 25-177-11.
Eppure era il numero 10 della classifica WBA.
L’ultimo incontro lo aveva disputato il 17 maggio 2019 contro Daniel Yocupicio, un 34enne messicano che in carriera aveva vinto 6 match, pareggiati 2 e persi 50 (trenta dei quali per ko).
Lovejoy, che gli amici chiamano Pretty Boy, non era nelle classifiche pubblicate dagli altri tre enti più importanti: fuori dai primi 40 nel WBC, dai primi 15 sia nell’IBF che nella WBO.
Era numero 435 nel ranking mondiale del sito specializzato boxrec.com e 117 tra i pesi massimi americani.
In base a quale criterio, per la WBA, meritasse la Top Ten non si sa.
Sono passati nove mesi da allora, Lovejoy ha combattuto una sola volta (il 25 gennaio scorso, ovviamente a Tijuana) e ha vinto ancora per ko, al primo round contro Misael Sanchez (12-14-7, 6 ko all’attivo e 15 al passivo).
È scomparso dai primi quindici.

I CAMPIONI

Al momento la WBA definisce campioni del mondo 42 pugili distribuiti nelle 17 categorie di peso. C’è il Super Campione, il Campione, il Gold Champion e il campione ad interim in gran parte delle categorie.
Per definizione il campione ad interim è colui che dovrebbe coprire il periodo di vuoto tra la momentanea impossibilità del detentore a difendere il titolo e il suo ritorno all’attività. E allora perché il campione ad interim esiste anche quando la categoria ha un campione in piena attività?
C’è poi l’ultimo arrivato, il Gold Champion. Terza cintura in ordine di valore. Non provate a chiedere alla WBA perché sia nata, a meno che non vogliate sentirvi rispondere: “Per aumentare l’attività”.

LE TASSE

Ad aumentare sono certamente le tasse.
Si pagano anche per avere le cinture: 2.500 dollari per quella del campione ad interim, 3.500 $ per quella del campione regolare, 5.000 $ per il supercampione.
Tasse per gli organizzatori e i manager.

Per le cinture, ma anche per organizzare i titoli e presentare i reclami. Per pagare le spese di arbitri, giudici, supervisor.

Tanto per rendere l’idea, solo per il primo mondiale dei pesi massimi tra Andy Ruiz jr e Anthony Joshua, la World Boxing Association ha incassato 525.000 dollari.
Più la quota annuale di 5.000 $ per l’affiliazione del promoter, 1.200 $ per quella del manager. In caso di reclamo, la documentazione non sarà presa in considerazione se non saranno prima versati 10.000 $.

L’organizzatore paga gli ufficiali di gara: 3.900 $ l’arbitro più le spese; 3.500 i giudici; 1.000 il supervisor, che però ha diritto a un viaggio aereo in business class e all’alloggio per tre giorni in un albergo di prima categoria, più pasti in ristoranti di primo livello.

IL DOPPIO CAMPIONE

Saul Alvarez è attualmente campione in due categorie di peso. Nei medi e nei supermedi. La furbata è stata resa possibile dalla differenziazione dei titoli: Super nei medi, regolare nei supermedi. E il 2 novembre scorso ha sconfitto per ko11 Sergey Kovalev per il titolo dei mediomassimi della World Boxing Organizzation.

LE ASSURDITA’

La WBA negli ultimi anni si è resa protagonista di molte stranezze.
Ne ricordo alcune.

