Emozioni a bordo ring. Da Tyson a Foreman, passando per Hagler. Ecco la mia Top Ten

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Metto in fila dieci pugili che mi hanno regalato grandi emozioni. Nella lista trovano posto solo quelli che ho visto da bordo ring, in posizione privilegiata. I giornalisti dovrebbero essere imparziali, non sempre lo sono. Sicuramente non sono immuni dalla passione. Inserisco anche i tre video dei combattimenti che mi hanno emozionato di più. Ecco il mio elenco, mi piacerebbe conoscere il vostro.
Marvin Hagler.
L’ho visto combattere contro Fulgencio Obelmejias a Sanremo; Juan Domingo Roldan, Thomas Hearns e Sugar Ray Leonard a Las Vegas.


Contro Obel sono rimasto catturato dalla sua sicurezza, con Roldan dal modo in cui ha saputo venire a capo di una situazioni che avrbbe potuto creargli problemi. Quello con Hearns è il match che in assoluto mi ha regalato maggiori emozioni, ricordo ogni secondo di quella sfida. Una lotta senza risparmio dal primo gong alla conclusione. Del mondiale con Leonard non conservo una grande memoria. Molta attenzione nell’approccio all’incontro, poi la delusione che spesso i grandi combattimenti sanno offrire. Forse ci aspettavamo troppo, forse è successo qualcosa che non sapremo mai. Di sicuro non lo metterei in cima alla lista dei match preferiti.

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Mike Tyson.
L’ho visto contro Trevor Berbick, James Smith, Donovan Ruddock, Peter McNeeley, Frank Bruno, Frans Botha a Las Vegas: Tyrell Biggs, Larry Holmes, Michael Spinks, Carl Williams ad Atlantic City; Julius Francis a Manchester: Lou Savarese a Glasgow; Brian Nielsen a Copenaghen.
La conquista del mondiale massimi con Trevor Berbick è uno di quei momenti che non può dimenticare. La lucida determinazione di Iron Mike, il pietoso balletto di Berbick prima di finire kot. Un giovanotto campione della categoria più importante, cominciava il momento di incredibile popolarità di un pugile che avrebbe regalato un posto di primaria importanza alla boxe nel panorama dello sport mondiale. E poi il ko in novanta secondi contro Michael Spinks. Doveva essere il momento della verità, Spinks ha solo fatto da comparsa in una notte di spietata violenza.


Sugar Ray Leonard.
L’ho visto contro Marvin Hagler a Las Vegas.
Lui e Angelo Dundee protagonisti nella notte che tutti noi pensavamo dovesse appartenere al Meraviglioso. Tante parole e qualche polemica alla vigilia per Sugar reduce da un’operazione alla retina. Poi un’esibizione di grande tecnica, ma senza che dentro ci fosse altrettanta passione. L’emozione è legata all’approccio alla sfida, più che alla sfida in sè.

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Thomas Hearns.
L’ho visto contro Luigi Minchillo a Detroit e contro Marvin Hagler a Las Vegas.
Entrambi i combattimenti mi hanno emozionato. Quello contro il guerriero pugliese mi ha conquistato per la capacità di Minchillo di resistere all’attacco un pugile che sembrava un re, per tecnica magistrale e potenza distruttrice. Con Hagler, come ho già detto per la capacità di riempire ogni secondo di quella storia di un’intensità difficilmente riscontrabile in altri eventi.

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Roy Jones jr.
L’ho visto ai Giochi di Seul.
Come dimenticare il più grande scandalo mai perpretato in un’Olimpiade? I giornalisti urlavano all’arbitro (l’italiano Leoni) di fermare quella sfida che in ogni momento sembrava potesse chiudersi in maniera drammatica per il coreano. Alla fine tre giudici su cinque premiavano Park Si-Hun e non la classe, la velocità, la padronanza sul ring di quello che sarebbe stato uno dei più bravi pugili di sempre. La chicca era nella deliberata follia (chiamiamola così) del cartellino del giudice ugandese Bob Kasule che chiudeva con un pari (59-59) ma assegnava la vittoria al coreano per premiare la sua aggressività. Riguardate il match, scoprirete che è scappato per tre riprese. Con la coscienza sporca per il criminoso verdetto, assegnavano a Roy Jones jr la Coppa Val Barker come miglior pugile dei Giochi.

