Caos verdetti agli Asian Games, interviene la polizia! L’Aiba annuncia novità

Una disfatta del settore arbitri/giudici.
Ecco cosa sono stati i Giochi Asiatici di Jakarta per il pugilato.
Contestazioni, verdetti scandalo, risse.
E sabato si è arrivati a ricorrere all’intervento della polizia per far scendere dal ring Pak Chil Jun, l’allenatore della nazionale femminile nordcoreana, che rifiutata qualsiasi invito alla discussione. La stessa polizia ha dovuto allontanare con la forza Pak Il Nam, il coach in seconda. Era a bordo ring e incitava la folla a protestare con ogni mezzo contro quello che i due tecnici consideravano una vera e propria rapina.
Nella finale dei pesi mosca (51 kg) la vittoria (3-2) era stata assegnata alla cinese Chang Yuan contro la nordcoreana Pak Chol Jun.
L’ultima violenta contestazione ha fatto saltare il coperchio.

L’Aiba per placare gli arbitri ha annunciato un’iniziativa, la modifica della punto 5 del regolamento tecnico che attualmente recita: “Nessuna protesta è permessa, le decisioni dell’arbitro sono definitive”.
Ora si cambia, anzi: si torna al passato.
“Anni fa esisteva il diritto alla protesta. L’Aiba lo ha successivamente rimosso avendo giudicato la contestazione del risultato una prassi usata troppo spesso. Ora il Comitato Esecutivo ha votato per reinserire il diritto alla protesta se un verdetto è considerato ingiusto. Al momento stiamo studiando gli strumenti da utilizzare per avere un utilizzo appropriato di questa disposizione. Il comitato delle regole tecniche ci sta lavorando e in un prossimo futuro vedremo la regola utilizzata in tutte le competizioni” ha detto Tom Virgets, direttore esecutivo dell’Aiba alla France Presse.
Ancora una volta si cura il sintomo e non la malattia. Si consiglia un antidolorifico e non si vuole invece andare a fondo, capire quale è la causa scatenante del male.

I Giochi Asiatici sono stati un delirio sotto il profilo degli ufficiali di gara.
Ricordo brevemente quello che è accaduto nei giorni scorsi.

Il Business Mirror, quotidiano filippino, in un titolo ha parlato senza mezzi termini di “rapina”. Il giornalista Jun Lomibao ha ipotizzato un’associazione di quattro nazioni (Corea, Cina, Kazakistan e Uzbekistan) unite con la finalità di governare il mondo del pugilato Aiba e di gestire arbitri e giudici fin dai sorteggi.
A scatenare l’attacco è stato l’ottavo di finale dei pesi piuma femminili tra la filippina Nesthy Petecio (argento ai Mondiali del 2014, ventiseienne di Santa Cruz, Dovao del Sur) e la cinese Yin Jun Hua.
“Non c’è molto da dire. Tutti abbiamo visto cosa sia accaduto. È triste che proprio nel momento in cui il pugilato rischia di rimanere fuori dai Giochi, si verifichino queste cose” ha detto Ed Picson, il capo del pugilato amatoriale filippino.
“È la decisione più allucinante a cui abbia assistito nei miei trentotto anni di carriera. Gli arbitri erano ciechi?” ha aggiunto, tanto per chiarire il punto, l’allenatore Nolito Velasco.

A quanto ho letto, sembra che l’intero match fosse stato condotto dalla Petecio (a sinistra nella foto sopra) che aveva dovuto inseguire nel secondo e terzo round la cinese per tutto il ring. Ogni volta che riusciva a chiuderle la strada e a tirare un colpo, la Yin Jun Hua si girava per evitare di prenderne altri. Nel secondo round la cinese è stata ammonita e ha subito un punto di penalizzazione per una testata volontaria.
I cartellini sono stati imbarazzanti, arrivando a sommare anche sei punti di differenza tra due giudici.
Ishanguly Meretnyyozov (Turkmenistan) aveva 29-29 per la filippina, anche il giapponese Kotsunari Hanabusa la vedeva in vantaggio: 30-26 per lui.
Il coreano Kim Jongin e il bulgaro Pavel Pavlov stilavano lo stesso verdetto per la cinese: 29-27.
Il francese Johanny Maden aveva match pari, 28-28. Ma poiché il regolamento Aiba non prevede il pareggio, ha dovuto indicare una preferenza e ha scelto Yin Jun Hua.
Il Business Mirror ha scritto che i dirigenti a bordo ring hanno dovuto richiamare l’attenzione dell’arbitro mostrandogli una paletta rossa affinché non si sbagliasse ad alzare il braccio della vincitrice.
Il clan filippino non ha fatto protesta ufficiale.

Neppure quello iracheno l’aveva fatta, ma urla e gesti dell’allenatore e dell’intero angolo di Jaafar Al Sudani hanno scatenato i tifosi che hanno scavalcato le transenne per dare vita a un’accesa rissa con gli uomini della sicurezza.
Il fatto si è verificato dopo il quarto di finale dei pesi gallo tra Sudani e l’indonesiano Sunan Ajung Amoragan. Match equilibrao, ha scritto la France Press. Da quella sfida è scaturito un verdetto di 4-1 per il pugile di casa.
“Dobbiamo essere sportivi e accettare le decisioni dei giudici. Questa protesta è inaccettabile” ha dichiarato Tom Virgets all’AFP.
RIcordo che l’Aiba ha gestito in modo disastroso sotto il profilo arbitri/giudici le ultime due Olimpiadi: Londra 2012 e RIo de Janeiro 2016.
Sperando di evitare i disastri di Londra (impossibile dimenticare Cammarelle vs Joshua, tanto per restare in casa nostra), aveva scelto di affidare la gestione del problema ai cosiddetti Magnifici Sette. Un gruppo di vertice che avrebbe dovuto governare l’intero settore. Dopo i Giochi in Brasile, la stessa Aiba ha fatto fuori gli ex Magnifici e ha accompagnato la decisione sospendendo trentasei ufficiali di gara, praticamente tutti.
Fino a oggi non si hanno notizie di come si sia conclusa l’indagine cominciata subito dopo Rio.

Credo che il problema sia arrivato a un punto di non ritorno.
Sono i verdetti a parlare. Sei punti di differenza tra un giudice e l’altro su tre riprese sembrerebbero troppi anche ai familiari dei giudici.
Il presidente Thomas Bach tiene sotto minaccia l’Aiba che terrà il suo congresso il 2 e il 3 novembre prossimo. Successivamente il CIO farà sapere se inserirà o meno la boxe nel programma olimpico di Tokyo 2020.
La revisione dell’intero settore arbitri/giudici è uno dei punti fondamentali sul quale il CIO chiede chiarezza, fatti e non parole.
Se dovessi fare un pronostico dopo gli Asian Games, direi che il pugilato è messo davvero male.

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