Arum accetta di riportare Margarito sul ring, a me sembra un’idea molto pericolosa…

Manny Pacquiao, right, and Antonio Margarito, left, exchange blows during the 11th round of their WBC light middleweight title boxing match Saturday, Nov. 13, 2010, in Arlington, Texas. Pacquiao won by unanimous decision. (AP Photo/LM Otero)

Antonio Margarito non combatte dal 3 dicembre 2011. Un disastroso divorzio, sia dal punto di vista economico che sentimentale, e un’allegra gestione delle risorse sembra l’abbiano convinto a riprovarci. Se ne parla da questa estate, ma ora anche Bob Arum è entrato concretamente in pista e vorrebbe riproporlo in un paio di match per la televisione in lingua spagnola UniMas, prima di vedere se sarà il caso di rilanciarlo in grande stile. “L’ho fatto visitare da uno specialista: l’occhio è a posto. L’ho visto allenarsi in palestra, sta benissimo. L’unico problema è che chiede una borsa spropositata, se raggiungeremo un accordo lo rivedremo sul ring” ha detto a Dan Rafael di Espn.com. Io credo sia una follia. Margarito (38-8, 27 ko) ha 37 anni e negli ultimi quattro match ha subito tre sconfitte, due delle quali (Mosley e Cotto) devastanti. Ha avuto seri problemi all’occhio destro e nei combattimenti finali ha mostrato di avere seri problemi anche sul ring. Speravo di non dovermi più occupare di lui, era questo l’augurio che mi facevo nell’articolo con cui ho commentato la sua ultima esperienza pugilistica. Invece…

Diciassette anni sono tanti. Soprattutto se hai passato gran parte del tuo tempo a prendere e dare cazzotti. Arriva un giorno in cui paghi il conto per intero. Antonio Margarito aveva sperato che non accadesse contro l’uomo che lo aveva insultato, che lo aveva chiamato truffatore, che aveva urlato contro la commissione colpevole di aver limitato a un anno la sua squalifica. Il cattivo ragazzo di Tijuana sperava che non accadesse proprio contro Miguel Angel Cotto.

Dicono che la verità appaia nella sua pienezza soltanto sul ring. Forse è così, pugile non lo sono mai stato. Ma di boxe ne ho vista tanta. E Margarito mi sembrava un predestinato. Aveva barato prima del match con Mosley (bendaggio irregolare) ed era stato squalificato per un anno. Era rimasto fermo sedici mesi. Un match soft come rientro, poi addirittura Manny Pacquiao (foto sopra). Lì la lezione era stata spietata, terribile, feroce. Un altro anno fermo, due operazioni all’occhio destro. Prima per ricomporre la frattura della cavità orbitale, poi per riparare alla caduta della cataratta. Gli indizi erano numerosi.

cottoIl match è stato fermato, con colpevole ritardo, al decimo round. Almeno quattro riprese di colpi in più che potevano essere evitati. Ma il medico non ha avuto il coraggio di interrompere uno spettacolo per cui 18.000 spettatori avevano pagato tre milioni di dollari (e molti di più ne arriveranno da quelli che nel mondo hanno comprato la sfida in pay per view). I secondi, anche loro incapaci di vedere, hanno addirittura insistito perché la mattanza andasse avanti, anche quando il dottore aveva deciso di chiuderla lì. L’arbitro ha aspettato oltre ogni pudore prima di fermare una sfida che ormai non aveva più senso. Uno scandalo autentico, pericoloso, che ha dei colpevoli facilmente identificabili. Colpevoli che sicuramente non saranno puniti. Maledizione, dal sesto round l’occhio destro (sì, proprio quello operato due volte negli ultimi mesi) era totalmente chiuso. Neppure una fessura aperta. Un taglio sulla palpebra, il gonfiore, l’impossibilità di vedere. Cosa diavolo aspettavano a sospendere il match!

Miguel Angelo Cotto ha danzato davanti a un Margarito fermo, lento, goffo. Gli ballava attorno, poi partiva veloce di braccia e lasciava il segno. Prima con il sinistro lungo, poi sempre più spesso con il gancio mancino. Colpiva e un attimo dopo non era più lì, lasciando che la reazione del messicano facesse vento, frustasse il vuoto e finisse nel nulla. Mobile di gambe, veloce di braccia, capace di portare avanti ogni secondo della sfida un piano tattico perfetto.

occhiVero, la rigidità di Margarito gli ha facilitato il compito. Ma indubbi meriti li ha anche lui. Una preparazione fisica esemplare, ad esempio. Non si tiene quel ritmo indiavolato se non si ha nelle gambe una forza stupefacente. Un match quasi perfetto. L’unico difettuccio, a mio avviso, è nella mancanza di grande potenza. La percentuale dei colpi andati a segno è altissima, molti di questi sono stati di ottima fattura tecnica. Eppure lo sfidante non è mai sembrato sul punto di crollare. Neppure dopo nove riprese di botte.

Ora Antonio Margarito dovrà rassegnarsi a portare sulle spalle il fantasma di Luis Resto, l’uomo che in passato si era macchiato dello stesso peccato, ma che non ha mai avuto la possibilità di redimersi. Sul ring del Madison Square Garden è finita la carriera di un pugile importante, ora per lui comincia la parte più difficile.

Per Cotto è tempo di gustare il sapore forte della rivincita. Ha aspettato tre anni, ha creduto che la colpa della sconfitta fosse solo di un trucco del nemico, lo stesso che il bad boy avrebbe voluto usare anche contro Mosley. A New York ha rafforzato le sue convinzioni, spazzato i dubbi, goduto di un successo esaltante nelle dimensioni e nella fattura con cui è stato confezionato.

Da oggi Antonio Margarito non sarà più l’incubo di Miguel Angel Cotto, ma sarà solo un cattivo ragazzo che vorrà cancellare dai ricordi una maledetta notte nel tempio della boxe.

…e invece, quattro anni dopo, c’è qualcuno che accetta di farlo risalire sul ring.

 

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