La boxe e le bufale dei giornali: online o cartacei, non fa distinzione…

gazz

Il 10 ottobre Daiane Ferreira Da Silva, cittadina brasiliana, scrive sul suo profilo Facebook di essere stata aggredita da tre persone e di averle sopraffatte grazie alla sua tecnica pugilistica.

Un paio di giorni dopo su alcuni giornali esce la notizia.

gazzasito

Campionessa di pugilato brasiliana stende tre pakistani che l’avevano aggredita.

Passano le ore e la notizia cambia.

Pugilessa brasiliana stende tre pakistani.

Ancora qualche ora.

Pugilessa brasiliana stende tre extracomunitari. Ma la polizia non conferma la versione.

Oggi siamo arrivati a una nuova puntata.

La polizia smentisce la versione di Deiane Ferreira Da Silva.

libero

La brasiliana è stata denunciata per simulazione di reato e procurato allarme.
Le forze dell’ordine precisano di non avere ricevuto mai alcuna telefonata al 113 relativa ai fatti, di non avere notizia di persone sospette nella zona nelle ore indicate, di non avere mai mandato alcuna pattuglia sul luogo dove avrebbe avuto luogo il tentativo di violenza.

Qualcuno nel mondo della boxe si chiede: Anche la bufala! Perché dobbiamo continuare a farci del male?
Io dico. Perché piangersi addosso? Il pugilato in questo caso c’entra davvero poco.

La presunta campionessa era stata presentata dai giornali come atleta in possesso del pass olimpico, costretta a rinunciare ai Giochi di Rio 2016 solo per colpa di un maledetto infortunio. In realtà non aveva passato alcuna qualificazione olimpica e campionessa internazionale non lo era mai stata.

gazzagiornale

A finire ko stavolta sono stati i giornali, anche quelli importanti, non certo la boxe. E, attenzione, dico giornali non giornalisti. I primi si identificano in direttori, capi redattore e capi servizio. I secondi in colleghi che spesso dovrebbero battersi oltre le loro forze per far prevalere una visione più serena delle vicende trattate.

Davanti a una notizia allettante (donna stende tre uomini a suon di pugni) non si sono fatti tante domande. Fin dall’inizio la polizia aveva posto mille e un dubbio. Eppure i titoloni (compresi richiami in prima pagina) davano per certo il fatto.

Dico io: prima di pubblicare, è così difficile cercare di capire se si tratti di verità o di dubbia interpretazione della realtà?

Purtroppo non ci troviamo certo a un fatto nuovo.

Ricordo come fosse oggi quando in redazione al Corriere dello Sport, dove lavoravo, arrivò un dispaccio di agenzia che annunciava la sfida tra Julio Cesar Chavez padre e Julio Cesar Chavez figlio. Fui immediatamente chiamato dal direttore.

Una pagina all’interno, pezzo in prima, fondino per stigmatizzare lo scandoloso match.

Alzai il telefono e chiamai Dan Goossen negli Stati Uniti. Il dispaccio lo indicava come organizzatore dellincredibile evento.

Un flash di agenzia dice che Chavez padre e figlio si affronteranno in un regolare match a Las Vegas. Confermi?

“Mai siete pazzi? Primo non metterei mai in piedi una cosa del genere. Secondo il figlio combatterà tra venti giorni contro un altro avversario.”

Tornato al piano superiore e informato direttore e staff mi trovai davanti a una sfilata di facce deluse.

“Ma è una notizia che farà parlare il mondo intero.”

Sì, ma è anche una notizia che non è vera, quindi: non esiste.

“Ma domani la pubblicheranno con ampio risalto tutti i giornali.”

Se basta inventare per finire in prima pagina, possiamo fare di meglio. Scriviamo di una sfida tra il Presidente degli Stati Uniti e Topolino.

“Esci da questa stanza.”

Niente pezzo in prima, niente pagina sull’evento. Solo cinquanta righe per raccontare come una notizia falsa sarebbe andata a riempire le prime pagine di tutti i giornali.

Cosa che puntualmente accadde.

rds

Sdegno e insulti contro la boxe, contro l’ultima frontiera, contro il muro dell’etica preso a pugni. Nessuno il giorno dopo penso però di rivoltare su di sè quegli stessi insulti…

Ne restammo fuori in tre.

Claudio Colombo del Corriere della Sera, Massimo Lopes Pegna della Gazzetta dello Sport e io per il Corriere dello Sport. I tre che avevano controllato la veridicità della notizia. Cosa che dovrebbe rappresentare la normalità nel mondo dell’informazione.

Oggi la serie Amica Bufala registra l’ennesima puntata con la vicenda di Pordenone.

Era così difficile mettere almeno sullo stesso piano la versione originale (sul momento incontrollabile) e quella della polizia (che smentiva da subito quanto affermato nella versione originale)?

Ancora oggi nei giornali vale la famosa frase detta da un mio collega dopo avere creato ad arte una notizia “ricamandoci sopra” (come si dice in gergo).

Non è vera, ma è bella.”

eurosport

P.S. A questo punto della storia vedo già il sorriso sul volto del mio amico e collega Stefano Semeraro, pronto a ricordarmi di quella volta in cui (tanto tempo fa) un mio articolo fu titolato: Oggi Venus Williams si ritira. Cosa che lasciò nel panico l’intero mondo dei giornalisti sportivi che si occupavano di tennis. Venus ancora gioca. E in quel mio pezzo (cercatelo nella collezione del Corrriere dello Sport) non c’era assolutamente scritto che lei si sarebbe ritirata. Fu un’interpretazione del tutto personale del titolista. Solo che nessuno conosce il suo nome, e io non lo rivelerò neppure sotto tortura. Ma chi è del giro ricorda perfettamente il mio…

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