Il massimo della noia. Ortiz delude. Scott pedala all’indietro e simula, un film già visto

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Ieri sera mi sono messo davanti alla Tv per il match tra i pesi massimi Luis Ortiz e Malik Scott. Una noia infinita. Ma anche qualcosa di già visto.

Malik Scott (38-3-1, 13 ko) ha corso per l’intero match e ha provato a farsi dichiarare out già al quarto round, ripetendo quanto fatto in passato.

Il 15 marzo 2014 Deontay Wilder lo ha messo ko alla prima ripresa con un colpo non andato totalmente a segno. Un destro che non sembrava devastante, ma che invece è risultato sufficiente per tramortire (in apparenza) Scott e farlo rialzare solo dopo il nove dell’arbitro. Questo gli ha permesso di mettere in atto una sceneggiata di protesta, ma solo quando si era totalmente convinto che non avrebbe più dovuto riprendere a combattere.

Il 20 luglio 2013 Derek Chisora lo ha sconfitto per kot 6 con un pugno che, seppure la televisione lo abbia mostrato da varie angolazioni, ha lasciato mille dubbi sulla sua efficacia.

A Montecarlo la scorsa notte il gentiluomo di Filadelfia ci ha riprovato.

Nel quarto round è andato giù, accusando un colpo alla nuca. Il pugno di Ortiz in realtà c’è stato e a mio avviso non era regolare, ma non era neppure così potente da generare un knock out.

Scott ha fatto di tutto per farsi dichiarare fuori combattimento, ma Jean Robert Laine è stato più furbo di lui e l’ha costretto a continuare.

L’arbitro francese è stato il migliore dei tre uomini sul ring.

E sì, perché anche Luis Ortiz (26-0, 22 ko) è stato totalmente deludente.

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Il numero 1 della Wba non ha portato una seria combinazione, è andato avanti con uno/massimo due colpi, non ha tirato più di due montanti nell’intero incontro, è stato incapace di tagliare la strada al fuggitivo Scott, non ha cercato di colpire il rivale alla figura nella speranza di affievolirne la mobilità di gambe. Contro un avversario che ha pedalato all’indietro per tutti e dodici i round non ha saputo trovare una sola contromossa. Tre knock down, due dei quali a mio avviso di scarso significato, e quindici punti di vantaggio non bastano ad assolverlo.

Luis Ortiz mi è sembrato stanco, monotono, in una fase discendente della carriera.

Un match da dimenticare in fretta, ma che mi ha comunque lasciato una certezza. Non mi metterò mai più davanti alla Tv se uno dei due contendenti risponderà al nome di Malik Scott.

È morto Perico Fernandez, mondiale al PalaEur di Roma per il titolo di Arcari

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È morto in un ospedale di Zaragoza l’ex campione Wbc dei superleggeri Perico Fernandez. Aveva 64 anni.

Il titolo l’aveva conquistato al Palasport dell’Eur, a Roma, il 1 settembre del 1974 in una riunione organizzata da Rodolfo Sabbatini. Aveva battuto ai punti con un contestato verdetto il giapponese Lion Furuyama. La corona era stata lasciata vacante da Bruno Arcari che dopo quattro anni di difese aveva dovuto rinunciare per l’impossibilità a rientrare nei limiti di peso della categoria.

Il mondiale lo spagnolo l’aveva poi perso per ko 8 il 15 luglio del ’75 contro Saensek Muangsurin, il tailandese passato professionista appena sei mesi prima e con due soli match all’attivo. Record ancora imbattuto.

Perico Fernandez aveva chiuso la carriera con 82 vittorie (47 per ko), 28 sconfitte e 15 pari.

In 25 si abbuffano nel ristorante di Paolone Vidoz, poi se la svignano senza pagare…

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Paolone Vidoz al telefono da Gorizia.
Medaglia di bronzo mondiale e olimpica, campione europeo da professionista. Un massimo che sapeva boxare e aveva pugno. Un ragazzo di una simpatia contagiosa. Ora è titolare dell’Agriturismo Alla Madonna, lungo la strada della Mainizza. E proprio lì, il nostro amico 46enne, è stato vittima di una zingarata degna di Amici miei.
“Paolo, ma che mi combini?”