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Ray Boom Boom Mancini.
L’ho visto a Saint Vincent contro George Feeney e a Reno contro Livingstone Bramble.
Emozionante il rientro di questo pugile di origini italiane. Animo sensibile rimasto scosso dalla tragica conclusione del suo match contro Deuk-Koo Kim. Voleva ritirarsi, il promoter Rodolfo Sabbatino l’ha convinto a continuare. È rientrato in Italia. C’era una forte emozione a bordo ring per quella sfida. Contro Bramble è stata una guerra senza esclusione di colpi. Anche nella sconfitta Mancini è stato un signore. Un gentiluomo che non dimenticherò.

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Larry Holmes.
L’ho visto contro Michael Spinks a Las Vegas e Mike Tyson ad Atlantic City.
Doveva fare anche lui 49-0 come Rocky Marciano. Michael Spinks glielo ha impedito. Tensione, polemiche, la sorpresa di un campione dei mediomassimi che riesce a diventare mondiale anche nella categoria superiore. Mi è sempre piaciuto Holmes. Pugile di fisico, potenza e tecnica. Uno dei migliori pesi massimi della storia. Quando però l’ho visto contro Tyson ho provato tristezza. Ha ballato un round, poi è stato travolto da quella forza distruttrice che era Iron Mike nei tempi d’oro.

19 Apr 1986, Las Vegas, Nevada, USA --- 4/19/1986-Las Vegas, Nevada-: Larry Holmes punching Michael Spinks during their rematch fight for the heavyweight championship.  Spinks won the 15-round fight on a decision to retain his I.B.F. crown. --- Image by © Bettmann/CORBIS

George Foreman.

L’ho visto contro Carlos Hernande ed Evander Hoyfiled ad Atlantic City.
Il primo match si svolgeva al Tropicana Hotel&Casino, ricordo che all’ingresso non volevano fare passare Carlos Hernandez. Lui insisteva a dire che era l’avversario di Foreman, gli addetti al controllo continuavano a ripetere che senza biglietto sarebbe rimasto fuori.

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Quello con Holyfield è stato invece un match pieno di emozioni, passione allo stato puro. L’intero Convention Center teneva per Big George, urlava il suo nome. impazziva per lui. Non ce l’ha fatta ma ci ha regalato una serata indimenticabile.


Riddick Bowe.
L’ho visto all’Olimpiade di Seul. Da professionista l’ho visto nelle due sfide contro Evander Holyfield a Las Vegas.
La prima persa di un soffio dopo un grande match, la seconda è stata rovinata dall’atterraggio sul ring di un pazzo con il parapendio. A quel punto se ricordo bene Bowe aveva in mano l’incontro, poi non ha saputo più riannodare le fila del combattimento. In entrambi i casi le emozioni non sono certo mancate.

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Evander Holyfield.
L’ho visto da dilettante ai Giochi di  Los Angeles. L’ho visto da professionista nelle due sfide con Riddick Bowe e contro James Buster Douglas a Las Vegas; contro George Foreman ad Atlantic City; avevo già biglietto aereo e hotel prenotato per l’incontro saltato all’ultimo minuto contro Francesco Damiani ad Atlanta.

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Una sola volta ho scommesso sul pugilato. Non potevo perdere. Era per la sfida tra Douglas, reduce dalla clamorosa vittoria su Mike Tyson, e Holyfield. La quota non era alta, ma era sicura. Di quei giorni ricordo anche un’intervista che ho fatto con una televisione americana che raccoglieva pronostici tra i giornalisti stranieri. “Holyfield non può perdere, è troppo più forte” dissi. Non credo sia mai andata in onda, quella Tv era di Columbus nell’Ohio. La patria di Buster Douglas. Dei due match con Bowe e di quello con Foreman ho già detto.

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