Tokyo 2020 Annullamento, conferma, oppure rinvio?

La vita non dovrebbe essere
stampata su una banconota.
(Clifford Odets)

Il CIO avrebbe a disposizione poco più di un mese per rinviare o addirittura annullare i Giochi di Tokyo 2020.
Nessuno ancora lo ha reso ufficiale, ma sembra proprio che dopo il 24 aprile ogni decisione sarà ancora più devastante (dal punto di vista economico) di quanto potrebbe essere se fosse presa prima di quella data.
Prima del 24 aprile ci potrebbe essere la possibilità di recuperare nella sua interezza il compenso stabilito con le assicurazioni a copertura di un eventuale annullamento. Sembra sia stato pagato un premio di venti milioni di dollari per incassare quasi un miliardo in caso di cancellazione.
Fino ad oggi le Olimpiadi sono state annullate solo per eventi bellici: nel 1916, nel 1940 e nel 1944.
Il contratto siglato dal Comitato Olimpico Internazionale e dalla città ospitante ha una clausola chiave.
È la 66, scritta sotto il titolo Termination (fine, chiusura).
Autorizza a rinunciare ai Giochi in caso di guerra, disordini civili, boicottaggi, e se la salute dei partecipanti viene messa in pericolo per qualsiasi ragione.
Il coronavirus mi sembra possa essere una ragione più che sufficiente.
Quattro i possibili scenari.

1. Conferma di data e sede.

Al momento è l’ipotesi più improbabile. Sono saltate alcune qualificazioni, non c’è assicurazione che in estate il problema sanitario sia stato risolto. È di questi giorni la dichiarazione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Siamo davanti a una pandemia”.
L’unico a tenere in piedi questa possibilità è il denaro. Il montepremi in palio è infatti molto alto.
In caso di cancellazione il CIO perderebbe circa sei miliardi di dollari, provenienti soprattutto dai diritti televisivi (in gran parte dall’accordo con la NBC). Le casse del Comitato Olimpico Internazionale hanno abbastanza soldi da tenere in piedi la struttura fino ai Giochi invernali del 2022. A soffrire in maniera pesante sarebbero le Federazioni Internazionali, che possono rimanere operative solo grazie ai contributi del CIO: da Tokyo 2020 aspettano 600 milioni di dollari da dividere secondo criteri decisi da tempo.
La città di Tokyo vedrebbe svanire i 12,6 miliardi di dollari investiti nell’organizzazione.
Il Giappone azzererebbe i proventi del movimento turistico legato all’Olimpiade. Tra introiti diretti e indotto è stato calcolato un danno attorno all’1,4% del prodotto interno lordo.

2. Rinvio a fine anno, in autunno.

Assai difficile, al limite dell’impossibile.
Il primo problema verrebbe ancora una volta dalla televisione, la vera padrona dello sport mondiale.
Al momento il calendario delle gare parte il 24 luglio per chiudersi il 9 agosto, subito dopo la stagione delle piogge.
Spostare i Giochi ad ottobre sarebbe impossibile. In quel periodo in Nord America si giocano i due campionati più importanti: baseball e NFL. Andare in concorrenza vorrebbe dire subire un inevitabile crollo degli ascolti e un sostanzioso calo di investimenti da parte degli sponsor.
Ma anche per Tokyo i problemi non sarebbero pochi. I cinquemila appartamenti che compongono il Villaggio Olimpico sono stati tutti venduti e dovranno essere consegnati ai legittimi proprietari a partire da settembre. A quel punto, non si vede dove potrebbero essere ricollocati gli undicimila atleti.
Bisognerebbe poi restituire milioni di dollari a chi ha già comprato il biglietto, nella speranza di rivendere quelli per le nuove date.



3. Rinvio al 2021.

Idea lanciata da qualche componente del Comitato Organizzatore.
Ma il calendario internazionale dei principali sport olimpici per quella stagione è già pieno.
Mondiali di Atletica Leggera (Eugene, 6-15 agosto); Mondiali Nuoto (Fukuoka, 16 luglio-1 agosto); Mondiali ginnastica artistica (Copenaghen, 18-24 ottobre); Europei Basket (Repubblica Ceca, Georgia, Italia, Germania, 2-19 settembre). Annullarli sarebbe assai complicato, cambiare le date quasi impossibile.