Io? Sono loro che hanno combinato qualcosa a me.

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“Racconta”.
Sono entrati un un po’ alla volta nel mio agriturismo. Saranno stati venti, diciamo pure venticinque. Dalla loro parlata mi sembravano veneti, poi sloveni. Sono in una zona di confine, è normale. Poi mi hanno detto che era sinti. E allora ho pensato che in carriera ne ho conosciuti tanti e nessuno di loro mi ha mai dato una fregatura.

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“Qui il problema non era l’etnia, ma il comportamento”.
Vero. Hanno mangiato e bevuto. Poi un paio si sono avvicinati al bancone e mi hanno detto che si sentivano male, che andavano via. Altri hanno lasciato il tavolo. Ho capito che c’era puzza di bruciato, ma era troppo tardi. Sono rimaste due sole persone sedute. Un uomo anziano e un ragazzo. Mi hanno detto che sarebbero tornati il giorno dopo per pagare il conto.
“E l’hanno fatto?”
Quando mai! Mi son fatto fregare come un bambinone.

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“A quanto ammonta il danno?”
Non è tanto il danno economico, saranno stati più o meno 400 euro, che mi brucia. È che me l’hanno fatta sotto il naso. Però…
“Però, cosa?”
Mi dicono che non sono certo il primo e che in alcuni posti è quasi una moda.
“Diciamo che qualcuno ci prova, ma sono gruppi di tre, quattro persone. Venticinque tutte assieme credo sia un record”.

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E dire che dovrei essere cresciuto! Sono addirittura nonno!
“Auguri! Come si chiama la fortunata?”
Aurora.
“A proposito di nomi. Chi è che ha deciso di chiamare il tuo agriturismo Alla Madonna?”
E chi poteva essere se non la mamma.
“Il locale va bene, mi sembra”
Finché riesco a pagare il mutuo va bene… Io mi definisco amministratore delegato, non proprietario. Non ancora.
“In bocca al lupo Paolo. E attento, la prossima volta fermali quando sono usciti i primi dieci…”
Dario, ma va’…

Serena Williams gioca a tirare di boxe sulla spiaggia di Nassau alle Bahamas. Le foto

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Le foto sono apparse sul sito TMZ. La ritraggono al sole delle Bahamas. Corre, nuota, va in barca, gioca a pallavolo. Io, per deformazione professonale, sono stato colpito della immegini in cui si esibisce in una sceneggiata pugilistica con un suo amico.

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La boxe le piace. E non perché più volte qualcuno l’ha accostata a Mike Tyson. Se proprio dovessi fare un parallelo con Iron Mike lo farei per qualcosa che davvero li unisce. Non il fisico esuberante, né quella potenza devastante che intimidisce. Quello che per me avvicina Serena all’ex campione dei pesi massimi è la voce. Dalle loro bocche esce un suono dolce, flebile. Sembra impossibile possa nascere da un corpo così pieno di muscoli.
Al suo aspetto fisico la più piccola delle sorellone Williams ha sempre dato un gran valore. Ha avuto il merito di sdoganare la bellezza grandi forme. Sono in molti ancora oggi a non apprezzare le forme abbondanti, lei ha sempre lottato contro qualsiasi pregiudizio e alla fine si è imposta.
Pubblicità a sfondo sexy, foto nuda (e ritoccata) su ESPN Magazine, pose da predatrice su Sports Illustrated.

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Se girate sul web e cliccate “Serena Williams bikini” sarete sorpresi nello scoprire che a quel semplice comando corrispondono 11,4 milioni di risultati. Non si nasconde, non ha paura di esporsi. Anzi, sembra che questa ricerca continua della sensualità sia una sorta di sfida a chi per tanto tempo le ha rovinato la vita.
Non è stato facile accettare il mio fisico in questa società in cui sembra esistano solo i magri, ma ora posso dire di amare il mio corpo: nessuna atleta ha un seno come il mio. Ho imparato ad apprezzare le mie curve.”

