Mondiali Youth in Polonia. Perde per ko, operato al cervello, muore un diciottenne giordano


Tragedia ai Mondiali Youth (riservati ad atleti di 17 e 18 anni di età) in corso a Kielce, in Polonia.
È morto il giordano Rashed Al-Swaisat (a sinistra nella foto).
Venerdì 16 aprile era stato sconfitto per ko al terzo round dall’estone Anton Winogradow, nella categoria mediomassimi (81 kg).
Crollato a terra, aveva perso conoscenza. Immediatamente i dottori di servizio avevano prestato le prime cure, era stato poi portato d’urgenza in ospedale dove nella notte era stato operato al cervello.
Ricoverato in terapia intensiva, non aveva dato segnali di miglioramento.
Martedì 27 aprile se ne è andato via per sempre. Aveva 18 anni.
L’AIBA ha rilasciato una breve dichiarazione: “È con profonda tristezza che abbiamo appreso della scomparsa di Rashed Al-Swaisat, pugile della Giordania. Era stato ricoverato in ospedale il 16 aprile in seguito a un match durante i Campionati mondiali giovanili AIBA. Rashed è nei nostri cuori e nelle nostre preghiere. Il nostro pensiero va alla famiglia, agli amici e ai compagni di squadra, ai quali porgiamo le nostre più sincere condoglianze”.
La polizia polacca ha aperto un indagine sull’incidente.

Bach: “Vogliamo la boxe ai Giochi, parità tra uomini e donne”

Notizie in arrivo da Sydney (fonte l’agenzia Reuters).

Un passo in avanti per il pugilato olimpico. Thomas Bach, presidente del CIO, è un sostenitore della boxe nel programma olimpico e lotta contro chi vorrebbe invece escluderlo. Questo si sa, ma sentirlo dire con estrema chiarezza è una bella cosa.

Bach ha parlato a Sydney in occasione della riunione generale del Comitato Olimpico australiano.

La boxe è uno sport olimpico importante, è uno sport universale, quindi vogliamo avere il pugilato nel programma olimpico“.

Alla domanda su chi dovrebbe organizzare il torneo di Tokyo 2020, ha dato una risposta che non promette nulla di buono per l’AIBA.

Se dovessero sorgere complicazioni sulla gestione del torneo, dovremmo fare uno sforzo per trovare una soluzione al problema. Seguiremo lo stesso percorso anche per realizzare il giusto processo nelle fasi di qualificazione. Organizzare un evento sportivo non è una scienza missilistica, quindi credo che saremo in grado di gestirlo“.

Il 22 maggio la commissione di inchiesta incaricata dal CIO di svolgere una approfondita indagine su governance, finanze, sistema arbitri/giudici ed etica dell’AIBA riferirà nel corso del convegno di Losanna.

Alcuni dicono che in quell’occasione il CIO potrebbe solo prendere visione delle conclusioni della commissione, per poi emettere il verdetto definitivo solo nel convegno successivo, in programma dal 24 al 26 giugno.

Leggo nella scaletta inviata alla stampa accreditata per il convegno di fine mese: “L’obiettivo principale di questo incontro dell’Executive Board (quello del 22 maggio, ndr) è quello di preparare le decisioni per la sessione del CIO programmate dal 24 al 26 giugno. I membri EB del CIO riceveranno anche la relazione finale del comitato di inchiesta, che sta indagando e valutando le aree di maggiore interesse all’interno dell’AIBA, tra cui governance, etica, gestione finanziaria, arbitraggio e giudici. Il comitato di inchiesta redigerà una raccomandazione per il Comitato Esecutivo del CIO in merito a potenziali misure e sanzioni in conformità con la Carta olimpica”.

I mesi per preparare criteri di qualificazione, organizzare i relativi tornei e l’evento olimpico si ridurrebbero in questo caso da 14 a 13. Vedremo.

Intanto Bach ha confermato la ferma volontà del CIO di offrire le stesse possibilità a donne e uomini che gareggeranno nel torneo.

“Si può essere certi che chiunque organizzi la competizione olimpica, dovrà rispettare il principio dell’uguaglianza di genere per il pugilato”.

