I racconti del maresciallo. De Camillis, una vita tra boxe e polizia

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Il maresciallo racconta.

La nostra storia parte da Donna Olimpia, zona Monteverde, Roma.

Così passavano i pomeriggi a far niente, a Donna Olimpia, sul Monte di Casadio, con gli altri ragazzi che giocavano nella piccola gobba ingiallita al sole… Oppure andavano a giocare al pallone lì sullo spiazzo tra i Grattacieli e il Monte di Splendore, tra centinaia di maschi che giocavano sui cortiletti invasi dal sole, sui prati secchi, per via Ozanam o via Donna Olimpia, davanti alle scuole elementari Franceschi piene di sfollati e di sfrattati.  (Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita).

Il maresciallo capo Claudio De Camillis a Donna Olimpia è nato.

Alla Gianicolense, in piazza San Giovanni di Dio, ha scoperto la boxe.

A insegnare pugilato c’era Gigi Proietti.

Luigi detto Gigi, il sor Gigi, procuratore di pugili, amministratore  di uomini e di anime, manager dalla a alla zeta. Allenatore raffinato, abile uomo d’angolo, uno stratega come pochi. (Franco Esposito, Nel nome del padre del figlio e dello sport).

In quella palestra, che nel tempo diventerà la Efrati Leone, sono passati Giulio Rinaldi, Enzo Petriglia, Mario Lamagna, Domenico Tiberia, Tommaso Galli, Mario Romersi.

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Era il luogo sacro dove maestri come Fausto Alegiani e Sangiorgi spiegavano ai ragazzini come la boxe fosse soprattutto sacrificio.

Per sei mesi mi sono messo tutti i giorni davanti allo specchio solo per imparare a tirare il sinistro” ricorda Claudio.

E a Monteverde il papà Emilio una palestra l’ha anche messa su.

La De Camillis Boxe, in via Paola Falconieri. Papà aveva dentro la passionaccia. Per toglierci dalla strada ha convinto me e i miei due fratelli a salire sul ring”.

Marco ha vinto anche un titolo nazionale novizi, poi ha deciso che il ballo sarebbe stato il suo futuro. Ha lavorato con Raffaella Carrà, Pippo Baudo. Da vent’anni è uno stimato coreografo che vive a Lisbona, in Portogallo.

Vincenzo, detto Enzo, due anni da professionista come superwelter. Imbattuto, sette vittorie e un pari. Presa la laurea ha lasciato il ring. È un architetto che lavora nel cinema come scenografo e a volte regista.

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Poi c’è lui, Claudio. Esordio da minimosca e come ricordo da incorniciare la finale dei campionati italiani da superwelter. In platea, al Palazzetto dello Sport di viale Tiziano, centoventi Vigili del Fuoco (è in quel corpo che ha fatto il militare) in divisa. Tutto esaurito. Era il 1977, una stagione felice per la boxe romana. Ogni venerdì una riunione. Roberto Felicioni, Nicola Cirelli, Lino Lemma, Rosario Sanna in cartellone.

Quella finale De Camillis l’ha vinta contro un avversario forte, un picchiatore allenato da Pipero Panaccione alla Santa Croce.

Avrei scommesso casa sulla vittoria del mio Fioretti, ma tu lo hai battuto. Sei stato bravo”.

De Camillis ha continuato a tirare di boxe per divertimento. I suoi compagni di avventura si chiamavano Pomponi, D’Elia, Grillone, Zaccheo. A Roma e nel Lazio non c’era certo crisi di vocazioni

La passionaccia era entrata anche nel cuore di Claudio. Chiusa l’attività si era arruolato in Polizia, poi era diventato arbitro. Agli inizi degli anni Ottanta cominciava l’attività con il Gruppo Sportivo Fiamme Oro, nell’89 diventava il più giovane capo settore del pugilato. Aveva solo 31 anni.

I primi pugili di quel periodo si chiamano Michele Piccirillo e Giorgio Campanella. Nel ’99 arriva un colosso con la faccia seria seria e la voglia di andare lontano.

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Si chiama Roberto Cammarelle. Ha mantenuto la promessa. Con il tempo ha vinto oro, argento e bronzo alle Olimpiadi ed è stato per due volte campione del mondo.

Sì, penso proprio sia il più forte dilettante italiano di sempre. Non solo per le medaglie conquistate, ma anche per la voglia infinita di allenarsi. Roberto ha la testa del pugile, non è mai stanco e ha sempre il desiderio di imparare”.

