Falcinelli: “Dopo l’Olimpiade c’è il professionismo. Non siamo mica un Paese dell’Est”. Era il 1988…

AIBA-Supervisor-Franco-FALCINELLISto sfogliando il mio archivio, mi servono alcuni dati per un libro che sto scrivendo per la prossima stagione.
Guardo alcune pagine del Corriere dello Sport del 1988 e mi imbatto in un articolo sulla conquista del titolo olimpico di Giovanni Parisi ai Giochi coreani.
Leggo di corsa, poi mi blocco.
Riassumo velocemente.
È il 4 ottobre 1988, sono a pranzo in un ristorante italiano a Seul. Al tavolo con me ci sono Giovanni Parisi con la medaglia d’oro al collo, i compagni d’avventura Magi e Mastrodonato, il maestro Franco Falcinelli, Teo Betti amico e collega del Messaggero.
Chiedo a Parisi: “Se la Federazione si facesse avanti con una grossa offerta, resteresti dilettante?“.
Lui manda giù l’ultimo boccone di una bistecca gigantesca, beve un bicchiere di Lambrusco, mette a posto la forchetta e sorride.
Se a qualcuno davano ottanta milioni, a me ne potrebbero dare cento“.
Interviene il ct Franco Falcinelli, sì lo stesso Franco Falcinelli che ora è vice presidente dell’Aiba.
Ma noi non lo vorremmo. Uno che da dilettante ha vinto l’Olimpiade non può chiedere altro a questi livelli. Non siamo mica un Paese dell’Est. È meglio che passi professionista, avrà maggiori motivazioni“…

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