Il silenzio di Dylan sul Nobel è come una pietra che rotola, un pugile che non replica…

LOS ANGELES, CA - FEBRUARY 06:  Bob Dylan speaks onstage at the 25th anniversary MusiCares 2015 Person Of The Year Gala honoring Bob Dylan at the Los Angeles Convention Center on February 6, 2015 in Los Angeles, California. The annual benefit raises critical funds for MusiCares' Emergency Financial Assistance and Addiction Recovery programs. For more information visit musicares.org.  (Photo by Kevin Mazur/WireImage)

Tre giorni fa ho scritto sul blog un articolo in cui sottolineavo i legami esistenti tra Bob Dylan e la boxe. Ora mi sento di dire che il menestrello di Duluth, poeta e musicista di immenso talento, ha davvero poco a che fare con lo spirito del pugilato.
La boxe è uno sport che esalta la volontà di affrontare ogni evento. Un pugile non scappa dal ring, non si nasconde per non replicare a un avversario, non evita di affrontare la situazione. Se non attacca, almeno si difende. Se non condivide, pensieri o pugni che siano, lo fa sapere apertamente.
Rispetto per sè e per gli altri. È una sorta di comandamento da onorare nello sport in generale, nella boxe in particolare.
A una settimana dalla notizia dell’assegnazione del premio Nobel, Bob Dylan non ha ancora risposto all’Accademia Svedese che quel riconoscimento gli ha assegnato.
Ho chiamato e mandato email ai suoi collaboratori più stretti e ho ricevuto risposte molto cordiali. Per ora è sicuramene abbastanza” ha detto Sara Danius, segretaria permanente dell’Accademy.
Con un’intuizione che a me pare davvero felice, il quotidiano britannico The Guardian ha titolato:
Nobel panel gives up knocking’ on Dylan’s door.
Un messaggio che riporta la notizia (la giuria del Nobel smette di bussare alla porta di Dylan) citando una delle più note canzoni del menestrello (Knockin’ on Heaven door).
L’atteggiamento del poeta/musicista è estremamente sgradevole.
Non vuoi il Nobel?
Basta dire: No, grazie.
Non te ne frega niente?
Basta dire: Non mi interessa.
Il silenzio è offensivo.
Ma l’atteggiamento dei media è accondiscendente. Pur di non inimicarsi milioni di fan, e non apparire come dei reazionari, hanno preferito cercare fantasiosi messaggi.
Why try to change me now”” è stata la cover di chiusura di uno dei tre show che Dylan ha tenuto a Las Vegas. Perché tentate di cambiarmi ora non è stato visto come un omaggio a Frank Sinatra, ma come un sengale lanciato all’Accademia Svedese.
Domenica, al Cosmopolitan di Las Vegas, ha cantato “Simple twist of fate” (un semplice scherzo del destino) suonando la chitarra. Erano vent’anni che non portava la chitarra sul palcoscenico. È bastato perché il segnale fosse decriptato come un messaggio rivolto ancora una volta all’arrivo del Premio Nobel.
Non credo sia necessario andare avanti.
Il 10 dicembre a Stoccolma Re Carlo XVI Gustravo di Svezia consegnerà le onorificenze.
Se non vuole venire, non verrà. Sarà comunque una grande festa” ha tagliato corto Sara Danius.
Un pugile non si sarebbe mai comportato così. Lui gli avversari li affronta a viso aperto e a fine match li abbraccia. Complimentandosi con loro se hanno vinto, dicendo parole di consolazione se hanno perso.
Quanti giorni dovranno passare
Prima che lui risponda alla Svezia?
Quanti mari il Nobel dovrà attraversare
Prima di riposare tra le sue braccia?
Sì, quante volte dovranno chiamarlo
Prima che lui si faccia sentire?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento….

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