Blandamura cede (ancora una volta) all’ottavo round. Murata lo mette kot

Lele ha fatto il massimo. Ha perso prima del limite nella maledetta ottava ripresa, la stessa che aveva segnato la resa nelle uniche due precedenti sconfitte: contro Saunders e Soro.

Stavolta contro Ryota Murata aveva deciso di giocarsi tutto sulla difesa. Per sei round si è mosso bene sul tronco, ha provato a non dare un riferimento fisso al campione del mondo, ha tentato di frenarlo con qualche azione d’attacco.

Il giapponese ha avuto il merito di non smarrire la pazienza lungo il cammino del match. Ha aspettato, ha accelerato quando doveva, frenato quando era necessario. Ha messo dei buoni diretti destri e ha chiuso con un preciso gancio, preceduto da tre diretti portati con la stessa mano.

Il kot è arrivato quando mancavano quattro secondi alla fine dell’ottavo round.

Blandamura non ha nulla da rimproverarsi. Ha boxato con intelligenza tattica, ha impostato l’intera sfida sul tentativo di portare avanti il combattimento pensando (forse) di tentare l’affondo nella parte finale. Non ha subito una lezione, ha incassato con grande fisicità un paio di affondi al corpo di Murata. Li ha portati via alzando la soglia della sofferenza.

Bravo in fase di contenimento, abile negli spostamenti e nell’oscillazione del tronco per sei riprese. Ha usato il sinistro per rompere l’azione del campione e il destro per provare qualche sortita in attacco. Ha affrontato con grande dignità un rivale che è, si sapeva, più forte di lui. Ma l’ha fatto con un match intelligente. Intelligente perché anche quando decidi di boxare in difesa contro un avversario che ha la dinamite nei guantoni, devi saperti muovere, devi avere addominali d’acciaio per resistere a montanti, ganci e diretti, devi scegliere il tempo giusto per contenere l’avanzata dell’avversario. Lele l’ha saputo fare a lungo. Poi, a cominciare dal settimo round, si sono visti segnali di cedimento. E nell’ottava è arrivata la svolta. Quasi otto round, ancora una volta. Non so se il match potesse andare avanti o meno. Di certo, Murata era largamente avanti e prima del kot aveva messo a segno tre destri importanti, tutti pesanti.

Emanuele Blandamura torna a casa con la certezza di avere dato il massimo. Non è certo un disonore perdere contro un pugile di valore come Ryota Murata. Il viaggio in Giappone non si è concluso come sognava, ma resta la soddisfazione di aver disputato un mondiale e di avere onorato la sfida.

Un grande titolo dei pesi mosca ha preceduto quello dei medi. L’ha vinto a sorpresa Cristofer Rosales, 23 anni appena, contro l’imbattuto Dalgo Higa che finora aveva sempre vinto e sempre per ko.

Il nicaraguense ha boxato alla grande. Longilineo, alto (1.69) per la categoria, dotato di velocità di braccia. Lo chiamano “latigo”, la frusta: come Juan Martin Coggi. Nel rispetto del soprannome, con le mani ha portato autentiche frustate. Diretti, ganci e soprattutto montanti. Un’esibizione di talento puro. Una vittoria arrivata alla fine di un combattimento bellissimo, onorato da una boxe pulita e tremendamente efficace. Higa probabilmente ha sofferto per lo sforzo fatto negli ultimi giorni per rientrare nei limiti di peso, uno sforzo che lo ha privato della dinamite nei pugni e lo ha costretto a pagare dazio alla distanza.

RISULTATI – Mosca (mondiale Wbc): Cristofer Rosales (27-3-0) b. Dalgo Higa (15-1) kot 9; Medi (mondiale Wba) Ryota Murata (14-1-0, 72,575 kg) b. Emanuele Blandamura (27-3-0, 72,370 kg) kot a 2:56 dell’ottavo round. Arbitro: Raul Caiz jr; giudici: Robert Hayle (Usa, 70-63), Carlos Sucre (Usa, 68-65), Alfredo Palanco (Mex, 69-64).

 

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