A maggio, quando Claudio De Camillis è andato in pensione, ha lasciato il suo posto da capo tecnico proprio a Cammarelle. Così, da qualche mese, il vincitore dei Giochi di Pechino è sceso dal ring e ha indossato i panni del dirigente.

I ricordi di trentaquattro anni nelle FF.OO si intrecciano.

De Camillis cerca di metterli in fila, poi si rende conto che è difficile. E allora li elenca, così come gli vengono in mente.

Come dimenticare la trasferta a Berlino. C’era la crisi, sembra che nel nostro Paese ci sia sempre stata, e allora ci avevano detto di risparmiare. Siamo andati su in pullman. Prima sosta a Bolzano, una dormita in caserma e la mattina dopo seconda tappa nei dintorni di Monaco. Dopo due giorni di viaggio siamo arrivati a destinazione. È la prima cosa che mi viene in mente. Ricordo anche un risultato sorprendente. La vittoria del mediomassimo Matteo Giovannini agli Assoluti di Roma a fine anni Ottanta. Non l’avrei mai pensato. Mi rese felice”.

Con le Fiamme Oro di De Camillis hanno combattuto, oltre a Cammarelle, anche Russo, Picardi (“Lo convinsi ad arruolarsi proprio quando aveva deciso di chiudere con il pugilato”), Valentino.

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Due atleti della Polizia saranno presenti nel pugilato anche ai Giochi di Rio 2016: Manuel Cappai e Irma Testa.

Spero che tornino con una medaglia, devono regalarci questa gioia”.

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De Camillis ha aperto la sezione di pugilato femminile in seno alla Polizia. Le soddisfazioni non sono mancate. Oltre a Irma Testa ha raccolto un risultato prestigioso anche Alessia Mesiano che quest’anno ad Astana è diventata campionessa del mondo nei 57 chili.

L’intera esperienza di Claudio con le FF.OO è stata appagante.

Ho dato tanto, ho ricevuto tantissimo. Devo ringraziare tutti, in particolarmodo il capo della Polizia, Antonio Manganelli. Ci è stato sempre vicino. E noi lo abbiamo ripagato. Non salivamo sul podio olimpico da Roma 1960, siamo diventati una presenza fissa ”.

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Cosa sarebbe il pugilato dilettantistico italiano senza i gruppi militari?

Diciamo che siamo importanti. Diamo uno stipendio e un futuro a tutti gli atleti della nazionale. Senza i gruppi militari sarebbe davvero dura”.

Da arbitro si è tolto molte soddisfazioni.

Ha diretto all’Olimpiade di Atene 2004; ai Mondiali di Argentina ’98, Cuba ’00, Ungheria ’02, Thailandia ’03 e Cina ’05 dove è stato eletto miglior arbitro del mondo. Ha diretto anche in due edizioni della World Cup: Mosca 2005 e Baku 2006.

L’ultimo match Aiba è datato 2007, Giochi Panamericani di Rio. Poi è entrato nel Comitato Esecutivo, da cui è uscito per motivi personali nel 2011. Oggi, per hobby, sale sul ring in Portogallo per dirigere qualche match professionistico.

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Nato alla scuola di Bellagamba e Tallarico, fatica a ritrovarsi nella classe arbitrale della nuova Aiba.

Una volta c’era più selezione. Questo permetteva una scelta migliore e costringeva gli arbitri stessi a cercare di dare il massimo per vincere una concorrenza che era spietata. Il modo di dirigere il match era personale, modellato sulle proprie caratteristiche. Oggi mi sembrano tutti uguali. Spero che abbiano la stessa passione che avevamo noi”.

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La nostra storia, per ora, si ferma qui.

Claudio De Camillis ci ha fatto percorrere cinquant’anni di boxe. Ne aveva otto quando papà Emilio l’ha portato per la prima volta in palestra. Ne ha 58 ora che se ne è andato in pensione.

Riposo e basta?

A dire la verità, la Polizia mi ha nominato supervisore del settore giovanile con particolare riferimento al pugilato. La passionaccia non mi abbandona mai…

2 pensieri riguardo “I racconti del maresciallo. De Camillis, una vita tra boxe e polizia

  1. In tutto questo c’e’ da domandarsi una cosa : Perche per hobby, sale sul ring in Portogallo per dirigere qualche match professionistico e non lo fa’ in… Italia ?

    1. Ho girato la domanda a Claudio De Camillis che mi ha risposto così: “Non mi piace l’ambiente. Io non devo far carriera, voglio solo divertirmi e qui ci sono troppe gelosie”.

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