Pugile morto al debutto, il coroner indaga. Nuovi inquietanti particolari…

L’inchiesta del coroner (medico legale) Jacqueline Lake (foto sotto) della Corte di Norfolk ha portato alla luce nuovi sconvolgenti particolari sulla riunione del 19 novembre scorso all’Atlantis Arena di Great Yarmouth in Inghilterra.
Quella sera Jakub Moczyk detto Kuba è finito ko al terzo round del match contro il diciassettenne Irvidas Juskys. Due giorni dopo Jakub è morto, avrebbe compiuto 23 anni il 12 dicembre scorso. Era un novizio al primo match.

Ieri il coroner ha interrogato gli operatori sanitari che sono intervenuti in soccorso dello sfortunato pugile.

Riporto il testo, redatto a domanda e risposta per rendere più immediata la comprensione, ripreso da quanto riportato da vari giornali inglesi sulla testimonianza rilasciata da Susan Mitchison.

Signora Mitchison, quando hanno chiesto il suo aiuto come sanitario?

“Alle 16:30 del pomeriggio, il giorno della riunione”.

Lei cosa ha risposto?

“Ho detto che sarei potuta andare, ma che non ero in grado di fare sforzi fisici. Ero stata operata da poco per una brutta ernia e avevo tolto i punti appena due giorni prima”.

Come pensava di farcela?

“Ho chiamato mio marito, Andrew Cawlard. Era a Londra stava lavorando in un set cinematografico. Gli ho chiesto se sarebbe potuto venire, mi ha risposto che sarebbe arrivato prima possibile”.

Eravate in platea quando il match è cominciato?

“Sì”.

Lei è laureata in medicina?

“Sono un tecnico medico per le emergenze”.

Lavora in un ospedale?

“Lavoro per la Lifeshield Medical Services assieme a mio marito”.

È una dipendente?

“La società è mia e di mio marito”.

Di cosa si occupa la Lifeshield?

“Fornisce copertura sanitaria a eventi, tra cui incontri di boxe, piccoli festival musicali e set cinematografici”.

Quando è arrivata nell’Arena ha visto se era stata allestita un’adeguata attrezzatura medica?

“Non c’era alcuna zona preparata per i medici e non è stata data nessuna informazione sui pugili, non c’era neppure la lista dei nomi di quelli che avrebbero combattuto o i risultati dei precedenti test medici. L’avversario di Jakub Moczyk non aveva neppure il referto dell’esame della pressione sanguigna”.

A quel punto, lei cosa ha fatto?

“Ho messo un tavolo accanto alla cabina del DJ e ho fatto scrivere a ogni pugile il proprio nome su un pezzo di carta dopo avere controllato se fossero in grado di combattere”.

Avete notato qualcosa di strano durante il combattimento?

“Per due volte l’avversario di Jakub ci è sembrato in grandi difficoltà, ci aspettavamo che l’arbitro ci guardasse in cerca di un consiglio, incerto se fermare o meno il match. Ma non è accaduto”.

Signor Cawlard, non ha ritenuto opportuno salire sul ring per sincerarsi delle condizioni del pugile in difficoltà?

“Ero a conoscenza del fatto che l’arbitro era anche l’allenatore del pugile, ero convinto sapesse benissimo se fosse giusto fermarlo o andare avanti”.

Cosa avete fatto quando nel terzo round Moczyk è finito ko?

“Siamo immediatamente saltati sul ring, lo abbiamo messo in posizione di recupero, gli abbiamo dato ossigeno e abbiamo chiamato paramedici e ambulanza”.

Dopo quanto sono arrivati?

“Crediamo una decina di minuti”.

C’era altra gente sul ring?

“C’erano tante persone, troppe, gente che non aveva alcun diritto di essere lì. Era tutto molto disorganizzato” risponde la Mitchison.

Ieri il coroner Jacqueline Lake ha ascoltato anche Melvin Payne, l’arbitro del match.

Signor Payne, Jakub Moczyk e il suo rivale avevano record simili? Era un match sulla carta equilibrato?

“Kuba era al primo combattimento da pugile, ma aveva un po’ di esperienza nella arti marziali. Il suo avversario aveva disputato tre match di boxe, vincendone uno e perdendone due. Era una sfida equilibrata, per questo mi è sembrato giusto fare quell’accoppiamento”.

È stato lei a mettere in piedi il combattimento?

“Mczyk mi aveva chiesto un aiuto e io ho trovato un pari peso”.

Lei era arbitro del match e allenatore del rivale di Jakub Moczyk?

“Assolutamente no. Sul ring devi essere imparziale, inutile dare una vittoria al tuo ragazzo se ha perso”.

Sembra che i guantoni non avessero lo stesso peso, cosa mi dice in proposito?

“All’epoca credevo che entrambi usassero guantoni da 12 once”.

Nessuno dei due aveva il casco di protezione.

“Non avevano l’obbligo di indossarlo”.

(Il regolamento recita: Headguard and Breast Protection, art. 62. All male Devolopment Boxers and male Elite Boxers will box without headguards. art. 63. All other Male & Female boxers MUST wear headguards and use 10oz gloves. In pratica, dovendo i due protagonisti del match in questione fare riferimento all’art. 63 DOVEVANO indossare il caschetto protettivo e combattere con guantoni da 10 once. L’arbitro ha quindi commesso un doppio grossolano errore)

Nel secondo round l’avversario di Jakub Moczyk è stato in difficoltà, lei non lo ha neppure contato.

“Non era stato colpito da un pugno, il suo era un problema di ansia e non di sofferenza fisica”.

Nel terzo Jakub Moczyk è stato centrato duramente.

“E io sono saltato tra i due, ho contato Kuba e gli ho chiesto se si sentisse in grado di continuare. Mi ha fatto cenno di sì e li ho fatti andare avanti”.

Si sente in colpa per questo?

“La decisione di farli continuare è stata mia. Ma anche il suo angolo avrebbe potuto gettare l’asciugamano”.

Se il match si fosse svolto in Italia secondo i regolamenti vigenti della FPI, organizzatori, arbitro, medici o tecnici medici, maestri e ogni altra persona coinvolta nell’evento avrebbero commesso più violazioni.

Da noi per ottenere l’autorizzazione a effetuare una riunione è indispensabile che dal luogo dell’evento sia raggiungibile un Centro di Neurochirurgia nel termine massimo di un’ora. Ove non fosse possibile, il promoter deve mettere (per iscritto) a disposizione, oltre all’ambulanza, un presidio mobile di rianimazione con personale medico e paramedico.

L’ambulanza deve stazionare vicino all’uscita più facilmente raggiungibile.

Gli addetti all’ambulanza devono rimanere a disposizione del medico di servizio.
E soprattutto a coordinare e presiedere deve essere un medico di servizio non un tecnico medico.

Prima di ogni incontro si deve procedere alla visita, secondo quanto prescritto dal Regolamento Sanitario, e al controllo del peso di tutti i pugili.

Ascoltate le testimonianze fatte sino a questo momento, è più che lecito chiedersi se anche altre nostre regole non siano state violate: libretto sanitario, operazioni di peso, controllo della vista, controllo del tesseramento.

Una tragedia ha colpito un ragazzo di 22 anni.

In molti hanno sbagliato.

Le udienze continuano.

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