Briggs positivo all’antidoping. Massimi, tutti giù per terra…

Doping.
Nuova puntata di una telenovela che non sembra avere fine.
Il massimo contro le regole.
Stavolta tocca a Shannon Briggs.
Positivo a un’elevata quantita di testosterone al controllo volontario della Vada in aprile. Ha la facoltà di richiedere il controesame sul campione B, ma nel frattempo la World Boxing Association ha annullato il match per il titolo programmato per il 3 giugno contro Fres Oquendo.
A 45 anni Briggs si è infilato nel tunnel.
Salta l’ennesimo rientro di Oquendo, che un’esperienza simile l’ha già vissuta.
Il portoricano è risultato positivo a tamoxifin e anostazole nel match del 6 luglio 2014 contro Ruslan Chagaev. Da allora non combatte più, ma alla vigilia del terzo anno di inattività, dopo non avere superato il test antidoping, gli Enti mondiali ancora gli danno la possibilità di giocarsi il titolo.
Ma non è certamente il solo.
Birmane Stiverne ne è un altro illustre esempio.
È risultato positivo (dimethyamylase) il 4 novembre 2016 in un controllo Wada in vista del match del 17 dicembre 2016 contro Alexander Povetkin per designare lo sfidante ufficiale di Deontay Wilder per il titolo Wbc nella primavera 2017.
Squalificato?
Non pensateci neppure.
Multa di 75.000 e ok del World Boxing Council per la disputa del match.
Quantità modica, non sapeva cosa stava prendendo, ha ammesso di averlo preso inconsapevolmente”.
Negli ultimi due anni Stiverne ha disputato un solo match, a novembre 2015 contro Deric Rossy (30-10-0) finendo knock down al primo round e vincendo di misura ai punti in 10 riprese (96-93 96-93 95-94).
Ha record e curriculum che ho appena elencato, eppure il Wbc lo ha nominato sfidante di Deontay Wilder per il titolo.
Del resto il regolamento Wbc prevede una difesa obbligatoria l’anno per il campione e Wilder non l’ha ancora sostenuta pur avendo conquistato il titolo il 17 gennaio 2015.
Stiverne è risultato positivo (dimethyamylase) al controllo antidoping.
E il Wbc non lo squalifica?
È lo stesso Wbc che ha lanciato la campagna Clean Boxing Program ad uscirsene con una multa di 75.000 dollari davanti alla positività accertata di un pugile e a concedere il nulla osta a un match che si sarebbe dovuto disputare poco più di un mese dopo la scoperta dell’illecito.
Credo sia il caso di sottolineare alcune precisazioni della World Anti-Doping Agency (WADA) sul tema.
Non esiste minima quantità se ce ne è abbastanza per rilevare la positività.
Non esiste involontarietà, ogni atleta è responsabile delle sostanze che assume consapevolmente o meno.
Non esiste la supposizione che non abbia influito sulla prestazione.
Ma il pugilato ha regole diverse, è uno sport in cui tutto è permesso.
Il Povetkin che avrebbe dovuto affrontare la sfida con Stiverne non è certo fuori dal cerchio dei pesi massimi che hanno contravvenuto alle regole antidoping.
Il 21 maggio 2016 è stato scoperto positivo al Meldonium in un test sostenuto otto giorni prima.
Il Wbc si chiede se abbia ingerito o meno il medicinale prima che questi venisse inserito nella lista dei prodotti proibiti dalla WADA.
E sottolinea.
Quantità modica, medicinale permesso”.
Il 14 febbraio 2017 il Tribunale preposto a dirimere questo tipo di conflitti risponde “sì” alla domanda: “Ci sono sufficienti prove che Alexander Povetkin abbia ingerito il Meldonium prima dell’1 gennaio 2016?”
Ma facciamo un piccolo passo indietro.
Il 17 dicembre 2016 è in programma una semifinale per il titolo tra Povetkin e Stiverne, entrambi positivi all’antidoping, entrambi abilitati a combattere. Il vincitore sfiderà Deontay Wilder.
A due giorni dal match la WADA dichiara Povetkin positivo per ostarine al controllo anti doping del 6 dicembre.
Il Wbc non squalifica Povetkin.
Birmane si rifiuta di combattere.
Viene sostituito all’ultimo momento da Johann Duhaupas che perde per ko al quinto round.
Il 3 marzo 2017 Il Wbc multa Povetkin di 250.000 dollari e lo squalifica a tempo indeterminato, potrà ripresentare la richiesta della licenza il 4 marzo 2018. Fino a quel momento non sarà autorizzato a combattere per alcun titolo del World Boxing Council.
Doping.
Sembra essere diventata la parola più comune nel mondo dei pesi massimi.
Alla scoperta di una positività, nelle altre discipline seguono lunghe squalifiche e l’uscita dai vertici delle classifiche.
Nella boxe invece la Banda dell’Alfabeto si aggrappa a regole che non esistono e va avanti.
Lucas Browne è risultato positivo al clenbuterolo dopo il match per il titolo Wba contro Ruslan Chagaev il 5 marzo 2016.
Titolo revocato, sanzione pecuniaria, sei mesi di squalifica.
Sconta la squalifica e la Wba gli vorrebbe far disputare il titolo.
Minima quantità, non influisce sulla prestazione, non accertata la volontarietà”.
Causa, accordo extragiudiziale.
Il co-sfidante avrebbe dovuto essere Shannon Briggs, il cerchio potrebbe chiudersi invece si allarga.
Browne tornerà sul ring il 2 giugno in Australia contro Matthew Greer (16-20-0, dieci sconfitte per knock out).
Luis Ortiz il 12 dicembre 2016 ha vinto un super noioso match contro Malik Scott. Il pugile cubano ha subito nove mesi di squalifica dopo essere risultato positivo al doping nel match dell’11 settembre 2014 contro Lateef Kayode. Tredici mesi dopo saliva sul ring per l’interim Wba contro Matias Ariel Vidondo.
La lista non finisce e non finirà qui.
Aspetto la prossima positività con quel che ne seguirà.
Non sapevo.
Non pensavo.
Quantità minima.
Non influisce sulla prestazione.
Multa.
Rientro con titolo in palio.
Per Shannon Briggs, a 45 anni, sarò solo un po’ più dura…

 

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