Le ultime notizie davano cinque categorie per le donne (51, 57, 60, 69, 75 chili), otto per gli uomini (52, 57, 63, 69, 75, 81, 91, +91 chili).

Sia a Londra 2012 che a Rio 2016 le donne avevano accesso a tre categorie, gli uomini a dieci.

 

 

Ecco i nomi, scoperta la farsa dei pro’ ai Giochi

Carmine_Tommasone_Campione

Dove sono i mega professionisti annunciati dall’Aiba?
A Rio 2016, a sentire loro, avremmo visto Pacquiao, Wladimir Klitschko e forse addirittura Mayweather. E invece sono arrivati pochi pro’, non certamente i protagonisti del panorama mondiale.

L’Aiba aveva promesso la lista dei partecipanti alla qualificazione APB/WSB/Professionisti per il 23 giugno.

Giovedì ho spedito una email all’ente mondiale che mi ha risposto: “I nomi saranno resi noti solo dopo il peso che si terrà sabato 2 luglio”.

Come nei migliori thriller ho scoperto il corpo del reato (in questo caso l’elenco dei professionisti che hanno detto sì alla farsa dell’Aiba) solo a poche ore dall’inizio del torneo.

La manifestazione si terrà al Palasport Josè Maria Vargas a Vargas (Venezuela) dal 3 all’8 luglio e darà 26 pass olimpici: uno per massimi e supermassimi, tre per le altre otto categorie.

La prima stranezza è nel numero degli iscritti: appena 79 pugili, il 33% dei partecipanti andrà dunque ai Giochi. Mi sembra una percentuale assurda, eccessivamente benevola, una percentuale che diventa ancora più ridicola in alcune categoria che hanno solo sei o sette iscritti!

Pochi i nomi con un passato importante e quei pochi si portano comunque dietro grossi interrogativi.

Ci sarà Amnat Ruenroeng, ex campione IBF dei mosca. Il 25 giugno scorso, ha subito una pesante sconfitta per mano del filippino Casimero che lo ha messo ko in quattro round e gli ha tolto il titolo. Il thailandese, ultimo match da mosca, è iscritto nei leggeri…

In tabellone Hassan N’Dam N’Jikam (37 anni), sconfitto due volte quando ha tentato l’avventura mondiale nei medi. Njkiam figura ancora nel programma della riunione del 30 luglio a Le Cannet per un match sulle dieci riprese.

Ci sono anche Carlos Portello (Paraguay), Ndaye Sissoko (Francia), Abreu Conception (Spagna), Gerard Ajatovic (Serbia), Norbert Nenesapati (Ungheria), Newfel Ouatah (Algeria, il cui unico merito, se tale si può dire, è quello di essere il cugino di Benzema centravanti del Real Madrid lasciato a casa per gli Europei perché coinvolto in un’inchiesta giudiziaria).

L’Italia è iscritta con Riccardo D’Andrea (56 kg), Carmine Tommasone (60 kg) e Massimiliano Ballisai (64 kg). In Sudamerica il team leader sarà Angelo Musone, accompagnato dagli allenatori Gianfranco Rosi e Gian Maria Morelli.

Per questa scelta Tommasone ha perso la qualifica di sfidante ufficiale al titolo europeo dei piuma (il suo posto è stato preso dal danese Denis Ceylan) e sarà tolto dalla classifica della World Boxing Association che lo vedeva all’undicesimo posto.

Presto anche Ballisai sarà estremesso dalle classifiche Ebu (attualmente è numero 4) che segue le direttive del Wbc.

Ricordo che oltre alla Wba, anche Wbc e Ibf hanno annunciato l’estromissione dalla classifiche di qualsiasi professionista che partecipi ai tornei indetti dall’Aiba.

I due combatteranno fuori categoria. Tommasone e Ballisai saliranno sul ring tre chili oltre il limite di peso a cui sono abituati a battersi.

Spero sinceramente che ne valga la pena.

Da italiano tiferò per loro, anche perché nel caso andasse male sarà dura reinserirsi nel giro…

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Dopo avere strombazzato al mondo intero la pensata geniale dei professionisti ai Giochi, l’Aiba si ritrova con un pugno di mosche. Con lo stesso pugno di mosche con cui si ritroveranno tutti i giornali che hanno creduto alla favoletta. Ma si sa, oggi la stampa non ha tempo da perdere. Si lancia sulla notizia e riempie paginate intere senza indagare sul come e sul perché.

