Wilder: Nella boxe puoi uccidere ed essere pagato. Perché non farlo?

Deontay Wilder difenderà sabato notte a New York il mondiale Wbc dei pesi massimi contro Dominic Breazeale.

Ancora una volta il campione, in avvicinamento al match, ha usato un linguaggio che offende il pugilato, che insulta la sua stessa natura di essere umano. Le parole di Wilder sono volgari, pericolose, riportano indietro di cento e più anni questo sport.

Sono d’accordo con quanto ha detto Anthony Joshua. Lui probabilmente sta costruendo un personaggio che lo aiuti ad aumentare la popolarità, a far crescere i suoi guadagni. Interpreta un ruolo e lo porta all’esasperazione.

The Bad Man, l’Uomo Nero che faceva paura ai bambini di una volta, ha diritto di cittadinanza nel wrestling non nella boxe. Se trasciniamo il pugilato dentro quei confini azzeriamo tutte le lotte fatte da centinaia di pugili che nel nel tempo ne hanno costruito la storia, lo hanno legittimato.
Probabilmente la sfida con Breazeale vende poco e Wilder prova ad arricchire il conto in banca con spacconate che farebbero solo ridere se non calassero su una disciplina che ha in sé un alto coefficiente di rischio.

Il personaggio Wilder non richiama l’attenzione degli appassionati.
Nel dicembre scorso ha esordito sulla pay per view, l’ha fatto con Showtime nel match contro un pugile molto popolare come Tyson Fury. Il risultato è stato giudicato buono all’interno del network: il combattimento è stato visto in 325.000 case, per un incasso di circa 24 milioni di dollari. Buono per un esordio, fallimentare in assoluto.
Non rientra nella Top Ten del dopo Mayweather jr vs Pacquiao (4,6 milioni di case, 460 milioni di incasso). In quella classifica Joshua occupa il primo, secondo e ottavo posto per le sfide con Klitschko (1,5 milioni), Parker (1,45) e Takam (887.000).

E allora meglio provare con dichiarazioni truculunte, parole che invitano a immaginare un futuro pieno di funerali. Tragico e ridicolo allo stesso tempo. Se la boxe fosse una cosa seria e dipendesse da una singola organizzazione, da un solo ente, i dirigenti interverrebbero sul caso e davanti a questo barbaro sproloquio comminerebbero multa e sanzione disciplinare nei confronti del colpevole. Ma siamo nel pugilato, un universo in cui tutti comandano e nessuno comanda, in un mondo senza regole. Ecco perché dobbiamo rassegnarci a vedere questo signore che continua a profetizzare lutti e sventure senza che nulla accada.

Se qualcuno fosse d’accordo in modo totale con le dichiarazioni di Wilder, credo farebbe meglio a rivolgersi altrove. Non a un altro sport, ma a un altro mondo. Quello che esisteva due milioni e mezzo di anni fa.

Deontay Wilder è un cittadino della preistoria.

Oppure è solo un patetico imbonitore che cerca clienti per la sua attività e lo fa nel modo più meschino possibile.

Ecco quello che ha detto ieri a New York.

“La boxe è l’unico sport al mondo in cui puoi uccidere un uomo e allo stesso tempo essere pagato per questo. Allora, perché non sfruttare il mio diritto di farlo?

Non è uno sport per gentiluomini. non chiediamo di colpirci in faccia, ma lo facciamo comunque.

Chiedi a qualsiasi dottore in tutto il mondo e ti dirà che la testa non è fatta per essere colpita.

Non posso aspettare, è come se avessi una mosca nel mio orecchio, non vedo l’ora di tirarla fuori.

Lo farò in modo drammatico, in un modo che nessuno ha mai visto, la sua vita è in pericolo. E intendo proprio la sua vita.

Sto ancora cercando di avere un cadavere nel mio record. E se dovesse accadere, non avrò alcun rimorso”.


Anthony Joshua, mondiale per Wba/Ibf/Wbo, in un’intervista a IFL ha detto le cose che un campione dovrebbe dire.

“Wilder ha ripetutamente insistito che non avrebbe remore a mettere fine alla vita di un avversario sul ring.

Quando sento commenti del genere, penso a una sola cosa. Il nostro è uno sport in cui tutto può accadere, sono accadute cose terribili sul ring.

Se dovesse accadere qualcosa di brutto e tu avessi pronunciato quelle parole, probabilmente te ne pentiresti per il resto della tua vita.

Alcune cose vengono dette nella foga del momento, Wilder è un ragazzo molto emotivo. Oppure è un attore molto bravo. In realtà credo possa essere un po’ di entrambe le cose.

Ma per me, e questo probabilmente suonerà noioso, preferirei non ascoltare pugili che parlano in questo modo. Sarebbe meglio che cercassero di essere modelli da emulare, personaggi da cui i giovani potessero prendere ispirazione. Sarebbe meglio comportarsi così, piuttosto che pensare a organizzare funerali per gli avversari. Le sue parole sono un male per il nostro sport.

Lui è il cattivo, vuole provare a far salire l’interesse per il match, costruire uno stato di eccitazione. Ma se, sfortunatamente, qualcosa dovesse accadere sul ring, rimpiangerebbe ogni singola parola e vivrebbe in modo infelice il resto della sua vita”.

Nella notte tra sabato e domenica DAZN trasmetterà in diretta la riunione di New York imperniata sul mondiale massimi. Inizio del collegamento alle ore 03:00 di domenica mattina.

 

 

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