Ecco come Mayweather e la pay per view hanno cambiato la boxe

Floyd Mayweather jr è la variante impazzita che altera la valutazione del pugilato moderno. È di oggi la notizia secondo cui Showtime avrebbe fissato tra i 4,4 e i 4,8 milioni i numeri della vendita in pay per view del match con Conor McGregor. A circa 100 dollari l’uno, fanno tra i 440 e i 480 milioni di incasso (qualcuno ancora ipotizza il raggiungimento dei 500 milioni di utenti…). Una bella fetta di quella torta se la divideranno Mayweather (a cui spetta il 75%) e McGregor (25%).

Floyd genera denaro, è una slot machine che paga (e soprattutto incassa) a colpo sicuro. Ma non rispecchia la realtà della boxe di oggi.

Terence Crawford è un grande, in lizza per il ruolo di migliore pugile del mondo pound for pound (a prescindere dalla categoria di peso in cui militi). Il suo match contro Viktor Postol del 23 luglio 2016 è stato acquistato in ppv solo da 55.000 utenti.

Le due sfide tra Kovalev e Ward hanno generato in totale 295.000 vendite. Il combattimento del 16 settembre tra Saul Canelo Alvarez, che pure riscuote grandi consensi tra gli acquirenti della ppv, e Gennady Golovkin ha un appeal mille volte superiore dal punto di vista pugilistico rispetto a Mayweather vs McGregor, ma sono pronto a scommettere che sarà molto al di sotto dei numeri generati da quello show.

La pay per view pugilistica, in pratica la vendita di un unico evento, è nata nel 1975 con Ali vs Frazier a Manila. Cinque anni dopo Duran vs Leonard ha avuto 150.000 acquirenti che hanno pagato 10 dollari il collegamento. Il primo show di grande successo è stato Tyson vs Spinks del 27 giugno 1988: in 700.000 hanno comprato la ppv per vedere i novanta secondi in cui Iron Mike ha distrutto Spinks.

Da quel momento in poi il mondo del pugilato è cambiato.

Se parlate con gli amici che non sanno neppure dove sia di casa la boxe, vi diranno che dopo Tyson il pugilato ha smesso di esistere. E invece abbiamo avuto campioni in più categorie di peso. Il fatto è che i match del massimo di Brownsville da noi venivano trasmessi in chiaro da Canale 5 o Italia 1, grazie alla geniale intuizione di Rino Tommasi che si era assicurato per tempo i diritti televisivi, prima di approdare sulla tv a pagamento Tele+.

Oggi quei grandi match li vediamo raramente. Qualcuno sfida la legge e guarda l’evento in streaming su siti online compiacenti. Altri aspettano il giorno dopo sperando che un appassionato si sbrighi a postare il combattimento su YouTube. Ma è una visione che rimane confinata tra gli addetti ai lavori, tra quelli che già amano la boxe. Si è così persa negli anni la possibilità di allargare l’audience, di generare nuovi appassionati, di mettere in piedi uno spettacolo universale.

Lo stesso discorso, anche se con numeri diversi, va bene anche per gli Stati Uniti. L’audience record di Muhammad Ali si è trasformata in appena quattro eventi sopra i due milioni di spettatori negli ultimi trent’anni.

E se sul ring non ci sono Mayweather (24,3 milioni totali di audience, due miliardi di dollari in introiti per l’organizzazione), Pacquiao o (in un recente passato) Tyson, si scende a 1,4 milioni della sfida tra il campione Evander Holyfield e il quarantaduenne George Foreman del 1991 (costava 35,95$) o a De La Hoya vs Trinidad del 1999.

Le borse dei pugili nascono in grandissima percentuale dagli incassi della ppv. Per questo Pretty Boy guadagna cifre neppure ipotizzabili per gli altri.

Uno tra i più popolari pugili del momento è Canelo Alvarez. Quest’anno ha guadagnato 4,5 milioni di dollari per il match con Julio Cesar Chavez jr, non ne intascherà molti di più per il prossimo confronto con Golovkin (a cui andranno circa sei milioni). In questo caso è l’accoppiata a generare un ottimo guadagno.

Il resto della truppa va giù, scendono le borse e l’interesse del pubblico.

Pesi massimi, esclusi, ovviamente.

La pay per view per generare soldi richiede alcuni elementi fondamentali.

I protagonisti dell’evento devono godere di un alto indice di popolarità, devono suscitare sentimenti forti: positivi o negativi che siano (in tanti pagano nella speranza di essere testimoni della disfatta di Mayweather).

Chi gestisce l’evento deve avere enormi risorse da investire nella promozione, essere in grado di generare interesse sull’avvenimento gestendo una scaletta vincente ideata a tavolino.

L’accoppiata degli sfidanti deve contenere elementi di alto valore tecnico o differenze di struttura del personaggio notevoli.

I protagonisti devono possedere sufficiente carisma per convincere i potenziali spettatori a sborsare cifre elevate per assicurarsi la visione dello show.

Insomma la ppv è difficile da governare.

Produce guadagni, ma ha la colpa di limitare in maniera drastica l’audience (per vedere Mayweather vs McGregor bisognava pagare 99,95 dollari). Da noi Mike Tyson è ancora oggi l’ultimo personaggio universale, ha sfruttato l’ultima scia della televisione in chiaro. Fruibile da tutti. Floyd Mayweather jr ha vinto di più, guadagnato almeno quattro volte di più, ma non è riuscito a entrare nelle case della gente. Lo conoscono gli appassionati e una percentuale decisamente bassa tra quelli che di boxe non hanno mai sentito parlare.

Riassumo in una domanda il concetto che ho cercato di sviluppare in questo articolo.

Conoscete qualcuno che non sappia chi sia stato Muhammad Ali?

I MATCH PIU’ VISTI IN PAY PER VIEW*

* Le cifre sono espresse in milioni

** La stima di Showtime è tra 4,4 e 4,8 milioni. Altre fonti portano fino a 5 milioni.

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