Tokyo 2020 ora un rinvio è diventato probabile

Finalmente.
Il Comitato Esecutivo del CIO ha ufficilamente annunciato di aver preso in considerazione l’idea di un nuovo piano operativo per l’organizzazione dei Giochi di Tokyo 2020. Il piano comprende la possibilità di spostamento della data a causa della pandemia da coronavirus.
La decisione sarà presa entro fine aprile.
Il presidente Thomas Bach ha scritto una lettera al mondo degli atleti, in cui tra l’altro dice: “Le vite umane hanno la precedenza su tutto, inclusa la messa in scena dei Giochi. Il CIO vuole far parte della soluzione di questo problema. Pertanto abbiamo adottato come nostro principio guida quello di salvaguardare la salute di tutti i soggetti coinvolti e di contribuire a contenere il virus.”
Meglio tardi che mai.
Il Comitato Olimpico Internazionale ha anche ribadito che: “La cancellazione non è all’ordine del giorno“.
Le soluzioni probabili restano tre, tutte piene di problemi.
1. Slittamento al prossimo autunno (9-25 ottobre) con difficoltà di gestione degli sponsor, dei contratti con la NBC (che contribuisce al 73% agli introiti del CIO), di riprogrammazione generale dei calendari di 33 Federazioni Internazionali di sport olimpici, della risoluzione del caos logistico che si genererebbe (i 5000 alloggi del Villaggio Olimpico sono già stati tutti venduti), della cancellazione e ridistribuzione delle camere d’albergo per i milioni di turisti che avevano annunciato la propria presenza.
2. Rinvio al 2021. In questo caso ci si scontrerebbe con numerosi campionati di disciplina che occupano i mesi che dovrebbero invece essere dedicati all’Olimpiade: Mondiali di Atletica Leggera (Eugene, 6-15 agosto); Mondiali Nuoto (Fukuoka, 16 luglio-1 agosto); Mondiali ginnastica artistica (Copenaghen, 18-24 ottobre); Europei Basket (Repubblica Ceca, Georgia, Italia, Germania, 2-19 settembre). Annullarli sarebbe assai complicato, cambiare le date quasi impossibile.
3. Rinvio al 2022. È la soluzione che al momento appare la meno improbabile. Ma anche questa opzione si scontra con il calendario agonistico già stilato: Giochi Invernali di Pechino (4-20 febbraio); Mondiali di calcio in Qatar (11 novembre-18 dicembre); Commonwealth Games a Birmingham (27 luglio-7 agosto); Asian Games di Hangzhou (10-25 settembre). Date, e soprattutto affollamento di richieste nei confronti di televisioni, sponsor e pubblicità, rappresentano l’ostacolo maggiore.
Il CIO  cede, la NBC si preoccupa, gli sponsor non sono contenti.
Ma a tremare in questo momento sono le Federazioni Internazionali che ricevono centinaia di milioni da parte del CIO e che senza questi soldi cadrebbero in disgrazia. Otto gli sport che non dovrebbero avere problemi (atletica, nuoto, calcio, pallavolo, basket, ginnastica, tennis e ciclismo), per gli altri si entrerebbe nella terra dell’incubo.
In crisi entrerebbero anche quei Comitati Olimpici Nazionali che non godono di contributi statali, al primo posto quello statunitense che riempie le casse grazie ai soldi che arrivano da Losanna: il 20% dei contributi ricavati dagli sponsor, il 12% dai diritti tv.
Insomma, il rinvio dell’Olimpiade per molti potrebbe essere un bagno di sangue sotto il profilo finanziario.
Ma non dovranno certo essere i soldi a fermare il piano.
La salute degli uomini viene prima di tutto. E non perché lo dica Bach…

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