Una storia toccante. Bepi Ros ha bisogno di aiuto…

di Flavio Dell’Amore

Quella lassù e una casetta piccola, modesta, con tanti anni sulle spalle.

A piano terra le serrande del bar sono abbassate. Da tre anni nessuno entra più lì dentro, è diventato un locale che non vede mai la luce.

E anche il Bepi di luce ne vede poca.

Tokyo

Bepi è Giuseppe Ros, bronzo olimpico a Tokyo nel ’64, due volte oro ai Mondiali militari, campione italiano dei professionisti nei pesi massimi.

Vive a Susegana, Suxegana come dicono da queste parti, in provincia di Treviso. Ci si arriva dopo essere passati per Conegliano che qui vicino, a soli cinque chilometri.

L’ex campione passa le sue giornate su una carrozzina, quasi sempre chiuso in una stanzetta rischiarata da sprazzi di luce che entrano da una finestra.

carrozzella

Per arrivare al primo piano bisogna salire una rampa di scale. Facile per chi ha la fortuna di non avere impedimenti. Una barriera invalicabile per un disabile a cui sono negate anche le gioie più semplici: scendere in giardino, raggiungere i familiari per il pranzo o la cena.

Copia di scale

Il Bepi indossa un pigiama di colore azzurrino come fosse una divisa d’ordinanza. Una coperta in tono con l’azzurro lo avvolge quasi completamente e finisce con srotolarsi sulla carrozzina.

Lui che sul ring era una furia, una roccia, un uomo che non aveva bisogno di chiedere mai oggi appare spento anche nello sguardo. Ha un sorriso che sembra quasi un ghigno e sul viso non può nascondere l’espressione di un uomo in lotta contro l’Alzheimer.

E stavolta non ha alcuna speranza di vittoria.

oggi

Due donne gli sono accanto tutto il giorno, e anche la notte finché non nasce un altro giorno in cui si ricomincia a lottare. E soprattutto a soffrire.

Maria è la moglie, Patrizia la figlia.

Lo accudiscono come si fa con un bambino. Lo fanno con amore, solo così riescono a sopportare dolore e crudeltà di una situazione che ha avuto la forza di cancellare addirittura il passato, azzerando i ricordi e lasciando in eredità solo briciole di memoria.

Copia di casabar

Il raccontro di Patrizia è struggente.

“L’Alzheimer l’ha colpito da diversi anni ed è cresciuto piano piano. L’attività al bar riusciva a renderlo attivo, responsabile. Poi, improvvisamente, è diventato burbero, addirittura aggressivo. Fino ad attaccare briga con qualche cliente più arrogante degli altri. Da quel momento le cose sono precipitate.

Bepi deve aver capito che qualcosa non andava per il verso giusto.

Due anni fa l’ho trovato che piangeva. Gli ho chiesto: “Perché piangi babbo?” Mi ha risposto con uno sguardo che non dimenticherò mai. Poi ha detto una sola parola: “Guardami!” Mi sono sentita trafiggere da una lama.

Col tempo ha sempre più perso contatto con la realtà, riservando i suoi scatti furiosi in esclusiva a me e a mia madre.

maxresdefault

Oggi viviamo in tre come se fossimo una sola persona.

Sappiamo benissimo che il futuro sarà ancora più difficile. Non ho un lavoro, a parte qualche serata da cameriera in pizzeria. Le pensioni di mamma e quella del Bepi (sopra in un’immagine di qualche tempo fa con il giornalista e avvocato Emilio Del Bel Belluz) da oltre un anno non coprono le spese. L’assegno di accompagnamento è basso e le uscite di denaro sono tante. Mia sorella Rosmay vive qui vicino, ci aiuta tanto. Ma deve pensare anche alla sua famiglia.

Il babbo non è più autonomo in niente e la casa, che il fisco pensa sia un lusso, in realtà ci costa un sacco di soldi e avrebbe bisogno di alcune riparazioni. Da tempo abbiamo dato fondo a tutti i risparmi.

Tra sei mesi saremo senza un euro in cassa.

Vorremmo chiedere aiuto. Ma non sappiamo né come, né a chi.

Il nostro sogno è un montascale. Non siamo in grado di portarlo giù al pianterreno. Da mesi abbiamo problemi a cambiarlo, a curargli le piaghe perché avverte dolore e si ribella. Nelle prime ore del mattino ha barlumi di lucidità, durano mezz’ora, a volte anche meno. Poi sprofonda in una dolorosa assenza.

Ogni tanto, ma accade sempre più di rado, viene qualcuno a trovarlo.E parlano di boxe, di Canè, dell’Olimpiade giapponese e di quella volta che si allenò per qualche ora con Cassius Clay.

Poi non c’è altro che tristezza. È l’ultima cosa che ci resta”

“Le Istituzioni vi hanno dato una mano?” chiediamo.
“Il minimo indispensabile” risponde, quasi pentendosi di averlo fatto.

Patrizia e Maria faticano a sfuggire alla disperazione, ma in nessun momento cedono, non dimenticano mai per strada la dignità.

Per loro dignità e rispetto sono due parole che hanno un senso profondo, come lo avevano per il Bepi quando era sul ring.

Ma oggi lui non può più combattere e le sue donne hanno bisogno di un aiuto per continuare a lottare.

Perché loro sono Razza Piave, non hanno alcuna intenzione di gettare la spugna.

Bepi Ros ci ha divertito, entusiasmato ed esaltato nei tempi in cui il mondo per lui girava dalla parte giusta. Adesso che si è fermato e il Bepi non può scendere, tocca a noi dargli una mano. Se non altro in segno di riconoscenza per le emozioni che ci ha regalato.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s