Tokyo 2020, aumentano le Federazioni che vorrebbero escludere la boxe dai Giochi

Il Comitato Organizzatore dei Giochi di Tokyo 2020 ha reso noto il programma degli eventi olimpici.

Il pugilato avrà inizio sabato 25 luglio con due sessioni (11:00/14:15 e 17:00/20:15 orari locali) e si concluderà domenica 8 agosto (14:00/16:00) alla Kokugikan Arena.

Come ha sottolineato lo stesso Comitato, l’inserimento della boxe nel programma è provvisorio: in attesa della decisione che il CIO prenderà a Losanna il prossimo 22 maggio.

Sino a qualche settimana fa ero convinto che il problema della partecipazione del pugilato ai Giochi non si ponesse, che sarebbe stato sicuramente presente in Giappone. Pensavo che la questione fosse limitata alla decisione di chi lo avrebbe governato: l’AIBA o un’altra associazione.

Negli ultimi tempi il panorama è però cambiato.

Adesso il pugilato rischia davvero di uscire dai Giochi. C’è una forte spinta all’interno del CIO che spinge per questa scelta, numerosi membri dissentono in rappresentanza delle Federazioni di appartenenza. Più della metà sta facendo pressione su quella che al momento è una minoranza.

Se un po’ di ottimismo ci deve essere, meglio poggiarlo sul fatto che tra coloro che la vorrebbero a Tokyo 2020 c’è anche il presidente Thomas Bach (foto in alto).

Io sono dell’idea che escludere questo sport sarebbe una decisione sbagliata.

L’AIBA ha agito in modo disastroso, è vero.
È sull’orlo della bancarotta, ha almeno sedici milioni di dollari di debito.
Ha gestito in modo disinvolto il problema del doping.
Ha operato in modo infelice in occasione dei verdetti ai Giochi Olimpici.
Ha una governance che andrebbe cambiata in blocco, perché molti di loro c’erano anche quando sono stati messi in fila disastri epocali come il professionismo prima bandito poi corteggiato e poi fallito, le mitiche WSB che hanno prodotto autentici bagni di sangue, le fughe in avanti che hanno prosciugato le casse.
E via di questo passo.

Ma l’AIBA non è certo l’unica Federazione Mondiale a essersi incamminata su questa strada.

FIFA (calcio) e IAAF (atletica leggera) prima di lei sono state colpevoli degli stessi peccati. E non mi sembra ci sia mai stata da parte del CIO una minaccia così forte come quella fatta al pugilato, non mi sembra di avere mai visto un tentennamento così prolungato.

Il cambiamento dell’Ente che governa la boxe può essere accettato o negato. L’AIBA deve comunque essere messa in discussione.

Non può valere lo stesso principio per lo sport in sé.
Gli atleti non hanno colpe, non meritano di essere messi alla porta, di vedere cancellati i loro sogni dopo anni di allenamenti, sacrifici, rinunce. Loro non hanno alcuna colpa.

Per tradizione, valori, diffusione geografica, importanza, il popolo del pugilato ha pieno diritto a restare in cartellone. Come sono rimasti atletica leggera e calcio.

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