Il gigante viene dalla Cina e sfida il mondo

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IL PRIMO a usare il grimaldello della boxe per aprire la cassaforte cinese è stato Bob Arum. È sbarcato a Macao e ha cominciato a costruire il nuovo impero. Più di un miliardo e trecento milioni di abitanti sono un bacino d’utenza che ingolosirebbe qualsiasi operatore commerciale.
Nell’aprile dello scorso anno per il match d’esordio dell’idolo di casa Zou Shiming (due ori olimpici e tre mondiali, professionista a 31 anni) Arum ha spostato la macchina organizzativa dagli Stati Uniti in Asia. Ha prodotto in proprio l’evento, facendo venire l’attrezzatura da Hong Kong. Venti persone della Top Rank e settanta prese in loco hanno lavorato assieme. A commentare il match per Showtime e Cbs c’erano Larry Merchant e George Foreman. L’annunciatore era Michael Buffer e la musica, negli intervalli tra un incontro e l’altro, era gestita da un DJ professionista arrivato da Las Vegas.
Se la riunione si fosse fatta negli States sarebbe costata la metà. Ma era un investimento necessario.
C’erano quindicimila spettatori in sala. Trecento milioni davanti alla Tv nazionale, che ha avuto il match senza versare un dollaro. Il Venetian Casino che ha ospitato l’evento ha visto i suoi incassi crescere del 40% durante il week end.
I soldi veri nel pugilato moderno arrivano dalla pay per view. Per ora Arum sta facendo promozione. Per questo offre tutto gratis. In futuro ha intenzione di vendere la riunione a un costo decisamente più basso di quanto non faccia in America. I primi match costeranno infatti tra i 3 e i 5 dollari. Ma qui si andrà ad operare su un mercato che ha un potenziale di oltre 1,3 miliardi di persone!
Inoltre, visti i numeri dell’audience, Arum ha offerto di più a Zou Shiming, a patto che gli cedesse i diritti di immagine e lui potesse trattare in libertà con la Sands China Ltd che gestisce gli sponsor. Per questo la prima borsa, per quattro round contro un avversario morbido come Eleazar Valenzuela è stata di 300.000 dollari, cifra che è salita a 500.000 per il successivo impegno, sempre a Macao contro Jesus Ortega.

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E così Zou Shiming (a sinistra nella foto sopra) un minimosca/mosca si è trovato improvvisamente pieno di soldi.
La boxe era stata bandita in Cina nel 1959 da Mao Zedong che la considerava violenta e troppo legata alla mentalità occidentale. Nel 1966, in piena Rivoluzione Culturale, il Partito Comunista aveva proibito qualsiasi forma di sport agonistico. L’accusa era quella di trasformare gli atleti in schiavi dei trofei vinti. Solo nel 1986 il pugilato è tornato a far parte del panorama sportivo nazionale.
Fino a qualche tempo fa la boxe da quelle parti era solo dilettantismo. Ancora oggi ci sono programmi interamente dedicati a quell’attività: dal 16 al 28 agosto Nanchino ospiterà l’Olimpiade giovanile; una squadra nazionale parteciperà alla prossima edizione delle World Series of Boxing.
Ma sono i giorni in cui anche il professionismo sta ottenendo diritti ufficiali. Si può fare il grande salto solo dopo i trent’anni, questo è vero, ma non viene più visto come il nemico del popolo, il dragone da combattere. Ci sono promoter locali, come Wu Shi Niu e Liu Gang che hanno messo in piedi per il 25 luglio una riunione tutta imperniata su pugili cinesi e con titoli asiatici Wbo in palio. E ci sono organizzatori stranieri che sono accolti con grande curiosità e interesse.
Dopo Bob Arum un altro nome importante proveniente dagli Stati Uniti sta provando a entrare in Cina. E lo sta facendo attraverso la categoria più popolare. Il manager si chiama Dino Duva ed è il figlio del mitico Lou. Presiede la Dynasty Boxing, alla cui vicepresidenza ci sono Tommy e Terry: i figli del famoso arbitro Mills Lane.
Il nome guida dell’intera vicenda è quello di Zhang Zhilei (foto in alto).

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Trentuno anni, 198 centimetri di altezza, peso forma fissato a 111 chili. Di professione fa il pugile e si batte nella categoria dei pesi massimi. Da dilettante ha vinto un bronzo ai Mondiali del 2007 e l’argento all’Olimpiade di Pechino 2008, dove è stato messo ko da Roberto Cammarelle in finale. Il suo consulente per l’avventura professionistica è Evander Holyfield (sopra a destra con Zhang Zhilei). Lo allenano Joe Grier e Harold Knight, mentre il preparatore atletico viene dai New York Rangers: squadra della National Hockey League.
Zhang Zhilei ha dunque alle spalle uno staff importante.
Esordirà l’8 agosto al City Fairground di Fallon, Nevada, in una riunione organizzata da Lou Di Bella. Quattro round trasmessi in diretta televisiva dalla ESPN.
Boxa da quando aveva 15 anni, prima aveva provato con la canoa. È cresciuto guardando i video di Muhammad Ali, Mike Tyson e dei fratelli Klitschko. Ora vive e si allena nel New Jersey dove spera di portare presto anche la moglie e la figlia di cinque anni.

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Dino Duva (a sinistra nella foto sopra) è convinto: “Due anni, dodici/quindici match, e sarà pronto per il titolo.”
L’ho visto maltrattato da Cammarelle a Pechino nel 2008, l’ho rivisto perdere a Londra 2012 nei quarti di finale da Anthony Joshua. Mancino, discreto pugno, buona velocità. Ma credo che dovrà fare molto ma molto di più di quanto ha fatto sinora se vorrà rispettare la tabella di marcia di Duva. Al momento del grande massimo ha solo la stazza. Ed è proprio questa, unita alla nazionalità, che gli farà guadagnare bei soldi. Nonostante abbia già 31 anni, nonostante non sia un fenomeno. La Cina è vicina, soprattutto per i signori della boxe.
E noi siamo qui a capire cosa ci riserva il futuro…

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