AIBA & CIO, siamo al ridicolo. La boxe precipita e nessuno protesta…

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha chiarito in modo ufficiale le azioni che ha deciso di intraprendere prima di dare una risposta alla domanda: il pugilato sarà presente ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020?

“Il Consiglio Esecutivo (CE) del CIO ha deciso di iniziare un’indagine sull’Associazione Internazionale di Pugilato (AIBA). Questo è il primo atto di una procedura che può portare alla revoca del riconoscimento dell’AIBA.

Il CE ha riconosciuto i progressi e gli impegni dell’AIBA evidenziati nella sua relazione, ma permangono diversi punti di notevole preoccupazione, in particolare nei settori della governance, dell’etica e della gestione finanziaria. Ciò richiede ulteriori indagini.

Il CIO conferma la scelta di congelare tutti i contatti con l’AIBA, ad eccezione di quelli sul livello di lavoro necessari per attuare le rispettive decisioni del CIO e di sospendere i pagamenti finanziari all’AIBA, compresi quelli legati alla Solidarietà Oimpica.

Ha inoltre deciso di congelare la pianificazione del torneo olimpico di pugilato di Tokyo 2020, compresi i contatti ufficiali tra AIBA e Comitato Organizzatore, la vendita dei biglietti, l’approvazione e l’implementazione di un sistema di qualificazione, la pianificazione degli eventi di selezione e la finalizzazione del programma della competizione.

Ha infine deciso di vietare l’uso da parte dell’AIBA di tutto quello che è legato ai loghi olimpici, compresi i cinque anelli e il simbolo di Tokyo 2020 per qualsiasi materiale di comunicazione/pubblicità e/o promozionale”.

Mi sembra chiaro, no?

E allora perché l’AIBA sul suo sito ufficiale ha scritto: “L’International Boxing Association ha preso atto dell’annuncio del Comitato olimpico internazionale e si compiace che il comitato esecutivo del CIO abbia riconosciuto i progressi dell’AIBA. L’Associazione accoglie inoltre con favore l’opportunità di lavorare con il comitato di inchiesta, presieduto da Nenad Lalovic, al fine di chiarire eventuali ulteriori preoccupazioni che il CIO potrebbe avere”.

Il CIO dice: avviamo un’inchiesta che potrebbe portare alla vostra cancellazione come Federazione Internazionale, e loro si compiacciono per aver visto riconosciuti i progressi fatti?

Ma stiamo su Scherzi a parte?

Ogni decisione è rinviata a giugno 2019, a quel punto mancheranno tredici mesi all’inizio del torneo olimpico. Non ci sono certezze, è tutto bloccato come lo stesso CIO ha tenuto a precisare.

Fermiamoci un attimo.

Il CIO riconosce 67 Federazioni Internazionali, tra cui 29 per gli sport ufficiali dei Giochi Olimpici estivi.

L’AIBA è una di queste Federazioni e ha duecentotre Federazioni Nazionali affiliate.

E mai possibile che nessuno si sia chiesto che fine faranno le Federazioni se l’Associazione dovesse essere declassata? Perché non si sente una sola voce di protesta davanti a una situazione surreale?

Poco da dire sul CIO. La voglia di rimandare ogni decisione è evidente. Sono al milionesimo rinvio, magari arriveranno fino a una settimana dai Giochi di Tokyo prima di dirci cosa hanno pensato di fare. Magari affideranno a una sorta di lotteria l’ingresso dei pugili nel torneo.

Qualcuno di questi signori sa che un pugile che pensi di giocarsi un posto ai Giochi deve mettere in atto un piano pluriennale di preparazione? Sa che deve scegliere con anni di anticipo la programmazione dei suoi impegni? Sa che alcune nazioni investono quasi il 50% del proprio bilancio nella preparazione olimpica? Che gli atleti, almeno in Italia, hanno sussidi da parte delle organizzazioni centrali nel caso in cui riescano a entrare nel Club Olimpico?

L’Olimpiade è il momento chiave dell’attività dei non professionisti.
E adesso dovremo aspettare fino a tredici mesi dai Giochi per sapere se il pugilato ci sarà (confermo la mia sensazione: al 90% non sarà tagliato fuori) e chi lo gestirà (qui è inutile fare previsioni, la boxe mi ha insegnato che tutto è possibile).

Nessuno protesta. A lamentarsi ci sono un campione olimpico, un dottore, un paio di maestri, due giornalisti e uno sparuto gruppo di appassionati. E poi ci chiediamo come abbia fatto il pugilato a passare da una grande popolarità a una media, a una piccola, fino a diventare sport di nicchia e poi…

 

 

 

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