JOE FOURNIER

Novembre 2017
È un milionario inglese proprietario di vari night club, combatte da professionista nei mediomassimi. All’epoca dei fatti ha 34 anni e un record di 9-0, tutte le vittorie sono state ottenute per ko contro rivali di modesto livello. Il 25 giugno 2016, al termine del match contro Mustapha Stini viene trovato positivo all’esame antidoping. Il verdetto diventa No Decision e lui è squalificato fino al 5 dicembre 2020. In appello la pena è ridotta a 18 mesi, termina alla mezzanotte del 5 giugno 2018.
Il seguito della storia non è così lineare.
Dopo l’incontro incriminato, Fournier ne sostiene altri cinque, nell’ultimo (18 dicembre 2017) conquista addirittura il titolo Internazionale Wba della categoria battendo per ko 2 Wilmer Mejia (11-9-2 negli ultimi ventidue incontri).
Dove è l’errore?
Come può un pugile squalificato per doping sostenere cinque incontri e addirittura battersi per un titolo (minore) di un Ente come la World Boxing Association?
Tutti e cinque i match dopo la positività si sono svolti a Santo Domingo. La Repubblica Dominicana è nella zona caraibica, cioè in un luogo in cui l’influenza della Wba è molto importante. Come può essere accaduto?
Come se non bastasse, nel dicembre 2017 Joe Fournier  è stato inserito dalla World Boxing Association al numero 11 dei mediomassimi. In altre parole, secondo questi signori, nel mondo ci sarebbero solo dieci pugili migliori di lui nella categoria.

Joe Fournier è fermo da due anni e mezzo. Ha finito di scontare la squalifica il 5 giugno scorso. Di lui, nel mondo della boxe, non si hanno notizie.

MANUEL CHARR

Novembre 2016
Manuel Charr era il numero 8 della World Boxing Association nei pesi massimi.
Ad agosto 2016 era 15.
Il salto in avanti l’aveva ottenuto perdendo per ko 5 contro il massimo leggero Mairis Briedis (6 centimetri più basso e 14,5 kg più leggero del tedesco); vincendo contro il bielorusso Andrei Mazanik, numero 574 nel ranking di boxrec.com, che non sarà il libro della verità, ma un’idea sul valore di questo pugile la offre; sconfiggendo Sefer Seferi, a fatica nella Top 100 della categoria. Tre sconfitte negli ultimi sette incontri (in due occasioni per ko) non erano riuscite a frenarne l’ascesa.
Da allora ha sostenuto un solo combattimento (il 25 novembre 2017), conquistando il mondiale regolare grazie alla vittoria  ai punti contro Alexander Ustinov, un pugile che nonostante fosse a riposo, era riuscito a scalare cinque posizioni nel ranking mondiale: dal numero 7 era infatti passato al numero 2 senza combattere.  Ustinov, che all’epoca aveva quasi 41 anni, era inattivo da diciotto mesi.
Da quel 25 novembre di tre anni fa Manuel Charr è fermo.
Era stata annunciata una difesa del titolo per l’11 aprile 2020 a Dubai contro Trevor Bryan (20-0, 14 ko). Don King, che amministra lo statunitense, aveva vinto l’asta in marzo e aveva confermato il progetto.
“Non so se la WBA approverà il match” aveva detto il campione.
E perché mai non avrebbe dovuto farlo?
Bryan non combatteva dall’11 agosto 2018 quando aveva conquistato il titolo ad interim WBA contro BJ Flores: 39 anni, due sconfitte negli ultimi cinque incontri, fermo da oltre un anno.
“Se il match dovesse saltare, sfiderò Dillian Whyte in Inghilterra” urlava Charr in un eccesso di ottimismo.
La pandemia ha bloccato il progetto.
Charr è sempre il campione regolare della WBA, Joshua è il supercampione, il finlandese Robert Helenius è il campione Gold. E Trevor Bryan? È il sempre il campione ad interim.

PESI MASSIMI

La storia è lunga.

Il 6 luglio 2014 Ruslan Chagaev batte Fres Oquendo (ai punti, decisione a maggioranza) a Grozny. Dopo il match Oquendo viene trovato positivo all’antidoping per due sostanze: tamoxifin e anastazole. Viene squalificato. Fa causa alla Wba che decide di fare un passo indietro e da quel momento in poi lo inserisce come sfidante ufficiale in qualsiasi situazione.

L’11 luglio 2015 Chagaev batte per ko1 Francesco Planeta in Germania. Il 5 marzo 2016 torna sul ring e perde contro Lucas Browne per kot10 dopo avere dominato le prime nove riprese (88-82, 88-82, 88-81). Al controllo antidoping Browne viene trovato positivo al clenbuterolo. La Wba gli toglie il titolo e lo squalifica per sei mesi. In Australia per ogni altro sport la squalifica va da due a quattro anni.

