Audisio racconta Ali. E lo fa con forza e passione, guardate il film stasera su Sky Arte

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Ho visto e letto tanto su Muhammad Ali (“Sono il più grande. L’ho detto ancora prima che sapessi di esserlo“). Soprattutto dopo la sua morte. Il libro di Thomas Hauser (“Muhammad Ali: His Life and Times”) è quello che ha lasciato il segno più profondo nel mio cuore, “Il re del mondo” di David Remnick è quello che mi ha affascianto più di tutti.
Il film, le persone colte direbbero biopic: film biografico, che ha acceso la passione regalandomi emozioni forti e spunti di riflessione si intitola “Da Clay ad Ali. La metamorfosi”. Lo ha scritto e diretto Emanuela Audisio. Potrete vederlo questa sera (ore 21:15) su Sky Arte, canale 120.
È un racconto corale, una vita narrata a più voci, un romanzo scritto dalle testimonianze dirette. È anche un’opera musicale, perché ha ritmo e usa varie tonalità. Non nasconde nulla, non è l’ennesima beatificazione a prescindere di Ali, sa mostrarne anche i peccati. Non è un monologo, una sola voce e immagini di repertorio che scivolano via accompagnate da chi protagonista non dovrebbe essere e resta invece sullo schermo più del soggetto principale del racconto.
Emanuela ha capito fino in fondo cosa sia la televisione. È immagini, primi piani di personaggi le cui parole ti aiutano a capire. È l’emozione che nasce dalle contrapposizioni, dalle sfumature, dai fatti.
Muhammad era come un’opera d’arte” dice Lonnie, l’ultima moglie in apertura.
Dentro ci sono anche Thomas Hauser, è un piacere anche sentirlo parlare; Nino Benvenuti (“Sono riuscito ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio. Se non ce l’avessi fatta avrei pianto tutta la vita”), Gianni Minà, il fotografo e regista William Klein, il matchmaker Dan Majewski. Ci sono le due mogli: la seconda, Khalilah (quando è nata si chiamava Belinda e racconta: “Sono stata io a creare Ali, gli dicevo cosa dire, come muoversi. Lui aveva tutto dentro, ma doveva trovare la forza per gridarlo al mondo. Io l’ho aiutato in questo“) e la quarta, Lonnie.
C’è Oliviero Toscani, mai banale, capace di fissare in poche parole concetti affascinanti.
Mi ha insegnato la non ricerca del consenso”.
Era un uomo sempre in movimento”.
È un’opera d’arte”, un concetto che ritorna.
Ci sono spunti divertenti, come l’intervista televisiva in cui Ali racconta l’esperienza olimpica accompagnando le parole con un crescendo dell’inno americano.
Ci sono momenti di commozione assoluta.
Non nascondo di avere pianto davanti all’immagine di quell’uomo devastato dal Parkinson mentre accende il tripode ad Atlanta 1996. Quelle immagini mi avevano sempre commosso, ma mai sino alle lacrime. Stavolta sono uscite perché il racconto aveva saputo creare un esemplare crescendo di emozioni. In poco meno di un’ora Emanuela mi aveva raccontato mille storie, il cui filo conduttore era Muhammad Ali e la sua voglia infinita di vivere, di essere in contatto continuo con il mondo. Lo stacco su quello stesso uomo che ora tremeva incessantemente ha fatto scattare la molla dell’emozione. Non ho resistito. Ho pianto.
Il film ha altre grande intuizioni. Come quella di far seguire al fuoco olimpico del ’96, la nube di terrore dell’11 settembre 2001. Il momento che ha cambiato il rapporto tra Ali e il mondo.
C’è l’amore della gente per Muhammad. Ma c’è anche l’odio di un’America a cui quel negro dava davvero fastidio, un odio che gli hanno versato addosso senza pudore dopo la sconfitta contro Ken Norton a San Diego.
È un film che parla di un personaggio ingombrante, uno che ha riempito i vuoti di qualsiasi posto abbia visitato. Un grande pugile, una figura importante nella società americana, un simbolo per i neri d’America.
In un mondo in cui gli uomini di colore venivano impiccati e Billie Holliday ne cantava la tragedia chiamandoli “strani frutti pendono dagli alberi”, era arrivato un altro nero che urlava “Sono il più bello”. A molti sarà sembrata solo una battuta, a me quelle quattro parole hanno sempre dato l’idea di un grande momento rivoluzionario.
Ancora una volta Emanuela Audisio è entrata nel cuore della storia e ci ha lasciato mille spunti su cui riflettere.
Da Clay ad Ali. La metamorfosi”, guardatelo stasera alle 21:15 su Sky Arte (canale 120) e portatene con voi il ricordo per sempre.

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