Falcinelli si dimette da presidente Aiba, il Congresso boccia Wu

Colpo a sorpresa nel Congresso Straordinario Aiba che si è tenuto oggi a Dubai.

Franco Falcinelli si è dimesso da presidente a interim. Al suo posto è stato nominato il vice presidente in carica, l’uzbeko Gafur Rakhimov.

Il Congresso ha successivamente bocciato una precedente proposta dello stesso Falcinelli.

Nel momento in cui, lo scorso novembre, Ching-Kuo Wu si era dimesso da presidente dell’Aiba dopo tre mandati, l’italiano che l’aveva sostituito nel ruolo con un incarico a interim aveva dichiarato: “Desidero ringraziare Ching-Kuo Wu per il contributo dato allo sport del pugilato e all’AIBA per molti anni, gli auguriamo tutto il meglio.”

Poi aveva aggiunto che avrebbe chiesto al Comitato Esecutivo di votare a favore di una raccomandazione per assegnare il ruolo di presidente onorario Aiba proprio a Wu, previa ratifica del Congresso.

Ieri la proposta è stata bocciata a larga maggioranza.

Deve essere accaduto qualcosa negli ultimi giorni, qualcosa che ha fatto capire al dirigente umbro che la situazione non era quella che lui pensava fosse. Soltanto il 16 gennaio Falcinelli aveva organizzato a Roma una riunione straordinaria dell’Esecutivo Aiba in cui aveva parlato di progetti e programmi, l’aveva fatto da persona convinta di andare avanti nell’incarico sino alla fine.

A Dubai deve avere capito che la spinta non era quella sperata.

Ma in giro si sentono, sempre più insistentemente, anche altre voci che indicano nell’EUBC (European Boxing Confederation, di cui Falcinelli è presidente) la fonte di tutti i problemi. Sembra che l’opposizione al dirigente umbro stia per mettere in atto una deflagrante iniziativa tesa a concretizzare le sue proteste. Nell’attesa di risolvere i contrasti a livello continentale, Falcinelli ha pensato fosse meglio rinunciare a correre a livello mondiale.

Il nuovo presidente a interim resterà in carica sino a novembre, quando si svolgerà il Congresso Elettivo dell’Aiba.

Da segnalare che alla riunione di Dubai erano presenti solo 109 delegazioni dei Paesi affiliati all’Aiba a fronte dei 202 denunciati recentemente dallo stesso Ente. Un’assenza che sfiora il 50%, l’ennesimo segnale delle difficoltà dell’associazione sia sul piano finanziario che su quello politico/strutturale.

Chiudo confermando le voci secondo cui nel futuro dell’Aiba ci sia la lunga mano del Kazakhistan, nazione ricca e potente politicamente che vorrebbe prendere il comando delle operazioni a qualsiasi livello. Si tratterà di capire se vorrà farlo subito o aspettare dopo Tokyo 2020.

Nel tardo pomeriggio il Congresso deciderà in che modo presentare al Cio la raccomandazione di riportare a dieci le categorie maschili per i Giochi in Giappone tra due anni.

 

 

 

 

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