Sotto il programma del torneo.

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Falcinelli risponde su professionismo, dilettantismo e scelte dell’Aiba

falcinelli-1Ricevo dal vice presidente dell’AIBA Franco Falcinelli una lettera in risposta al mio articolo https://dartortorromeo.com/2015/11/06/falcinelli-dopo-lolimpiade-ce-il-professionismo-non-siamo-mica-un-paese-dellest-era-il-1988/.
Pubblico volentiero la risposta e mi permetto a chiusura del suo intervento alcune veloci considerazioni.

Caro Torromeo,
mi ero ripromesso di non rispondere alle tue ricorrenti e provocanti documentazioni. Ma questa volta non ho saputo resistere alla opportunità di ristabilire la verità.
Ho letto che mi attribuisci un equivoco comportamento verso il pugilato professionistico. L’atteggiamento attuale, come Vice Presidente AIBA, in contrapposizione a quello che avevo ai tempi di Giovanni Parisi.
Sono pertanto costretto a correggere le tue interpretazioni sulla mia coerente visione del professionismo pugilistico.
Sono stato da sempre a favore del pugilato professionistico !!
Quando la Federazione aveva tanti soldi, subito dopo Los Angeles, proposi al presidente Marchiaro di poter costituire un “Centro Federale FPI” per un adeguato allenamento dei pugili professionisti.
La FPI avrebbe dovuto assicurare il sostegno logistico, l’assistenza sanitaria e terapeutica (dietologo, psicologo, fisiomassoterapista), la preparazione atletica e tecnica per tutti i pugili italiani che erano chiamati a disputare competizioni europee, internazionali e mondiali. I Manager ed i Promoter avrebbero potuto continuare autonomamente a predisporre e condurre la programmazione delle competitizioni e dei grandi eventi pugilistici.
Questo impegno diretto della FPI avrebbe garantito ai nostri migliori atleti la necessaria sicurezza per gareggiare ai massimi livelli anche nel difficile percorso del professionismo.
La mia proposta non ebbe successo per alcuni comprensibili motivi:
1. -il progetto sarebbe costato troppo alle casse federali e la forte componente dilettantistica che in quei tempi poteva contare su abbondanti “contributi a pioggia” avrebbe penalizzato elettoralmente i dirigenti federali
2. -in quel periodo vi erano già in funzione ben tre Centri di allenamento per i professionisti : Bogliasco (Agostino/Fernet Branca)- Milanello poi sotituito con Rimini (Branchini/Totip) – Perugia (Gresta/Spagnoli/Chiabolotti)
3. -la paura di qualche Manager di venire schiacciato da un controllo tecnico federale che avrebbe impedito qualche programmazione improvvisata e talvolta in contrasto con i principi della metodologia e della conduzione etica degli atleti.
E’ pertanto vero che ero assolutamente a favore al passaggio al professionismo, perché allora anche i campioni del ring potevano guadagnare “borse” degne di un professionista dello sport.
Rosi, Oliva, Stecca, Damiani, Parisi tanto per citare i più grandi atleti che ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio lungo percorso di Allenatore , hanno avuto ingaggi e ricevuto compensi importanti per le loro prestazioni professionistiche.
Con la fine della carriera di Parisi ed il disimpegno dell’ultimo grande Promoter del pugilato italiano, Andrea Locatelli, il nostro sport a livello professionistico si è lentamente ed inesorabilmente logorato per ragioni interne ed internazionali
La proliferazione delle sigle organizzative, la mancata continuità della RAI e Mediaset di finanziare la boxe professionistica; il deserto creato dalla sponsorizzazione per la perdita di credibilità degli eventi pugilistici e la carenza delle star del ring hanno rallentato sensibilmente l’adesione al professionismo.
La carente attrattiva economica, gli ingaggi inesistenti o camuffati, le inconsistenti borse per i titoli continentali e mondiali hanno consigliato i nostri valorosi azzurri a rimanere dilettanti.
Cammarelle, Russo, Valentino, Picardi, Mangiacapre ed altri hanno preferito un futuro sicuro nella Polizia di Stato, nell’Esercito Italiano, nelle Fiamme Azzurre o nel Corpo Forestale dello Stato, confidando nella certezza dei premi delle medaglie e delle prestazioni Internazionali ed Olimpiche.
Nessuno li ha forzati a rimanere in azzurro. E’ stata una loro libera scelta.
In qualità di Presidente Federale ho condiviso la loro scelta ed insieme al Consiglio Federale abbiamo cercato di agevolare finanziariamente le loro aspettative anche perché hanno regalato al pugilato i migliori anni della loro gioventù ed un enorme prestigio sportivo al nostro Paese.
Ma la prospettiva di poter dare ai nostri migliori atleti un futuro professionistico non mi ha mai abbandonato. Far guadagnare più soldi a chi ha talento; mantenere viva l’impareggiabile spettacolarità del pugilato professionistico; riattivare l’interesse dei media e del mercato sportivo globale sono state le principali motivazioni che hanno indotto l’AIBA a progettare l’APB.
La missione dell’AIBA è migliorare, promuovere e dirigere il pugilato mondiale in tutte le sue forme. Il Presidente Ching Kuo WU ha fatto una scelta coraggiosa e rivoluzionaria, condivisa dalle 197 Federazioni Nazionali affiliate, e ha dato una opportunità a tutti i migliori atleti che militano nel pugilato olimpico e a tutti quei pugili, già professionisti con meno di 20 combattimenti, di potersi misurare in una competizione di 6-8-10 rounds ed al tempo stesso qualificarsi per i prossimi Giochi Olimpici di Rio 2016.
Siamo agli esordi di una storica innovazione. Un bilancio è prematuro, ma l’obiettivo di superare la catastrofica frammentazione delle sigle; la volontà di recuperare l’entusiasmo di milioni di fans e la credibilità nei piccoli e grandi eventi; riconquistare l’interesse dei media e degli sponsor, ritrovare i grandi protagonisti del ring tra gli atleti più remunerati del mondo come avveniva nel passato, rimangono fondamentali obiettivi dell’AIBA e se lo sarà anche per le maggiori Sigle professionistiche mondiali potremo riconsegnare la boxe ad un’unica Federazione Internazionale, come accade per tutti gli sport che possono vantare un solo campione del mondo in ogni specialità.
Franco Falcinelli