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Il web, si sa, è feroce, aggressivo, cattivo.
È solo un uomo con due grosse tette!” è stato il commento più pacato.
Serena è arrivata ad accettarsi dopo un lungo percorso, fatto anche di sofferenze profonde. L’ha confessato nella sua biografia.
Un mio ex ragazzo mi ha strappato il cuore a metà. La cosa peggiore di quella storia era il fatto che mi aveva lasciato pensare che il lato sbagliato fossi io. Mi aveva lasciato pensare che fossi brutta. Spero rimpianga il modo in cui mi trattava. Vorrei restare nella testa di quel ragazzo, essere un ricordo costante di ciò che aveva e che ora ha perso. Vorrei ricordargli in ogni momento il modo squallido in cui mi ha tartassata. È stata davvero dura levarmi tutta quella sporcizia che mi aveva lasciato dentro.

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Il tempo del pianto e delle incertezze è finito.
Dopo avere vinto 22 titoli del Grand Slam, 71 tornei e l’85.7% delle partite giocate, Serena Williams ha conquistato il successo più grande. La capacità di accettare un fisico prorompente. Anzi, di esserne orgogliosa. E a Nassau, Bahamas, ne abbiamo avuto l’ennesima conferma.

 

Il libro sulla vita di Sandro Mazzinghi presentato l’8 dicembre a Roma. Ci sarà anche De Carolis

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Giovedì 17 novembre sarà in libreria “Anche i pugili piangono”, la tormentata storia di Sandro Mazzinghi campione del mondo dei medi junior, un uomo senza paura nato per combattere.

L’8 dicembre il libro sarà presentato a Roma all’interno della Fiera Nazionale della Piccola e Media industria (Sala Turchese, ore 19, Palazzo dei Congressi in piazza John Kennedy 1 all’EUR). Oltre all’autore interverranno: Giovanni De Carolis, già campione Wba dei supermedi; David e Simone Mazzinghi, figli del grande Sandro. Il giornalista radiofonico Federico Zamboni farà da relatore. L’attore Giuseppe Ippoliti leggerà alcune pagine dell’opera.

Il 16 dicembre “Anche i pugili piangono” sarà presentato a Le Clarisse in via Bulgaria 21 a Grosseto.

Sabato su FoxSportsPlus Intercontinentale massimi Wba: Ortiz vs Scott

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Su FoxSportsPlus (canale 205 del bouquet di Sky, dalle 20 alle 0:30) sabato 12 novembre da Montecarlo: Luis Ortiz (25-0) vs Malik Scott (38-2-1) vacante Intercontinentale Wba massimi; Jason Sosa (19-1-4) vs Stephen Smith (24-2-0) per il titolo Wba superpiuma; Jamie McDonnell (28-2-1) vs Liborio Solis (25-4-1) per il titolo Wba dei gallo.
Repliche: domenica 13 alle 12:30 su Fox Sports Plus (205), alle 21 su Fox Sports (204) e all’una della notte tra domenica e lunedì su Fox Sports (204), lunedì 14 alle 15.15 su Fox Sports (204). Le telecronache saranno di Mario Giambuzzi, il commento tecnico di Alessandro Duran.

De Carolis: Ero una macchina perfetta, ma il pilota pensava ad altro…

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Erin ha otto anni. È una bambina dolcissima.
Quando il papà è rientrato a casa dalla Germania lo ha travolto con un grande abbraccio, ha poggiato la testa sulla sua spalla e gli ha sussurrato qualcosa all’orecchio.

Papà, se vinci o se perdi ti voglio sempre bene. La cosa più importante è stare tutti assieme”.

Di solito piange quando lui è sconfitto. Non perché abbia paura, ma solo perché le dispiace vederlo triste.

Un attimo e poi all’abbracio si è unito anche Noah, tre anni e mezzo, un bambino vivace e attento.

Il papà si chiama Giovanni De Carolis e di professione fa il pugile.

Sabato notte sul ring di Potsdam ha perso per kot 12 il titolo Wba dei supermedi contro Tyron Zeuge.

