Pallotta vs De Rossi, quanto vale la passione nel bilancio della Roma?

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“Per me i romani e i romanisti
non sono né tifosi né amici.
Sono tutti fratelli”.
(Francesco Totti)

Il calcio ha sempre venduto emozioni.

A reggerlo è stato per lungo tempo la passione, oggi mi dicono che lo scudetto più ambito sia quello delle plusvalenze.

Non discuto, ma osservo.

I bilanci sono al primo posto, dicono. Ho chiesto a qualcuno più esperto di me in materia, mi ha risposto che non è proprio così, mi ha detto che i debiti delle società non sono calati di molto negli ultimi anni.

Ma la vera domanda è: su cosa si fonda oggi una società di calcio?

Sui soldi che ha in cassa.

I proventi arrivano da: diritti televisivi, partecipazioni coppe europee, sponsor, vendita dei biglietti.

Prendiamo una società a caso, la Roma.

I tifosi sono una fonte di reddito. Senza di loro non ci sarebbero incassi al botteghino, l’offerta delle Tv si ridurrebbe. Mancando un target cui fare riferimento, essendo il club a livello zero in quanto a risultati in campo internazionale, anche l’attrattiva per gli sponsor calerebbe.

Resterebbero in piedi i contributi Uefa per le Coppe, sempre che riesca a giocarle.

La Roma dall’arrivo del gruppo americano (16 aprile 2011 presidente Thomas Di Benedetto, 27 agosto 2012 James Pallotta) non ha mai vinto una competizione. Né lo scudetto, né la Coppa Italia, dove è arrivata una sola volta sino in fondo (nella sciagurata, per i romanisti, edizione 2012-13, battuta dalla Lazio in finale). Non parliamo poi di Champions League (una semifinale, poi mai oltre gli ottavi) ed Europa League (mai oltre gli ottavi). Quindi se il legame squadra/tifosi fosse legato ai risultati, oggi il bacino di utenza romanista sarebbe ridotto ai minimi termini.

Resta la passione. È il laccio che lega i tifosi alla Roma, quello che rende possibile, anche in una stagione non esaltante come questa, l’esistenza di un potenziale mercato.

A questo punto la domanda è: se il sentimento resta una delle componenti essenziali a tenere in piedi il giocattolo (biglietti, televisioni, sponsor, individuazione del target di riferimento) perché mai la società ha gestito in maniera così sconsiderata il caso De Rossi?

Comunicazione ufficiale a quattro giorni dalla penultima di campionato, assenza del presidente James Pallotta alla conferenza stampa in cui si annunciava la decisione della società di non voler rinnovare l’accordo con il capitano/simbolo della squadra, rinuncia a un giocatore che nella stagione in corso ha giocato poco (è vero) ma che ogni volta che è sceso in campo si è dimostrato indispensabile.

Tutto sbagliato, tutto fuori tempo.

Ormai è chiaro: la gestione Pallotta ha azzerato qualsiasi passione, ha annullato in un solo colpo l’amore, un po’ illogico e soltanto di pancia, che una persona ha per la squadra per cui tifa. Ma è riuscita in un’impresa difficilissima, ricompattare quasi  i sostenitori, da sempre e comunque in disaccordo tra di loro.

In questa analisi non ho seguito la strada più facile: 300 milioni di plusvalenze in sette anni sono un bel bottino, se arrivasse lo stadio sarebbero molti più.
Non ho parlato delle cessioni, eccellenti al punto da poter formare una buona squadra, addirittura con alcune alternative in qualche reparto: (4-4-1-1) Alison (Szczesny); Marquinhos, Rudiger, Benatia (Romagnoli), Emerson Palmieri; Politano, Pjanic (Strootman), Nainggolan (Paredes), Iago Falque; Lamela (Sanabria); Salah.
Non ho accennato alla quasi sicura partenza a fine stagione di Dzeko e Manolas. A cui potrebbero aggiungersi Pellegrini e Zaniolo.

Ho solo messo assieme alcuni fatti certi, cercando risposte che non sono riuscito a trovare. L’unica mia sicurezza è che, purtroppo per i romanisti, con la gestione del caso De Rossi l’amministrazione Pallotta ha sancito in modo inequivocabile la fine del sentimento che ha reso il calcio materia di studio per sociologi, economisti, esperti di comunicazione e professionisti dello sport.

Niente più passione. In cambio di questa rinuncia, è stata offerta quota zero tituli, come direbbe Mourinho. Nessuna vittoria e conti costantemente in difficoltà (altrimenti non si spiegherebbero le continue cessioni), oltre a prospettive vicine allo zero e alla certezza di non poter lottare con le più forti.

James Pallotta, subito dopo l’acquisizione della AS Roma nell’aprile del 2011 da parte del suo gruppo, aveva dichiarato: «So quanto siano pazzi i tifosi romanisti, ma sono preparato: voi non sapete quanto sono pazzo io».
Adesso lo sappiamo.

Roma Roma Roma, 
core de stà città,
unico grande amore,
de tanta e tanta gente,
che fai sospirà.
Roma Roma Roma,
lassace cantà,
da stà voce nasce un core,
so centomila voci che hai fatto ‘nammorà.

 

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