Falcinelli risponde su professionismo, dilettantismo e scelte dell’Aiba

falcinelli-1Ricevo dal vice presidente dell’AIBA Franco Falcinelli una lettera in risposta al mio articolo https://dartortorromeo.com/2015/11/06/falcinelli-dopo-lolimpiade-ce-il-professionismo-non-siamo-mica-un-paese-dellest-era-il-1988/.
Pubblico volentiero la risposta e mi permetto a chiusura del suo intervento alcune veloci considerazioni.

Caro Torromeo,
mi ero ripromesso di non rispondere alle tue ricorrenti e provocanti documentazioni. Ma questa volta non ho saputo resistere alla opportunità di ristabilire la verità.
Ho letto che mi attribuisci un equivoco comportamento verso il pugilato professionistico. L’atteggiamento attuale, come Vice Presidente AIBA, in contrapposizione a quello che avevo ai tempi di Giovanni Parisi.
Sono pertanto costretto a correggere le tue interpretazioni sulla mia coerente visione del professionismo pugilistico.
Sono stato da sempre a favore del pugilato professionistico !!
Quando la Federazione aveva tanti soldi, subito dopo Los Angeles, proposi al presidente Marchiaro di poter costituire un “Centro Federale FPI” per un adeguato allenamento dei pugili professionisti.
La FPI avrebbe dovuto assicurare il sostegno logistico, l’assistenza sanitaria e terapeutica (dietologo, psicologo, fisiomassoterapista), la preparazione atletica e tecnica per tutti i pugili italiani che erano chiamati a disputare competizioni europee, internazionali e mondiali. I Manager ed i Promoter avrebbero potuto continuare autonomamente a predisporre e condurre la programmazione delle competitizioni e dei grandi eventi pugilistici.
Questo impegno diretto della FPI avrebbe garantito ai nostri migliori atleti la necessaria sicurezza per gareggiare ai massimi livelli anche nel difficile percorso del professionismo.
La mia proposta non ebbe successo per alcuni comprensibili motivi:
1. -il progetto sarebbe costato troppo alle casse federali e la forte componente dilettantistica che in quei tempi poteva contare su abbondanti “contributi a pioggia” avrebbe penalizzato elettoralmente i dirigenti federali
2. -in quel periodo vi erano già in funzione ben tre Centri di allenamento per i professionisti : Bogliasco (Agostino/Fernet Branca)- Milanello poi sotituito con Rimini (Branchini/Totip) – Perugia (Gresta/Spagnoli/Chiabolotti)
3. -la paura di qualche Manager di venire schiacciato da un controllo tecnico federale che avrebbe impedito qualche programmazione improvvisata e talvolta in contrasto con i principi della metodologia e della conduzione etica degli atleti.
E’ pertanto vero che ero assolutamente a favore al passaggio al professionismo, perché allora anche i campioni del ring potevano guadagnare “borse” degne di un professionista dello sport.
Rosi, Oliva, Stecca, Damiani, Parisi tanto per citare i più grandi atleti che ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio lungo percorso di Allenatore , hanno avuto ingaggi e ricevuto compensi importanti per le loro prestazioni professionistiche.
Con la fine della carriera di Parisi ed il disimpegno dell’ultimo grande Promoter del pugilato italiano, Andrea Locatelli, il nostro sport a livello professionistico si è lentamente ed inesorabilmente logorato per ragioni interne ed internazionali
La proliferazione delle sigle organizzative, la mancata continuità della RAI e Mediaset di finanziare la boxe professionistica; il deserto creato dalla sponsorizzazione per la perdita di credibilità degli eventi pugilistici e la carenza delle star del ring hanno rallentato sensibilmente l’adesione al professionismo.
La carente attrattiva economica, gli ingaggi inesistenti o camuffati, le inconsistenti borse per i titoli continentali e mondiali hanno consigliato i nostri valorosi azzurri a rimanere dilettanti.
Cammarelle, Russo, Valentino, Picardi, Mangiacapre ed altri hanno preferito un futuro sicuro nella Polizia di Stato, nell’Esercito Italiano, nelle Fiamme Azzurre o nel Corpo Forestale dello Stato, confidando nella certezza dei premi delle medaglie e delle prestazioni Internazionali ed Olimpiche.
Nessuno li ha forzati a rimanere in azzurro. E’ stata una loro libera scelta.
In qualità di Presidente Federale ho condiviso la loro scelta ed insieme al Consiglio Federale abbiamo cercato di agevolare finanziariamente le loro aspettative anche perché hanno regalato al pugilato i migliori anni della loro gioventù ed un enorme prestigio sportivo al nostro Paese.
Ma la prospettiva di poter dare ai nostri migliori atleti un futuro professionistico non mi ha mai abbandonato. Far guadagnare più soldi a chi ha talento; mantenere viva l’impareggiabile spettacolarità del pugilato professionistico; riattivare l’interesse dei media e del mercato sportivo globale sono state le principali motivazioni che hanno indotto l’AIBA a progettare l’APB.
La missione dell’AIBA è migliorare, promuovere e dirigere il pugilato mondiale in tutte le sue forme. Il Presidente Ching Kuo WU ha fatto una scelta coraggiosa e rivoluzionaria, condivisa dalle 197 Federazioni Nazionali affiliate, e ha dato una opportunità a tutti i migliori atleti che militano nel pugilato olimpico e a tutti quei pugili, già professionisti con meno di 20 combattimenti, di potersi misurare in una competizione di 6-8-10 rounds ed al tempo stesso qualificarsi per i prossimi Giochi Olimpici di Rio 2016.
Siamo agli esordi di una storica innovazione. Un bilancio è prematuro, ma l’obiettivo di superare la catastrofica frammentazione delle sigle; la volontà di recuperare l’entusiasmo di milioni di fans e la credibilità nei piccoli e grandi eventi; riconquistare l’interesse dei media e degli sponsor, ritrovare i grandi protagonisti del ring tra gli atleti più remunerati del mondo come avveniva nel passato, rimangono fondamentali obiettivi dell’AIBA e se lo sarà anche per le maggiori Sigle professionistiche mondiali potremo riconsegnare la boxe ad un’unica Federazione Internazionale, come accade per tutti gli sport che possono vantare un solo campione del mondo in ogni specialità.
Franco Falcinelli

