Gervonta Davis sabato difende la corona. Questa è la sua storia…

Un uomo e una donna, vestiti come se andassero a una veglia funebre, bussano alla porta. Quando quei due strani signori entrano in casa, il piccolo capisce subito che la sua vita sta per cambiare.

Gervonta ha solo sette anni, ma ne ha già viste abbastanza per pensare come un adulto. Da tempo sono gli zii, James ed Edwin, a tenerlo fuori dai guai. Mamma e papà non hanno il tempo, né la voglia. Ma soprattutto non hanno la capacità per farlo. Sono tossici e la droga è l’unica cosa a cui tengano davvero.

Sono gli zii a dargli da mangiare, sono loro a portarlo in palestra.

La Upton Boxing Gym è diventata la sua casa.

I due strani signori gli fanno tante domande, poi gli prendono dolcemente la mano e lo fanno uscire. Gli assistenti sociali lo portano via su una macchina piccola e nera. Gervonta lascia Sandtown-Winchester, la comunità a West Baltimora dove la popolazione è al 98% nera e il crimine è la maggiore fonte di lavoro. Lì hanno abitato Cab Calloway e Biillie Holliday. Ma da quelle parti ha regnato soprattutto Melvin Williams detto “Little Melvin”, il signore della droga.

Gervonta va a vivere con una coppia di genitori adottivi che proveranno a dargli un minimo di serenità.

Non rinuncia però alla palestra. Si allena come se fosse la cosa più importante del mondo, impara a soffrire. Ha solo otto anni quando fa sparring con Mike Fulton, un ragazzino della sua età. Quello gli spara un destro dritto in faccia e gli rompe il naso. Gervonta sputa il sangue per non ingoiarlo, ricaccia indietro le lacrime e scuote la testa per segnalare al maestro che non ha alcuna intenzione di fermarsi. Deve andare avanti.

È un duro il piccoletto. Ha già provato la marijuana, per fortuna non gli è piaciuta e ha lasciato perdere. Diretto, gancio e montante sono diventati i comandamenti della sua vita. Non vuole tradirli.

Quaadir Jurley è il maestro. Capisce subito che il ragazzo ha talento, ha anche l’umiltà per sapere che il piccoletto ha bisogno di qualcuno più bravo di lui. Chiama suo padre.

“Può diventare un grande pugile, provaci tu”.

Calvin Ford è un duro. In palestra e fuori. Ne ha viste e fatte di ogni tipo, ha pagato con dieci anni di carcere i suoi peccati e ora insegna ai giovani allievi a tenersi lontani dalla strada del crimine. Sulla sua storia un gruppo di sceneggiatori della HBO ha impostato il personaggio di Dennis “Cutty” Wise in The Wire, una serie televisiva che racconta le vicende di un gruppo di giovani spacciatori. Squallore, dramma, tragedia e dolore al centro di tutto.

“Come era la tua vita, paragonata ai personaggi di The Wire?” hanno chiesto poco tempo fa a Gervonta.

“Un po’ peggio. Dovevo sempre correre e non avevo un posto dove nascondermi” ha risposto il giovane.

Impara a tirare di boxe con Calvin Ford, fa pratica in strada cercando di difendere il fratello più grande Demetrius Fenwick.

Il ragazzo cresce, nel pugilato va forte. A 17 anni vince i Golden Glove nazionali a Las Vegas. Poi, decide di passare professionista. Non lascia Baltimora, si allena quando può all’Upton Boxing Gym, il maestro è sempre Calvin. Di diverso adesso ha solo un soprannome. Lo chiamano Tank, carro armato. Qualcuno pensa che sia per il modo in cui distrugge gli avversari. In realtà gli è stato regalato per quel capoccione poggiato su un corpo che sembra troppo piccolo per reggerne il peso.

Travolge tutto e tutti.

Ha senso del tempo, ritmo, misura. È un mancino che porta un montante sinistro con cui distrugge qualsiasi rivale. Il gancio destro ne è degno compare. Fa male anche con un colpo solo. Attacca con il busto proteso in avanti, quasi cercasse di intimidire l’avversario con il linguaggio del corpo.

Diciotto match, diciotto vittorie.

Contro Marcio Macias, il 3 marzo dello scorso anno, gli basta un colpo per risolvere la questione. Un gancio destro scagliato appena sotto l’orecchio sinistro del rivale e tutto è finito dopo quarantuno secondi.

Gli ha resistito sino al suono dell’ultimo gong solo German Meraz, sconfitto ai punti in sei riprese. In sette si arrendono prima della fine del round iniziale.