4. Rinvio al 2022.

È la soluzione che al momento appare la meno improbabile. Ma anche questa opzione si scontra con il calendario agonistico.
Un programma in cui sono già previsti: Giochi Invernali di Pechino (4-20 febbraio); Mondiali di calcio in Qatar (11 novembre-18 dicembre); Commonwealth Games a Birmingham (27 luglio-7 agosto); Asian Games di Hangzhou (10-25 settembre). Date, e soprattutto affollamento di richieste nei confronti di televisioni, sponsor e pubblicità, rappresentano l’ostacolo maggiore.

Conclusione.

Davanti a tutti questi numeri e alla possibilità di un disastro finanziario, il CIO per bocca del suo presidente Bach ha detto che Tokyo 2020 andrà avanti senza rinvii e tantomeno cancellazioni…
A molti osservatori neutrali sembra che gli eventi stiano portando verso una diversa soluzione.
L’annullamento dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020.
Il coronavirus si espande nel mondo; l’accensione della fiaccola olimpica si è svolta ad Olimpia, in Grecia, praticamente senza pubblico; l’inizio del maggiore campionato giapponese (quello di baseball, che ha giocato il precampionato a porte chiuse) è stato rinviato; quello del calcio è stato posticipato al 3 aprile; l’addestramento dei volontari è stato posticipato.
E ancora.
Si sono già fermate NBA, Formula 1, Moto GP, Calcio serie A, Mondiali indoor atletica leggera, alcune qualificazioni di pugilato per l’Olimpiade, la Coppa del Mondo di sci alpino, il golf mondiale…
Eppure.
Non esiste un piano B, perché i Giochi non corrono il rischio di essere rinviati o annullati” ha detto Bach a Losanna.

Il CIO e il Comitato Organizzatore non stanno considerando l’idea di una cancellazione o di un rinvio dell’Olimpiade. Assolutamente no!” ha detto oggi in conferenza stampa Seiko Hashimoto, ministro per i Giochi.
Eppure pochi giorni fa Haruyuki Takahashi, membro del Comitato Organizzatore di Tokyo 2020, in un’intervista rilasciata al Wall Street Journal aveva accennato alla possibilità che l’Olimpiade, in caso di estrema necessità, potesse essere rimandata all’estate del 2022…
Il caos è dietro l’angolo, le qualificazioni olimpiche ne sono un esempio tangibile.
Pensare che i Giochi si disputino regolarmente questa estate è più vicino a un sogno (o un incubo, fate voi) che a una possibilità reale. Ma attenzione. Quando sono coinvolti interessi così forti, tutto è possibile.

Anche che qualcuno azzardi l’idea di un’Olimpiade a porte chiuse.
Non è una provocazione, l’ha scritto il New York Times che è venuto a conoscenza di una riunione molto particolare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha convocato in conference call alcuni dei responsabili medici delle Federazioni Sportive Internazionali immaginando uno scenario in cui le gare si svolgessero in assenza di pubblico. In due ore di scambi di opinioni si è discusso se questo potesse essere un modo per salvare l’Olimpiade. Per ora resta un’ipotesi. Se andasse in porto questo scenario surreale, le riprese televisive sarebbero l’unico modo di assistere ai Giochi, la NBC conserverebbe i contratti di sponsorizzazione già firmati (1,25 miliardi di dollari), il CIO intascherebbe la sua fetta di contributi dai diritti televisivi (rappresentano il 73% delle entrate), le Federazioni avrebbero ruolo attivo nella spartizione dei 600 milioni di dollari derivanti dagli introiti dei Giochi e tutti vivrebbero felici e contenti.

Tutti felici e contenti? Mah…

Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo fiume seccato, l’ultimo pesce catturato, solamente allora scoprirete che il denaro non si mangia.
(Proverbio indiano)

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