È stata una serata storta” ha detto a caldo.

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Ho cercato di saperne di più.

Non ero al meglio, non avevo la fiducia che mi aveva accompagnato in altre occasioni”.

Problemi in fase di preparazione?

Nessuno. Avevo fatto tutto meticolosamente, avevo seguito i consigli del maestro, del preparatore. Fisicamente stavo bene”.

Troppa tensione?

Neppure questo”.

E allora? Aiutami a capire.

Era nella testa che qualcosa non andava. Non si è mai accesa la scintilla che mi ha aiutato in altre occasioni. Mi sono fatto troppe domande, ho avuto troppi dubbi. E più pensavo, più le cose andavano male”.

Un pugile è come ogni uomo, porta sul lavoro tutto se stesso. Pensieri e incertezze comprese. La vita non può scivolarti addosso senza poi lasciare tracce una volta che sali sul ring.

Dovrebbe invece essere così. Purtroppo sono uno che sta molto attento ai suoi equilibri e stavolta non li ho avuti. Nel match avrei dovuto pensare solo al combattimento, alla boxe. Non ci sono riuscito. Sia chiaro, la responsabilità è mia. Sono stato io a sbagliare, a commettere l’errore di farmi troppe domande e non riuscire a rendere al massimo. Ma non sono una macchina, sono un uomo e alla fine ho pagato proprio questo”.

Come racchiuderesti in una sola frase il giudizio sulla tua prestazione?

Ero come una macchina di altissima cilindrata guidata da un pilota che stava pensando ad altro”.

Dopo la prima metà del match è sembrato che fossi in affanno.

Era vero, ma non fisicamente. Tanto per restare nel campo motoristico, ero una macchina che, da un foro nel serbatoio, goccia dopo goccia stava perdendo tutto il carburante. Mi stavo svuotando di energie e purtroppo me ne accorgevo”.

Quando hai cominciato ad avere questa sensazione?

Da subito. Dall’inizio del match. E non puoi permetterti di boxare al 50% in un incontro per il titolo mondiale”.

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Ma fino alla settima i cartellini dicevano che eri avanti nel punteggio.

Facevo automaticamente quello che dall’angolo mi diceva Italo (Mattioli, il maestro ndr), ma non ci credevo fino in fondo. Ci ho messo tanto cuore. Boxavo più di rabbia che di tecnica”.

La discesa è cominciata all’ottavo round con tre ganci sul volto ed è proseguita nel decimo con un montante sinistro al fegato. Sono ricordi da incubo?

Sono sincero. Non ho avuto la sensazione di avere subìto colpi pesanti. Quel montante non è stato una coltellata al fegato, quei ganci non mi hanno scosso. E lo dico senza presunzione, con grande schiettezza. Era quello che avevo nella testa che non andava”.

E che c’era nella testa?

Dubbi, domande”.

Poi è arrivata l’ultima ripresa. Come ricordi quel momento?

Come una fase di grande amarezza. Dopo il primo conteggio mi sono rialzato arrabbiato, scoglionato. Lui è tornato all’attaco e io sono scivolato sulle corde. Ero veramente affranto, deluso. Poi l’arbitro ha detto che era finita”.

Ho avuto una curiosa sensazione, mi è sembrato che quel momento tu l’abbia vissuto quasi come una liberazione da una situazione che ti faceva impazzire perché non riuscivi a controllarla. Mi sbaglio?

No. Di certo non avevo alcuna intenzione di lasciare. Ma avevo dentro una sensazione strana. Mi ero accorto che non andavo, che era una serata storta. Oltre alla pesantezza del risultato, capivo che non ero riuscito a difendere il titolo al meglio delle mie possibilità. Nonostante mi fossi allenato al massimo e non avessi trascurarato nulla. Quando l’arbitro ha fatto il gesto che indicava la fine del match mi sono sentito contemporaneamente deluso, arrabbiato e sollevato. Difficile da spiegare”.

La gente del pugilato ti è comunque stata vicina.