Gervonta Davis ha ventidue anni ed è il più giovane campione del mondo americano su piazza. Ha conquistato il titolo contro Josè Pedroza, l’unico che abbia testato sino in fondo la sua difesa. Il risultato dell’esame è stato positivo.

Ha difeso la corona una volta.

Sabato salirà sul ring della T-Mobile Arena di Las Vegas per la seconda difesa della cintura Ibf dei superpiuma.

Proverà a sfidarlo Francisco Fonseca (imbattuto anche lui: 19-0-1, 13 ko), un ventitreenne del Nicaragua che ha lasciato casa e Paese assieme alla famiglia quando era ancora piccolino. Sono emigrati in Costarica, a San Romano. Lavoro nei campi e cura del bestiame. È quello che ha fatto da bambino. Poi ha scoperto, assieme al fratello, la boxe. E quando i genitori sono tornati in Nicaragua, lui è voluto restare in Costarica.

Palestra e lavoro, è diventato un esperto muratore.

 

Un record onesto costruito in casa. Diciotto match in Costarica, uno in Nicaragua, l’altro a El Salvador. Poi, la telefonata che potrebbe cambiargli la vita. Si preparava a difendere il titolo Internazionale Ibf quando gli hanno proposto il mondiale contro Gervonta Davis. Non ci ha pensato su neppure un secondo.

“Accetto!”

Si è allenato a Portorico, ha sudato e lottato. E adesso si dice pronto.

“Gervonta Davis non mi spaventa. Dicono sia un picchiatore terribile, vedremo. Dovrei preoccuparmi perché è un mancino? Da una vita faccio sparring con un mancino, mio fratello lo è da quando è nato”.

Francisco ha sempre vinto, tranne che nel match d’esordio finito in parità contro Eduardo Urbina nel 2013. È un attaccante, ha il destro pesante, colpisce bene sopra e sotto. Aggressivo, tende a scomporsi quando è nel pieno dell’azione. Nel suo record non ci sono nomi importanti.

Tutto lascia pensare a un altro successo prima del limite di Gervonta Davis, il fighter a cui gli americani negli ultimi tempi hanno regalato un altro soprannome: il piccolo Tyson. Decisamente più affascinante di Tank. Di Iron Mike ha la sicurezza con cui viene avanti, la capacità di trovare gli spazi liberi in cui infilarsi a corta distanza, la possibilità di risolvere il match con un solo colpo, il montante come arma principale.

T-Mobile Arena, sabato 26 agosto. Davis vs Fonseca sarà l’ultimo match prima dell’incontro principale, quello tra Floyd Mayweather jr e Conor McGregor. Una collocazione di prestigio nel programma. E non è un caso.

Gervonta lavora per la Mayweather Promotions e Floyd dice da tempo che sarà il suo successore. Un pronostico che pesa sulle spalle del ragazzo di Sandtown-Winchester, ma è anche un pronostico che lo rende orgoglioso. Dal Boss, Davis ha copiato molto, lati negativi compresi. Infastidisce il modo maramaldo e offensivo con cui deride spesso gli avversari dopo averli messi ko, non piace l’atteggiamento da sbruffone con cui affronta molte situazioni. Per tanti osservatori quelli sono difetti da cancellare. Per tutti resta la grande considerazione del pugile. Potrebbe davvero diventare uno su cui puntare tutto in un prossimo futuro.

Sabato avrà l’ennesima occasione per dimostrare che Pretty Boy ha visto giusto.

A Las Vegas (T-Mobile Arena, sabato 26 agosto) – Superpiuma (titolo Ibf, 12×3) Gervonta Davis 18-0-0) vs Francisco Fonseca (19-0-1); mediomassimi (titolo Wba, 12×3, foto): Nathan Cleverly (30-3-0) vs Badou Jack (21-1-2); massimi leggeri (titolo NABF, 12×3) Andrew Tabiti 14-0-0) vs Steve Cunningham (29-8-1); superwelter (12×3) Floyd Mayweather jr (49-0-0) vs Conor Mcgregor (debuttante). Arbitro Robert Byrd (Usa), giudici: Burt A. Clements (Usa), Dave Moretti (Usa), Guido Cavalleri (Ita); superleggeri: Juan Heraldez 12-0-0) vs Jose Miguel Borrego (13-0-0); supermedi: Kevin Newman II 7-0-1) vs Mark Anthony Hernandez (9-1-0); supermedi (boxe femminile): Savannah Marshall (debuttante) vs Sydney Leblanc (4-3-1); welter: Yordenis Ugas (19-3-0) vs Thomas Delorme (24-2-0).

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