Lucas Browne fa causa alla Wba in un tribunale americano. Le parti trovano un accordo extragiudiziale. Browne viene inserito nei primi cinque della classifica e tenuto in considerazione per ogni match che abbia il titolo in palio. La versione ufficiale della Wba è: “Il pugile ha preso, consapevolmente o meno, una quantità minima di doping che non avrebbe potuto dare benefici, soprattutto tra i pesi massimi.”
La sconfitta di Browne contro David Allen (ko3) il 20 aprile 2019 potrebbe avere risolto il problema.

Il titolo torna a Chagaev a cui però viene successivamente tolto per non averlo difeso nei tempi indicati (120 giorni) contro lo sfidante ufficiale che era (chi l’avrebbe mai detto?) Fres Oquendo.

La Wba, in attesa che il portoricano si decida a tornare sul ring, impone un match tra Luis Ortiz e Alexander Ustinov da disputarsi il 17 settembre.
Ortiz sale sul ring il 12 novembre 2016 contro Malik Scott per il titolo intercontinentale vacante dell’Associazione.
Ustinov resta fermo nel 2016, nel 2017 incontra prima Zumbano e poi Charr.

Tyson Fury rinuncia al titolo. Nella classifica online la Wba lo tiene a lungo come campione unificato, accompagnando il nome con un asterisco (*) per indicare che la situazione è sotto esame.

La Wba non prende mai posizione nella vicenda Tyson Fury
Aspetta che altri decidano per lei.
Il 24 aprile 2017 Anthony Joshua batte per kot 11 Wladimir Kitschko e conquista la cintura dei massimi WBA.
Questione finalmente risolta.
E vissero tutti felici e contenti…

ALI RAYMI

Giugno 2015.
Una negligenza di cattivo gusto.
La WBA pubblica le ultime classifiche il 4 giugno.
Nella Top 15 dei minimosca c’è Ali Raymi, è al numero 11.
Troppo in alto? Non è questo il problema.
Ventuno vittorie consecutive nei primi ventuno match, tutti per ko 1. Poi quattro incontri nel 2014 contro lo stesso avversario, tale Prince Maz. Vinti anche questi prima del limite.
Discutibile il livello dei rivali.
Ma non sto scrivendo per dire che non meritava un posizionamento così alto. La realtà è che non doveva proprio essere inserito nelle classifiche uscite il 4 giugno.
Ali Raymi è infatti morto il 23 maggio a causa di un’esplosione dopo un attacco aereo a Sana’a nello Yemen. Aveva 41 anni.
Il primo ad accorgersi dell’assurdità è stato il giornalista americano Dan Rafael, al’epoca lavorava per espn.com.
Il povero Raymi è coinvolto, ovviamente incolpevole, in una vicenda farsesca che copre di tristezza e ridicolo quella che un tempo era chiamata la nobile arte.

Prima di chiudere la storia, forse qualcuno vorrà sapere cosa faccia oggi il caso emblematico della vicenda WBA.
Fres Oquendo l’1 aprile del 2020 ha compiuto 47 anni, non combatte dal 6 luglio 2014.
Si è dunque ritirato?
Non credo e una recente intervista al sito online worldboxingnews.net  confermerebbe questa mia impressione. Lo stesso sito ha pubblicato in esclusiva la notizia che una Corte Federale statunitense avrebbe dato ragione al portoricano nella vicenda che lo vedeva nelle vesti di querelante. Denunciava il fatto che in tre anni non gli fosse stata concessa un’occasione di battersi per il titolo di Manuel Charr, pur essendo lui lo sfidante ufficiale. Ora Oquendo potrebbe bloccare i prossimi match del tedesco, compresa la difesa contro il campione ad interim Bryan. Non so cosa accadrà. Ma so di sicuro che la World Boxing Association nelle ultime classifiche dei pesi massimi (pubblicate il 31 maggio 2020) lo ha inserito al numero 15.

La boxe merita tutto questo?
Restate collegati.

1. Continua (prossima puntata, il World Boxing Council)

 

 

 

 

 

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