Quelli che mi stanno accanto sono persone che mi vogliono profondamente bene, che mi dicono parole che servono a farmi stare meglio. Per questo adesso non provo rabbia. La gente al di là del risultato mi ha voluto scrivere parole di conforto, di stima. E questo mi ha aiutato”.
E adesso?

Dopo la prima sconfitta da professionista ho saputo rialzarmi e ricominciare. È quello che farò anche stavolta”.

In Germania?

Quasi sicuramente. Ho firmato un accordo con Sauerland, avrei combattuto ancora per lui sia che avessi vinto sia che avessi perso. E così sarà. Ho una grande voglia di ricominciare, di tornare in palestra, di ripresentarmi sul ring per il titolo”.

Chiuso il contratto con Davide Buccioni ora sei alla ricerca di un nuovo manager. Hai già fatto la scelta?

Sto valutando la situazione assieme a Italo Mattioli. Vedremo. Spero di trovare qualcuno capace di presentarmi un programma concreto, fatto di opportunità ben definite”.

Giovanni De Carolis è già rientrato in palestra.
Ha aperto la porta di Next, il locale di proprietà a Monterosi, ed è stato travolto dall’affetto dei suoi allievi. Bambini, ragazzi, anziane signore, uomini di una certa età. Lavora lì da nove anni e ha trasformato quello spazio da una palestra di pugilato a un luogo dove avere un rapporto migliore con il proprio fisico.

Noah ed Erin sono da qualche parte che giocano. Un abbraccio al papà, poi tornano a correre.
Le giornate riprendeno lentamente con il loro ritmo regolare.
Nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante quanto forte tu colpisca, l’importante è come tu sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente!
Sylvester Stallone lo dice nel film Rocky Balboa, ma in fondo può essere benissimo la chiave di lettura della nostra vita. Soprattutto di quella di un pugile…

 

De Carolis tornerà a combattere in Germania, un match e poi (forse) il titolo…

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Giovanni De Carolis tornerà a combattere in Germania.

Alla vigilia del match per il titolo Wba dei supermedi contro Tyron Zeuge ha firmato un accordo che lo legava per un altro incontro, sia in caso di vittoria che di sconfitta, con il team Sauerland.

Lo stesso Sauerland gli ha confermato il rispetto dell’impegno nel corso della conferenza stampa che ha seguito il combattimento.

L’alternativa potrebbe essere un incontro in Danimarca. Ancora non si conosce, ovviamente, né data, né luogo, nè rivale.

L’altro aspetto positivo è che in caso di successo in quella sfida, il pugile romano potrebbe rientrare nel giro degli incontri mondiali. Servirà una grande prestazione per convincere il promoter tedesco, attualmente euforico per il rinnovo del contratto televisivo con Sat 1 e per la possibilità di mostrare sui teleschermi un campione di casa come Zeuge.

Chiuso il contratto con Davide Buccioni, De Carolis sta cercando un accordo con un nuovo manager. Sembra che la nuova scelta possa cadere sul romano Andrea Marcelli.

FoxSports, vedremo in diretta anche Scarpa, Lomachenko e Crawford!

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Presi!
FoxSports continua a mettere assieme programmi di alto livello pugilistico. Le riunioni (clou e match principali) di cui ha acquistato i diritti televisivi saranno trasmesse in diretta.
Prima le novità.
Il 26 novembre dalla Wembley Arena di Londra vedremo Andrea Scarpa (20-2-0, 10 ko) difendere il titolo Wbc Silver dei superleggeri contro Ohara Davies (13-0, 11 ko). Il 29enne foggiano trapiantato a Torino ha conquistato la cintura con una grande prestazione contro John Whayne Hibbert, sconfitto per kot 6 il 25 giugno scorso. Stavolta l’ostacolo sarà ancora più difficile, ma Andrea è pronto a dare un’ulteriore conferma dei suoi mezzi.
In cartellone tra l’altro: superwelter (vacante Internazionale silver Wbc) Ben Hall (9-0-1) vs Carson Jones (39-11-3); superpiuma (titolo del Commonwealth) Martin Joseph Ward (15-0-2) vs un avversario che non è stato ancora scelto.
La serata segnerà il debutto al professionismo di Katie Taylor, campionessa olimpica e cinque volte vincitrice del mondiale dilettanti.
Completeranno lo show altri dieci match.