——–

Caro Falcinelli,
da sempre sostengo che vista dalla parte dei pugili  e considerando la situazione finanziaria del settore in questi ultimi anni la scelta fatta di restare dilettante a vita  sia stata saggia. Questo però li rende pugili non completi, perché si sono negati la possibilità di misurarsi con i migliori. Per quanto riguarda l’APB credo che la realtà sia sotto gli occhi di tutti. Il livello medio del torneo, a definirlo con un eufemismo, è medio basso. Ma questo è un discorso soggettivo, quello che è invece certo oggettivamente è l’atteggiamento dell’organizzazione di cui sei vice-presidente. Come puoi giustificare il diktat: o venite in esclusiva con noi o non partecipate alle Olimpiadi? Come puoi giustificare in un mercato del lavoro aperto a tutti la negazione del confronto con pugili professionisti di altre sigle, anzi con atleti impegnati in qualsiasi sport da combattimento? Questo e altro non mi piace della gestione Aiba. Ma mi fermo qui perché rischierei di essere lungo anch’io. Due sole precisazioni. Non ci trovi nulla da ridire sul fatto che l’intera nazionale di pugilato italiana sia composta da atleti dei corpi militari che sono sostenuti da soldi pubblici? E per chiudere, un ricordo. Dopo Los Angeles, prima di scegliere la Federazione, sei stato a lungo tentato di andare a lavorare a Garbagnate con la Totip di Branchini (ricordi?). E a quei tempi i soldi c’erano come tu stesso sottolinei nella tua lettera. Quindi, davanti alla scelta tra l’avventura del professionismo e la certezza federale hai scelto la seconda. Forse tutta questa passione per i pro non l’avevi neppure allora…(d.t.)

Advertisements

One Comment Add yours

  1. Franco Falcinelli says:

    Caro Dario
    grazie per aver iospitato la mia fin troppo lunga lettera.
    Due cose mi preme ribadire:
    1) Il coinvolgimento del pugilato professionistico corrente e quindi con i Promoter delle maggiori sigle professionistiche avrebbe creato un percorso impossibile in questa prima esperienza olimpica.
    Abbiamo necessariamente seguito la filosofia dello “step by step”.
    Il Presidente WU ha comunque ottenuto uno storico successo allorchè i pugili cubani dopo 60 anni hanno ricominciato a combattere sul ring senza maglietta!!
    Nessuno ha evidenziato questo grande successo del Presidente dell’AIBA .
    2) Non aderii alle richieste dei promoter professionistici, perchè nessuno volle farmi un contratto che non fosse legato alle percentuali sulle borse dei pugili. Non avrei mai accettato di essere remunerato dagli atleti che avrei allenato.
    Spero che il nostro chiarimento si chiuda qui. Grazie.

    Franco Falcinelli

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s