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Caro Falcinelli,
da sempre sostengo che vista dalla parte dei pugili  e considerando la situazione finanziaria del settore in questi ultimi anni la scelta fatta di restare dilettante a vita  sia stata saggia. Questo però li rende pugili non completi, perché si sono negati la possibilità di misurarsi con i migliori. Per quanto riguarda l’APB credo che la realtà sia sotto gli occhi di tutti. Il livello medio del torneo, a definirlo con un eufemismo, è medio basso. Ma questo è un discorso soggettivo, quello che è invece certo oggettivamente è l’atteggiamento dell’organizzazione di cui sei vice-presidente. Come puoi giustificare il diktat: o venite in esclusiva con noi o non partecipate alle Olimpiadi? Come puoi giustificare in un mercato del lavoro aperto a tutti la negazione del confronto con pugili professionisti di altre sigle, anzi con atleti impegnati in qualsiasi sport da combattimento? Questo e altro non mi piace della gestione Aiba. Ma mi fermo qui perché rischierei di essere lungo anch’io. Due sole precisazioni. Non ci trovi nulla da ridire sul fatto che l’intera nazionale di pugilato italiana sia composta da atleti dei corpi militari che sono sostenuti da soldi pubblici? E per chiudere, un ricordo. Dopo Los Angeles, prima di scegliere la Federazione, sei stato a lungo tentato di andare a lavorare a Garbagnate con la Totip di Branchini (ricordi?). E a quei tempi i soldi c’erano come tu stesso sottolinei nella tua lettera. Quindi, davanti alla scelta tra l’avventura del professionismo e la certezza federale hai scelto la seconda. Forse tutta questa passione per i pro non l’avevi neppure allora…(d.t.)