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Poco dopo, nella notte tra il 26 e il 27 collegamento in diretta con Las Vegas per la riunione imperniata su Valery Lomachenko (6-1-0) e Nicholas Walters (26-0-1) per il titolo Wbo dei superpiuma.
Il 10 dicembre diretta da Manchester per una serata di grande boxe, il clou sarà la sfida tra Joshua e Molina per la corona Ibf dei massimi.
Il cartellone: massimi (titolo Ibf) Anthony Joshua (17-0) vs Eric Molina (25-3-0); supermosca (titolo Wba) Luis Concepcion (35-4-0) vs Khalid Yafai (20-0); massimi (titolo Commonwealth) Dillian White (19-1-0) vs Dereck Chisora (26-6-0); mediomassimi (titolo del Commonwealth) Hosea Burton (18-0) vs Frank Buglioni (18-2-1).

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In programma anche Scott Quigg (piuma, 31-1-2), Marcus Morrison (superwelter, 13-0), Callum Johnson (mediomassimi, 16-0).
Katie Taylor combatterà il suo secondo match da professionista.
L’organizzazione Matchroom ha venduto  17.000 biglietti in un solo giorno. Acquistati quasi tutti i biglietti per i posti popolari. Restano quelli da 100 a 500 sterline (da 112 a 560 euro), oltre alle poltrone Vip da 1000 euro. La capienza dell’Arena è di 21.000 posti.
Poco dopo, nella notte tra il 10 e l’11 dicembre, collegamento con Omaha (Nebraska) per la riunione imperniata sul titolo Wbc/Wbo dei superleggeri tra Terence Crawford (29-0) e John Molina jr (29-6-0).

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La conferma.
Su FoxSportsPlus (canale 205, dalle 21 alle 0:30) sabato 12 novembre da Montecarlo: Luis Ortiz (25-0) vs Malik Scott (38-2-1) vacante Intercontinentale Wba massimi; Jason Sosa (19-1-4) vs Stephen Smith (24-2-0) per il titolo Wba superpiuma; Jamie McDonnell (28-2-1) vs Liborio Solis (25-4-1) per il titolo Wba dei gallo.
Le telecronache saranno di Mario Giambuzzi, il commento tecnico di Alessandro Duran.

Il caso Manuel Charr, il massimo a cui la Wba ha promesso una sfida mondiale

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Manuel Charr è il numero 8 della World Boxing Association nei pesi massimi.

Ad agosto era 15.

Nei suoi ultimi tre incontri ha perso per ko 5 contro il massimo leggero Mairis Briedis (6 centimetri più basso e 14,5 kg più leggero del tedesco di origini libanesi) e vinto contro il bielorusso Andrei Mazanik che poco più di due mesi prima di quella sfida era stato messo ko da Smir Nebo. Mazanik è numero 574 nel ranking di boxrec, che non sarà il libro della verità, ma un’idea sul valore di questo pugile la offre. L’ultima volta che Charr è salito sul ring ha sconfitto Sefer Seferi, a fatica nella Top 100 della categoria.

Il colosso tedesco è stato protagonista di un bel salto in avanti, nonostante abbia perso tre volte negli ultimi sette incontri (in due occasioni per ko).

La Wba lo ha nominato campione Intercontinentale e gli ha promesso una sfida per il titolo entro il 2017 contro il vincente di Browne vs Briggs.

Lui ha già annunciato un match in gennaio.

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La comunicazione della qualifica di campione Intercontinentale è stata fatta dal sito ufficiale dell’Associazione, lo stesso che ha come notizia più importante del mese la partecipazione di Gilberto Jesus Mendoza jr alla maratona di New York…

Mendoza junior, la cui famiglia governa la Wba da trentadue anni, è il presidente di questo Ente resosi protagonista negli ultimi tempi di rare perle di saggezza.
Manuel Charr non è in classifica per Wbc, Ibf, Wbo.